http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/ArteLaTeX.pdf
Ciao a tutti,
di seguito riporto le modifiche al lavoro relative all’edizione di dicembre.
1. Una piccola variazione al “look and feel” complessivo del documento: ho aggiunto uno sfondo di colore grigio leggerissimo a tutti i codici fuori corpo. Sullo schermo, il colore si nota appena; su carta, il risultato è un po’ più evidente (per quanto sempre molto “discreto”).
2. Una finezza metodologica. A pagina 97 della versione precedente della guida, presentando l’opzione H del pacchetto float, veniva proposto il seguente codice:
`\begin{figure}[H]
\centering
\includegraphics[width=0.5\columnwidth]{Formica}
\caption{Un esempio d’uso del pacchetto \texttt{float}.}
\label{fig:float}
\end{figure}`
Questo brano presenta(va) un uso non del tutto adeguato del comando
`\texttt`
Infatti (come ribadito nel paragrafo 10.1 a pagina 153 della guida stessa), di regola non si usano quasi mai dei comandi di cambiamento di stile in un documento scritto con LaTeX: si preferisce definire un insieme di comandi che rispecchiano la logica del testo e utilizzare questi ultimi. Quindi, non
`\caption{Un esempio d’uso del pacchetto \texttt{float}.}`
ma piuttosto
`\caption{Un esempio d’uso del pacchetto \pacchetto{float}.}`
dove \pacchetto è un apposito comando personalizzato (per scrivere la guida ho naturalmente usato un comando ad hoc, \pacchetto, che stampa il suo argomento nel font a spaziatura fissa e lo aggiunge nell’indice analitico). Poiché credo che, in quel contesto, fare riferimento ad un comando personalizzato possa distrarre il lettore (dal momento che l’argomento in esame è la spiegazione dell’opzione H del pacchetto float), ho preferito aggirare il problema riformulando il brano:
`\begin{figure}[H]
\centering
\includegraphics[width=0.5\columnwidth]{Formica}
\caption{Una figura posizionata manualmente.}
\label{fig:float}
\end{figure}`
Problema e soluzione analoghi nella presentazione del pacchetto wrapfig (pag. 99):
`\caption{Un esempio di figura ‘‘avvolta’’ da un testo.}`
al posto di
`\caption{Un esempio d'uso del pacchetto \texttt{wrapfig}.}`
Nella presentazione del pacchetto sidecap (p. 101),
`\caption{Un esempio di figura con didascalia laterale.}`
al posto di
`\caption{Un esempio d'uso del pacchetto \texttt{sidecap}.}`
A pagina 176,
`In realtà, dal 1994 è possibile inserire i caratteri accentati direttamente da tastiera.`
al posto di
`In realtà, dal 1994 si può usare il pacchetto \texttt{inputenc} per inserire i caratteri accentati direttamente da tastiera.`
Con riferimento alla tabella 54 a pag. 181,
`Un esempio di figura mobile.`
al posto di
`Un esempio d’uso dell’ambiente \texttt{figure}.`
A proposito della figura 14 a pag. 182,
`Un esempio di tabella mobile.`
al posto di
`Un esempio d’uso dell’ambiente \texttt{table}.`
3. Una modifica al paragrafo 4.4.5 a pagina 27.
I pacchetti si caricano con il comando
`\usepackage[]{ pacchetto }`
doveè il nome del pacchetto e è un elenco di voci, separate da virgole, che specificano particolari caratteristiche del pacchetto. Un’opzione può essere costituita da un’unica parola o da una voce del tipo = .
Nel documento, di conseguenza, ho sostituito “opzione” con “chiave” quando necessario.
4. A pagina 33 ho aggiunto la seguente precisazione:
Per evitare problemi, è opportuno che il percorso (path) dei file inclusi mediante i comandi \input, \include e \includeonly non contenga spazi.
A pagina 90 ho aggiunto:
Per evitare problemi, è opportuno che il percorso dei file inclusi mediante il comando \graphicspath non contenga spazi.
A pagina 142 ho aggiunto:
Al solito, è opportuno che il percorso dei file inclusi
mediante il comando \bibliography non contenga spazi.
5. A pagina 49, ho aggiunto (a proposito del pacchetto minitoc):
L’opzione tight permette di stringere gli spazi tra le voci dei miniindici.
6. A pagina 80, nel capoverso sulle tabelle ripartite su più pagine, viene consigliato il pacchetto xtab al posto del pacchetto supertabular. Il pacchetto xtab è infatti un’estensione di supertabular, rimedia ad alcuni difetti di quel pacchetto e fornisce svariate funzioni aggiuntive.
7. Ho riformulato il paragrafo “Note dentro a tabelle” a pagina 81, tenendo conto dei suggerimenti di Enrico in un recente topic.
Il comando standard di LaTeX per le note a piè di pagina (\footnote ) non funziona nelle tabelle, perché l’ambiente tabular non permette al comando di posizionare testo a piè di pagina.
Come per la maggior parte delle cose in LaTeX, ci sono ottime ragioni per questa limitazione. In generale, per migliorarne la leggibilità
è preferibile che le eventuali annotazioni siano inserite nella didascalia della tabella, tanto più se questa è inserita in un ambiente table. Una tabella mobile è infatti un oggetto a sé stante, che non ha relazioni con il testo della pagina; scrivendo note alla tabella nel piede della pagina c’è il rischio di confondere il lettore.Tuttavia, a volte, l’editore o il relatore possono imporre all’autore di inserire note in una tabella. A tal fine ci sono diverse soluzioni…
8. A pagina 89, 92 e 96: “due colonne” -> “più colonne”.
9. A pagina 97 ho aggiunto una doverosa precisazione in merito alla famigerata opzione di posizionamento H fornita dal pacchetto float, spesso consigliata (per lo più a sproposito) all’utente principiante che si lamenta della “mancanza di un’opzione per posizionare un oggetto mobile nel punto esatto in cui è inserito nel file sorgente”:
È opportuno non abusare dell’opzione H fornita dal pacchetto float: essa va usata solo in circostanze eccezionali ed esclusivamente in sede di revisione finale, per ottenere un effetto di impaginazione particolare, se si sa davvero che cosa si sta facendo.
10. A pagina 141 (a proposito dell’inserimento dei nomi degli autori quando si compone una bibliografia con BibTeX), ho aggiunto la seguente precisazione:
Se l’elenco dei nomi degli autori o dei redattori è troppo lungo, può essere concluso da and others, che di regola viene reso da BibTeX come “et al.”:
`author = {Gregorio, Enrico and Mori, Lapo Filippo and
Pantieri, Lorenzo and others}`
11. A pagina 170, nel paragrafo sulle parole straniere, ho aggiunto il seguente capoverso:
A proposito del morfema finale -s,che di regola rappresenta la marca del plurale in inglese, francese, spagnolo e portoghese, va sottolineato che la diffusione di questa modalità di formazione del plurale nelle lingue europee presenta il rischio di poter essere intesa, nella coscienza comune, come la modalità tipica per ottenere un plurale straniero e quindi di essere applicata anche a parole che formano il plurale in modo diverso. Si scriverà dunque correttamente, ad esempio: “il gentleman”, “i gentlemen”; “il Land”, “i Länder”.
12. A pagina 186 ho aggiunto:
Si noti inoltre che, nell’esempio precedente, sono state eliminate svariate parentesi graffe superflue, in particolare per gli esponenti.
13. A pagina 187 ho aggiunto:
Al solito, sono state eliminate le parentesi graffe superflue.
14. Nella bibliografia, ho aggiunto l’eccellente articolo:
Mori, L. F. (2008), «Gestire la bibliografia con LaTeX», ArsTeXnica, (6), http://www.guit.sssup.it/arstexnica.php.
15. Nella bibliografia e nel colophon è menzionato il pacchetto ArsClassica, ora disponibile su CTAN, che permette di riprodurre la veste grafica della guida.
Nell’ultimo numero di ArsTeXnica (il sesto) è presente la seguente recensione del lavoro.
L’opera, frutto […] delle numerose discussioni sul forum del Gruppo, è stata concepita con l’intento di presentare, ad un pubblico non solo di principianti, un’esposizione organica e sistematica, per quanto sintetica, dei concetti fondamentali di LaTeX, e una disamina, corredata di esempi, di alcuni problemi tipici che si incontrano nella stesura di una pubblicazione scientifica o professionale.
Per mantenere le caratteristiche di sintesi e concisione a cui è improntata, il manuale non appesantisce la lettura con un’analisi dettagliata dei vari temi, lasciando che il lettore li approfondisca attraverso lo studio di guide più avanzate, o dei manuali dei singoli pacchetti.
Tutti gli argomenti sono affrontati dalla prospettiva di un utente che componga il proprio documento in lingua italiana (particolarmente utile, a questo scopo, risulta la breve appendice che riassume le norme tipografiche italiane), fornendo così indicazioni che difficilmente potrebbero essere reperite un altri manuali.
Considero questa recensione particolarmente indovinata, soprattutto nel sottolineare le caratteristiche di sintesi e concisione cui è improntato il lavoro. Nei prossimi aggiornamenti (a questo punto, d’ora in poi si dovrebbe trattare di semplici ritocchi), è mia intenzione mantenere ferme queste caratteristiche, che definiscono la fisionomia e la “personalità” del lavoro.
A presto,
L.
P.S. Approfitto per segnalare che ho appena pubblicato un aggiornamento alla mia “Introduzione allo stile ClassicThesis”. In particolare, ho rivisto il paragrafo 3.6 a pagina 26. Ringrazio Angelo Graziosi e Tommaso “illinguista1972” per gli ottimi suggerimenti.