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francesco.biccari.
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27 Maggio 2009 alle 11:30 #34114::
Ciao a tutti. Riporto dall’ultima versione dell’Arte:Nella lingua italiana (parlata e scritta), la “d” eufonica è un fenomeno che implica l’aggiunta finale della lettera “d” ad alcune particelle, qualora l’incontro vocalico con parole che iniziano per vocale crei cacofonie o difficoltà di pronuncia. Nell’italiano moderno scritto, l’uso della “d” eufonica dovrebbe essere limitato alla congiunzione “e” e alla preposizione “a”, nei casi in cui precedano parole che iniziano rispettivamente per “e” e per “a” (ad esempio “ed ecco”, “ad andare”, “ad ascoltare”), e a forme consolidate come “ad esempio”.
Anche nella guida di Beccari viene riportata la sola locuzione “ad esempio” come eccezione alla regola di evitare la “d” eufonica se non nei casi di scontro di vocali uguali.
In realtà, spulciando su Internet, ho trovato altre forme consolidate in cui andrebbe (ovvero: potrebbe essere) usata la “d” eufonica, oltre alla locuzione “ad esempio”.
Sono normalmente scritte con la “d” eufonica alcune espressioni, come “ad esempio”, “ad esso/i”, “ad essa/e” “ad ogni”, “ad opera”, “ad oggi”, “ad uso”.
Posto che regole ferree qui non ce ne sono, che cosa faccio? Quali altri termini aggiungo all’elenco delle eccezioni? In particolare “ad esso” mi sembra bruttino (si può confondere con “adesso”), mentre “ad essa” forse può starci.
Linguisti del forum, a voi!
Ciao,
L.
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CreatoreTopic
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AutoreRisposte
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27 Maggio 2009 alle 12:09 #34115::
Ciao a tutti. Riporto dall’ultima versione dell’Arte:
Nella lingua italiana (parlata e scritta), la “d” eufonica è un fenomeno che implica l’aggiunta finale della lettera “d” ad alcune particelle, qualora l’incontro vocalico con parole che iniziano per vocale crei cacofonie o difficoltà di pronuncia. Nell’italiano moderno scritto, l’uso della “d” eufonica dovrebbe essere limitato alla congiunzione “e” e alla preposizione “a”, nei casi in cui precedano parole che iniziano rispettivamente per “e” e per “a” (ad esempio “ed ecco”, “ad andare”, “ad ascoltare”), e a forme consolidate come “ad esempio”.
Anche nella guida di Beccari viene riportata la sola locuzione “ad esempio” come eccezione alla regola di evitare la “d” eufonica se non nei casi di scontro di vocali uguali.
In realtà, spulciando su Internet, ho trovato altre forme consolidate in cui andrebbe usata la “d” eufonica, oltre alla locuzione “ad esempio”.
Sono normalmente scritte con la “d” eufonica alcune espressioni, come “ad esempio”, “ad esso/i”, “ad essa/e” “ad ogni”, “ad opera”, “ad oggi”, “ad uso”.
Posto che regole ferree qui non ce ne sono, che cosa faccio? Quali altri termini aggiungo all’elenco? In particolare “ad esso” mi sembra bruttino (si può confondere con “adesso”), mentre “ad essa” forse può starci.
Linguisti del forum, a voi!
Non linguista, bensì feroce avversario della “d” eufonica, impostaci da grammatiche antiquate alle scuole elementari. Poi succede che, scrivendo, ci si faccia condizionare da quegli insegnamenti, avvenuti quando il cervello era in fase molto plastica, e si arrivi a obbrobri come un “od ad uno” che mi capitò di leggere.
“Ad esso/i/a/e” mi pare orrido. “Ad opera” e “ad oggi” sono burocratici, “ad uso” è inqualificabile. 🙂 “Ad esempio” è stato bandito dalle mie espressioni con decreto di qualche anno fa.
Purtroppo i toscani non sono capaci di pronunciare certi incontri di fonemi e hanno imposto al resto d’Italia la loro incapacità. 🙂 Eppure lingue come il tedesco ci dimostrano che incontri di vocali o consonanti “strani” non hanno alcuna difficoltà di pronuncia, basta un pizzico di allenamento. Dov’è la difficoltà di dire “un s-ciopo”? (Il trattino indica che non si deve usare il suono š, una trascrizione “fonetica” sarebbe “unsčopo”, in italiano “un fucile”). Eppure i toscani pronunciano “scervellato” con il suono “š”. 🙄
Si potrebbe ampliare con le questioni sugli articoli davanti a parole “straniere”: “pneumatico”, per esempio. Io trovo che pronunciare “gli pneumatici” sia molto più complicato che “il pneumatico”. Ma se decidiamo che si dice “lo pneumatico”, quale legge suprema impone l’uso di “gli”? Se la questione è eufonica, si dica “lo pneumatico” e “i pneumatici”. Per finire, “i gnocchi” li mangio, “gli gnocchi” no. 😀 Influenze regionali? Forse. In veneto l’articolo è “el/i”, davanti a qualsiasi parola.
Ciao
Enrico
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27 Maggio 2009 alle 12:21 #34116::
Non linguista, bensì feroce avversario della “d” eufonica, impostaci da grammatiche antiquate alle scuole elementari. Poi succede che, scrivendo, ci si faccia condizionare da quegli insegnamenti, avvenuti quando il cervello era in fase molto plastica, e si arrivi a obbrobri come un “od ad uno” che mi capitò di leggere.
“Ad esso/i/a/e” mi pare orrido. “Ad opera” e “ad oggi” sono burocratici, “ad uso” è inqualificabile. 🙂 “Ad esempio” è stato bandito dalle mie espressioni con decreto di qualche anno fa.
Purtroppo i toscani non sono capaci di pronunciare certi incontri di fonemi e hanno imposto al resto d’Italia la loro incapacità. 🙂 Eppure lingue come il tedesco ci dimostrano che incontri di vocali o consonanti “strani” non hanno alcuna difficoltà di pronuncia, basta un pizzico di allenamento. Dov’è la difficoltà di dire “un s-ciopo”? (Il trattino indica che non si deve usare il suono š, una trascrizione “fonetica” sarebbe “unsčopo”, in italiano “un fucile”). Eppure i toscani pronunciano “scervellato” con il suono “š”. 🙄
Si potrebbe ampliare con le questioni sugli articoli davanti a parole “straniere”: “pneumatico”, per esempio. Io trovo che pronunciare “gli pneumatici” sia molto più complicato che “il pneumatico”. Ma se decidiamo che si dice “lo pneumatico”, quale legge suprema impone l’uso di “gli”? Se la questione è eufonica, si dica “lo pneumatico” e “i pneumatici”. Per finire, “i gnocchi” li mangio, “gli gnocchi” no. 😀 Influenze regionali? Forse. In veneto l’articolo è “el/i”, davanti a qualsiasi parola.
Grazie mille per il delizioso intervento, Enrico. “Ad esempio” è bruttino, finora lo usavo per non ripetere sempre “per esempio”, ma ora vedrò di adeguarmi al decreto… 😉
Quando il mio cervello era in una fase molto plastica, mi pare di ricordare di aver imparato che il plurale di “il” è “i” (“il cane, i cani”), mentre il plurale di “lo” è “gli” (“lo zoppo, gli zoppi”), ma può darsi benissimo che questa “regola” sia arbitraria o superata (o che io la ricordi male). Ciò non toglie che “i gnocchi” mi risultino piuttosto indigesti, scritti così…
Grazie ancora,
L.
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27 Maggio 2009 alle 12:32 #34117::
Ciò non toglie che “i gnocchi” mi risultino piuttosto indigesti, scritti così…
Da uno che viene dalla regione patria “del gnocco fritto” proprio non me l’aspettavo. Ma tu sei romagnolo, quindi forse di quella pietanza non ti curi. 😀
La questione sugli articoli era diversa: non discuto sulle coppie singolare/plurale. Se però la questione è davvero eufonica, non vedo perché si debba fare eccezione su “in ispecie” e non su “i pneumatici” che chiunque pronuncia più facilmente rispetto a “gli pneumatici”. In realtà sono solo pignolerie da grammatici, come quella sull’accento da omettere in “sé stesso”: con il risultato che il pronome “sé” è l’unica parola italiana che si scrive in modi diversi a seconda del contesto.
Ciao
Enrico
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27 Maggio 2009 alle 13:05 #34118::
Da uno che viene dalla regione patria “del gnocco fritto” proprio non me l’aspettavo. Ma tu sei romagnolo, quindi forse di quella pietanza non ti curi. 😀
Quando ero piccolo, mia madre, maestra elementare, mi insegnava le regole: “insieme con, assieme a”; “a rovescio, alla rovescia”; “non si comincia mai una frase con ma”. Eccetera. Può darsi che alcune di queste regole siano ora obsolete, ed è stato solo con gli anni che ho capito quanto “convenzionali”, in fondo, siano. Ah, come osservi, in Romagna gli gnocchi non li friggiamo! 😉
Ciao,
L.
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27 Maggio 2009 alle 18:04 #34119::
Ciao a tutti.
E dunque, che cosa proponete?
La mia linea è quella di mantenere la “d” soltanto se la parola che segue la preposizione cominincia con la stessa lettera.
Sfido chiunque a dire “prima ho fatto un salto a Abano” oppure “io e Enrico è un sacco che non si va a bere una birra”.Però, mi chiedo: certe questioni hanno diritto di asilo in una guida che insegna a usare un software? Oppure sarebbe meglio relegarle nei libri di grammatica? 😀
[OT] [OT]
Installare la TeX Live su Kubuntu è un delirio. Esasperato, o diciamo pure inetto, ho appena decretato che TeXmaker è meglio di Kile e che MiKTeX è una bomba. Ecco.
[OT] [OT]Ciao
Tommaso
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27 Maggio 2009 alle 18:06 #34120
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28 Maggio 2009 alle 7:42 #34121::
E dunque, che cosa proponete? La mia linea è quella di mantenere la “d” soltanto se la parola che segue la preposizione cominincia con la stessa lettera. Sfido chiunque a dire “prima ho fatto un salto a Abano” oppure “io e Enrico è un sacco che non si va a bere una birra”.
Vanno eliminate le “d” eufoniche superflue, certo non tutte le “d” eufoniche! Il problema (risolto da Enrico, per quello che mi riguarda) può semmai essere individuare le (possibili) eccezioni alla regola di evitare la “d” eufonica se non nei casi di scontro di vocali uguali. Nota però quanto segue:
La verità è che questa consonante detta eufonica appunto per il compito di dare un buon suono alla lettura non ha altra norma che quella dell’orecchio, e in simili sottigliezze l’orecchio può talvolta rimanere indifferente. Addirittura accade che uno scrittore il quale per un pezzo ha avversato la d eufonica cominci a usarla. Giovanni Arpino, per esempio. Prendete ‘Un delitto d’onore’ (1961), e vi leggerete “a Atripalda”, “a avanzare”, “a ascoltarlo, “a aiutarla”, “a avvicinarla”, “a accarezzarla”, “a aspettarla”, a annuire, a Avellino. Poi prendete ‘Una nuvola d’ira’ (1962) e vi leggerete “ad accennare”, “ad Angelo”, “ad andare”, “ad accontentarsi”.
http://www.mauriziopistone.it/testi/discussioni/gramm01_d_eufonica.html
Non ho controllato, e non scriverei mai “a aiutarla” oppure “a Atripalda”, ma il fatto che Arpino usi quelle espressioni mi pare significativo del fatto che, in questo caso, evidentemente regole ferree non ce ne siano.
Che cosa propongo? Per ora lascio quello che ho scritto:
Nella lingua italiana (parlata e scritta), la “d” eufonica è un fenomeno che implica l’aggiunta finale della lettera “d” ad alcune particelle vocaliche, qualora l’incontro con parole che iniziano per vocale crei cacofonie o difficoltà di pronuncia. Nell’italiano moderno scritto, l’uso della “d” eufonica dovrebbe essere limitato alla congiunzione “e” e alla preposizione “a”, nei casi in cui precedano parole che iniziano con la stessa vocale (per esempio “ed ecco”, “ad andare”, “ad ascoltare”), e a forme consolidate come “ad esempio”.
Eventualmente, seguendo l’auctoritas di Enrico, vedrò se eliminare del tutto l’ultima indicazione (“ad esempio”), anche tenendo conto del fatto che l’espressione è bruttina.
Però, mi chiedo: certe questioni hanno diritto di asilo in una guida che insegna a usare un software? Oppure sarebbe meglio relegarle nei libri di grammatica?
Non nell’Impaziente, ma in una guida come l’Arte faccende come questa il diritto di asilo ce l’hanno eccome. Stiamo parlando di un paragrafetto di poche righe che si trova in un’appendice sulle norme tipografiche dell’italiano. Trovo che quell’appendice sia utile: purtroppo, difficilmente un laureando ha tempo di studiare a fondo una grammatica, e trovare le principali indicazioni in un’appendice è molto comodo. ❗
Quanto alla definizione dell’Arte come “guida che intende insegnare a usare un software”, per quanto formalmente ineccepibile, la trovo un po’ riduttiva… 😉 Il fatto è che l’argomento “tipografia digitale”, vasto e interessante, tocca non solo l’informatica, ma anche la logica, la matematica, la scienza e, addirituttura, la linguistica e l’arte. LaTeX, così, finisce per essere qualcosa di più di un (semplice) software.
Installare la TeX Live su Kubuntu è un delirio. Esasperato, o diciamo pure inetto, ho appena decretato che TeXmaker è meglio di Kile e che MiKTeX è una bomba.
Mi dispiace, spero che la prossima versione 2009 risolva questi problemi. Utenti di Linux, fatevi sentire: installare TeX Live su Mac è questione di qualche clic…
Ciao,
L.
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29 Maggio 2009 alle 10:05 #34122::
In realtà sono solo pignolerie da grammatici, come quella sull’accento da omettere in “sé stesso”: con il risultato che il pronome “sé” è l’unica parola italiana che si scrive in modi diversi a seconda del contesto.
Per l’Accademia della Crusca si può scrivere in entrambi i modi:
In conclusione, sebbene negli attuali testi di grammatica per le voci rafforzate “se stesso”, “se stessa” e “se stessi” non sia previsto l’uso dell’accento, è preferibile considerare non censurabili entrambe le scelte, mancando in realtà una regola specifica che ne possa stabilire il maggiore o minore grado di correttezza. Si raccomanda di tener conto di questa “irrilevanza” specialmente in sede di valutazione di elaborati scolastici e affini.
http://www.accademiadellacrusca.it/faq/faq_risp.php?id=7305&ctg_id=93
Ciao,
L.
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26 Agosto 2009 alle 15:27 #34123
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28 Agosto 2009 alle 5:52 #34124::
Siccome la d è appunto eufonica va scritta in base a come il testo viene letto, non scritto.
Pertanto scriverei
`Osservando l'andamento di $N_a$ ed $N_b$ …`
e non
`Osservando l'andamento di $N_a$ e $N_b$ …`Giusto?
No: la “d” è eufonica, non eugrafica. In altre parole, anche se, parlando, può essere opportuuno inserirla, scrivendo non va sempre messa. Ci sono casi in cui anche scrivendo è bene esplicitare la “d” eufonica, ma sono pochissimi (Accademia della Crusca docet). Leggi l’appendice dell’Arte per una sintesi.
Ciao,
L.
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28 Agosto 2009 alle 8:32 #34125::
Ciao!
Che tormento questa “d” eufonica! 😀
Ho raccolto un po’ di materiale per scrivere qualcosina in proposito, con tutti i limiti di cui sono capace. Se me lo permettete, mi metto al lavoro e lo giro a Lorenzo, che vedrà se è il caso di metterlo a disposizione di tutti voi. Che ne dite?Ciao
Tommaso
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28 Agosto 2009 alle 10:12 #34126::
Siccome la d è appunto eufonica va scritta in base a come il testo viene letto, non scritto.
Pertanto scriverei
`Osservando l'andamento di $N_a$ ed $N_b$ …`
e non
`Osservando l'andamento di $N_a$ e $N_b$ …`Giusto?
No: la “d” è eufonica, non eugrafica. In altre parole, anche se, parlando, può essere opportuuno inserirla, scrivendo non va sempre messa. Ci sono casi in cui anche scrivendo è bene esplicitare la “d” eufonica, ma sono pochissimi (Accademia della Crusca docet). Leggi l’appendice dell’Arte per una sintesi.
Ciao,
L.Ops, allora credo di aver frainteso il significato di eufonico!
Ciao!
Che tormento questa “d” eufonica!
Ho raccolto un po’ di materiale per scrivere qualcosina in proposito, con tutti i limiti di cui sono capace. Se me lo permettete, mi metto al lavoro e lo giro a Lorenzo, che vedrà se è il caso di metterlo a disposizione di tutti voi. Che ne dite?Ciao
TommasoDico che sei un grande, Tommaso!
Ciao ciao.
Fra
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