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Posto un mio commento relativo al modo di lavorare in ambiente puramente testuale, cioè appunto all’interno di un editor.L’idea che vorrei condividere è questa:
durante il lavoro, si digita testo, formule matematiche, tabelle, ecc, ma accade che le mille modifiche caratteristiche della costruzione del documento avvengono non in sequenza ma in parallelo.
Non c’è quindi un punto nel testo prima del quale il testo è corretto e definitivo e dopo il quale deve avvenire ancora tutto, ma piuttosto aree diverse del documento in “evoluzione” parallela.Dunque si passa molto frequentemente da un punto all’altro del sorgente.
Mi riferisco in particolare alla costruzione di relazioni tecniche, che compongo assemblando testi provenienti da altre relazioni, precisando il contenuto di capoversi, correggendone altri, e via discorrendo, con un metodo che ciascuno di noi mette a punto negli anni, in contrapposizione con quello che faremo se scrivessimo a mano.
In particolare, il modo di costruire il testo avviene dapprima rapidamente gettando frasi che corrispondono ai nodi del discorso poi più lentamente, riscrivendo riorganizzando aggiungendo.Vengo al punto:
Con un word processor si hanno dei riferimenti visivi (per esempio immagini o formule) che permettono di trovare rapidamente il punto da editare, mentre con un editor no.
Tutto è solo testo e per navigarlo (ovvero per svolgere la funzione fondamentale di costruzione parallela descritta precedentemente) non rimane che usare i mezzi insufficienti delle viste offerte dagli editor LaTeX specializzati.
Insufficienti perché non visive e grossolane.Se questo è una limitazione anche per voi, come tentate di superarla?
Saluti.
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