- Questo topic ha 17 risposte, 6 partecipanti ed è stato aggiornato l'ultima volta 18 anni, 7 mesi fa da
lorenzo.pantieri.
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CreatoreTopic
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23 Gennaio 2008 alle 7:38 #21030::
Ciao a tutti, ho un paragrafo strutturato così:
`\section{Cucina}
\label{sec:cucina}
…
\subsection{Pizza}
…
\subsection{Birra}
\label{subsec:birra}`
Nel proseguimento, supponiamo che mi interessi citare il sotto-paragrafo in cui si parla della birra. Che cosa faccio?
`Circa la birra, vedi il sotto-paragrafo~\vref{subsec:birra}`
non è che magari è troppo lungo e pignolo?
`Circa la birra, vedi il paragrafo~\vref{sec:cucina}`
non è che magari è troppo generico?E se dovessi citare un sotto-sotto-paragrafo?
`\subsection{Birra}
\label{subsec:birra}
..
\subsubsection{Heineken}
\label{subsubsec:heineken}
`
`Circa l'Heineken, vedi il sotto-sotto-paragafo~\vref{subsubsec:heineken}`
?Un’altra domanda, strettamente connessa con la precedente. Il simbolo di
`\S`
indica solo un paragrafo (e non un sotto-paragrafo), vero? Per indicare un sotto-paragrafo che si si fa: si usa \S\S?Grazie antiipate,
L.
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CreatoreTopic
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AutoreRisposte
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23 Gennaio 2008 alle 9:39 #21031::
Ciao a tutti, ho un paragrafo strutturato così:
`\section{Cucina}
\label{sec:cucina}
…
\subsection{Pizza}
…
\subsection{Birra}
\label{subsec:birra}`
Nel proseguimento, supponiamo che mi interessi citare il sotto-paragrafo in cui si parla della birra. Che cosa faccio?
`Circa la birra, vedi il sotto-paragrafo~\vref{subsec:birra}`
non è che magari è troppo lungo e pignolo?
`Circa la birra, vedi il paragrafo~\vref{sec:cucina}`
non è che magari è troppo generico?E se dovessi citare un sotto-sotto-paragrafo?
`\subsection{Birra}
\label{subsec:birra}
..
\subsubsection{Heineken}
\label{subsubsec:heineken}
`
`Circa l'Heineken, vedi il sotto-sotto-paragafo~\vref{subsubsec:heineken}`
?Un’altra domanda, strettamente connessa con la precedente. Il simbolo di
`\S`
indica solo un paragrafo (e non un sotto-paragrafo), vero? Per indicare un sotto-paragrafo che si si fa: si usa \S\S?Qui, più che di tipografia, si sta parlando di stile di scrittura. Mi sembra evidente che la parola (?) “sottoparagrafo” non ha diritto di cittadinanza in qualsiasi scritto che intenda essere piacevole. Se proprio vuoi essere così dettagliato nei riferimenti, basta il numero.
Il simbolo § non lo userei in un mio scritto nemmeno sotto tortura (al massimo per fare esempi, come qui :)). Escludo che il raddoppiamento possa significare una suddivisione più fine.
Ciao
Enrico
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23 Gennaio 2008 alle 9:49 #21032
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23 Gennaio 2008 alle 10:33 #21033::
`\section{Cucina}
\label{sec:cucina}
…
\subsection{Pizza}
…
\subsection{Birra}
\label{subsec:birra}
`
Se ho ben capito Enrico, dunque lasceresti il riferimento al solo paragrafo
`Circa la birra, vedi il paragrafo~\vref{sec:cucina}.
`
e lasceresti al lettore il compito di sfogliare eventualmente una pagina per andare a trovarsi il… sotto-paragrafo giusto.Oppure non è meglio
`Circa la birra, vedi il paragrafo~\vref{subsec:birra}.`
È un po’ improprio, perché si tratta di un sotto-paragrafo e non di un paragrafo (la distinzione è importante: è una guida!), ma il riferimento è più comodo e non obbliga il lettore a cercarsi la pagina giusta.Oppure qualcosa di ancora diverso:
`Circa la birra, vedi il paragrafo~\ref{sec:cucina} a pagina~\pageref{subsec:birra}.
`Perdona(te)mi, oggi la mia vena ossessiva la sfogo così. 👿
Grazie mille,
L.
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23 Gennaio 2008 alle 10:47 #21034::
Qui, più che di tipografia, si sta parlando di stile di scrittura. Mi sembra evidente che la parola (?) “sottoparagrafo” non ha diritto di cittadinanza in qualsiasi scritto che intenda essere piacevole. Se proprio vuoi essere così dettagliato nei riferimenti, basta il numero.
Se ho ben capito, dunque lasceresti il riferimento al solo paragrafo
`Circa la birra, vedi il paragrafo~\vref{sec:cucina}.
`
e lasceresti al lettore il compito di sfogliare eventualmente una pagina per andare a trovarsi il… sotto-paragrafo giusto.Dico bene?
Scusami, che sia un po’ ottuso, ormai lo sai! 😉
Dici bene. Anche se io, personalmente, non userei nemmeno “paragrafo”.
Ciao
Enrico
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23 Gennaio 2008 alle 10:49 #21035
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23 Gennaio 2008 alle 10:50 #21036
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23 Gennaio 2008 alle 17:19 #21037
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25 Gennaio 2008 alle 19:53 #21038::
Giusto per dire la mia da buon ultimo: io userei sempre “paragrafo”, che è sicuramente corretto, lasciando che la numerazione automatica (3.2) specifichi che si tratta di una subsection. Sezione è un anglicismo, ma credo ammissibile, si tratta di gusti. Idem credo per \S, che è standard in certe (vecchie) pubblicazioni (umanistiche). Ma sicuramente \S\S non indica la subsection, perché indica il plurale (paragrafi).Ciao,
g
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25 Gennaio 2008 alle 20:59 #21039::
Giusto per dire la mia da buon ultimo: io userei sempre “paragrafo”, che è sicuramente corretto, lasciando che la numerazione automatica (3.2) specifichi che si tratta di una subsection. Sezione è un anglicismo, ma credo ammissibile, si tratta di gusti.
Interessante l’idea di usare la parola “paragrafo” anche per denotare (quello che in realtà è) un “sotto-paragrafo”. In questo modo si ha un riferimento più preciso e il lettore viene portato direttamente alla pagina giusta, e il leggero abuso di linguaggio penso sia del tutto accettabile. Mi sa che farò così.
“Sezione” è un anglismo, e nel mio lavoro cerco di evitarli il più possibile, perché non mi piacciono molto: è certo questione di gusti!
Grazie mille, Gus ed Enrico.
L.
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25 Gennaio 2008 alle 23:08 #21040::
Interessante l’idea di usare la parola “paragrafo” anche per denotare (quello che in realtà è) un “sotto-paragrafo”. In questo modo si ha un riferimento più preciso e il lettore viene portato direttamente alla pagina giusta, e il leggero abuso di linguaggio penso sia del tutto accettabile. Mi sa che farò così.
Giusto per chiarezza: “paragrafo” è un termine comune: una section, una subsection e una subsubsection sono tutti paragrafi, come un nipote, un figlio e un padre sono tutti uomini. Usare termini più precisi è una questione a volte di gusti, a volte di contesti: ma con la numerazione il problema è risolto.
Ciao,
g
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26 Gennaio 2008 alle 1:08 #21041::
Interessante l’idea di usare la parola “paragrafo” anche per denotare (quello che in realtà è) un “sotto-paragrafo”. In questo modo si ha un riferimento più preciso e il lettore viene portato direttamente alla pagina giusta, e il leggero abuso di linguaggio penso sia del tutto accettabile. Mi sa che farò così.
Giusto per chiarezza: “paragrafo” è un termine comune: una section, una subsection e una subsubsection sono tutti paragrafi, come un nipote, un figlio e un padre sono tutti uomini. Usare termini più precisi è una questione a volte di gusti, a volte di contesti: ma con la numerazione il problema è risolto.
Ciao,
g
Condivido quanto detto: è ormai la mia scelta definitiva da un po’ di tempo, quella di Gus e Lorenzo. Aggiungo che si tratta di una consuetudine spesso utilizzata in libri “di pregio”.
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26 Gennaio 2008 alle 5:14 #21042::
Giusto per chiarezza: “paragrafo” è un termine comune: una section, una subsection e una subsubsection sono tutti paragrafi, come un nipote, un figlio e un padre sono tutti uomini. Usare termini più precisi è una questione a volte di gusti, a volte di contesti: ma con la numerazione il problema è risolto.
Il fatto è che il termine “paragrafo” viene così ad assumere due significati:
1. in senso stretto: l’unità di testo che si ottiene con il comando \section;
2. in senso lato: indifferentemente una delle unità che si ottiene con \section, \subsection e \subsubsection.
Questa è sicuramente un’ambiguità.Un’altra ambiguità che c’è nel mio lavoro è con il termine LaTeX, che indica.
1. in senso stretto: il programma che genera dvi e vuole immagini in formato eps;
2. in senso lato: indifferentemente LaTeX e pdfLaTeX (ovvero a volte con LaTeX si indica anche pdfLaTeX).È un’altra ambiguità, e il principiante deve farci (molta) attenzione. Tempo fa, avevo una gran voglia di stabilire l’equazione LaTeX = pdfLaTeX e di consigliare di considerare LaTeX (nel senso 1) un retaggio del passato, ma visto che -ahimè- ci sono pacchetti e funzioni che si possono usare solo con LaTeX e non con pdfLaTeX, non penso sia il caso. Purtroppo. Perché avere due varianti incompatibili di un medesimo programma mi sembra abbastanza assurdo, e, fra l’altro, ciò è fonte di gran confusione presso i neofiti (vedi le domande ricorrenti sul forum circa i formati di immagini).
La terza ambiguità è il termine WYSIWYG, che può indicare due concetti diversi:
1. Quello che appare a video è uguale a quello che appare a stampa (in questo caso, LaTeX è WYSIWYG):
2. Si può direttamente modificare a video un testo già composto (in questo caso, LaTeX non è WYSIWYG).In generale, le ambiguità tendo il più possibile ad evitarle.
Nel caso in questione, grazie anche al consiglio di Jhetfield, qui farò come dice Gus.
Grazie mille e scusate lo sproloquio.
Ciao,
L.
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26 Gennaio 2008 alle 12:37 #21043::
La terza ambiguità è il termine WYSIWYG, che può indicare due concetti diversi:
1. Quello che appare a video è uguale a quello che appare a stampa (in questo caso, LaTeX è WYSIWYG):
2. Si può direttamente modificare a video un testo già composto (in questo caso, LaTeX non è WYSIWYG).Attenzione il termine WYSISWYG indica tutti i programmi che mostrano i cambiamenti i tempo reale senza dover interpretare, compilare il file. Latex quindi non è WYSIWYG.
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26 Gennaio 2008 alle 13:12 #21044
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26 Gennaio 2008 alle 20:09 #21045::
Attenzione il termine WYSISWYG indica tutti i programmi che mostrano i cambiamenti i tempo reale senza dover interpretare, compilare il file. Latex quindi non è WYSIWYG.
Ehi, io sto attentissimo! Però… guarda un po’ questa pagina del sito del GuIT: http://www.guit.sssup.it/latex/panoramica.php
😉
Guarda anche qui: http://it.wikipedia.org/wiki/WYSIWYG
Ciao,
L.
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26 Gennaio 2008 alle 21:22 #21046::
Attenzione il termine WYSISWYG indica tutti i programmi che mostrano i cambiamenti i tempo reale senza dover interpretare, compilare il file. Latex quindi non è WYSIWYG.
Ehi, io sto attentissimo! Però… guarda un po’ questa pagina del sito del GuIT: http://www.guit.sssup.it/latex/panoramica.php
😉
Guarda anche qui: http://it.wikipedia.org/wiki/WYSIWYG
Domandarsi se un programma è veramente WYSIWYG è un esercizio inutile. Secondo i “canoni”, TeX non lo è, perché richiede un passaggio in più per ottenere la divisione in righe e pagine del testo inserito e la scelta di caratteri e spaziature. Il PDF (o dvi) che si ottiene non è diverso dal PDF che si ha “stampando su PDF” il risultato di qualsiasi programma, a livello concettuale.
Il problema è: esistono programmi WYSIWYG? La risposta è sì, ma non possono chiamarsi tali Word, OpenOffice.org o simili. È esperienza comunissima che in molti casi la stampa è nettamente diversa da ciò che si vede sullo schermo. Il motivo è ovvio: lo schermo, nella migliore delle ipotesi, ha una risoluzione inferiore ai 100 dpi (40 pixel per centimetro). Teniamo conto che un font a corpo 10 può avere una larghezza media dei caratteri di 5 punti, in un pollice ci stanno anche 15 caratteri; facciamo 10, significa lasciare 10 pixel in orizzontale per ciascun carattere. Che questo permetta di vedere con esattezza ciò che si otterrà è illusorio.
Si può ottenere una decente precisione visiva solo ingrandendo almeno di tre volte il proprio scritto, simulando una risoluzione di 300 dpi, ma su quale schermo si può vedere una pagina intera ingrandita tre volte? Vorrebbe dire almeno 90 cm di altezza! Vogliamo vedere almeno la larghezza intera? Sono 63 cm: per uno schermo 4:3 vorrebbe dire ottanta pollici ❗ ❗ ❗ (Raddoppiando invece che triplicando basterebbe uno schermo da cinquanta pollici).
Qualcuno che sia addentro al codice di OpenOffice.org può dire con quale precisione vengono svolti i calcoli? Ricordiamo che TeX dispone i caratteri sulla pagina con una approssimazione di 1 sp (1/64000 di pollice): dubito assai che i comuni “word processor” abbiano accuratezze inferiori al decimo di millimetro.
Intendiamoci, per scrivere una lettera commerciale OpenOffice.org è uno strumento molto più facile da usare di LaTeX. Veri programmi WYSIWYG sono Quark Express o Adobe InDesign che lavorano internamente con dimensioni minime paragonabili a quelle di TeX, tanto è vero che permettono crenature finissime fra i caratteri e di stabilire l’interlinea con grande precisione. Ovviamente non sono più facili da imparare di LaTeX e sono insostituibili per certi lavori. Forse Adobe Acrobat potrebbe avvicinarsi al concetto di WYSIWYG, ma di fatto le sue capacità di modificare a video il documento sono limitate.
Per finire lo sproloquio: il concetto di WYSIWYG è roba da piazzisti, parliamo di cose più serie.
Ciao
Enrico
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28 Gennaio 2008 alle 15:50 #21047::
Per finire lo sproloquio: il concetto di WYSIWYG è roba da piazzisti, parliamo di cose più serie.
Sono d’accordo, naturalmente. Fra l’altro, quell’acronimo impronunciabile mi è sempre stato antipatico. Mi piace invece la suddivisione che fa Beccari in “composizione asinncrona” (LaTeX) e “composizione sincrona (Word et similia).
Tuttavia è assai probabile che un neofita di LaTeX si imbatta nel “concetto” (forse sarebbe meglio dire slogan), e quindi tanto vale chiarire le idee.
WYSIWYG
What You See Is What You GetL’espressione indicata dall’acronimo (“quello che vedi è ciò che ottieni”) ha sostanzialmente due significati.
Il primo significato si riferisce al problema di ottenere in stampa testo e immagini che abbiano una disposizione grafica uguale a quella visualizzata sullo schermo del calcolatore. I primi software e le prime stampanti nell’ambito dell’utenza domestica non davano risultati pienamente soddisfacenti, e questo problema fu superato con l’introduzione di nuovi dispositivi e software (pionieri furono il sistema di codifica dei caratteri TrueType sviluppato dalla Apple e il programma Adobe TypeManager).
Con il tempo, il significato dell’acronimo si è esteso per analogia anche ad alcune problematiche nella creazione dei documenti. Nei comuni elaboratori di testo (come Microsoft Word) il compositore agisce direttamente sul testo già composto, così come appare sullo schermo del suo elaboratore, ed ogni sua azione si traduce in un’immediata variazione del testo composto. Programmi di questo tipo vengono detti WYSIWYG (ed il tipo di composizione che viene prodotto viene denominato “composizione sincrona”).
L’acronimo che si riferisce al concetto opposto è WYSIWYM (What You See Is What You Mean, “ciò che vedi è ciò che intendi”). La caratteristica che più differenzia LaTeX dagli altri elaboratori di testo è proprio il fatto che per comporre un documento con questo sistema bisogna agire in tempi diversi per introdurre il testo e per comporlo. La “composizione asincrona” consiste nell’introdurre il testo da comporre senza badare al suo aspetto grafico, ma concentrandosi sulla struttura logica del testo, e di farlo fluire successivamente in un programma di impaginazione.
Devo ancora limarlo, ma il concetto di fondo mi sembra quello.
Ciao,
L.
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