Aggiungo un paio di commenti.
Usando una codifica esplicita come latin1 o utf8 non è obbligatorio adoperare le lettere accentate per ottenere il carattere desiderato; “\`a” e “à’ danno esattamente lo stesso risultato, che è il carattere “a minuscola con accento grave” se si è scelta la codifica di output T1, mentre è “a minuscola” con l’accento sovrapposto se si è in regime OT1 (con gli indesiderati effetti sulla sillabazione). Questo per togliere dubbi relativi a caratteri non presenti nella codifica di input. Per esempio, “š” non fa parte di latin1, ma c’è in T1; per ottenere “šest” (cioè il numero “sei” in croato) si può scrivere “\v{s}est” e il carattere non avrà l’accento “sovrapposto a mano”, ma sarà quello “unico”, sempre che si adoperi T1.
LaTeX ricorre alla costruzione “a mano” solo quando nella codifica di output non è presente il carattere. Per informazione TeXnica: quando si scrive “à” nel proprio documento .tex in codifica latin1, la prima cosa che fa LaTeX trovando quel carattere è convertirlo proprio in “\`a”. Il file t1enc.def che viene letto quando si carica la codifica di output T1 si occupa di tradurre “\`a” nel comando “componi una a minuscola con accento grave prendendola dal posto giusto nella tabella T1”.
L’esempio con “Franz Strauß” chiarisce che sono necessari sia inputenc sia fontenc. L’input “Franz Strauß” senza dichiarare \usepackage[latin1]{inputenc} o \usepackage[utf8]{inputenc} (a seconda di come l’editor tratta i documenti, naturalmente) dà risultati piuttosto sorprendenti.
L’ordine “fontenc, inputenc, babel” non è così importante se si usano solo lingue dell’Europa occidentale; tuttavia è meglio abituarsi a ordinare i pacchetti in questo modo per non avere sorprese in altre situazioni.
Consiglio finale: quando cominciate a lavorare su un documento nuovo scegliete UTF-8. Non vale la pena restare con lati1, applemac o, orrore :), ansinew. Se il vostro editor non ha il supporto per UTF-8, cambiatelo.
Ciao
Enrico