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lorenzo.pantieri.
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30 Maggio 2007 alle 13:23 #14817::
Se una nota a piè pagina continua nella pagina successiva, questo è un segnale di fallimento del progetto tipografico.
Così Robert Bringhurst, nel suo classico Gli elementi dello stile tipografico. Convinto di questo, ho modificato il preambolo del mio documento (che ha una ventina di note a piè pagina in tutto, la maggior parte di poche righe, un paio più lunghe -una ventina di righe), in questo modo:
`\documentclass[…]{scrreprt}\usepackage{classicthesis-ldpkg}
\usepackage[…]{classicthesis}
\usepackage[bottom]{footmisc}\raggedbottom
\interfootnotelinepenalty=10000
`
Noto però che ora LaTeX fa una gran fatica nel riempire le pagine correttamente: non potendo più spezzare le note su due pagine, ci sono pagine che non sono riempite uniformemente: date due pagine una di fianco all’altra, càpita che una delle due sia più “lunga” (nel senso verticale) di un paio di righe dell’altra, e l’effetto si nota benissimo ed è sgradevole.Ho provato a modificare un po’ il testo, ma ho visto che accorciando qualche capoverso di una riga (o anche due o tre) il problema si presenta lo stesso: esistono coppie di pagine non riempite uniformemente (chiaramente, non mi sto riferendo al caso delle ultime due pagine di un capitolo!).
Se elimino l’opzione
`\raggedbottom
`
le pagine vengono riempite uniformemente, ma i paragrafi delle pagine “incriminate” sono distaccati da spazi verticali bianchi esagerati: inaccettabile. Non ho mai visto LaTeX annaspare così. Avete idea di dove eventualmente sbaglio e quali soluzioni posso adottare?Non invio un documento minimale perché il problema si presenta due volte in un documento piuttosto lungo, ed è difficile riprodurlo.
Ciao e grazie,
L.
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AutoreRisposte
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30 Maggio 2007 alle 15:42 #14818::
Se una nota a piè pagina continua nella pagina successiva, questo è un segnale di fallimento del progetto tipografico.
Così Robert Bringhurst, nel suo classico Gli elementi dello stile tipografico. Convinto di questo, ho modificato il preambolo del mio documento (che ha una ventina di note a piè pagina in tutto, la maggior parte di poche righe, un paio più lunghe -una ventina di righe), in questo modo:
`\documentclass[…]{scrreprt}\usepackage{classicthesis-ldpkg}
\usepackage[…]{classicthesis}
\usepackage[bottom]{footmisc}\raggedbottom
\interfootnotelinepenalty=10000
`
Noto però che ora LaTeX fa una gran fatica nel riempire le pagine correttamente: non potendo più spezzare le note su due pagine, ci sono pagine che non sono riempite uniformemente: date due pagine una di fianco all’altra, càpita che una delle due sia più “lunga” (nel senso verticale) di un paio di righe dell’altra, e l’effetto si nota benissimo ed è sgradevole.Ho provato a modificare un po’ il testo, ma ho visto che accorciando qualche capoverso di una riga (o anche due o tre) il problema si presenta lo stesso: esistono coppie di pagine non riempite uniformemente (chiaramente, non mi sto riferendo al caso delle ultime due pagine di un capitolo!).
Se elimino l’opzione
`\raggedbottom
`
le pagine vengono riempite uniformemente, ma i paragrafi delle pagine “incriminate” sono distaccati da spazi verticali bianchi esagerati: inaccettabile. Non ho mai visto LaTeX annaspare così. Avete idea di dove eventualmente sbaglio e quali soluzioni posso adottare?Non invio un documento minimale perché il problema si presenta due volte in un documento piuttosto lungo, ed è difficile riprodurlo.
Proverei con \interfootnotelinepenalty=9999. Dare una penalità infinita non è una buona idea. E forse lascerei stare quel parametro, a meno che non sia proprio necessario lavorarci su in sede di revisione finale.
Anche un uso appropriato di \enlargethispage può aiutare, naturalmente agendo su entrambe le pagine affacciate.
Ciao
Enrico
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30 Maggio 2007 alle 16:19 #14819::
Proverei con \interfootnotelinepenalty=9999. Dare una penalità infinita non è una buona idea. E forse lascerei stare quel parametro, a meno che non sia proprio necessario lavorarci su in sede di revisione finale.
Grazie per la risposta, Enrico. Ponendo
`\interfootnotelinepenalty=9999`
la situazione migliora. Tuttavia, come dici, trovo che la soluzione migliore sia proprio lasciar stare questo parametro: in questo modo LaTeX sembra molto più a suo agio, nel riempire le pagine, e il risultato è davvero uniforme e gradevole.Effetto collaterale: ho due note spezzate in due pagine. Ma è davvero così grave, secondo te, che una nota a piè pagina sia spezzata in due pagine?
Ancora grazie,
Lorenzo
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30 Maggio 2007 alle 20:37 #14820::
Ponendo
`\interfootnotelinepenalty=9999`
la situazione migliora. Tuttavia, come dici, trovo che la soluzione migliore sia proprio lasciar stare questo parametro: in questo modo LaTeX sembra molto più a suo agio, nel riempire le pagine, e il risultato è davvero uniforme e gradevole.Effetto collaterale: ho due note spezzate in due pagine. Ma è davvero così grave, secondo te, che una nota a piè pagina sia spezzata in due pagine?
Se devi stampare un libro d’arte (nel senso ampio della parola), sì.
Quando hai la versione definitiva, puoi provare a vedere se, accorciando o allungando una coppia di pagine affiancate, il problema si risolve. Il comando \enlargethispage serve proprio a questo: i comandi
`\enlargethispage{-\baselineskip}
\enlargethispage{\baselineskip}`
rispettivamente accorciano o allungano di una riga la pagina in cui compaiono. Puoi provare anche con \looseness=1 per allungare di una riga un capoverso abbastanza esteso: va dato, per esempio, alla fine del capoverso, prima della riga vuota. È un parametro locale al capoverso in cui compare, quindi il suo effetto non si propaga.Con trucchi di questo genere, è possibile fare in modo che il richiamo alla nota spezzata vada un po’ più in alto o un po’ più giù, in modo da evitare questo inestetismo.
Se proprio non ce la fai, almeno che la seconda parte della nota sia sulla pagina affacciata, cioè non occorra girare pagina per leggerla.
Ciao
Enrico
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31 Maggio 2007 alle 6:44 #14821::
Se devi stampare un libro d’arte (nel senso ampio della parola), sì.
Con trucchi di questo genere, è possibile fare in modo che il richiamo alla nota spezzata vada un po’ più in alto o un po’ più giù, in modo da evitare questo inestetismo.
Se proprio non ce la fai, almeno che la seconda parte della nota sia sulla pagina affacciata, cioè non occorra girare pagina per leggerla.
Ciao Enrico, grazie per i tuoi suggerimenti, preziosissimi come sepre. Alla fine ho optato per non intervenire sul paramentro interfootnotelinepenalty (LaTeX mi sembrava davvero in difficoltà con quella soluzione), modificando leggermente qualche frase dei paragrafi “problematici” (sono in fase di revisione finale dello scritto). Il risultato è che ora non ho più alcuna nota su due pagine!
È un lavoro (un po’) certosino, e LaTeX riserva addirituttura più “sorprese” di Word (spero che nessuno si offenda…): mi è capitato -giuro- di elimiare qualche parola e di avere che il paragrafo risultante fosse addirittura più lungo (l’avevo sentito dire da Mittelbach sull’ultimo numero di ArsTeXnica, e non ci volevo credere).
Anche le note a margine danno qualche problema: penso che siano carine (“danno vitalità alla pagina”, dice Brighhurst) e anche utili, ma quando si fanno delle modifiche (anche piccole) al documento, rischiano di andare fuori dal bordo veriticale della pagina, e sono necessari opportuni aggiustamenti, stressanti come quelli di un software WYSIWYG.
Insomma, un documento del tutto “elastico”, nel quale non debba essere fatto alcun aggiustmento in sede di revisione finale, è forse un “concetto asintotico”, al quale avvicinarsi il più possibile (con LaTeX), ma impossibile da raggiungere al 100%…
Grazie ancora,
Lorenzo
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31 Maggio 2007 alle 7:26 #14822::
Se devi stampare un libro d’arte (nel senso ampio della parola), sì.
Con trucchi di questo genere, è possibile fare in modo che il richiamo alla nota spezzata vada un po’ più in alto o un po’ più giù, in modo da evitare questo inestetismo.
Se proprio non ce la fai, almeno che la seconda parte della nota sia sulla pagina affacciata, cioè non occorra girare pagina per leggerla.
Ciao Enrico, grazie per i tuoi suggerimenti, preziosissimi come sepre. Alla fine ho optato per non intervenire sul paramentro interfootnotelinepenalty (LaTeX mi sembrava davvero in difficoltà con quella soluzione), modificando leggermente qualche frase dei paragrafi “problematici” (sono in fase di revisione finale dello scritto). Il risultato è che ora non ho più alcuna nota su due pagine!
La revisione è la parte più difficile, ma anche più affascinante. Risolvere grandi problemi di impaginazione con piccole modifiche è un’arte complicata, che però dà soddisfazioni.
È un lavoro (un po’) certosino, e LaTeX riserva addirittura più “sorprese” di Word (spero che nessuno si offenda…): mi è capitato -giuro- di eliminare qualche parola e di avere che il paragrafo risultante fosse addirittura più lungo (l’avevo sentito dire da Mittelbach sull’ultimo numero di ArsTeXnica, e non ci volevo credere).
L’algoritmo di composizione dei capoversi è una meraviglia e permette grandi libertà purché si scrivano capoversi abbastanza lunghi.
Anche le note a margine danno qualche problema: penso che siano carine (“danno vitalità alla pagina”, dice Brighhurst) e anche utili, ma quando si fanno delle modifiche (anche piccole) al documento, rischiano di andare fuori dal bordo veriticale della pagina, e sono necessari opportuni aggiustamenti, stressanti come quelli di un software WYSIWYG.
Le note a margine sono, in certi libri, molto belle. Ma è ovvio che sono complicate da gestire: poco spazio per la giustificazione, problemi con la disposizione sulla pagina, …
Insomma, un documento del tutto “elastico”, nel quale non debba essere fatto alcun aggiustmento in sede di revisione finale, è forse un “concetto asintotico”, al quale avvicinarsi il più possibile (con LaTeX), ma impossibile da raggiungere al 100%…
Nessun software può, al momento attuale, evitare di lavorare sulla forma definitiva, se si desidera un prodotto finale di alta qualità. Il computer non ha gusto, fa solo ciò per cui è programmato: e le variabili, in tipografia, sono troppe e troppo varie perché si possa tener conto di tutte con un programma. Se guardi in giro per le librerie, ti accorgi facilmente di come la maggior parte dei libri stampati al giorno d’oggi sia di qualità infima per quanto riguarda la tipografia.
Ma stiamo andando OT.
Ciao
Enrico
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15 Giugno 2007 alle 17:25 #14823::
L’algoritmo di composizione dei capoversi è una meraviglia e permette grandi libertà purché si scrivano capoversi abbastanza lunghi.
Nessun software può, al momento attuale, evitare di lavorare sulla forma definitiva, se si desidera un prodotto finale di alta qualità. Il computer non ha gusto, fa solo ciò per cui è programmato: e le variabili, in tipografia, sono troppe e troppo varie perché si possa tener conto di tutte con un programma.
Ciao a tutt. Vorrei riprendere questa discussione per comunicarvi un (mio) “disagio”.
Dopo le parole di Enrico, alla fine ho optato per non intervenire sul parametro \interfootnotelinepenalt, attivando invece l’opzione \raggedbottom (trovo che la spaziatura extra che LaTeX, di default, a volte aggiunge per riempire uniformemente le pagine sia davvero sgradevole: per inciso, non ricordo di aver mai visto un libro stampato con questa caratteristica).
Le note a piè pagina del mio libro sono relativamente poche e per lo più brevi. Aggiustando qualche periodo qua e là, sono riuscito a far sì che nessuna di esse venga spezzata su più pagine.
Il “prezzo”, però, è che le pagine non sono tutte “alte uguali”. La differenza, a volte, è davvero enorme. Guardate per esempio (in modalità libro, con le pagine affiancate) le pagine 32-33 di questo libro. In basso, la differenza “di altezza” tra le due pagine affiancate è evidentissima, e IMHO sgradevole.
Le ho provate tutte, ma neanche aggiungengo o togliendo una o due righe nella prima o nella seconda delle due pagine incriminate la differenza si riduce.
Beh, mi si dirà: ma è quello che fa l’opzione \raggedbottom! Eppure, anche deselezionando quell’opzione, la situazione non migliora (per chi volesse toccare con mano, sul mio sito ci sono tutti i sorgenti del lavoro: http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX.html ).
Da che cosa dipende questo comportamento asimmetrico? Da LaTeX? Dai font usati? Dallo stile ClassicThesis? Dal fatto che scrivo paragrafi troppo corti? O sono io ad essere semplicemente troppo esigente/perfezionista?
Sinceramente, mi aspettavo che LaTeX facesse di meglio, proprio nell’inserimento delle righe (e non magari aggiungendo biecamente spazi extra tra paragrafi -cosa che peraltro in questo caso non succede), per avere un “comportamento simmetrico” tra le pagine affiancate.
Esiste un modo per rimediare, che non sia eliminare una delle due note o trasferire il contenuto di una nota nel corpo del testo (visto che, così, si interromperebbe il filo del discorso)?
Grazie,
L.
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15 Giugno 2007 alle 19:47 #14824::
L’algoritmo di composizione dei capoversi è una meraviglia e permette grandi libertà purché si scrivano capoversi abbastanza lunghi.
Nessun software può, al momento attuale, evitare di lavorare sulla forma definitiva, se si desidera un prodotto finale di alta qualità. Il computer non ha gusto, fa solo ciò per cui è programmato: e le variabili, in tipografia, sono troppe e troppo varie perché si possa tener conto di tutte con un programma.
Ciao a tutti. Vorrei riprendere questa discussione per comunicarvi un (mio) “disagio”.
Dopo le parole di Enrico, alla fine ho optato per non intervenire sul parametro \interfootnotelinepenalt, attivando invece l’opzione \raggedbottom (trovo che la spaziatura extra che LaTeX, di default, a volte aggiunge per riempire uniformemente le pagine sia davvero sgradevole: per inciso, non ricordo di aver mai visto un libro stampato con questa caratteristica).
Le note a piè pagina del mio libro sono relativamente poche e per lo più brevi. Aggiustando qualche periodo qua e là, sono riuscito a far sì che nessuna di esse venga spezzata su più pagine.
Il “prezzo”, però, è che le pagine non sono tutte “alte uguali”. La differenza, a volte, è davvero enorme. Guardate per esempio (in modalità libro, con le pagine affiancate) le pagine 32-33 di questo libro. In basso, la differenza “di altezza” tra le due pagine affiancate è evidentissima, e IMHO sgradevole.
Le ho provate tutte, ma neanche aggiungengo o togliendo una o due righe nella prima o nella seconda delle due pagine incriminate la differenza si riduce.
Beh, mi si dirà: ma è quello che fa l’opzione \raggedbottom! Eppure, anche deselezionando quell’opzione, la situazione non migliora (per chi volesse toccare con mano, sul mio sito ci sono tutti i sorgenti del lavoro: http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX.html ).
Da che cosa dipende questo comportamento asimmetrico? Da LaTeX? Dai font usati? Dallo stile ClassicThesis? Dal fatto che scrivo paragrafi troppo corti? O sono io ad essere semplicemente troppo esigente/perfezionista?
Sinceramente, mi aspettavo che LaTeX facesse di meglio, proprio nell’inserimento delle righe (e non magari aggiungendo biecamente spazi extra tra paragrafi -cosa che peraltro in questo caso non succede), per avere un “comportamento simmetrico” tra le pagine affiancate.
Esiste un modo per rimediare, che non sia eliminare una delle due note o trasferire il contenuto di una nota nel corpo del testo (visto che, così, si interromperebbe il filo del discorso)?
Dipende solo dal fatto che termini la nota con una formula fuori corpo. Se aggiungi anche solo una parola dopo \end{equation*} nella nota, le due pagine ridiventano pari. Puoi risolvere questo problema in altro modo scrivendo \enlargethispage{-\belowdisplayskip} prima di cominciare la sezione che segue.
È inevitabile dover fare questo tipo di aggiustamenti in casi particolari, se si vuole curare fino in fondo l’aspetto tipografico.
Usare \raggedbottom è, da questo punto di vista, del tutto inutile, perché bigfoot lo ignora nel posizionare le note. Non userei \raggedbottom in presenza di note al piede nemmeno sotto tortura. 🙂
Accade la stessa cosa alle pagine 50-51, non per via della nota; alle 62-63 c’è uno squilibrio perché la pagina pari termina con una lista. Non mi pare di vedere altre coppie di pagine squilibrate. Può darsi che dipenda dalla classe scrrprt, ma sinceramente non ho voglia di indagare a fondo. 🙂
Ciao
Enrico
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16 Giugno 2007 alle 12:47 #14825::
Dipende solo dal fatto che termini la nota con una formula fuori corpo. Se aggiungi anche solo una parola dopo \end{equation*} nella nota, le due pagine ridiventano pari.
Innanzitutto ti ringrazio per il tuo impagabile aiuto, Enrico.
Il problema era proprio quello: è stato sufficiente riformulare la nota da
`È interessante osservare che la stessa funzione di Dirichlet può essere definita analiticamente, poiché, come G.~Peano e R.~Baire hanno dimostrato, essa è rappresentabile mediante l'espressione
\begin{equation*}
f(x)=\lim_{m\to+\infty}\lim_{n\to+\infty}\cos(m!\pi x)^n=
\begin{cases}
1, & \text{se $x\in\Q$,}\\
0, & \text{altrimenti.}
\end{cases}
\end{equation*}
`
a
`È interessante osservare che la stessa funzione di Dirichlet può essere definita analiticamente, poiché essa è rappresentabile mediante l'espressione
\begin{equation*}
f(x)=\lim_{m\to+\infty}\lim_{n\to+\infty}\cos(m!\pi x)^n=
\begin{cases}
1, & \text{se $x\in\Q$,}\\
0, & \text{altrimenti,}
\end{cases}
\end{equation*}
come G.~Peano e R.~Baire hanno dimostrato.`
per risolvere il problema.Usare \raggedbottom è, da questo punto di vista, del tutto inutile, perché bigfoot lo ignora nel posizionare le note. Non userei \raggedbottom in presenza di note al piede nemmeno sotto tortura.
Tolto \raggedbottom!
Accade la stessa cosa alle pagine 50-51, non per via della nota; alle 62-63 c’è uno squilibrio perché la pagina pari termina con una lista. Non mi pare di vedere altre coppie di pagine squilibrate.
Riformulando qualche periodo, credo di aver risolto.
È inevitabile dover fare questo tipo di aggiustamenti in casi particolari, se si vuole curare fino in fondo l’aspetto tipografico.
Permettimi, a questo proprosito, di allargare il discorso con una piccola digressione. Ci sono aspetti dove LaTeX è perfetto e fa tutto da solo (senza che vi sia il bisogno di operare alcun “aggiustamento”), come la gestione degli “oggetti numerati” (siano essi paragrafi, teoremi, equazioni, …), delle immagini (che pure sono oggetto di tanti dubbi da parte dei principianti), dei riferimenti incrociati e della bibliografia. Altri aspetti invece richiedono gli aggiustamenti di cui parli: le note a piè pagina (per evitare che vengano spezzate in due pagine), il “bilanciamento” tra le pagine affiancate (affinché siano “alte uguali”), l’indice analitico (per evitare che una colonna termini con l’inizale delle rispettive voci, o con una voce che a sua volta comprende delle sottovoci).
La cosa snervante, naturalmente, è che intervenire su uno di questi aspetti può influire negativamente sugli altri, per cui può succedere -per esempio- di riformulare un periodo per correggere un problema di bilanciamento delle pagine, creando come effetto collaterale che una nota che prima era su un’unica pagina ora viene inopinatamente spezzata. 🙁
Tutti i problemi tipici di Word, per intenderci. 👿
Comunque siamo d’accordo: LaTeX è uno strumento eccezionale, ma fare degli aggiustamenti manuali in sede di revisione finale è inevitabile, se si vuole ottenere un risultato “d’arte”.
Ancora grazie,
L.
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16 Giugno 2007 alle 13:04 #14826::
Permettimi, a questo proposito, di allargare il discorso con una piccola digressione. Ci sono aspetti dove LaTeX è perfetto e fa tutto da solo (senza che vi sia il bisogno di operare alcun “aggiustamento”), come la gestione degli “oggetti numerati” (siano essi paragrafi, teoremi, equazioni, …), delle immagini (che pure sono oggetto di tanti dubbi da parte dei principianti), dei riferimenti incrociati e della bibliografia. Altri aspetti invece richiedono gli aggiustamenti di cui parli: le note a piè pagina (per evitare che vengano spezzate in due pagine), il “bilanciamento” tra le pagine affiancate (affinché siano “alte uguali”), l’indice analitico (per evitare che una colonna termini con l’inizale delle rispettive voci, o con una voce che a sua volta comprende delle sottovoci).
La cosa snervante, naturalmente, è che intervenire su uno di questi aspetti può influire negativamente sugli altri, per cui può succedere -per esempio- di riformulare un periodo per correggere un problema di bilanciamento delle pagine, creando come effetto collaterale che una nota che prima era su un’unica pagina ora viene inopinatamente spezzata. 🙁
Tutti i problemi tipici di Word, per intenderci. 👿
Comunque siamo d’accordo: LaTeX è uno strumento eccezionale, ma fare degli aggiustamenti manuali in sede di revisione finale è inevitabile, se si vuole ottenere un risultato “d’arte”.
Vedo che continui a ignorare \enlargethispage. 👿 😀
L’uso di questo fondamentale attrezzo, insieme a \looseness, permette cose che sembrerebbero impossibili altrimenti. Ovviamente \enlargethispage è da sconsigliare se si stampa su carta di bassa grammatura, perché l’aggiustamento si vedrebbe in trasparenza sfogliando il volume. Su carta di buona qualità il problema non si pone: l’importante è che non si vedano disparità sulla coppia di pagine affiancate. Una riga in più o in meno rispetto al normale non dà nell’occhio.
La differenza rispetto ai comuni “word processors” è che non hai bisogno di perdere tempo in cose inutili, come controllare il testo capoverso per capoverso, basta solo curare l’aspetto finale delle pagine. I capoversi, esclusi i casi di “overfull” e “underfull” segnalati, sono di solito ben strutturati e basta un colpo d’occhio per distinguere i “fiumi” più evidenti sui quali agire.
Ciao
Enrico
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16 Giugno 2007 alle 16:34 #14827::
Vedo che continui a ignorare \enlargethispage. 👿 😀
L’uso di questo fondamentale attrezzo, insieme a \looseness, permette cose che sembrerebbero impossibili altrimenti. Ovviamente \enlargethispage è da sconsigliare se si stampa su carta di bassa grammatura, perché l’aggiustamento si vedrebbe in trasparenza sfogliando il volume. Su carta di buona qualità il problema non si pone: l’importante è che non si vedano disparità sulla coppia di pagine affiancate. Una riga in più o in meno rispetto al normale non dà nell’occhio.
Eh, pens(av)o che, per risolvere un problema d’impaginazione, la leggera modifica di un periodo sia preferibile all’intervento su \enlargethispage o \looseness: così non si obbliga LaTeX “a fare una cosa che di suo non farebbe” e si evita il rischio di dimenticare quei comandi se si fanno successive modifiche…
In ogni caso, la tua spiegazione è impeccabile, Enrico. In futuro, terrò senz’altro presenti quei comandi!
Grazie di tutto,
L.
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