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Il consiglio di Knuth, che ha creato TeX, è quello di non usare note.
Al di là dell’indicazione del papà di TeX, le note sono ragionevoli quando riescono a stare completamente nella stessa pagina del richiamo e comlessivamente nella pagina o nella colonna, non ne occupano più di metà; se ne hai così lunghe e/o così tante, le stai usando male; è vero, nelle humanities si scrivono edizioni critiche che hanno anche 5 apparati di note, ma quelle sono edizioni critiche, non sono libri, anche se ne hanno l’aspetto, sono dei materilali di studio.
Comunque con LaTeX in generale la composizione è differita, quindi non puoi vedere due finestre che siano dinamicamente formate, la finestra di editing e quella del testo composto; C’era una volta il programma TeXtures per i vecchi Mac che faceva queste cose in assolto sincronismo in tempo reale. Oggi ci sono delle versioni del sistema TeX che hanno la stessa funzionalità, ma sono prodotti commerciali, piuttosto costosi. Io non ho mai cercato di saperne di più perché questi sistemi violano, per così dire, l’approccio what you see is what you mean del sistema TeX.
Ma ci sono alcuni shell editor, fra i quali TeXstudio, che permetterebbero di vedere quasi in simultanea brevi parti del testo composto; non ho mai attivato questa funzionalità, proprio per il motivo detto sopra di violare il principio WYSIWYM di LaTeX. Tuttavia sia TeXstudio sia altri editor permettono di eseguire la compilazione col clic del mouse e di vedere subito nella finestra di preview la pagina composta esattamente nel punto corrispondente alla posizione del cursore nella finestra di editing. Non ti basta questo?
A me basta, ma cerco di usare il minor numero possibile di note.
Esisterebbe la possibilità di raccogliere le note di un intero capitolo alla fine del capitolo; è il miglior modo per non avere problemi con le note in calce al testo, ma è anche il miglior modo per scoraggiare qualsiasi lettore a leggerle. 👿