Re: Difficoltà con interfootnotelinepenalty e raggedbottom

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Se devi stampare un libro d’arte (nel senso ampio della parola), sì.

Con trucchi di questo genere, è possibile fare in modo che il richiamo alla nota spezzata vada un po’ più in alto o un po’ più giù, in modo da evitare questo inestetismo.

Se proprio non ce la fai, almeno che la seconda parte della nota sia sulla pagina affacciata, cioè non occorra girare pagina per leggerla.

Ciao Enrico, grazie per i tuoi suggerimenti, preziosissimi come sepre. Alla fine ho optato per non intervenire sul paramentro interfootnotelinepenalty (LaTeX mi sembrava davvero in difficoltà con quella soluzione), modificando leggermente qualche frase dei paragrafi “problematici” (sono in fase di revisione finale dello scritto). Il risultato è che ora non ho più alcuna nota su due pagine!

La revisione è la parte più difficile, ma anche più affascinante. Risolvere grandi problemi di impaginazione con piccole modifiche è un’arte complicata, che però dà soddisfazioni.

È un lavoro (un po’) certosino, e LaTeX riserva addirittura più “sorprese” di Word (spero che nessuno si offenda…): mi è capitato -giuro- di eliminare qualche parola e di avere che il paragrafo risultante fosse addirittura più lungo (l’avevo sentito dire da Mittelbach sull’ultimo numero di ArsTeXnica, e non ci volevo credere).

L’algoritmo di composizione dei capoversi è una meraviglia e permette grandi libertà purché si scrivano capoversi abbastanza lunghi.

Anche le note a margine danno qualche problema: penso che siano carine (“danno vitalità alla pagina”, dice Brighhurst) e anche utili, ma quando si fanno delle modifiche (anche piccole) al documento, rischiano di andare fuori dal bordo veriticale della pagina, e sono necessari opportuni aggiustamenti, stressanti come quelli di un software WYSIWYG.

Le note a margine sono, in certi libri, molto belle. Ma è ovvio che sono complicate da gestire: poco spazio per la giustificazione, problemi con la disposizione sulla pagina, …

Insomma, un documento del tutto “elastico”, nel quale non debba essere fatto alcun aggiustmento in sede di revisione finale, è forse un “concetto asintotico”, al quale avvicinarsi il più possibile (con LaTeX), ma impossibile da raggiungere al 100%…

Nessun software può, al momento attuale, evitare di lavorare sulla forma definitiva, se si desidera un prodotto finale di alta qualità. Il computer non ha gusto, fa solo ciò per cui è programmato: e le variabili, in tipografia, sono troppe e troppo varie perché si possa tener conto di tutte con un programma. Se guardi in giro per le librerie, ti accorgi facilmente di come la maggior parte dei libri stampati al giorno d’oggi sia di qualità infima per quanto riguarda la tipografia.

Ma stiamo andando OT.

Ciao
Enrico

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