in un sorgente LaTeX contentente termini stranieri, ma dove la lingua principale è l’italiano, questi termini stranieri devono seguire le convenzioni di sillabazione di quale lingua? Della propria? Oppure di quella italiana, che (in questo caso) è quella principale?
Bella domanda! Io “a sentimento” direi che se ci cita un’espressione lunga in una lingua straniera, la sillabazione deve essere senz’altro quella della lingua originale. Però per una sola parola o per una breve espressione come “savoir-faire” o “reception” all’interno di una frase, non saprei.
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certi autori scrivono le parole straniere in un testo italiano in romano, altre in corsivo. Quale sarebbe la formattazione giusta da adottare?
Le parole straniere non di uso comune per il lettore vanno in corsivo o fra virgolette.
Le parole straniere sono da evitare, per quanto possibile. Ciò non significa volerle eliminare in favore di espressioni brutte o locuzioni contorte: a volte si può adoperare una parola italiana dove altri, per pigrizia o snobismo, ne userebbero una inglese (o magari tedesca pronunciata all’inglese :evil:).
Come giustamente osserva Lorenzo, le parole straniere non comunemente usate dal lettore “medio” del testo andrebbero in corsivo, almeno alla prima apparizione dove ne viene spiegato il significato. L’esempio di “skyscraper” non è proprio calzante, visto che il calco “grattacielo” è ampiamente diffuso in italiano; inoltre la corretta sillabazione in inglese è sky-scrap-er.
In un testo su TeX, come esempio di uso di parole straniere, è difficile trovare un sostituto efficace per “token” o “box” (scatola non va tanto bene, a mio parere, perché qui “box” è nel significato di area delimitata da linee diritte). Sarebbe certamente esagerato scrivere queste due parole in corsivo ogni volta. L’ho fatto per “token” in un articolo su Ars TeXnica, che però è breve e rivolto anche a non specialisti. Di sicuro non lo farei nel testo di quasi 160 pagine che dovrebbe vedere la luce fra poco, dedicato alla programmazione LaTeX. ❗
A questo punto sorge il problema delle regole di cesura da scegliere per la parola straniera accettata. Mi sentirei di fare questa proposta: la parola straniera non si spezza per niente, se possibile. Se proprio diventa impossibile l’impaginazione con la parola intera, si decide caso per caso.
È ovvio che in una grammatica inglese le parole in quella lingua devono essere spezzate secondo le regole dell’inglese. Probabilmente lo stesso vale per un testo di carattere filosofico che contenga le solite “Weltanschauung” e simili. Per parole più comuni e diffuse in italiano, propenderei per una cesura con le regole dell’italiano. Il vantaggio di TeX è che ricorre alla cesura solo quando proprio non ne può fare a meno, non è difficile controllare ciò che succede scorrendo rapidamente il testo composto.
Ciao
Enrico