Normalizzazione accenti in edizioni moderne di testi del novecento

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  • #121855
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    Cari frequentatori di questo forum. Mi trovo a curare una raccolta di componimenti di un autore che spazia dal 1921 al 1961. Durante tutto questo arco di tempo, la norma tipografica e ortografica è cambiata. Le edizioni coeve riportano infatti l’accento grave laddove oggi si utilizza l’acuto (i monosillabi come “” che era stampato “” o “perché” stampato come “perchè” e via dicendo… Avrei scelto di uniformare, come ho visto fare da altri, gli accenti alla norma ortografica e tipografica corrente. Voi che ne pensate? È una edizione a stampa non diplomatica, perciò mi sembra di operare bene così facendo.

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    • #121856
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      Sono d’accordo. Tutt’al più, se è un’edizione in qualche modo scientifica che abbia già per suo conto una nota editoriale del curatore, si può menzionare la cosa en passant. Soltanto, se c’è un curatore e non sei tu, chiedi al curatore prima di procedere 🙂

    • #121857
      OldClaudio
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        Come ingegnere non sono qualificato ad esprimere giudizi in materie letterarie.
        Tuttavia conosco la norma UNI 6015 (1967). Segnaccento obbligatorio nell’ortografia della lingua
        italiana. Ente Italiano di Unificazione, Milano.
        è stata emanata nel 1967, quindi posteriore all’intervallo di tempo durante il quale sono state composte le opere di cui ti occupi.

        La norma rende OBBLIGATORIE le segenti accentazioni: à, è, é, ì, ò, ó, ù, ma consente di usare í, ú.

        Per un testo da stampre oggi, quindi non ci sono dubbi su come comportarsi con gli accenti. Quindi sono d’accordo con entrambi, anche sul consiglio di informare il lettore sull’aggiornamento dell’accwntazione ed eventualmente di informere l’eventuale curatore dei precedenti lavori.

        Mi domando se l’accntazione oggi considerata errata usata prima del ’67 era dovuta davvero a ignoranza di ciò che L’Accademia della Crusca diceva da secoli e la Treccani aveva adottato da decenni, oppure se era una necessità dovuta alla situazione delle macchine da scrivere di quei tempi.

        Ricordo due fatti:
        1) L’elogio funebre di mio nonno morto nel 1947, aveva gli accenti sbagliati, pur essendo stato composto in tipografia.
        2) mio padre disponeva di una macchina da scrivere degli anni ’30; se l’era fatta configurare con due tasti morti che tra minoscole e maiuscole permetteva di usare quattro diversi accenti: acuto, grave, dieresi, circonflesso che gli permettevano di inserire gli accenti giusti scrivendo anche in frncese e in tedesco. MA si era dovuto far personalizzare la tastiera che allora non era adatta a scrivere in lingue diverse dall’italiano, e faceva acqua anche per l’italiano. Tanto che ancora oggi le tastiere delle defunte macchine da scrivere, e quelle dei calcolatori rispondono alla norma ISO relativa alle tastiere, ma continua ad essere inadatta a scrivere in italiano, che non necessita della ç, probabilmente non necessta nellme dei segni ° e §, ma non permette di accentare le maiuscole; non sarebe difficile da fare, tanto che la tastiera Svizzera permette di scrivere correttamente in italino, in france, in tedesco e in romancio, le quatttro lingue ufficiali della Confederazione. 🙂 😯

      • #121858
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        può essere; tra l’altro le ristampe che si sono fatte di queste opere fino a qualche decennio fa erano null’altro che riprese anastatiche e quindi conservavano quell’accentazione per mera inerzia; dovendo ora accompagnarle con commento a piè di pagina, era l’occasione giusta per ammodernarla

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