giustificazione verticale in epoca anteriore al computer

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  • #122575
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    Salve a tutti, so già che per emulare la funzionalità di quark xpress e indesign, quella della “giustificazione verticale” del testo per riempire uniformemente la pagina, dovrò sudare sette camicie e intervenire a mano in molti punti, e vabbè, ma guardando certe vecchie edizioni di commedie come questa della Bietti, in un’epoca preminentemente tipografica (tipografia meccanica), mi chiedo come facessero. Avevano delle interlinee finissime che potevano aggiungere per far sì che l’ultimo rigo finisse sempre con la battuta del personaggio, evitando così che figurasse il nome del personaggio nella pagina e poi il testo della battuta nell’altra?


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    • #122576
      OldClaudio
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        Onestamente non mi sembra difficile replicare lo schema di quella foto, anche se occorrono molte scatole e molti \nobreak, né più ne meno come i comandi di sezionamento, tipo \section*, che non numerano la sezione, ma non staccano il titolo dalla prima riga di quanto segue; naturalmente ci vogliono comandi particolari per comporre il titolo delle \section* sia per mettere in maiuscoletto il nome dell’attore, sie per descrivere le azioni che dovrebbe fare nel pronunciare la sua battuta: battuta in carattere normale e azioni in \footnotesize, o in carattere ancora più piccolo; il tutto che comincia con un grande rientro, nella foto di circa 0.5\teztwidth. Ci vogliono anche enormi penalità per evirare righe orfane; ci vuole un bel \raggedbottom e un valore molto piccolo del margine inferiore, almeno per replicare il testo della foto.
        Ma senza provare a farlo direttamente, quanto ho scritto sopra sono solo idee con cui sperimentare.

      • #122577
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        OldClaudio” post=123169Onestamente non mi sembra difficile replicare lo schema di quella foto, anche se occorrono molte scatole e molti \nobreak, né più ne meno come i comandi di sezionamento, tipo \section*, che non numerano la sezione, ma non staccano il titolo dalla prima riga di quanto segue; naturalmente ci vogliono comandi particolari per comporre il titolo delle \section* sia per mettere in maiuscoletto il nome dell’attore, sie per descrivere le azioni che dovrebbe fare nel pronunciare la sua battuta: battuta in carattere normale e azioni in \footnotesize, o in carattere ancora più piccolo; il tutto che comincia con un grande rientro, nella foto di circa 0.5\teztwidth. Ci vogliono anche enormi penalità per evirare righe orfane; ci vuole un bel \raggedbottom e un valore molto piccolo del margine inferiore, almeno per replicare il testo della foto.
        Ma senza provare a farlo direttamente, quanto ho scritto sopra sono solo idee con cui sperimentare.

        infatti, perciò ho come la sensazione che fosse più “semplice” coi mezzi della tipografia meccanica (ci sono dei punti in cui si vede bene che lo scartamento è molto ridotto proprio per guadagnare abbastanza spazio verticale per far stare il nome del personaggio e la battuta su una medesima pagina). Guardandole in trasparenza, queste pagine, fra recto e verso, vedo anche che in fin dei conti le righe di testo (che ovviamente non possono essere perfettamente a registro) non sono poi sfalsate chissà quanto; e anche questo è un vanto del tipocompositore. Indesign, oltre alla giustificazione verticale automatica, che deve essere comunque ricontrollata manualmente, ha un plugin specifico che sottrae in automatico piccole porzioni di spazio verticale fra i paragrafi, in modo uniforme, ma io avendo abiurato windows, non posso valermene.

        Era anche un interesse storico il mio, nel vedere come gestivano certe cose prima dei programmi di dtp. Devo inventarmi anche qualcosa per numerare i versi, cosa non immediata dato che il doppi settenari frequentemente sono frazionati fra più personaggi, come

        `aranciata?
        Via!
        Latte!

        Che!
        Moscardello?
        Bene!`

        che vale per 1 martelliano:

        Aranciata? Via! Latte! — Che! Moscardello? Bene!

        e va contato solo quando si completa, ma anche questo mi spremerò le meningi per farlo e tornerò ad aggiornare la discussione una volta trovatone il modo. desso non l’ho sottomano, ma domani aggiornerò metendo una foto di un’edizione dell’Attilio Regolo del Metastasio dove il computo del numero dei versi (sono endecasillabi e settenari ma il principio del frazionamento del verso fra più personaggi è il medesimo), è fatto proprio come ho scritto sopra.

      • #122578
        OldClaudio
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          @malagigi
          , quando parli di Indesign, parli di un programma grafico che con l’aiuto del mouse fa fare al calcolatore quello che un tipografo del secolo scorso faceva a mano.
          I programmi del sistema TeX che usano il markup LaTeX non sono dei programmi grafici come Indesign o altri simili costosissimi programmi commerciali. Sono metodi di programmazione che non hanno nulla a che vedere con i metodi dei programmi grafici.
          Ma ci sono molti contributori di pacchetti al sistema TeX che hanno scritto programmi per agevolare gli utenti a fare cose che il semplice markup ideato da Lamport per usare (originariamente) i comandi nativi di TeX, magari di Plain TeX, non sarebbero capaci di fare. Inoltre oggi il LaTeX Project Team sta lavorando per estendere le funzionalità di LaTeX2e mediante un linguaggio intermedio che per ora si chiama LaTeX3, abbreviato con la sigla L3.
          L3 fa cose inimmaginabili, ma sempre nella logica in un linguaggio di markup, non nella logica di compositore->mouse-schermo->pdf, come Indesign.
          Il tuo problema di

          Aranciata? Via! Latte! — Che! Moscardello? Bene!

          con le battute scalate via via scalate verso destra, si può risolvere in diversi modi. A me viene in mente tabular con 6 colonne e 6 righe, con le righe successive contenenti all’inizio celle vuote; qualcosa come
          `
          \begin{tabular}{6*l}
          Aranciata!\\
          & Via! \\
          &&Latte!\\
          &&& — Che!\\
          &&&&Moscardello\\
          &&&&&Bene!
          \end{tabular}
          `Questa struttura è monolitica e non si spezza a fine pagina; ci sarebbe un altro ambiente, tabbing, da non confondere con il processo di tabbing che il LaTeX Project Team sta introducendo nei motori di composizione basati su LaTeX per renderli più facilmente compatibili con altri formati oltre al PDF. Io non lo uso mai, ma questo ambiente è descritto nel LaTeX Manual commentato, guida tematica che si trova nella sezione Documentazione di questo sito. Ricorda un po’ troppo quello che si faceva 50 anni fa con le macchine da scrivere meccaniche; io non lo uso mai, ma vlendo questi allineamenti eseguiti con tabbing possono svolgersi a cavallo di un fine pagina.
          Come vedi, con un po’ di fantasia creativa, anche LaTeX può fare cose incredibili.
          Tuttavia io ti sconsiglierei di replicare tale e quale ciò che veniva composto a mano prima ancora che venisse inventata la macchina Linotype, e tutto veniva fatto a mano.
          Tempo fa ho trovato fra le carte di famiglia l’elogio funebre scritto presso l’università di Bologna o lAccademia delle Scienza di quella città, dopo la morte di mio nonno. Quel libretto era l’unica copia rimasta fra noi discendenti, e ho voluto ricomporlo con LaTeX per produrne la versione PDF (stampabile a piacere) da distribuire fra noi tutti nipoti e pronipoti. Non ho cambiato una virgola nel testo, ma la versione LaTeX è risultata molto più bella e composta bene della versione originale.
          Pensaci bene prima di imbarcarti in una operazione difficile anche con Indesign.

        • #122579
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          altre soluzioni tipografiche più semplificate sarebbero queste (da una edizione delle tragedie di Alfieri, dei Fratelli Melita)

          dettaglio:

          Questo mi darebbe meno rogne. ad ogni modo, ho aperto la discussione anche per condividere l’ammirazione per l’artigianato tipografico di una volta.

        • #122580
          OldClaudio
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            Benissimo. Grazie

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