Per Warsaw: per convincerti che \dots e \ldots non sono la stessa cosa, basta che compili questo esempio:
`\documentclass{minimal}
\usepackage{amsmath}
\begin{document}
$a+\dots+b$
$a+\ldots+b$
\end{document}
`
Quanto all’idea di ridefinire \dots come \dots\unkern, non funziona: lo spazietto che segue i punti ellittici a volte ci va, a volte no. Per esempio:
`Che ne pensi di Tizio, Caio, \dots? % Qui lo spazietto ci va
Parlammo (di Tizio, Caio, \dots). % Qui lo spazietto non ci va
`
Come scritto nella documentazione di ellipsis, il (piccolissimo!) bug di LaTeX sta nel mettere *sempre* quello spazietto, anziché limitarsi ad aggiungerlo solo nelle occasioni in cui è necessario.Naturalmente, concordo con Enrico sull’utilità di definire un apposito comando
`\newcommand{\omissis}{[\dots\negthinspace]}
`Tuttavia ciò non risolve tutti i problemi relativi alla spaziatura dei punti ellittici. Per esempio, se non si usa il pacchetto ellipsis bisognerebbe scrivere
`Parlammo (di Tizio, Caio, \dots\unkern).
`che è un po’ scomodo (soprattutto perché nel documento è facile che qualche \unkern scappi, producendo risultati difformi).La correzione suggerita da Enrico funziona molto bene 😀 (grazie mille egreg9, sei una sicurezza!), per mettere d’accordo ellipsis con amsmath. Ecco, a dirla tutta qualche problemino si potrebbe presentare comunque. Per esempio, se si ridefinisce la spaziatura fra i puntini con il comando
`\renewcommand{\ellipsisgap}{0.1em}`
ciò ha effetto sui punti in modo testuale, ma non in modo matematico.Se Enrico non ha altre aggiunte da fare, girerò la sua “bug fix” all’autore di ellipsis, che mi ha detto di essere disposto a correggere il pacchetto.
Si tratta di finezze, ovvio, ma ad ellipsis ci sono affezionato: i bug di LaTeX che conosco si contano sulla punta delle dita di una mano, e quello (pur minuscolo) a cui rimedia ellipsis è il primo in cui mi sono imbattuto nella mia esperienza di utente di LaTeX…
Le tradizioni tipografiche divergono sull’uso dei puntini; in quella inglese e americana sono spaziati, in quella francese sono ravvicinati. Ho l’impressione che, come accade spesso, in Italia si segua ora l’una ora l’altra convenzione.
L’importante è seguirne una in ciascun documento. Personalmente preferisco quella inglese, con i puntini spaziati e in genere cerco di usarli solo dove sono necessari (nelle formule), evitandoli nel testo normale. Posso capire quelli tra parentesi quadre per indicare un’omissione da una citazione; detesto quelli “sospensivi”. Detesto anche “ecc.”, ovviamente, come tutte le abbreviazioni (come p. es., cf., v. e simili), limitandomi a “p.” per “pagina” se seguita da un numero e poche altre fra cui quelle tradizionali dei titoli onorifici o professionali, che però tenderei a omettere.
Quanto alle differenze fra puntini fuori dal modo matematico e dentro, bisogna osservare che, in definitiva, amsmath usa certi comandi che sono scelti in modo complicato, ma sono in tutto due: quelli per i puntini centrati sull’asse delle formule e quelli bassi. “Basta” modificare quelli.
Ciao
Enrico