- Questo topic ha 9 risposte, 3 partecipanti ed è stato aggiornato l'ultima volta 8 anni, 11 mesi fa da
Stefano E..
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21 Settembre 2017 alle 15:31 #111474::
Buonasera, so che in passato è sempre stato consigliato da molti di usare altre classi rispetto a classicthesis, ma da quando ho usato Tesi Classica per la Tesi della Triennale ne sono rimasto innamorato.Adesso sto iniziando a scrivere la Tesi della Magistrale, e mi sono per caso imbattuto in questo:
https://people.mpi-sws.org/~turon/turon-thesis.pdfLa trovo molto elegante e funzionale ma non ho idea di come “mescolare” le due classi che dice di utilizzare nel Colophon, cito: “This document was typeset using LATEX, with a mixture of classicthesis developed by André Miede and tufte-latex, which is based on Edward Tufte’s Beautiful Evidence. The bibliography was processed by Biblatex.”
Diciamo che il mio livello di competenza per adesso si assesta ad aver scritto una tesi e ad aver fatto una decina di presentazioni (anche complesse) in Beamer. Quindi non saprei dove mettere le mani per creare uno scheletrato che va a prendere ispirazioni da due classi.
Diciamo che mi accontenterei comunque di avere la struttura di base di Tesi Classica (frontespizio, titoli, etc) con però il corpo centrale del testo come questa da me linkata, ovvero con quei margini che coprono una buona colonna di pagina e con le note direttamente accanto.Onestamente mi piacerebbero anche l’indice e l’elenco di figure e tabelle (e bibliografia) proprio come la tesi di cui sopra, ma forse è chiedere troppo…
Come dovrei procedere inizialmente? Da ignorante caricherei entrambi i pacchetti per avere le funzionalità di entrambi, ma credo proprio non sia possibile in quanto modificano tutta la struttura del documento in modi differenti. Devo forse creare io un documento da zero prendendo ispirazione da entrambi, senza caricare pacchetto/classe?
Grazie in anticipo a tutti!
P.S. Ho cercato online ed effettivamente questa tesi è citata in qualche risposta su forum e portali, un ragazzo dice pure di aver contattato l’autore senza ottenere aiuto/risposta, se proprio non riuscirò da me (col vostro aiuto) a venirne fuori proverò a contattarlo anche io.
P.P.S Quale sarebbe una seconda opzione per avere il risultato più simile possibile a quella tesi linkata? [Magari esiste qualche modello/classe molto simile di cui non sono a conoscenza]
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21 Settembre 2017 alle 20:16 #111475::
Ammetto che è un layout molto bello, tra geometria della pagina, font e simili.Ma seocndo me non cè nessun bisogno di ricorrere ad un misto di quei due pacchetti e/o classi. Puoi semplicemente crearti una classe per tuo conto, magari partendo dalla classe memoir, che è fortemente configurabile in ogni suo dettaglio e lavorarci sopra.
Non dico che sia facile; ma memoir ti può tranquillamente creare la stessa geometria; ti può crare indici e liste delle figure come quell di turon.pdf; c\ti da gli strumenti per creare le intestazioni dei capitoli con lo stesso stile (sebben io preferirie i numeri dei capitoli inclinati, non diritti come quelli di turon.pdf); ci devi lavorare un poco ma puoi creare le note come note marginali.Tieni però presente che quella tesi turon.pdf è composta su carta letter, non carta ISO-A4; è larga 8.5 pollici, quasi 22cm; mentre la carta A4 è larga 21cm; sembra poco, ma quel centimetro in più può fare al differenza. Il testo ha una giustezza di 4.25 pollici e le note a lato sono di 2 pollici.
Insomma avendo un po’ di esperienza con memoir, oppure sapendo bene che cosa deve contenere un file di classe, potrebbe essere un lavoro di un paio di settimane; ma devi fartelo tu; un aiuto potrebbe essere la guida tematica di disegno della pagina nella sezione Documentazione, sottosezione Guide tematiche di questo forum. Se ci riesci e a bocce ferme e tesi discussa mi mandi quel che hai fatto, te lo pubblico su na eventuale nuova versione di quella guida tematica aggiungendoci il tuo nome alla lista degli autori.
Invece, naturalmente, puoi autonomamente inoltrare il tuo risultato nelle dovute forme di file .zip che contien il codice commentato in formato .dtx a CTAN e tutti gli utenti del sistema TeX potranno giovarsene.
Infine c’è sempre la possibilità di scrivere un articolo per la rivista ArsTeXnica, la rivista di questo gruppo.
Non sto mettendo il carro davanti ai buoi; il lavoro che ti aspetterebbe non è immenso e facendolo impareresti un mucchio di cose; ma il tuo lavoro non dovrebbe gratificare solo te per la tua tesi, ma ti potrebbe gratificare anche per l’eccellente lavoro che riusciresti a fare a beneficio della comunità. Non avere timore di essere poco esperto; si diventa più esperti affrontando questo tipo di problemi.
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21 Settembre 2017 alle 20:58 #111476::
Nei prossimi giorni vedo di leggermi la documentazione di memoir e la guida di disegno della pagina e vedo se riesco a capirci qualcosa. Immaginavo anche io che creare qualcosa da zero fosse più efficiente di miscelare due pacchetti diversi e di smussare le loro incongruenze… Darò ovviamente priorità alla scrittura della Tesi ma se riesco davvero a ottenere un risultato comparabile sarò felice di inviarti il tutto.P.S. Tanto per far capire quanto sono neofita, la giustezza del testo, i margini e le note a lato le hai capite a colpo d’occhio o c’è modo di analizzare il pdf in maniera tecnica per avere ogni possibile misurazione? Forse sto chiedendo riguardo la scoperta dell’acqua calda ed è una funzione banalissima di qualche editor, chiedo venia nel caso.
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22 Settembre 2017 alle 2:25 #111477::
DrewEugene17″ post=111745
https://people.mpi-sws.org/~turon/turon-thesis.pdfSul mio Mac c’è una cartella che si chiama “Opere d’arte”: questo lavoro ci finisce dentro senza se e senza ma.
Ciò detto, continuo a preferire l’indice predefinito di ClassicThesis: i numeri allineati a destra non servono a nulla, non vanno sommati! Peraltro, con ClassicThesis puoi avere un indice come quello.
Ah, trasformare le \footnote in note a margine ha come effetto collaterale di avere dei margini enormi e quasi completamente vuoti.
In ultima analisi, per me è meglio ClassicThesis. 😉
Riprodurre il layout di questo lavoro partendo da zero? Se ci riesci, hai delle abilità TeXniche di qualche ordine di grandezza superiore alle mie. Per me, sarebbe come costruirsi una Ferrari partendo da viti, bulloni e pezzi di lamiera: possibile, ma molto difficile…
Fossi in te, partirei da ClassicThesis: le modifiche principali sono le \footnote trasformate in note a margine, e i numeri e i titoli dei capitoli diversi.
Facci sapere. 😉
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22 Settembre 2017 alle 5:54 #111478::
DrewEugene17″ post=111750P.S. Tanto per far capire quanto sono neofita, la giustezza del testo, i margini e le note a lato le hai capite a colpo d’occhio o c’è modo di analizzare il pdf in maniera tecnica per avere ogni possibile misurazione? Forse sto chiedendo riguardo la scoperta dell’acqua calda ed è una funzione banalissima di qualche editor, chiedo venia nel caso.
No, non le ho capite a colpo d’occhio, forse le ho immaginate, ma non le ho “misurate” a colpo d’occhio.
Posseggo il tipometro che fino a poco tempo fa veniva omaggiato agli iscritti al nostro gruppo; ma un righello qualsiasi va altrettanto bene allo scopo. Ho aperto il file turon.pdf e l’ho mostrato a schermo regolando la finestra in modo che la larghezza del “foglio” apparisse di 8.5 pollici. (Incidentalmente il visualizzatore PDF gratuito Adobe Reader (oltre che il suo genitore commerciale Adobe Acrobat) aperto un file permette di leggerne alcune caratteristiche premendo la combinazione di tasti CTRL+D; la finestra che si apre ha diverse sottofinestre, una delle quali è intestata “General”; in fondo a questa finestra compaiono le dimensioni della “carta”; in questo caso sono 215.9 mm per 279.4mm; se dividi il valore 215.9mm per il coefficiente 25.4mm/pollice ottieni esattamente 8,5 pollici.) È chiaro che se hai un righello trasparente con le graduazioni in millimetri da una parte e in pollici dall’altra, la cosa diventa più semplice.
Dopo di che misurare larghezze, altezze e simili diventa piuttosto facile.
Facendo altre misure ho visto che il rapporto altezza/base dello specchio di stampa vale approssimativamente 1,732 che è uno dei rapporti (radice quadrata di tre) spesso usati nel disegno del layout di pagina da molti graphic designers. Il valore reale non è mai preciso a radice di 3, perché è buona norma che l’altezza contenga solo un numero intero di righe , quindi (n-1)\baselineskip+\topskip, dove \baselineskip dipende dallo scartamento associato al corpo normale; LaTeX generalmente impone uno scartamento legato al corpo + un’interlinea del 20%; quindi s=1.2c (s=scartamento e c=corpo). Poi usando font diversi da quelli standard lo scartamento potrebbe essere un filino maggiore o minore, ma non si discosta molto dal valore indicato da quella formuletta..Una lettura che ti consiglio è memdesign.pdf (Terminale: texdoc memdesign; tasto invio); in qualche maniera assomiglia alla guida tematica sul disegno del layout, ma è scritto da un tipografo (dilettante, ma molto bravo; è anche il creatore della classe memoir); racconta con buon dettaglio le tradizioni tipografiche da Gutenberg in poi e i calcoli con i disegni delle pagine disegnate nell’arco di cinque secoli di tradizioni tipografiche in evoluzione.
Lorenzo ha ragione che negli indici i numeri incolonnati sembrano gli addendi di una somma; ma di solito si fa così; non è difficile fare diversamente, ma come con ClassicThesis, sia lavorando al codice di una nuova classe sia lavorando a livello utente con le funzionalità del pacchetto tocloft.
Invece a me non piace per niente il fatto che quasi nessuna figura, nessuna formula siano numerate; è l’approccio di Tufte; va bene per libri d’arte, come quelli che disegna lui, ma non va bene per una tesi dove bisogna fare riferimento a formule, tabelle, grafici, e altre immagini distribuite lungo il testo. Inoltre le figure, e spesso anche le formule, non sono oggetti di piccole dimensioni da inserire nel testo senza scombussolarlo nei suoi allineamenti; piuttosto certe piccole figure potrebbero andare nel margine come note marginali, con tanto di numero e magari una brevissima didascalia; si potrebbe anche pensare che per tutte le figure e tabelle larghe la didascalia invece che sotto o sopra, appaia nel margine; il problema die margini così ampi come nella tesi di Turon e con quel particolare disegno della pagina, è che il margine va riempito di cose; che siano note o che siano aforismi non importa, ma le note in calce o nel margine meno sono meglio scorre il discorso principale; gli aforismi sono difficili da scegliere e di solito sono mal scelti. Nella tesi di Turon io li cancellerei tutti. Ma quel che è peggio è che la commissione d’esame potrebbe non apprezzare la presenza di aforismi (azzeccati e non azzeccati).
Con questo non voglio dire che il disegno della pagina di Turon sia da buttare via, anzi; bisogna solo adattarlo allo scopo per il quale si scrive il documento; nel tuo caso una tesi.
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22 Settembre 2017 alle 7:03 #111479::
lorenzo.pantieri” post=111751
Sul mio Mac c’è una cartella che si chiama “Opere d’arte”: questo lavoro ci finisce dentro senza se e senza ma.Ciò detto, continuo a preferire l’indice predefinito di ClassicThesis: i numeri allineati a destra non servono a nulla, non vanno sommati! Peraltro, con ClassicThesis puoi avere un indice come quello.
Ah, trasformare le \footnote in note a margine ha come effetto collaterale di avere dei margini enormi e quasi completamente vuoti.
In ultima analisi, per me è meglio ClassicThesis. 😉
Riprodurre il layout di questo lavoro partendo da zero? Se ci riesci, hai delle abilità TeXniche di qualche ordine di grandezza superiore alle mie. Per me, sarebbe come costruirsi una Ferrari partendo da viti, bulloni e pezzi di lamiera: possibile, ma molto difficile…
Fossi in te, partirei da ClassicThesis: le modifiche principali sono le \footnote trasformate in note a margine, e i numeri e i titoli dei capitoli diversi.
Facci sapere. 😉
Beh si penso anche io che partire proprio da zero sia un’impresa, soprattutto con tempi stringenti. Penso inizierò con la tua ArsClassica in modo da ritrovarmi in un ambiente simile a quella della mia prima tesi, In modo da avere già qualcosa di sostanzioso e pronto in contenuti. Parallelamente calcherò diverse vie, o partendo da memoir o da classicthesis adattandole via via ai miei scopi, se riesco a fare tutto in tempo cercherò di adottare quest’ultima, altrimenti ripiegherò per la prima e ultimerò la mia personale dopo la Laurea, alla fine mi divertono queste cose!
Mi ha fatto piacere che quel “modello” che a me ha colpito subito abbia colpito anche voi!
OldClaudio” post=111755
No, non le ho capite a colpo d’occhio, forse le ho immaginate, ma non le ho “misurate” a colpo d’occhio.
Posseggo il tipometro che fino a poco tempo fa veniva omaggiato agli iscritti al nostro gruppo; ma un righello qualsiasi va altrettanto bene allo scopo. Ho aperto il file turon.pdf e l’ho mostrato a schermo regolando la finestra in modo che la larghezza del “foglio” apparisse di 8.5 pollici. (Incidentalmente il visualizzatore PDF gratuito Adobe Reader (oltre che il suo genitore commerciale Adobe Acrobat) aperto un file permette di leggerne alcune caratteristiche premendo la combinazione di tasti CTRL+D; la finestra che si apre ha diverse sottofinestre, una delle quali è intestata “General”; in fondo a questa finestra compaiono le dimensioni della “carta”; in questo caso sono 215.9 mm per 279.4mm; se dividi il valore 215.9mm per il coefficiente 25.4mm/pollice ottieni esattamente 8,5 pollici.) È chiaro che se hai un righello trasparente con le graduazioni in millimetri da una parte e in pollici dall’altra, la cosa diventa più semplice.
Dopo di che misurare larghezze, altezze e simili diventa piuttosto facile.
Facendo altre misure ho visto che il rapporto altezza/base dello specchio di stampa vale approssimativamente 1,732 che è uno dei rapporti (radice quadrata di tre) spesso usati nel disegno del layout di pagina da molti graphic designers. Il valore reale non è mai preciso a radice di 3, perché è buona norma che l’altezza contenga solo un numero intero di righe , quindi (n-1)\baselineskip+\topskip, dove \baselineskip dipende dallo scartamento associato al corpo normale; LaTeX generalmente impone uno scartamento legato al corpo + un’interlinea del 20%; quindi s=1.2c (s=scartamento e c=corpo). Poi usando font diversi da quelli standard lo scartamento potrebbe essere un filino maggiore o minore, ma non si discosta molto dal valore indicato da quella formuletta..Una lettura che ti consiglio è memdesign.pdf (Terminale: texdoc memdesign; tasto invio); in qualche maniera assomiglia alla guida tematica sul disegno del layout, ma è scritto da un tipografo (dilettante, ma molto bravo; è anche il creatore della classe memoir); racconta con buon dettaglio le tradizioni tipografiche da Gutenberg in poi e i calcoli con i disegni delle pagine disegnate nell’arco di cinque secoli di tradizioni tipografiche in evoluzione.
Lorenzo ha ragione che negli indici i numeri incolonnati sembrano gli addendi di una somma; ma di solito si fa così; non è difficile fare diversamente, ma come con ClassicThesis, sia lavorando al codice di una nuova classe sia lavorando a livello utente con le funzionalità del pacchetto tocloft.
Invece a me non piace per niente il fatto che quasi nessuna figura, nessuna formula siano numerate; è l’approccio di Tufte; va bene per libri d’arte, come quelli che disegna lui, ma non va bene per una tesi dove bisogna fare riferimento a formule, tabelle, grafici, e altre immagini distribuite lungo il testo. Inoltre le figure, e spesso anche le formule, non sono oggetti di piccole dimensioni da inserire nel testo senza scombussolarlo nei suoi allineamenti; piuttosto certe piccole figure potrebbero andare nel margine come note marginali, con tanto di numero e magari una brevissima didascalia; si potrebbe anche pensare che per tutte le figure e tabelle larghe la didascalia invece che sotto o sopra, appaia nel margine; il problema die margini così ampi come nella tesi di Turon e con quel particolare disegno della pagina, è che il margine va riempito di cose; che siano note o che siano aforismi non importa, ma le note in calce o nel margine meno sono meglio scorre il discorso principale; gli aforismi sono difficili da scegliere e di solito sono mal scelti. Nella tesi di Turon io li cancellerei tutti. Ma quel che è peggio è che la commissione d’esame potrebbe non apprezzare la presenza di aforismi (azzeccati e non azzeccati).
Con questo non voglio dire che il disegno della pagina di Turon sia da buttare via, anzi; bisogna solo adattarlo allo scopo per il quale si scrive il documento; nel tuo caso una tesi.
Ecco, quante cose non sapevo.
Comunque sì anche io avrei apportato modifiche, sopratutto per una numerazione di tabelle e figure. In realtà ho visto anche papers redatti con Tufte, si perdeva un po’ l’eleganza di classicthesis ma si otteneva un corpo del testo unico, da cima a fondo, e tutte le immagini, le tabelle (entrambe numerate) e le note erano spostate nel margine. Oppure le note in basso e il resto delle figure a lato. Però ecco, erano pagine larghe a occhio. non un classico A4.
Insomma andrebbe sì riadattato.
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22 Settembre 2017 alle 10:18 #111480::
OldClaudio” post=111755Il problema die margini così ampi come nella tesi di Turon e con quel particolare disegno della pagina, è che il margine va riempito di cose; che siano note o che siano aforismi non importa, ma le note in calce o nel margine meno sono meglio scorre il discorso principale; gli aforismi sono difficili da scegliere e di solito sono mal scelti. Nella tesi di Turon io li cancellerei tutti. Ma quel che è peggio è che la commissione d’esame potrebbe non apprezzare la presenza di aforismi (azzeccati e non azzeccati).
Concordo.
Il lavoro che ci hai presentato è davvero pirotecnico (forse anche troppo lezioso), ma l’impaginazione deve essere (stata) un delirio per l’autore. Di più, i margini sono da riempire (di cose spesso discutibili) e la lunghezza di riga così corta crea problemi a non finire. Lo vuoi un consiglio? Usa ClassicThesis o ArsClassica, non usare né note al margine né note al piede. Il risultato è buono e l’impaginazione è (relativamente) facile.
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25 Settembre 2017 alle 9:59 #111481::
Rieccomi, sto cercando di imparare “sul campo” la personalizzazione di classi e stili (così in futuro se mi avanza del tempo me ne creo io una da zero in memoir), andando a modificare in una copia in locale classicthesis o arsclassica (quest’ultima la preferisco perché ha il codice più leggibile).
Non mi sono chiare alcune cose però, se cambio il font senza grazie, effettivamente vado a modificare il tipo di carattere dei titoli. Quando però voglio che questi siano in Palatino corsivo (come nell’esempio della tesi precedente) non ottengo alcun risultato. Anche andando a sostituire con \itshape o \textit i vari \textsc. Immagino sia per via di tutti i vari comandi maketextlowercase maketextuppercase. C’è un modo lineare di lavoro per non perdercisi dentro e andare miratamente a rimuovere delle opzioni che forzano il font a non assumere il comportamento in corsivo?
EDIT2: forse parzialmente RISOLTO: Cambiando da palatino a ppl come font il testo dovrebbe essere correttamente modificato in italico. Non ho ancora provato, ma come ho scritto nel primo edit in basso, con \NoCaseChange posso cambiare anche il font, e palatino non risponde a emph, come invece fa ppl.EDIT3: Con il codice di qua sotto quindi ottengo questo risultato, che credo sicuramente possa essere descritto nel preambolo come stile. Ci lavoro ancora un po’ su. Cerco di aggiornare passo passo questo post con tutto quello che riesco a fare, magari qualche comando (anche banale) potrebbe essere utile per qualcuno. Ora devo solo capire quale mi piace di più, che è la cosa più difficile.
Spoiler
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part{Introduzione}\chapter{\NoCaseChange{{\fontfamily{ppl}\selectfont{\uppercase{Il Genere}}}} \NoCaseChange{\fontfamily{ppl}\selectfont{\LARGE{\textit{Podarcis}}}}}
\label{cap:generepodarcis}prova
\section{\NoCaseChange{\fontfamily{ppl}\selectfont{\emph{Podarcis muralis}}}}
`
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Seconda cosa, legata alla prima, in parallelo sto facendo la tesi con la ArsClassica (con solo le note spostate e i margini minimamente cambiati per aumentare ulteriormente lo spazio delle note, tanto per vedere come esce e poter switchare alla versione standard commentando giusto due righe). Devo dire che un font senza grazie è effettivamente più elegante e leggibile nei titoli. Avrei però una richiesta. Essendo una tesi in Biologia, molti nomi sono scientifici, di organismi. Nel codice internazionale di nomenclatura vi sono delle regole molto strette su come comportarsi con tali nomi. Un solo esempio, Podarcis muralis, il rpimo è il nome generico che va per forza con la prima lettera maiuscola, il secondo è l’epiteto specifico che va tutto minuscolo. Entrambe le parole devono essere in corsivo se il testo è normale, o normale se la frase che le contiene è in corsivo (più altre mille eccezioni).
Il problema credo stia comunque sui maketext-lower/upper-case. Infatti nei titoli di Paragrafi e Capitoli se metto “Il Genere Podarcis” questo viene scritto tutto maiuscolo, mentre se metto una sezione con “Podarcis muralis” questa viene scritta tutta minuscola, compresa la prima lettera P.
C’è un modo per ovviare mantenendo ArsClassica?
EDIT1: RISOLTO questo ultimo problema con \NoCaseChange Mantiene il font classico e tutte le istruzioni date dopo. Ok per le sezioni, per i capitoli devo inventarmi qualcosa, dato che ottengo un titolo importante tutto maiuscolo e un nome proprio di genere che è quasi sminuito, magari lo ingrandisco un po’…———————–
Ultimissima cosa: non so perché, ma il titolo delle sezioni non mi compare colorato. Ho una distribuzione completa appena reinstallata, tutti i colori dei collegamenti, o delle citazioni sono corretti, ma la sezione mi rimane scritta in nero e in altro stile rispetto alla divisione in parti di LaTeXpedia.
EDIT4: Risolto copiando lo stile delle Parti dal file stile di ArsClassica direttamente nel premabolo, togliendo `\ifthenelse{\boolean{@parts}}%`.
In pratica da:Spoiler
`% parts
\ifthenelse{\boolean{@parts}}%
{%
\titleformat{\part}[display]
{\normalfont\centering\large}%
{\thispagestyle{empty}\partname~\MakeTextUppercase{\thepart}}{1em}%
{\color{Maroon}\spacedallcaps}
}{\relax}`a
`\makeatletter
\titleformat{\part}[display]
{\normalfont\centering\large}%
{\thispagestyle{empty}\partname~\MakeTextUppercase{\thepart}}{1em}%
{\color{Maroon}\spacedallcaps}
{\relax}
\makeatother`Perché accade questo con quell’operatore Booleano?
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Allego qualche screen. Fatemi sapere se devo mettere anche i codici del preambolo, per adesso ometto dato che essendo una tesi è tutta divisa in differenti parti.
Allegati:
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25 Settembre 2017 alle 15:36 #111482::
DrewEugene17″ post=111781
`
part{Introduzione}\chapter{\NoCaseChange{{\fontfamily{ppl}\selectfont{\uppercase{Il Genere}}}} \NoCaseChange{\fontfamily{ppl}\selectfont{\LARGE{\textit{Podarcis}}}}}
\label{cap:generepodarcis}prova
\section{\NoCaseChange{\fontfamily{ppl}\selectfont{\emph{Podarcis muralis}}}}
`Ossignore: è un codice da galleria degli orrori. 🙁
DrewEugene17″ post=111781
Entrambe le parole devono essere in corsivo se il testo è normale, o normale se la frase che le contiene è in corsivo (più altre mille eccezioni).È proprio quello che fa il comando \emph.
DrewEugene17″ post=111781
Infatti nei titoli di Paragrafi e Capitoli se metto “Il Genere Podarcis” questo viene scritto tutto maiuscolo, mentre se metto una sezione con “Podarcis muralis” questa viene scritta tutta minuscola, compresa la prima lettera P. C’è un modo per ovviare mantenendo ArsClassica?Certo che c’è! No scrivere cose del genere. Come raccomand(at)o, i titoli di sezione con ArsClassica devono essere molto brevi e in “semplice italiano”. Se non è possibile, ArsClassica non va bene.
DrewEugene17″ post=111781
Ultimissima cosa: non so perché, ma il titolo delle sezioni non mi compare colorato. Ho una distribuzione completa appena reinstallata, tutti i colori dei collegamenti, o delle citazioni sono corretti, ma la sezione mi rimane scritta in nero e in altro stile rispetto alla divisione in parti di LaTeXpedia.Titoli delle sezioni colorati? Con ArsClassica???
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25 Settembre 2017 alle 15:49 #111483::
lorenzo.pantieri” post=111793
Ossignore: è un codice da galleria degli orrori. 🙁Si sono il primo ad ammetterlo! Era per vedere cosa saltava fuori ed effettivamente il suo lavoro lo svolge… Che poi non è neanche il codice intero, manca tutta la parte tra parentesi quadre per arrangiare lo stesso risultato nell’indice ahahahahahah
lorenzo.pantieri” post=111793
È proprio quello che fa il comando \emph.Sì lo sapevo, infatti nella mia vecchia tesi della triennale non c’erano nomi scientifici nei titoli. Nel corpo del testo bastava mettere \emph per far “risaltare” il nome scientifico di una specie.
lorenzo.pantieri” post=111793
Certo che c’è! No scrivere cose del genere. Come raccomand(at)o, i titoli di sezione con ArsClassica devono essere molto brevi e in “semplice italiano”. Se non è possibile, ArsClassica non va bene.Cercherò di cambiare titolo o stile, purtroppo essendo una tesi in campo biologico è difficile non utilizzare un nome di una Specie in un titolo, sia di capitolo o di sezione. Provo con l’obbrobrio di codice postato all’inizio, effettivamente funziona ma a quel punto faccio prima a partire da zero…
lorenzo.pantieri” post=111793
Titoli delle sezioni colorati? Con ArsClassica???Mea culpa, intendevo Parti. Ma ho risolto in quel modo strano che ho messo nell’edit, riprendendo il codice di ArsClassica ma modificandolo nel preambolo senza “l’operatore” Booleano.
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Per adesso vado avanti così, appena le idee si concretizzano e non sono solo un misto di modifiche, cerco di portare tutto sul pulito. Mi piacerebbe proprio sapere se quel ragazzo è partito da ClassicThesis e a via via modificato tutto lo stile, o se è partito da Tufte (classe) aggiungendo qua e la qualche stile di ClassicThesis in non so che modo. Perché nel primo caso, come sto facendo io, è tutto un “workaround” nel forzare qualcosa di molto rigido (ClassicThesis), e il codice all’inzio è pieno di prove commentate e de-commentate e orrori come quella “cosa” che ho inserito prima!
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