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Le figure grandi vanno messe con l’opzione di posizione [p] senza altre lettere; vengono “sputate” fuori al primo fine pagina, se non c’è altro nella coda degli oggetti flottanti.
Le figure piccole ben scontornate vanno messe in posizione con le opzioni di posizionamento di default, quindi non c’è da specificare nulla.
Naturalmente c’è anche la possibilità che le figure piccole restino bloccate in coda se prima è stata specificata una figura che è rimasta in coda per motivi generalmente dipendenti dal cattivo uso delle opzioni di posizionamento.
Per esempio, se ad un oggetto flottante specifichi la sola opzione [h] con o senza il punto esclamativo, e quella figura non permette di rispettare i vincoli che LaTeX impone alla posizione degli oggetti flottanti (anche se ridotti al minimo grazie al punto esclamativo), quella figura resta in coda, blocca tutta la coda che si svuota solo con un \clearpage o con la fine di un capitolo. L’effetto complessivo è pessimo e il modo per alleviarlo è quello di emettere un \clearpage “ritardato” grazie al comando \afterpage del pacchetto afterpage; i danni sono limitati, ma la composizione non è ancora perfetta.
La soluzione vera è quella di non specificare [h] senza altri codici di posizionamento, per esempio [htb], oppure [htp].
In LaTeX, a differenza di Word o Writer, non ci sono oggetti contestuali, ma solo oggetti (di grandi dimensioni) mobili o flottanti (floating objects). LaTeX è bravissimo a lasciar muovere gli oggetti come figure e tabelle in modo da riempire bene le pagine non per avere quel tale oggetto lì e solo lì, pena pagine mozze o oggetti che fuoriescono dalla pagina, come farebbero Word o Writer.
Una figura molto, molto piccola sia in altezza sia in larghezza può essere collocata senza usare l’ambiente figure, ma per esempio solo l’ambiente center,, oppure usando l’ambiente wrapfig, ma con center non si può mettere la didascalia numerata (ci sarebbe il modo, ma sarebbe meglio non usarlo); in entrambi i casi potrebbe succedere che una figura con didascalia numerata abbia unn numero successivo (maggiore) rispetto a quello di un’altra figura messa in posizione con l’ambiente figure, il che in tipografia non è accettabile.
LaTeX permette di avere le didascalie numerate affinché si possa fare riferimento ad una figura mobile mediante il numero della sua didascalia e si usino i riferimenti incrociati con \label e \ref e/o \pageref — volendo si può usare il pacchetto varioref che definisce il comando \vref il quale funziona come \ref ma aggiunge ulteriore informazione testuale tipo “nella pagina 27” che rende agevole cercare l’oggetto mobile.
Il testo contestualizza gli oggetti mobili con formulazioni del tipo “…come si vede nella figura~\ref{fig:lamiafigura}…”, invece che “…come si vede nella seguente figura…”. Usando il pacchetto varioref la prima formulazione produce un testo variabile a seconda della posizione della figura in relazione alla posizione del testo con frasi del tipo “…come si vede nella figura 3.21 nella pagina seguente…”, oppure “come si vede nella figura 3.21 nella pagina 37…”, oppure “… come si vede nella figura 3.21 nella pagina a fronte…”, eccetera.
Naturalmente quanto ho detto va completato con la lettura della documentazione di afterpage, di varioref, e delle guide già più volte segnalate dove è spiegato come LaTeX gestisce gli oggetti mobili.