Numerazione della frontmatter, testatine e libretti

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    Cari tutti,
    sto prendendo sempre più dimestichezza con LaTeX, al punto che spero di disinstallare presto gli altri software di videoscrittura che ho nel pc. Sempre più dimestichezza… che non si può ancora chiamare sicurezza, e così sono ancora a suppliziare la comunità di TeXusers in questo assolato pomeriggio padovano.
    Dunque: ho in mente di scrivere una dispensa per i miei alunni di solo testo. Trattandosi della parafrasi di una nutrita scelta di canti della Comedìa dantesca, ho pensato di rendere omaggio al Nostro scegliendo la classe book.
    Di sèguito riporto un bel po’ di codice, al quale non ho apportato alcuna modifica (anche perché non ne sarei capace 🙂 ), lungo quanto basta per porre i quesiti che mi frullano in mente (ah, so che si dovrebbe porre una domanda alla volta, dunque potrete darmi una risposta alla volta.)
    Per la pagina del titolo mi arrangio in qualche modo.
    Quello che “non mi piace” a dvi compilato, si può riassumere nei seguenti punti:

    1. La numerazione della frontmatter è in numeri romani minuscoli. Io li vorrei cambiare con il maiuscoletto minuscolo, che uso sempre quando ne ho bisogno.

    2. Come si fa a togliere il fastidiosissimo numero 1 dal piè di pagina di “Parte I – Inferno”?

    3. Vorrei togliere anche, se è possibile, l’intestazione “Capitolo #”. Basterebbe solo quella di “Canto#”.

    4. L’indice. Per forza di cose l’indice viene con le voci “Canto I…Canto II…” così spaziate e in neretto? Mi sono risposto di sì, perché si tratta di capitoli. Ma c’è un modo per rendere in neretto solo “Inferno” e poi far figurare la serie di canti come se fossero sections di capitoli?

    5. Per le testatine mi sono arrangiato con i comandi che vedete nel preambolo, così come ho fatto riferimento alla guida ai pacchetti di uso più comune del prof. Gregorio per stampare una pagina completamente bianca senza le testatine, nel caso in cui il capitolo finisca su pagina dispari.

    6. Ora il quesito più tosto (?). Per ragioni di comodità, vorrei stampare il tutto in formato A5, cioè con le due pagine affiancate sul foglio A4. Per fare ciò, considerando che la rilegatura sarebbe a caldo o a spirale, che debbo fare? Ho letto l’articolo “Libretti in LaTeX” su ArsTeXnica, ma non ho capito se, non dovendo rilegare a filo, e dunque non avendo bisogno (ma forse sbaglio) di sfornare segnature bell’e pronte, posso ovviare in qualche modo al problema non utilizzando i pacchetti specifici ma semplicemente impostando nel preambolo le dimensioni dell’output (frase lunga, ma sta in piedi). Ma forse ci sarebbero problemi in fase di stampa. Preciso che la gabbia di testo predefinita nella classe book mi piace, anche se preferirei una gabbia più da libro di lusso.

    Probabilmente sono domande inutili perché qualcuno prima di me si è già trovato nelle stesse peste e ha risolto il problema. Per cui se vorrete anche solo indicarmi i luoghi dove posso districare la matassa, ben venga.
    E mano a mano che procedo nella conoscenza di LaTeX, prometto di porre quesiti un po’ più sostanziosi, e UNO ALLA VOLTA. Davvero.
    Buon fine settimana a tutti.
    Tommaso

    Ora, il codice (il contenuto non è un mistero: si tratta della parafrasi in italiano neostandard del primo e dell’inizio del secondo canto dell’Inferno).

    \documentclass[a4paper]{book}
    \usepackage[italian]{babel}
    \usepackage[latin1]{inputenc}
    \usepackage[T1]{fontenc}
    \usepackage{makeidx}
    \usepackage{lettrine}
    \begin{document}
    \pagestyle{myheadings}
    \markboth{\textsc{indice}}{}
    \frontmatter
    \tableofcontents
    \mainmatter

    \part{Inferno}
    \chapter{Canto primo}
    \markboth{\textsc{inferno — canto primo}}{}
    \lettrine{G}{iunto alla metà del cammino} della vita umana io, Dante Alighieri, mi ritrovai in una selva tenebrosa, perché avevo smarrito la strada maestra.

    Ahi, quanto è arduo descrivere a parole questa selva selvaggia e aspra e impenetrabile che rinnova lo spavento solo a ripensarci!

    È così atrocemente sgradevole, che la morte non lo è molto di più; ma è solo per trattare del bene che finii per trovarvi che mi appresterò a menzionare le altre spaventevoli visioni che mi visitarono sull’orlo di quella selva. Non riesco a riferire con precisione in che modo io mi ci sia cacciato dentro, tanto era il torpore della mia anima nel momento in cui lasciai la via della verità. Ma dopo che giunsi alla base di un colle, proprio lì dove finiva quella valle boschiva che mi aveva trafitto il cuore di paura, alzai lo sguardo e vidi il suo crinale vestito dalle prime luci dell’alba.

    Allora, la paura che si era depositata nel fondo concavo del mio cuore per tutta la notte che avevo trascorso in tanto sgomento, si acquietò un poco. E come quello che, col fiatone, scampato appena al mare in burrasca e approdato alla riva, si gira verso l’acqua minacciosa e la sbircia con ansia, così il mio animo, nel quale perdurava l’istinto di fuga, si voltò a osservare un’altra volta il passaggio che non ha mai risparmiato la vita di chi lo varcasse.

    Dopo aver riposato un po’ il mio corpo stanco, mi riavviai per il brullo falsopiano, di modo che il piede sinistro era sempre il più basso dei due. Ed ecco, quasi all’inizio della salita per la cima del colle, mi si parò davanti, materializzata dal nulla, l’immagine di una lonza snella e molto agile, dal manto maculato. E non mi si toglieva da davanti! Anzi, mi impediva a tal punto di procedere che più di una volta fui tentato di ritornare sui miei passi.

    Era quasi l’alba, e il sole cresceva sull’orizzonte in congiunzione con la medesima costellazione cui era congiunto quando, per puro atto d’amore, Dio impresse, creandole, il primo moto alle stelle del firmamento; così che l’orario e la dolcezza della stagione mi davano ragione di ben sperare di quella belva dalla pelliccia elegantemente screziata.

    Ma non abbastanza perché non mi atterrisse la visione che mi apparve di un leone. Questo sembrava farmisi incontro a testa alta e furente di fame, così che l’aria stessa sembrava tremarne. E una lupa, che nella sua magrezza sembrava oppressa da ogni sorta di bramosia e ha già rovinato la vita a un sacco di persone, mi trasmise una tale carica d’angoscia con l’orrore che sprigionava il suo aspetto, che perdetti ogni speranza di risalire il colle.

    E come colui che si compiace di accumulare ricchezze, e quand’è la volta che perde tutto piomba in una disperazione totale; così mi ridusse quella bestia ingorda e irrequieta che, avanzando verso di me, mi risospingeva lentamente verso l’oscurità della boscaglia.

    Mentre battevo rovinosamente in ritirata verso l’avvallamento della selva, mi si offrì alla vista qualcuno che, quasi affiorasse da una lunga assenza, appariva fievole. Quando lo scorsi nel deserto della piaggia, — Abbi pietà di me, chiunque tu sia, o ombra o uomo in cane e ossa!

    Mi rispose: — Non sono un uomo in carne e ossa, ma lo sono stato, e i miei genitori furono dell’Italia settentrionale, entrambi mantovani di nascita. Nacqui ai tempi di Giulio Cesare, ma troppo tardi perché possa dirmi vissuto in periodo cesariano, e vissi a Roma sotto il grande Augusto, al tempo delle finte divinità dei culti pagani. Fui poeta, e cantai di quel pio figlio d’Anchise che arrivò da Troia, dopo che Ilio superbo fu divorato dalle fiamme. Ma tu perchè vuoi ricacciarti in tanta angoscia? Perché non tenti la salita del dilettoso monte che è principio e causa di compiuta felicità?

    — Sei tu quel Virgilio e quella copiosissima sorgente di eloquenza? — gli risposi a capo chino. — O onore e luce degli altri poeti, l’assiduità e la passione con cui ho letto e rovistato la tua opera mi valgano la tua benevolenza. Tu sei il mio maestro e la mia autorevole fonte di verità, tu sei il solo da cui ho derivato lo stile tragico che mi ha procurato onore. Guarda lì la bestia a causa della quale sono tornato sui miei passi; proteggimi da lei, famoso saggio, perché mi fa tremare vene e arterie.

    — Devi intraprendere un altro cammino, — rispose, dopo che mi vide piangere, — se vuoi scampare a questa selva; perché questa bestia per cui tu gridi aiuto non consente a nessuno di attraversarle la strada, anzi, tanto lo ostacola che lo uccide; e ha un’indole così perfida e dannata che non si sazia mai, e dopo aver mangiato ha più fame di prima. Sono molti gli animali con cui si accoppia, e saranno sempre di più , finché non verrà il veltro, che la farà morire straziandola. Questo non sarà ingordo né di terra né di denaro, anzi perseguirà sapienza, amore e virtù, e la sua nascita avverrà tra poveri panni. Sarà la salvezza di quella sventurata Italia per cui morirono in combattimento la vergine Camilla, Eurialo, Turno e Niso. Il veltro l’incalzerà di città in città finché non l’avrà ricacciata nell’inferno, da dove fin dall’inizio dei tempi l’invidia l’ha scatenata. Per il tuo bene, perciò, penso e delibero che tu mi segua, e io sarò la tua guida e ti condurrò attraverso spazi senza tempo, dove udrai urla disperate, vedrai le anime che penano dai tempi più remoti invocare gridando la seconda morte; e vedrai quelli che sono contenti tra le fiamme del purgatorio, perché contano di essere assunti, presto o tardi, tra le beate genti. Per salire alle quali, sempre che tu abbia l’ardire di desiderarlo, ci sarà a farti da guida un’anima più degna di me: congedandomi da te, ti lascerò con lei; infatti l’imperatore che regna lassù non vuole che io acceda alla sua città, perché fui refrattario alla sua legge. Egli domina in tutto l’universo e su nel cielo è la sede del suo regno; la sua città e l’alto trono stanno là nell’Empireo: oh felice colui che Dio elegge a salire lassù!

    E io a lui: — Poeta, ti supplico per quel Dio che tu non hai conosciuto, perché io scampi alla lupa e alla dannazione eterna, di condurmi là dove hai detto poc’anzi, così che io possa vedere la porta di san Pietro e coloro che mi hai rappresentato immersi in tanta disperazione.

    Allora l’antico poeta si mosse, e io lo seguii.

    \chapter{Canto secondo}
    \markboth{\textsc{canto secondo}}{}
    \lettrine{I}{l giorno se ne stava andando}, e l’imbrunire sollevava gli esseri animati di questo mondo dalle loro fatiche; mentre io, unico tra tutti i viventi, mi apprestavo a sostenere il doppio travaglio — e fisico e morale — sia della durezza del cammino sia della misericordia, travaglio di cui la mia memoria infallibile darà conto.

    O muse, o profondo ingegno, aiutatemi, ora; o memoria che hai registrato quello che io vidi, qui si misurerà la tua idoneità a un compito che si profila proibitivo.

    Io cominciai: — Poeta che mi guidi, considera bene se le mie potenzialità sono adeguate, prima di affidarmi al difficile transito cui mi destini. Tu hai scritto che il genitore di Silvio, ancora vivo e dotato di tutti i sensi, andò nel mondo immortale dei morti.

    \end{document}

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      sto prendendo sempre più dimestichezza con LaTeX, al punto che spero di disinstallare presto gli altri software di videoscrittura che ho nel pc. Sempre più dimestichezza… che non si può ancora chiamare sicurezza, e così sono ancora a suppliziare la comunità di TeXusers in questo assolato pomeriggio padovano.
      Dunque: ho in mente di scrivere una dispensa per i miei alunni di solo testo. Trattandosi della parafrasi di una nutrita scelta di canti della Comedìa dantesca, ho pensato di rendere omaggio al Nostro scegliendo la classe book.
      Di sèguito riporto un bel po’ di codice, al quale non ho apportato alcuna modifica (anche perché non ne sarei capace 🙂 ), lungo quanto basta per porre i quesiti che mi frullano in mente (ah, so che si dovrebbe porre una domanda alla volta, dunque potrete darmi una risposta alla volta.)
      Per la pagina del titolo mi arrangio in qualche modo.
      Quello che “non mi piace” a dvi compilato, si può riassumere nei seguenti punti:

      1. La numerazione della frontmatter è in numeri romani minuscoli. Io li vorrei cambiare con il maiuscoletto minuscolo, che uso sempre quando ne ho bisogno.

      2. Come si fa a togliere il fastidiosissimo numero 1 dal piè di pagina di “Parte I – Inferno”?

      3. Vorrei togliere anche, se è possibile, l’intestazione “Capitolo #”. Basterebbe solo quella di “Canto#”.

      4. L’indice. Per forza di cose l’indice viene con le voci “Canto I…Canto II…” così spaziate e in neretto? Mi sono risposto di sì, perché si tratta di capitoli. Ma c’è un modo per rendere in neretto solo “Inferno” e poi far figurare la serie di canti come se fossero sections di capitoli?

      5. Per le testatine mi sono arrangiato con i comandi che vedete nel preambolo, così come ho fatto riferimento alla guida ai pacchetti di uso più comune del prof. Gregorio per stampare una pagina completamente bianca senza le testatine, nel caso in cui il capitolo finisca su pagina dispari.

      6. Ora il quesito più tosto (?). Per ragioni di comodità, vorrei stampare il tutto in formato A5, cioè con le due pagine affiancate sul foglio A4. Per fare ciò, considerando che la rilegatura sarebbe a caldo o a spirale, che debbo fare? Ho letto l’articolo “Libretti in LaTeX” su ArsTeXnica, ma non ho capito se, non dovendo rilegare a filo, e dunque non avendo bisogno (ma forse sbaglio) di sfornare segnature bell’e pronte, posso ovviare in qualche modo al problema non utilizzando i pacchetti specifici ma semplicemente impostando nel preambolo le dimensioni dell’output (frase lunga, ma sta in piedi). Ma forse ci sarebbero problemi in fase di stampa. Preciso che la gabbia di testo predefinita nella classe book mi piace, anche se preferirei una gabbia più da libro di lusso.

      Probabilmente sono domande inutili perché qualcuno prima di me si è già trovato nelle stesse peste e ha risolto il problema. Per cui se vorrete anche solo indicarmi i luoghi dove posso districare la matassa, ben venga.
      E mano a mano che procedo nella conoscenza di LaTeX, prometto di porre quesiti un po’ più sostanziosi, e UNO ALLA VOLTA. Davvero.

      1. Qualcuno direbbe di modificare la definizione di \roman, io sono contrario perché \roman produce la rappresentazione dei numeri in cifre romane minuscole anche fuori dal contesto dei numeri di pagina ed è un comando del nucleo di LaTeX sul quale altri pacchetti potrebbero contare (ce ne sono, infatti).
      `\makeatletter
      \DeclareRobustCommand{\@fakesc}[1]{%
      \begingroup$\m@th$\fontsize{\sf@size}{\f@baselineskip}\selectfont#1\endgroup}
      \newcommand{\@scroman}[1]{\@fakesc{\@Roman{#1}}}
      \renewcommand\frontmatter{%
      \cleardoublepage
      \@mainmatterfalse
      \pagenumbering{scroman}}
      \makeatother`
      2. Devi ridefinire il comando \part:
      `\makeatletter
      \renewcommand\part{%
      \if@openright
      \cleardoublepage
      \else
      \clearpage
      \fi
      \thispagestyle{empty}%
      \if@twocolumn
      \onecolumn
      \@tempswatrue
      \else
      \@tempswafalse
      \fi
      \null\vfil
      \secdef\@part\@spart}
      \makeatother`
      Non sono proprio d’accordo che quel numero di pagina sia fastidiosissimo.

      3. \setcounter{secnumdepth}{-1} numera solo le parti ma non i capitoli né le sezioni di livello inferiore.

      4. Pacchetto tocloft

      5. Puoi considerare il pacchetto fancyhdr

      6. Chiedi in un altro thread, ma prima fa’ qualche bella ricerca nel forum.

      Ciao
      Enrico

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      Grazie, prof.! Come sempre preziosissimo.
      Alla prossima.
      Buona giornata,
      Tommaso

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