Re: numerazione note

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Pur concordando appieno sull’uso parsimonioso delle note a piè pagina, mi viene da pensare che il nostro giudizio sia pesantuccio nei confronti degli umanisti. Seondo me infatti sono le loro esigenze ad essere diverse. A parte i casi in cui le note a piè pagina sono il solo contributo dell’autore (come ad esempio i testi scolastici sulla Divina Commedia… ), ce ne sono altri in cui frequenti citazioni di uno o più testi forzano l’autore a piazzare una nota, per non spezzare il flusso del discorso.

Quando sono in fase di scrittura (su carta), io scrivo le note a piè pagina, attribuendo loro il significato di commento accessorio; quando poi scrivo il documento vero e proprio, cerco di integrare la nota nel testo, se posso, e ne faccio a meno. Però io scrivo documenti di carattere scientifico, e credo che per quelli umanistici questo giochetto possa essere molto difficile da applicare.

Il commento di Lorenzo su Odifreddi mi ha fatto tornare in mente un altro libro di divulgazione, “Chaos” di John Gleick. Le note alla fine del testo sono in realtà una bibliografia commentata (sono anche il motivo del successo del libro tra gli specialisti del settore), e spesso l’autore impiega una nota solo per il nome dello scienziato che ha detto una frase o fatto un commento nel testo principale.

Ma conosco esempi più estremi: nel caso del romanzo “Perceber” di Colombati, le note alla fine del libro mi costringevano ad usare due segnalibri 😀

Ciao

Daniele

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