2*. Sempre a proposito della formula “(Citato pagina 1)”. Metterei il punto fermo dentro le parentesi. Il fatto è che se si fa un inciso costituito da un intero periodo fra parentesi, il punto va dentro, non fuori. (Ecco, questo è un esempio.) Così ho letto in fonti che ritengo affidabili, e anche nell’Arte la faccenda è riproposta così. Diverso sarebbe il caso di un inciso all’interno di un periodo: la punteggiatura in quel caso va fuori, non dentro le parentesi (così, per capirci).
Nuovo manuale di stile (Zanichelli)?
Il problema è questo. Come avrai notato gli stili forniscono anche il campo library e il campo annotation. Questi campi vengono gestiti dalla macro finentry, che si trova dopo la macro pageref. Questo significa che se non si usano tali campi, il riferimento “backref” chiude la voce bibliografica, ma se si usano tali campi si ottiene qualcosa come:
Torino 1980. (Citato a p. 1.). Qui c’è il campo library.
Qui c’è il campo annotation.
Ovvero il punto è sia prima che dopo la parentesi. Mi pare ridondante. Su quale sia la scelta visivamente migliore si potrebbe discutere a lungo. Secondo me mettere il punto (solo) fuori dalla parentesi è visivamente migliore, sia che il “backref” chiuda la voce bibliografica sia che la chiuda . Con il punto dentro sembra che ci sia un periodo che inizia dopo una parentesi, mentre ci si aspetta che il periodo dovrebbe iniziare dopo il punto. Per il momento rimando (ma non abbandono!) il problema. Per ottenere l’effetto del mio esempio sopra è semplice.
3**. Il maiuscoletto. Lo userei solo per il cognome dell’autore, mentre il nome lo lascerei in tondo: “ECO, Umberto”, “PANTIERI, Lorenzo”. Decisamente. Il cognome in maiuscoletto viene così a costituire una sorta di simbolo: nel testo si dice “vedi ECO”, “leggi PANTIERI”. Visto che nelle citazioni il riferimento è solo al cognome, nella bibliografia finale il nome non va edivenziato, quindi va lasciato in tondo.
Sarei disposto, al massimo, ad avere in maiuscoletto tutti i cognomi, anche se la cosa non mi piace. Si fa con:
`\renewcommand*{\mkbibnamelast}{\textsc}
`Ma non lo metto di default. Posso eventualmente aggiungere una nota in un paragrafo della doc intitolato “Personalizzazioni”. Sarà anche lo standard LaTeX ma non mi convince. Se hai tra le mani un volume de La matematica, a cura di P. Odifreddi e Bartocci, dai un’occhiata alla bibliografia: i nomi sono tutti in maiuscoletto ma le citazioni sono in tondo. Le scelte possibili e accettabili sono molteplici.
4*. `\renewcommand{\nameyeardelim}{, }`
Questo lo metterei di default. L’indicazione “PANTIERI 2009” dà poco respiro: molto meglio “PANTIERI, 2009”.
Stesso discorso del punto 3. Metterò una nota nelle “Personalizzazioni”
Ricordo che biblatex accetta l’opzione natbib, che permette di usare i comandi di questo pacchetto. Mi sembra che quello che chiedi si faccia con \citealp*, ma non sono esperto di natibib.
5*. Le etichette con lo stesso autore e anno: “PANTIERI 2009a“, “PANTIERI 2009b“. Le lettere “a”, “b”, … sono in corsivo. Io le lascerei in tondo.
Si può fare. Ma come fai a notare questi dettagli 😯 ?
6*. La precisazione “URL” va decisamente tolta e l’indirizzo Internet non va assolutamente giustificato, ma questo l’avevo già detto. 😉
Forse ho fatto dei pasticci con le varie versioni. Per il momento ti consiglio di compilare sempre all’interno della cartella che scarichi, visto che aggiorno gli stili di frequente. L’ultima che ho messo in rete non ha “URL”. Per quanto riguarda la giustificazione è un problema. L’indirizzo dei siti viene gestito dal pacchetto url, un po’ criptico. A me sembra che sia più semplice sistemare a mano quei casi in cui il pacchetto url sembra non riuscire a gestire il titolo. Per esempio, eliminando URL il link alla tua Arte appare corretto.
7. A proposito dell’opportunità di aumentare la spaziatura verticale di default fra gli autori e fra le opere di uno stesso autore. Fai benissimo, nel tuo esempio sorgente, a lasciare commentate delle impostazioni con cui l’utente può lavorare di fino, ma questo vale fino alla pubblicazione definitiva dello stile! Meglio che l’utente non pasticci troppo con comandi “di basso livello” (troppe scelte da fare non vanno bene). Ho sempre pensato che il modo più giusto per modificare le impostazioni di un pacchetto sia mediante le sue opzioni. Quindi vanno calibrate bene le impostazioni dello stile (lavorando per approssimazioni successive) e vanno spiegate le opzioni, nascondendo all’utente comune tutti i dettagli: quelli sono roba per utenti più esperti!
D’accordo. Quando lo stile sarà ultimato nei file tese non ci saranno più quelle righe. Ma nella doc rimarranno le indicazioni su come modificare quei parametri.
8. A proposito di “ArsTeXnica 6” vs. “ArsTeXnica (6)”, dici che c’è già l’anno tra parentesi, ma non capisco: con il tuo stile, nella bibliografia finale l’anno non è fra parentesi!
È vero. Però ho scoperto un problema. Se uso il campo month esce qualcosa come ArsTeXnica 6 (ott. 2008). In questo caso l’anno è duplicato, è grave o si può accettare? E poi, usando il campo month, anche eliminando il secondo 2008, si avrebbe: ArsTeXnica (6) (ott.), che non mi sembra un gran che.
9. Non mi convince molto il modo in cui vengono composti i record “online”. Ma questo è un punto su cui sono necessari degli approfondimenti.
Mi spiegherai.
10*. C’è un problema con le opere con due autori. Per esempio, nel record
`@ARTICLE{mori:curriculum,
AUTHOR = {Mori, Lapo Filippo and Himmelmann, Maurizio},
TITLE = {Scrivere il curriculum vitae},
JOURNAL = {\Ars},
YEAR = {2007}
}`
il nome degli autori è composto comeMori, Lapo Filippo e Maurizio Himmelmann
Sarebbe più logico
Mori, Lapo Filippo e Himmelmann, Maurizio
Lo stile mla e lo stile historian mantengono questa scelta, che a me non dispiace. In generale sarei per mettere in bibliografia il nome prima del cognome (ordinando sempre per cognome, si capisce), ma è chiaro che avere prima il cognome è più comodo per trovare la voce bibliografica. Dopo di che non ha più senso mettere prima il cognome del nome, mi sembra un linguaggio eccessivamente “burocratico”. 😯
Ciao
Ivan