Re: Definizione dell’operatore derivata

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Enrico, perdonami, ma non ti seguo:

Lascia perdere la vecchia definizione. Se la provi con differenziali di ordine superiore vedrai subito che l’esponente va troppo in alto.

L’uso di differenziali di ordine superiore non è da imputare al comando \deriv, non \diff, o mi sbaglio? Inoltre nell’articolo citato (pag. 46, colonna destra) c’è proprio un esempio di derivata seconda ottenuta con il comando \deriv
`a\deriv[2]{y}{x}+…` e a me non sembra sbagliata la posizione dell’esponente. Forse non ho capito quello che mi dicevi?

confronta le due formule
`\int\biggl(\frac{1}{x}+\frac{1}{1-x}\biggr)\diff x
\int\biggl(\frac{1}{x}+\frac{1}{1-x}\biggr)\mathrm{d} x`

(in un display, naturalmente) e scoprirai che nella prima c’è una spaziatura di troppo.

D’accordo, la tua pars destruens ha fatto breccia. La pars costruens? Non posso mica usare sempre \mathrm{d} e ricavarmi ogni volta gli spazi a mano?

Un consiglio: non usare \providecommand. Se per caso uno dei pacchetti che carichi definisse il comando \deriv, ti gratteresti la testa a lungo per capire dove stai sbagliando.

Grazie, lo terrò a mente.

E, come Catone tanto tempo fa diceva Ceterum censeo Carthaginem esse delendam alla fine di ogni suo discorso, io dico: Il simbolo d di differenziale non è un operatore.

Di fronte ai tuoi forbiti apoftegmata, io posso solo replicare con una più umile e modesta citazione (terra-terra, come si dice dalle mie parti) di quello che sento dire spesso da mio papà. Anche lui è d’accordo con te: lamenta sempre che in Italia ci siano leggi proprio ingiuste e il sistema fiscale sia altrettanto iniquo. Gli sento spesso dire: ti sembra giusto che debba pagare tante tasse per quello che guadagno? 😀

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