Non ho affatto detto che le classi standard non vanno usate. Anzi, il loro essere contenitori generici è la loro forza.
Mi pare che tu abbia detto che le classi standard, in quanto contenitori generici, non andrebbero usate dall’utente finale, che dovrebbe usare classi “più adatte alla pubblicazione”, basate sì su quelle standard, ma diverse. Se queste classi ci fossero, la cosa andrebbe benissimo anche a me: l’utente dovrebbe scrivere con la classe, poniamo, articolo.cls, limata e rifinita, per esempio, senza la “testatina sul nulla” e con le didascalie scritte in formato decente, basata su article.cls, che potrebbe allora restare invariata. (Allo stesso modo, chi adopera un Mac usa un’interfaccia semplice ed elegante, mentre in realtà sotto il cofano batte un OS Unix, ruvido e arcigno.) Tuttavia, come tu stesso dici, l’utente finale usa (spesso) direttamente article.cls, e gli tocca rimediare ai difettucci di quella classe aggiungendo pezzetti di codice — e queste “toppe” non sono il massimo della comodità…
ciò che è scritto per le classi standard deve continuare a essere composto esattamente nello stesso modo.
Mah, questo è un punto su cui siamo in disaccordo (non càpita spesso, e tutte le poche volte che è successo, col tempo ho scoperto che avevi ragione tu: il lettore è avvisato!). Ora come ora, penso — scusami per l’irriverenza del paragone — che anche i Dieci Comandamenti sono stati modificati, nel corso della storia (per gli interessati: è stato soppresso il comandamento “non farai né idolo né immagine”, che era il secondo; tutti gli altri sono stati spostati di uno nella numerazione e l’ultimo è stato sdoppiato, per far tornare il conto). Quindi non capisco perché il codice delle classi standard di LaTeX debba invece restare “sacro e inviolabile”. 😉
http://it.wikipedia.org/wiki/Dieci_comandamenti
Quanto al bug di index, prova a segnalarlo (prima vedi se per caso c’è già una segnalazione e le eventuali risposte).
Lo farò senz’altro, Enrico!
A presto,
Lorenzo