Ho sempre trovato le convezioni tipografiche dei testi umanistici parecchio bizzarre.
Concordo pienamente; lo scorso febbario stavo impazzendo per rispettare le convenzioni di una rivista accademica della mia facoltà.
Anche l’uso di ibidem spesso genera solo confusione; capita di trovarsi a leggere una nota a piè di pagina come ‘ibidem p. 54’ e dover tornare indietro di 3-4 pagine per capire a che testo ci si riferisce. Per fortuna biblatex permette di azzerare il ‘contatore di ibidem per ongni gruppo di facciate affiancate, così non bisogna girare pagina per identificare il testo citato. Credo che ibidem sia nato nei testi con note finali; lì, in effetti, non è difficile trovare le citazioni precedente (sono semplicemente sopra).
Il problema della preponderanza delle note in ambito umanistico esiste; credo che molti ne abusino; se fosse per me metterei le citazioni, almeno quelle dalle fonti primarie, tra parentesi nel corpo del teso, magari con un’abbreviazione. Tuttavia non bisogna dimenticare che i testi sono per un umanista quello che i dati numerici sono per uno scienziato: rimandare alla pagina precisa del testo citato è una necessità.
Va poi detto che, per fortuna, sempre più testi usano la semplice notazione americana autoore-anno; se avessi potuto l’avrei fatto anch’io 🙂
Ciao,
Davide