Tipografia moderna: sillabazione

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  • #113309
    Heinrich Fleck
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      Salve a tutti, volevo avanzare un quesito ”tipografico” con particolare riferimento alla sillabazione.

      Recentemente ho acquistato un libro dell’editore Bompiani che presenta una nuova traduzione (2013 prima edizione) del celebre Furore di Steinbeck, priva dei tagli introdotti all’epoca in Italia.

      Su altre 600 pagine di libro, non esiste una sola pagina in cui si effettui la sillabazione di una parola, anche a costo di produrre righe in cui alcune parole sono notevolmente spaziate fra loro, secondo me troppo, e questo in molti casi. I caratteri, in corpo 11, difficilmente raggiungono il numero di 60 per riga, considerando ovviamente gli spazi bianchi fra una parola e l’altra.

      Siccome sto rivedendo alcune mie vecchie composizioni letterarie, e sono peraltro un patito della siullabazione, vorrei chiedere ai più esperti se si trattasse per caso di qualche nuova convenzione tipografica, magari ampiamente condivisa da altre case editrici.

      Ringrazio per la risposta e saluti a tutti, Enrico M

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      • #113310
        OldClaudio
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          Enrico, i vecchi tipografi che componevano a mano con i caratteri mobili si facevano un punto d’onore di non dover mai eseguire la cesura di fine riga.
          Con la tipografia elettronica la cosa è molto meno faticosa, ma dpende molto dalla “officina” di composizione, visto che le case editrici fanno l’outsurcing di quello che deve essere composto per poi essere stampato e distribuito. Nonostante i programmi belli e costosi che vengono usati in queste officine, bisogna ricordare che sono quasi tutti creati negli USA e che di solito non contengono la sillabazione epr lingue diverse dall’inglese americano, se non sotto forma di plug-in da installare apposta. Se l’officina non dispone del plug-in con la sillabazione epr l’italiano, è chiaro che non esegue la cesura, a meno che non lo faccia a mano; questa operazione manuale consuma tempo e alza i costi.
          D’altra parte, anche se si tratta di un word processor, anche Word non sillaba l’italiano, nemneno se è stato installato pertendo da un CDROM per l’Italia; per ottenere la sillabazione italiana bisogna attivarla o farla a mano.

          Al contrario, come sia bene, il sistema TeX con tutti i suoi programmi di composizione la sillabazione la può eseguire, oggi persino con MiKTeX, che invece fino a qualche anno fa nella versione ridotta installava le sillabazioni per una mezza dozzina di lingue che non contenevano l’italiano. Anche TeXLive/Debian nasce con la sola sillabazione inglese e per averla in altre lingua bisogna caricare anche alcune sue estensioni.

          Ora con i programi basati su LaTeX, in particolare pdfLaTeX e LuaLaTeX, si può usare il pacchetto microtype con la totalità delle sue funzionalità e se guardi un qualunque testo composto facendo uso di questo pacchetto constati che le cesure in fin di riga sono rare, ed è dificile trovare una pagina che ne contenga almeno una e difficilissimo trovare pagine che ne contengano almeno due.

          Fossi in te non mi preoccuperei di questo “trend” della casa editrice Bompiani.

          Ciao
          Claudio

        • #113311
          Heinrich Fleck
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            Grazie dell’esauriente risposta. Enrico M.

          • #113312
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            Quando si utilizzava molto il linguaggio postscript per impaginare i testi, avevo visto esempi analoghi di testi (inglesi senza accenti) che non presentavano sillabazione di alcun tipo, pur essendo composti giustificati. L’artificio utilizzato credo di ricordare si chiamasse picogiustificazione

            In quel caso però non venivano lasciati evidenti vuoti (i sentierini) fra le parole di una riga

            Ricordavo bene, ecco un esempio in pdf
            https://www.tinaja.com/glib/picojust.pdf

          • #113313
            OldClaudio
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              Ho letto con attenzione il file che hai linkato. Molto interessante perché contiene suggerimenti molto validi, il primo dei quali è “word choice and word reordering”; inoltre mai giustifcare se la giustezza non è almeno di un alfabeto e mezzo, cioè almeno 35 caratteri.

              Ma le parole che usa di microgiustification (in realtà spazieggiare le lettere delle parole) e picojustificatio (regolazione della larghezza dei singoli caratteri) mi hanno messo un dubbio. Il dubbio mi è sparito quando sono arrivato all’ultima pagina in calce alal quale c’è la data del documento: 1994.
              In quell’anno nasceva LaTeX2e; esisteva Postcript e, se non vado errato, l’Adobe non aveveva ancora creato il formato PDF (che d’altra parte ha un linguaggio meno verboso di Postscript ma è un suo sottinsieme). Esistevano in font Type 1 e non esistevano ancora i font più recenti, in particolare i font OpenType.

              Oggi quello che fa in automatico il nostro pacchetto microtype è proprio quello che allora si faceva con la picogiustificazione; Esistono ancora pagine che contengono una o più cesure? Sì, nonostante la microgiustificazione esistono ancora, anche se si può ovviare imponendo valori diversi ai parametri \tolerance e \pretolerance; ma non si può pretendere troppo, specialmente in italiano, dove le parole sono mediamente più lunghe di quelle inglesi, spesso dell’ordine di grandezza di un fattore 1,5. Ovviamente è difficile quantificare questa diversa lunghezza media; bisognerebbe confrontare il numero di batture/caratteri necessari per scrivere i medesimi concetti nelle due lingue, perché ovviamente anche la grammatica e la sintassi giocano il loro ruolo. Ma a livello di cesura in fin di riga possiamo accontentarci delle singole parole; nei miei scritti le poche cesure che rimangono nonostante il pacchetto microtype si manifestano con parole prevalentemente di almeno 8 caratteri; in inglese tali parole sono rare.
              Diversi famosi book designer affermano senza esitazione che la spazieggiatura (abbondantemente usata per comporre nelle colonne strette dei quotidiani) non dovrebbe mai essere usata e auspicherebbero la pena di morte come era inflitta ai colpevoli di abigeato (furto di pecore) nella Scozia di altri tempi. Ovviamente esagerano, ma l’idea che la spazieggiatura si un “peccato gravissimo” viene adeguatamente sottolineata da questo paragone.

              Ti ringrazio moltissimo del link che ci hai dato; si imparano tante cose anche ricordando i primordi della composizione eseguita al calcolatore.

            • #113314
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              Una volta ho provato

              `
              \pretolerance=10000
              \tolerance=2000
              \emergencystretch=10pt
              `
              Ed effettivamente la sillabazione era assente e le righe tutto sommato ben composte per ampi tratti del libro, ma inevitabilmente con righe su cui c’era poco testo o dei brevissimi dialoghi, comparivano spazi bianchi abominevoli, ecco perché da allora mi limito a

              `
              \lefthyphenmin4
              \righthyphenmin4`

            • #113315
              OldClaudio
              Partecipante
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                Ottima scelta; la condivido completamente e benché io preferisca per l’italiano 2,2 proverò anche 4,4 tanto per vedere se e dove le cose migliorano.

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