Formattazione note a margine in classicthesis

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    Buongiorno a tutti!

    Sto scrivendo un documento con il pacchetto classicthesis e la classe scrbook. Vorrei modificare le note a margine in modo da ottenerle numerate (come se fossero footnote) e non allineate nel punto in cui compare il riferimento del testo, ma tutte nella parte bassa del margine della pagina. Poi, se non fosse troppo complesso, mi piacerebbe anche aggiungere una riga separatrice in testa alla prima note di ogni pagina, ma questo è un problema secondario.

    Per il momento sono riuscito solo ad ottenere le note numerate attraverso il pacchetto sidenotes ma non sono riuscito ad effettuare le altre modifiche, quindi volevo chiedere gentilmente se qualcuno potesse aiutarmi. Ho provato anche altre soluzioni ad esempio con il pacchetto footmisc, o con marginpar e aggiungendo un contatore, ma da solo non sono riuscito a venirne a capo purtroppo.

    Allego un’immagine che ho trovato in uno dei vari post che ho consultato (esterno al forum, e che riportava una soluzione solo parzialmente funzionante che non sono riuscito ad estendere alle mie esigenze che esprime perfettamente quanto vorrei ottenere:

    [attachment=2396]sampleoffootnote.JPG[/attachment]

    Nello spoiler invece lascio un MWE:

    Spoiler

    `
    \documentclass[twoside, openright, titlepage, numbers=noenddot, headinclude,
    footinclude=true, cleardoublepage=empty, BCOR=5mm, paper=a4, fontsize=11pt, english]{scrbook}

    \input{classicthesis-config}

    \usepackage{marginfix}
    \usepackage{sidenotes}

    \begin{document}

    Testo campione\sidenote{Nota a margine campione}

    \end{document}
    `

    Nota 1: Questo è il mio primo post sul forum quindi colgo l’occasione per presentarmi anche. Mi chiamo Nicola e sono uno studente universitario, seguo questo forum ormai da qualche anno anche se ho deciso di iscrivermi solo ora, e desidero fare un sincero ringraziamento a tutti coloro che hanno contribuito alla sua realizzazione e al suo sviluppo!

    Nota 2: I file classicthesis-config.tex e classicthesis.sty sono quelli relativi alla versione 4.6, l’unica modifica che ho effettuato è stata la definizione del comando graffito per ridurre la dimensione del testo delle note e per rimuovere il corsivo. Tuttavia ciò non dovrebbe avere troppo effetto sul MWE riportato sopra.

    —————-

    EDIT: Su suggerimento di @ivan ho aggiunto agli allegati il file classicthesis-config.tex necessario per la compilazione e un piccolo testo campione.

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    • #117751
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      Premetto che non ho mai usato né classicthesis né Koma. Per poterti aiutare dovresti fornire un esempio un po’ più dettagliato, che contenga del testo fittizio e delle note. Insomma un esempio minimo compilabile. Io ho provato a compilare il codice che hai fornito ma ottengo un errore:
      ! LaTeX Error: File `classicthesis-config.tex’ not found.
      Il codice che fornisci dovrebbe potersi compilare su qualsiasi distribuzione TeX Live o MiKTeX completa.

      Ciao
      Ivan

    • #117752
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      Ciao Ivan! Ti ringrazio per il suggerimento. L’errore che ricevi è dovuto alla mancanza del file in input nel codice del MWE che avevo postato, non l’avevo inserito perché disponibile su CTAN insieme alla documentazione e altri file relativi a classicthesis. Comunque chiaramente la tua osservazione è corretta, devo fornire tutti i file necessari nel post iniziale, ho provveduto ad editarlo.

      Nicola.

    • #117753
      OldClaudio
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        Nicola, capisco che le note a margine sono un modo per inserire le note, ma perché siano leggibili e presentabili, bisogna che il margine esterno della pagina sia sufficientemente largo; Quello di Classicthesis è larghetto, ma secondo me non a sufficienza; se vedi le note a margine ne L’Arte di scrivere con LaTeX ti accorgi che non c’è un grande spazio per la giustezza delle note a margine.

        Sicuramente le note a margine più lunghe di una riga richiedono come minimo la composizione in bandiera, ma perché siano utili devono essere veramente vicino al testo che annotano; È vero che con LaTeX si può fare di tutto, ma per ottenere cose insolite come quelle che vorresti fare tu, bisogna avere i cosiddetti baffi a manubrio. Io lavoro con LaTeX da 35 anni circa, e non ho baffi di nessun genere, anche se so arrangiarmi da solo il più delle volte. Ho studiato il TeXbook con attenzione e complessivamente credo di aver letto ogni pagina non meno di tre volte, altre pagine decine di volte. Ma in tutta sincerità so che bisognerebbe mettere la mani negli insert, ma ho trovato al cosa particolarmente ostica, e ho lasciato perdere.
        Sono socio di un ente colturale che due volte all’anno invia ai soci le sue pubblicazioni semestrali, composte in segreteria, spesso su tre colonne disuguali: le due interne per i testi degli articoli e quella esterna un po’ più stretta, per le note, composte più o meno come vuoi tu. Ma la tipografia che compone quei testi ricompone tutto a partire dai manoscritti degli autori, quasi sempre composti in Word, e usa sistemi di impaginazione come InDesign o XPress; sono strumenti grafici con cui l’operatore può manipolare il testo più o meno come vuole, indipendentemente dal messaggio che il testo convoglia. Non servono per comporre il testo, servono solo per impaginarlo. Il risultato può essere molto buono se l’operatore è molto bravo, altrimenti il risultato può essere pessimo. Il tutto evidentemente è sostanzialmente manuale; LaTeX è automatico; l’operatore/autore compone dentro una finestra senza perdere tempo a sostare una lettera di qua o di la, accorciando una riga o allungandola per ottenere una giustificazione perfetta, eccetera. Con InDesin, e simili software, credo che l’operatore per impaginare un dato testo ci metta quasi atlrettanto tempo di quanto ne ha usato l’autore per scrivere il testo. Poi ci sono cose che con qui software non si possono fare altrettanto bene di come si fanno con LaTeX. Non si può avere tutto.

        Tutto questo per dirti: per te medesimo pensaci bene a voler mettere le note a pacchetto solo nel margine.

        Knuth ha inventato TeX e ha anche inventato gli insert per gestire le note; sua moglie, rileggendo il capitolo sulle note, gli ha detto: “Non usare le note”. Un po’ drastico, ma tutto sommato è una raccomandazione sensata. Traduciamola in: “Usa le note il meno possibile”.

      • #117754
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        Ciao Claudio!

        Riguardo l’osservazione sui margini, chiaramente li avrei aggiustati a dovere durante la composizione del documento, non ho voluto includere tutto nel MWE solo per non appesantire inutilmente il codice.

        Riguardo la seconda questione, ti ringrazio per la risposta molto completa, ero abbastanza consapevole che il lavoro potesse essere complesso ma ho comunque voluto provare a chiedere visto che, non essendo assolutamente un esperto, ciò che può sembrare complesso a me può essere semplice per altri. Detto questo, vista la situazione credo che opterò per qualche soluzione più pratica.

        Grazie per la disponibilità,
        Nicola.

      • #117755
        OldClaudio
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          Ti potrebbe interessare guardare questodocumento:texdoc tufte; in realtà il suo nome vero è sample-book.pdf. È composto da un gruppo di lavoro che ha implementato due classi tufte-book e tufte-handout per offrire ai LaTeXisti la possibilità di imitare i sui bellissimi libri.

          Edward R.Tufte è un altro grande book design, forse più moderno di Bringhurst e può piacere di più. (io preferisco Bringhrst, ma ovviamente sul bello o brutto è sempre una questione di gusti personali).
          Tufte ha pubblicato anche dei testi importantissimi anche per noi LaTeXisti. Uno che ho trovato molto bello è il suo The Visula Display of quantitative Information.

          Le sue caratteristiche sono la composizione in griglia; la composizione giustificata solo sul margine sinistro; l’uso del margine esterno piuttosto grande, per metterci le note di circa due pollici di giustezza, ma anche le didascalie di figure e tabelle; usa il margine esterno anche per comporre brani da mettere in display. Nel margine mette anche le note regolarmente numerate. usa il margine esterno anche per figure che richiedono molto spazio e mette la loro didascalia sempre nel margine esterno, ma ribassata sotto alla parte di figura che esce nel marine esterno.Nel margine esterno mette anche le citazioni bibliografiche debitamente numerate con una numerazione, se vedo bene, diversa da quella delle note.

          Il documento che leggi con texdoc è composto ad album cioè in landscape; non ci siamo abituati, ma evidentemente si possono comporre anche interi documenti, interi libri in formato album, cosa che va anche benissimo se contengono molte figure.

          Vale la pena di darci un’occhiata. Tuttavia quello che noto è che le note, tutte a margine, sono ognuna per conto suo, mai e poi mai vengono accorpate in un unico blocco di testo; stile del designer, d’accordo, ma sono colpito da fatto che sia Tufte e Bringhurst usano moltissimo il margine esterno, ma nessuno dei due accorpa le note in un blocco unico in ciascuna pagina.

        • #117756
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          Conosco la lettura di cui parli, e devo dire che ero rimasto molto affascinato dallo stile di Tufte (scoperto solo recentemente). Tuttavia alla fine scelsi di continuare con classicthesis perché, come giustamente hai detto anche tu, personalmente preferivo lo stile di Bringhurst.

          Tuttavia quello che noto è che le note, tutte a margine, sono ognuna per conto suo, mai e poi mai vengono accorpate in un unico blocco di testo; stile del designer, d’accordo, ma sono colpito da fatto che sia Tufte e Bringhurst usano moltissimo il margine esterno, ma nessuno dei due accorpa le note in un blocco unico in ciascuna pagina.

          Condivido assolutamente quanto dici qui, ti dirò che in realtà la questione posta da me era solo volta a sperimentare questa soluzione (le note a blocco sul fondo del margine), ma non ne ero pienamente convinto, anche perché chiaramente averle allineate con il punto del testo in cui compare la nota ne migliora la leggibilità. Diciamo che ho voluto utilizzarla anche come scusa per imparare meglio alcuni aspetti del linguaggio, ma chiaramente vista la complessità della soluzione che hai citato qualche messaggio sopra, ho deciso di non dedicare più troppo tempo alla cosa.

          Ti dirò, un altro motivo che mi aveva spinto a provare questa configurazione delle note era il fatto che nella classe memoir fosse presente un comando apposito per ottenerle come cercavo di fare (\sidefootnote{…}), questo è stato anche uno dei motivi che mi ha spinto a pensare che potesse essere una scelta di stile valida, e quindi volevo provare ad implementarlo in uno stile alla Bringhurst.

          Nicola.

        • #117757
          OldClaudio
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            Nicola, confesso che avevo completamente dimenticato il comando \sidefootnote, forse proprio perché l’esempio riporato nella pagina 251 della documentazione di memoir, mi era parto tutt’altro che desiderabile.

            Ma se vuoi cimentarti con l’impaginazione di Bringhurst e le side foot notes di memoir, ci sarebbe la strada; quello che bisogna fare consiste nel configurare il layout della pagina con le stesse misure di classicthesis e bisogna configurare i titoli dei vari sezionamenti in modo da evitare la serie nera, ma usando solo il tondo, il corsivo e il maiuscoletto. memoir è completamente attrezzata per farlo, anche se devi mettere molte righe di codice nel preambolo; questa via sarebbe abbordabile; e lo fa anche bene. Se ti ci cimenti, imari i segreti di LaTeX molto meglio che cercando dei pacchetti rari e/o che nessuno (o pochissimi) di noi conosce.

            Tra le guide che ho scritto, c’è quella per scrivere in diverse lingue con {Xe|Lua}Latex dove ho voluto imitare lo stile de L’Arte, credo di esserci riuscito in parte; solo gli esempi di codice con il loro risultati accanto non sono riuscito a realizzarli con lstlistings, come hanno fatto gli autori de L’Arte; semplicemente perché lstlistings non è (o non era) compatibile con la codifica UTF-8. e io voleevo metterci dentro anche cose scritte in greco, russo, ebraico, arabo, cinese, giapponese, coreano, ecc. ecc. L’Arte con gli esempi di codice colorati è molto più bello, ma purtroppo non sono riuscito a trovare qualcosa di simile, ma compatibile con UTF-*; ci sarebbe stato il pacchetto tcolorbox, ma l’aspetto sarebbe stato molto diverso.

          • #117758
            OldClaudio
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              Ti ho confezionato un piccolo file zippato che puoi scaricare da questo link:

              https://www.dropbox.com/s/kfamn80fp8upagf/classeartelingue.zip?dl=0

              Contiene la classe di cui ti avevo parlato nel messaggio precedente, oltre a due loghi del guit, uno il solito rotondo ufficiale e l’altro quello lineare, perché mi pare che la classe ne faccia uso; casomai gettali. In realtà quello lineare lo uso spesso, in qualunque documento io scriva, perché è un logo e come tutti i loghi deve avere una forma standard, che non puoi ottenre tale e quale usando font diversi. Ma forse sono io che sbaglio a fissarmi con l’identà, del logo; in fondo anche i loghi di TeX e di LaTeX vengono ocmposti anche con font iversi dai Computer Modern.

              La classe, invece è sotto forma di file .dtx, Documented TeX file. Lo devi compilare con pdflatex, e poi disponi della classe, ma nel tuo caso penso che sia più interessante la documentazione.

              Infatti ci sono due sezioni di configurazione documentata del disegno della pagina e di scelta dei font eseguiti con le funzionalità interne di memoir; Il risultato lo vedi se hai scaricato ArteLingue dalla sezione Documentazione di questo forum. L’impaginazione è praticamante identica a quella de L’Arte, quindi scrreprt_classicthesis+arscalssica; ArteLingue è composta con memoir.

              puoi tranquillamente copiare il codice di configurazione della pagina, della scelta dei font, della creazione dei titoli delle varie sezioni, lasciando perdere tutte la cose specifiche del contenuto di ArtteLingue, e puoi aggiungere ranquillamente le impostazioni che preferisci di sidefootnote.

              Credo che senza scendere nei dettagli di come è costruita sidefootnote, questa sia la strada più semplice epr avere lo stile compositivo di ClassicThesis e le note a pacchetto di memoir.

            • #117759
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              Claudio, devo dire che sei stato davvero gentilissimo.
              Ieri notte avevo visto la tua prima risposta e devo dire che poi cercando sul forum ho visto un sacco di discussioni interessanti riguardo l’uso e l’elevata versatilità di memoir (con molte tue risposte tra l’altro) che, devo ammettere, sembra presentare delle potenzialità non indifferenti rispetto ad altre classi “più standard” (poi lascio commenti tecnici a qualcuno di più esperto perché chiaramente non possiedo gli strumenti per fare le adeguate valutazioni). Scusami se non ti ho risposto subito ma era già piuttosto tardi.

              Il file che mi hai preparato e le documentazioni presenti nel sito saranno sicuramente ottime guide per ottenere quanto richiesto. Direi che ora, con un po’ di studio, dovrei sicuramente riuscire ad ottenere quanto richiesto, e anche ad imparare qualche nuova e utile funzionalità del linguaggio.

              Ti ringrazio nuovamente per l’infinita pazienza e disponibilità!

              Nicola.

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