[…] è proprio questo il problema contro cui molti si scontrano: la scarsa documentazione sulla personalizzazione di LaTeX, in particolare pensata per utenti non programmatori, non avanzati.
Divido (idealmente!), gli utenti di LaTeX in due categorie:
1. gli utenti finali (per esempio, i laureandi che devono scrivere la tesi), compresi i principianti di LaTeX.
2. i programmatori.
Il mio pubblico sono gli appartenenti alla prima categoria, non alla seconda.
Gli appartenenti alla prima categoria è bene che ci vadano pianino con le personalizzazioni, il rischio di combinare guai è alto: è la filosofia di LaTeX, no?
D’altra parte, i programmatori che desiderano rivoltare LaTeX come un calzino devono leggersi la documentazione originale (in inglese). Se un programmatore vuole costruire un nuovo stile di biblatex, deve conoscere biblatex a menadito (codice sorgente compreso). Non è il mio caso, fra l’altro.
Gli utenti finali usano gli stili, non li programmano. Guarda come spiego la bibliografia nell’Arte (rivolta agli utenti finali, ribadisco):
1. Spiego come si usa BibTeX, con i suoi stili standard.
2. Spiego che gli stili standard di BibTeX sono per bibliografie in inglese; indico due stili già pronti ottimizzati per l’italiano. Spiego come usarli.
3. Faccio presente che esistono tantissimi stili già pronti, e indico un link di riferimento.
4. Faccio presente che se nessuno degli stili disponibili va bene, c’è il modo di realizzarne uno su misura (accenno a makebst).
Impossibile accompagnare per mano l’utente nel punto 3, le possibili esigenze sono praticamente infinite. Se l’utente vuole avventurarsi nel punto 4, ha bisogno di studiare parecchio (o di chiedere aiuto a un programmatore esperto; io l’ho fatto un sacco di volte). 😉
Ciao,
L: