LaTeXpedia: il presente della documentazione su LaTeX

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  • #109053
    lorenzo.pantieri
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      http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/LaTeXpedia.pdf

      Il titolo è di Lapo Mori, che però si riferiva a un diverso progetto (non concretizzato) di dieci anni fa.

      Questo lavoro, rivolto agli utenti di LaTeX di lingua italiana, presenta LaTeX in modo più approfondito di quanto faccia l’Arte.

      L’opera contiene quasi tutto quello che Tommaso e io abbiamo scritto su LaTeX in questi anni, con l’aiuto indispensabile dei membri del Gruppo e di chi ha discusso con noi su questo forum. LaTeXpedia è (o, meglio, può essere l’inizio di) una sorta di “enciclopedia su LaTeX”: LaTeXpedia, a differenza dell’Arte, che è una guida di base e che deve essere snella, può infatti crescere virtualmente senza limiti.

      Ora Tommaso e io offriamo ai nostri lettori tre guide:

      • L’arte di scrivere con LaTeX, che è e resterà la nostra guida di riferimento;
      • LaTeX per l’impaziente, che dell’Arte contiene l’essenziale;
      • LaTeXpedia, destinata a chi vuole approfondire, e che via via arricchiremo di contenuti sempre nuovi.

      http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX.html

      LaTeXpedia è articolata in nove parti, per un totale di 23 capitoli e un’appendice. Precisamente:

      1. la prima parte (“Per cominciare”) è introduttiva;
      2. la seconda parte (“Testo”) spiega come scrivere un documento di semplice testo;
      3. la terza parte (“Matematica e codici”) è riservata a matematici e informatici;
      4. la quarta parte (“Tabelle, figure e disegni”) si occupa della rappresentazione grafica di dati (tabelle, figure, disegno programmato);
      5. la quinta parte (“Bibliografia e indice analitico”) è dedicata alla bibliografia e all’indice analitico;
      6. la sesta parte (“Personalizzazioni e revisioni”) spiega come personalizzare e rifinire un documento;
      7. la settima parte (“Documenti particolari”) mostra come comporre videopresentazioni, curriculum e lettere;
      8. l’ottava parte (“Lingue esotiche”) spiega come scrivere in latino, greco, cirillico, ebraico e arabo;
      9. la nona parte (“Specialità”) tratta alcune specialità tipografiche (capilettera, ClassicThesis, ArsClassica).

      Questa la genesi dei vari capitoli:

      • il capitolo 1 (“Storia e filosofia”) è quello dell’Arte;
      • il capitolo 2 (“Installare e aggiornare”) è quello dell’Arte, con i più la spiegazione delle “righe magiche”, che nell’ultima versione del’Arte non hanno trovato posto;
      • il capitolo 3 (“Basi”) è quello dell’Arte, con in più la spiegazione di [tt]\shorttoc[/tt], [tt]\include[/tt] e [tt]\includeonly[/tt];
      • il capitolo 4 (“Testo”) è quello dell’Arte;
      • il capitolo 5 (“Acronimi”) è la riproposizione dell’articolo “L’arte di scrivere gli acronimi con LaTeX”;
      • il capitolo 6 (“Matematica”), è quello dell’Arte, con in più la spiegazione di [tt]aligned[/tt];
      • il capitolo 7 (“Codici”) è l’articolo “L’arte di scrivere codici con LaTeX”;
      • il capitolo 8 (“Tabelle e figure”), è quello dell’Arte, con in più la spiegazione di come definire nuovi oggetti mobili;
      • il capitolio 9 (“Disegni”) è una riduzione dell’articolo “L’arte di disegnare con LaTeX” (l’originale è a mio giudizio fin troppo approfondito per questo lavoro);
      • il capitolo 10 (“Grafici di funzione”) è l’articolo “L’arte di fare grafici con LaTeX”;
      • il capitolo 11 (“Bibliografia”), è quello dell’Arte, con in più la spiegazione di come fare una bibliografia suddivisa per sezione e di come indicizzare automaticamente le voci bibliografiche (si basa sull’articolo “L’arte di gestire la bibliografia con biblatex”, pubblicato su ArsTeXnica);
      • il capitolo 12 (“Indice analitico”), è quello dell’Arte, con in più la spiegazione di come personalizzare l’indice analitico;
      • il capitolo 13 (“Personalizzaizoni”), è quello dell’Arte, con in più vari argomenti (epigrafi, scritture curiose, documenti multicolonna, colori, filigrane) che nell’ultima versione del’Arte non hanno trovato posto;
      • il capitolo 14 (“Revisione finale”) è quello dell’Arte;
      • il capitolo 15 (“Videopresentazioni”) è l’articolo “L’arte di fare una videopresentazione con LaTeX”;
      • il capitolo 16 (“Curriculum”) è nuovo di zecca: spiega l’arte di scrivere un curriculum con LaTeX;
      • il capitolo 17 (“Lettere”) è l’articolo “L’arte di scrivere una lettera con LaTeX”;
      • il capitolo 18 (“Latino e greco”) è l’appendice alla versione precedente dell’Arte (“Lingue antiche”) che non ha trovato posto nella versione attuale;
      • il capitolo 19 (“Cirillico”) è l’articolo “L’arte di scrivere in cirillico con LaTeX”;
      • il capitolo 20 (“Ebraico e arabo”) è nuovo di zecca: spiega l’arte di scrivere in ebraico e arabo con LaTeX;
      • il capitolo 21 (“Capilettera”) è l’articolo “L’arte di scrivere capilettera con LaTeX”;
      • il capitolo 22 (“ClassicThesis”) è l’articolo “L’arte di scrivere con ClassicThesis” (in origine, “Introduzione allo stile ClassicThesis”, pubblicato su ArsTeXnica);
      • il capitolo 23 (“ArsClassica”) è un riassunto della documentazione del pacchetto ArsClassica;
      • L’appendice A (“Norme tipografiche”), infine, è quella dell’Arte.

      Come al solito, se avete idee su argomenti da aggiungere o modificare in questo libro, o se vi dovesse capitare di notare errori, sia di battitura che di sostanza, fareste davvero una cosa gradita comunicandocelo, così da poterli correggere nelle versioni successive del lavoro.

      Che possiate usare LaTeX con il nostro stesso piacere.

      Lorenzo e Tommaso

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      • #109054
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        Non ricordo se sono disponibili i sorgenti di queste opere. Nel caso dove si possono reperire? Grazie per il preziosao lavoro

      • #109055
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        Personalmente accorperei le tre guide in ununica grande guida. Adotterei qualche espediente grafico per distinguere le conoscenza a livello “impaziemte”, quelle a livello “arte” e quelle a livello “latexpedia”. Con tcolorbox si puo fare facilmente. Così non si hanno sovrapposizioni ed è piu semplice laggiormamemto. A livello utente non è un gran problema avere un unico file. Anzi.

        Ciao
        Ivan

      • #109056
        lorenzo.pantieri
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          schirone” post=109243Non ricordo se sono disponibili i sorgenti di queste opere. Nel caso dove si possono reperire? Grazie per il prezioso lavoro.

          Per tutta una serie di ragioni, discusse altrove, i sorgenti delle mie guide non sono disponibili. Sul mio sito trovi alcuni modelli di articoli e tesi, pronti per l’uso.

        • #109057
          lorenzo.pantieri
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            ivan” post=109244Personalmente accorperei le tre guide in ununica grande guida. Adotterei qualche espediente grafico per distinguere le conoscenza a livello “impaziemte”, quelle a livello “arte” e quelle a livello “latexpedia”. Con tcolorbox si puo fare facilmente. Così non si hanno sovrapposizioni ed è piu semplice laggiormamemto. A livello utente non è un gran problema avere un unico file. Anzi.

            Ci penso, ma su due piedi non mi convince.

            Per esempio, il lettore dell’Impaziente (idealmente, un tesista con l’acqua alla gola e pochissimo tempo da dedicare a LaTeX) può sentirsi tranquillizzato dal fatto di dover aver a che fare con un documento smilzo. Viceversa, un tomo rischia di spaventarlo.

            Le tre guide hanno personalità molto diverse: solo per fare un esempio, nell’Impaziente i comandi [tt]\include[/tt] e [tt]\includeonly[/tt] (ma lo stesso vale per l’ambiente [tt]aligned[/tt] e per molte altre cose) non sono neppure menzionati, nell’Arte sono solo accennati, in LaTeXpedia sono spiegati dettagliatamente.

            Sono tre guide molto diverse: per me, stanno bene separate! E non vedo grandi sacrifici nell’avere tre file in una cartella del proprio computer… 😉

          • #109058
            lorenzo.pantieri
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              http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/LaTeXpedia.pdf

              Rivolgo un ringraziamento davvero speciale al professor Claudio Beccari, che mi ha concesso l’onore di scrivere una prefazione a LaTeXpedia.

              Ho appena aggiornato il lavoro, rivedendo completamente il capitolo sul latino e il greco, alla luce degli ultimi sviluppi.

              Ora LaTeXpedia ha assorbito tutti i miei articoli della serie “L’arte di… con LaTeX”, che non esistono più come articoli a sé, ma che sono divenuti altrettanti capitoli dell’opera.

              http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX.html

            • #109059
              lorenzo.pantieri
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                http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/LaTeXpedia.pdf

                Ho aggiunto una galleria degli orrori a LaTeXpedia. L’avevo già abbozzata anni fa, ma ci ho lavorato molto e l’ho cambiata in modo significativo.

                Claudio mi ha inviato alcune osservazioni sul capitolo relativo all’indice analitico. Domani ci (ri)metto le mani.

              • #109060
                lorenzo.pantieri
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                  http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/ArteLaTeX.pdf

                  Ho completamente riscritto il capitolo sull’indice analitico, che ora potrebbe chiamarsi “L’arte di fare l’indice analitico con imakeidx“.

                  Che ve dite?

                  Dopo il vostro riscontro, aggiorno anche l’Arte e l’Impaziente.

                • #109061
                  lorenzo.pantieri
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                    ivan” post=109244Personalmente accorperei le tre guide in ununica grande guida. Adotterei qualche espediente grafico per distinguere le conoscenza a livello “impaziemte”, quelle a livello “arte” e quelle a livello “latexpedia”. Con tcolorbox si puo fare facilmente. Così non si hanno sovrapposizioni ed è piu semplice laggiormamemto. A livello utente non è un gran problema avere un unico file. Anzi.

                    Alcune considerazioni al volo.

                    1. Spesso mi capita di dover cercare qualcosa che non ricordo. Scrivendo LaTeXpedia, mi sono stupito di aprire con frequenza l’Arte. Perché non LaTeXpedia, visto che contiene tutta l’Arte? Perché è più comodo cercare qualcosa in un documento di 150 pagine che di 400. Ecco perché tengo distinti LaTeXpedia, l’Arte e l’Impaziente.

                    2. Il progetto originario di Lapo (una LaTeXedia scritta da tanti utenti in modo cooperativo, sul modello di Wikipedia) non poteva funzionare (e infatti non ha funzionato). Sto scrivendo un nuovo capitolo di LaTeXpedia: l’argomento non è difficile, ma è vastissimo. Occorre fare una sintesi di centinaia (se non migliaia) di pagine disponibili in Rete. Questa sintesi non la può fare un gruppo di persone: la può fare una persona sola (due al massimo). Un gruppo di persone che lavorasse a un capitolo come quello che sto scrivendo non ne verrebbe a capo: le energie per coordinarsi crescono esponenzialmente con il numero di persone coinvolte.

                    3. Sono di parte, lo so, ma la sezione “Documentazione” del sito del GuIT non mi convince: dà enorme rilievo a cose secondarie, e non dà rilievo a cose (più) importanti. Sarebbe ora che qualcuno ci mettesse le mani: pur così importante, dà l’idea di una sezione del sito appena abbozzata e lasciata a se stessa…

                  • #109062
                    lorenzo.pantieri
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                      Carissimi,

                      da oggi LaTeXpedia ha una nuova appendice (per la sua importanza, potrebbe anche esserne il primo capitolo).

                      http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/LaTeXpedia.pdf

                      L’appendice C, ispirata agli Appunti LaTeX di Heinrich Fleck, traccia una breve storia della scrittura, di cui LaTeX rappresenta una delle tappe più felicemente riuscite.

                      Questa storia, fra l’altro, parla di:

                      • divinità egizie e romane;
                      • segni incisi millenni fa su gusci di tartaruga;
                      • scritture non decifrate dell’Isola di Pasqua, incise con denti di squalo;
                      • ideogrammi giapponesi;
                      • antichi regni distrutti dai Popoli del Mare;
                      • floride colonie fenicie sparse nel bacino del Mediterraneo;
                      • papiri arrotolati su asticciole di cedro e riposti in custodie di legno;
                      • pelli di pecora e vitello lavate con acqua bollente, lisciate con pietra pomice e stese ad asciugare al sole;
                      • maestri cartai olandesi;
                      • inchiostri ottenuti con fuliggine, mosto d’uva, nerofumo disciolto in gomma, polvere di seppia, anilina, cinabro, minio, tannino, biacca, birra, vetriolo;
                      • orafi tedeschi che usano torchi di legno modellati sui torchi da vino dei coltivatori renani;
                      • califfi egiziani che commissionano penne che non macchiano mani e vestiti;
                      • iridio e tungsteno;
                      • conciatori di pelli statunitensi e giornalisti ungheresi;
                      • strumenti impalpabili di manifestazione del pensiero;
                      • standard informatici che permettono di gestire tutte le lingue del mondo;
                      • personal computer e tablet.

                      Spero che possiate leggerla con lo stesso piacere con cui io e Heinrich l’abbiamo scritta.

                      Lorenzo

                    • #109063
                      Heinrich Fleck
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                        Ringrazio pubblicamente Lorenzo per avermi fatto l’onore di carpire quel poco di buono che c’era nella prima parte dei miei obsoleti Appunti LaTeX del 2008.

                        Sono sicuro che molti utenti troveranno ottimi spunti per compilare i loro testi nella nuova guida di Lorenzoe Tommaso.

                        Ancora grazie e buon lavoroa tutti, un saluito Enrico

                      • #109064
                        lorenzo.pantieri
                        Partecipante
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                          heinrich” post=109706Ringrazio pubblicamente Lorenzo per avermi fatto l’onore di carpire quel poco di buono che c’era nella prima parte dei miei obsoleti Appunti LaTeX del 2008. Sono sicuro che molti utenti troveranno ottimi spunti per compilare i loro testi nella nuova guida di Lorenzo e Tommaso.

                          Grazie a te, Enrico: l’onore è mio.

                          Ho appena aggiornato il paragrafo C.3, sulla base delle tue ultime indicazioni.

                        • #109065
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                          Affermi che “Un libro non è altro che un contenitore di parole”.
                          Ora, questo può voler dire che se qualcosa è un libro allora è un contenitore di parole. Il che non è vero, visto per esempio che ci sono anche i libri illeggibili (Munari). Ma diamolo per buono. Al di là degli esperimenti di arte concettuale i libri contengono parole.
                          Ma è vero che se qualcosa è un contenitore di parole allora è un libro? Direi di no.
                          Un comune quotidiano, o un mensile come Science, sono contenitori di parole, ma nessuno li definirebbe libri.
                          Evidentemente l’ebook non è un libro per il fatto di contenere parole. La forma per l’appunto è importante e non si tratta semplicemente di una caratteristica diversa da quella cartacea. In altre parole la sostanza del libro va rintracciata nella sua forma. Io ritengo che l’ebook non abbia la forma del libro e che se è libro un ebook lo è anche un quotidiano.

                          Ciao
                          Ivan

                        • #109066
                          Heinrich Fleck
                          Partecipante
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                            Mi permetto di rispondere io ad Ivan visto che parole e concetti in discussione mi appartengono.
                            Certo, anche Science, Nature, un qualsiasi quotidiano, un fumetto, etc. contengono parole senza essere libri, ma questo non impedisce che un libro sia di per sé un ”un contenitore di parole” che nella loro sequenza esprimono concetti, più o meno rilevanti secondo le capacità dell’autore, trasmettono conoscenze, emozioni, stimoli: questi i fini dei libri in qualsiasi modalità redatti. Attribuisci Ivan giustamente importanza alla forma, ma credo non bisognerebbe perdersi dietro ad una forma… sostanziale… E non è questa una contraddizione dei termini.
                            La chiave di quel discorso è un breve periodo precedente … elettronico è solo un aggettivo che nulla aggiunge o toglie alla sostanza del libro…. Il libro elettronico ha un suo supporto informatico, non virtuale, che rispecchia in rapporto di 1 : 1 il classico supporto cartaceo: se non fosse così perché ci ostineremmo a creare documenti PDF sempre perfetti nell’impaginazione di copertina, frontespizio, indici, bibliografia, tabelle, figure, etc. idonei ad essere eventualmente stampati e rilegati?
                            La forma è una cosa, e questa la rispettiamo nell’impaginazione professionale (il massimo esempio sono -a mio parere almeno- le edizioni critiche), il supporto è invece un’altra cosa, ed il supporto informatico, non virtuale, ripeto, non è sufficiente a svilire un’opera tipograficamente corretta declassandola dalla categoria di libro a non so cosa. Il libro resta libro per il fatto che merita attenzione per i contenuti che offre: le parole che esprimono i concetti. L’espressione ”contenitore di parole” è stata da me scelta volutamente rude proprio per sottolineare che il supporto cartaceo o informatico <> elementi significativi per distinguere un libro da un articolo o un libro ben fatto da uno male fatto.
                            Altra cosa è infatti la distinzione fra libri impresentabili per contenuto e tematica (es.: astrologia) e libri scientifici, libri di stampo umanistico ove nell’aggettivo ricomprendo -ovviamente- anche quella parte della fisica un tempo chiamata ”filosofia naturale”. Certo, anche libri mal fattii contengono parole, solo che la sequenza dei concetti è, nella migliore delle ipotesi, evanescente, fantasiosa, immaginifica,… ma pure nelle loro insulsaggini quelli rimangono libri.
                            Cosa manca all’Introduzione all’Arte di Claudio B. per non essere considerata libro solo perché in PDF? E nel mio piccolo, cosa manca alle mie traduzioni per non considerarle formalmente libri? I miei lavori potranno essere criticati in più d’un punto, d’accordo, ma anche con tutti i difetti che vi potranno essere trovati restano libri a prescindere dalla modalità di presentazione al pubblico.
                            Credo infine che occorra rassegnarsi. Il libro classico, quello cartaceo, prima o poi andrà a morire. E scrive uno che ha più di 5000 libri cartacei e che spesso passa il tempo soltanto a carezzarli con lo sguardo…. un’ultima volta data l’età….
                            Un caro saluto e grazie per l’attenzione, Enrico

                          • #109067
                            lorenzo.pantieri
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                              ivan” post=109714Affermi che “Un libro non è altro che un contenitore di parole”. Ora, questo può voler dire che se qualcosa è un libro allora è un contenitore di parole. Il che non è vero, visto per esempio che ci sono anche i libri illeggibili (Munari). Ma diamolo per buono. Al di là degli esperimenti di arte concettuale i libri contengono parole. Ma è vero che se qualcosa è un contenitore di parole allora è un libro? Direi di no.

                              Ciao Ivan, hai ragione. La frase

                              Un libro non è altro che un contenitore di parole e di idee.

                              sembra una definizione di libro. Il che è falso: una lista della spesa scritta su un pezzo di carta contiene parole, ma non è un libro.

                              In realtà, dare una definizione precisa di libro è forse impossibile. Un oggetto di 100 pagine, ciascuna dele quali contiene la scansione di una mia lista della spesa, rilegato e con copertina rigida, con un titolo e un autore (“Liste della spesa”, di Lorenzo Pantieri), è un libro? Mah.

                              Il punto però è un altro. Ammettiamo di essere arrivati a una definizione sufficiente condivisa di libro. Cambia qualcosa se questo oggetto è stampato su carta o è in formato elettronico. Non direi. La mia Arte nasce come PDF ed è stata stampata anche su carta da una casa editrice “regolare”: è diventata un libro grazie alla stampa? No davvero.

                              Cambio la frase citata in

                              Un libro contiene parole e idee.

                              Il concetto è:
                              Un libro (qualsiasi cosa esso sia) non cessa di essere tale se anziché stampato su carta è distribuito in formato elettronico! Questa è l’idea di Heinrich, che condivido.

                            • #109068
                              lorenzo.pantieri
                              Partecipante
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                                heinrich” post=109715Credo infine che occorra rassegnarsi. Il libro classico, quello cartaceo, prima o poi andrà a morire.

                                Forse, ma magari non sarà così: si diceva anche che la pittura sarebbe stata sostituita dalla fotografia, ma così non è stato. Forse libri cartacei ed e-book continueranno a coesistere, ciascuno con pro e contra, come oggi.

                              • #109069
                                lorenzo.pantieri
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                                  Questa brano non ha trovato posto il LaTeXpedia. Ma qui è utile!

                                  Il libro rimane ancora oggi un modello insuperato. Lo sostiene anche Neil Gershenfeld, direttore del Physics and Media Group del Massachusetts Institute of Technology, uno dei pionieri tra l’altro delle ricerche sulla carta (e-paper) e sull’inchiostro (e-ink) elettronici. Egli sostiene, con un’affermazione tanto paradossale quanto efficace, che «se il libro fosse stato inventato dopo il portatile, lo si sarebbe accolto come un’enorme innovazione». Gershenfeld mette a confronto il libro con il computer (portatile) ricavandone le seguenti osservazioni:

                                  • il libro si carica istantaneamente;
                                  • ha una visualizzazione a elevato contrasto e alta risoluzione;
                                  • è visibile da qualsiasi angolazione, sia con una luce intensa che in penombra;
                                  • permette un accesso veloce a qualsiasi pagina;
                                  • fornisce un immediato \emph{feedback} visivo e tattile a proposito della posizione all’interno del testo;
                                  • può ospitare con facilità delle annotazioni;
                                  • non ha bisogno di batterie né di alimentazione;
                                  • ha un packaging moderno.

                                  È un parallelo costruito con ironia: il tradizionale supporto cartaceo è esaminato come fosse un prodotto tecnologico avanzato e alla fine risulta vincente.

                                  In fondo, con parole solo un poco diverse, Umberto Eco è giunto alle stesse conclusioni: i libri possono «essere presi in mano, anche a letto, anche in barca, anche là dove non ci sono spine elettriche, anche dove e quando qualsiasi batteria si è scaricata, possono essere sottolineati, sopportano orecchie e segnalibri, possono essere lasciati cadere per terra o abbandonati aperti sul petto o sulle ginocchia quando ci prende il sonno, stanno in tasca, si sciupano, assumono una fisionomia individuale a seconda dell’intensità e regolarità delle nostre letture, ci ricordano (se ci appaiono troppo freschi e intonsi) che non li abbiamo ancora letti, si leggono tenendo la testa come vogliamo noi, senza imporci la lettura fissa e tesa dello schermo di un computer, amichevolissimo in tutto salvo che per la cervicale».

                                • #109070
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                                  Ringrazio prima di tutto gli autori per rendere disponibile quest’opera.
                                  Una curiosità: alle pagine XVII e XVIII sono ripetuti “IL NONO CAPITOLO” e il “DICIOTTESIMO CAPITOLO”.
                                  E’ corretto?

                                • #109071
                                  lorenzo.pantieri
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                                    sblindo” post=111293Ringrazio prima di tutto gli autori per rendere disponibile quest’opera.
                                    Una curiosità: alle pagine XVII e XVIII sono ripetuti “IL NONO CAPITOLO” e il “DICIOTTESIMO CAPITOLO”.
                                    E’ corretto?

                                    Grazie per la segnalazione: ho appena corretto il refuso.

                                    Lorenzo

                                Visualizzazione 17 filoni di risposte
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