Quando si passa dal corsivo al diritto, la tipografia di qualità aggiunge un piccolo spazio che dipende dall’ultima lettera in corsivo: sarà maggiore per esempio se l’ultima lettera è una effe. Perché? Altrimenti la spaziatura tra le parole apparirebbe non uniforme a causa dell’inclinazione del corsivo.
Con \textit la correzione è eseguita automaticamente, con \itshape no. Perciò il comando con argomento \textit va preferito per una o poche parole da scrivere in corsivo, mentre \itshape va riservato alla definizione di ambienti o a casi in cui un intero capoverso vada scritto in corsivo. Lo stesso vale per \textbf e \bfseries: anche il passaggio dal nero al medio richiede la correzione perché la parola in nero “si mangia un po’ dello spazio”; in questo caso è solo un’illusione ottica, ma ciò non conta perché il documento si deve leggere con gli occhi!
Wow, anch’io ignoravo questa cosa. Chiamo in causa Lorenzo, sull’Arte non mi pare ci sia spiegata questa differenza. Perché non aggiungerla insieme ai consigli su quando usare la dichiarazione e quando il comando?
Ciao ciao.
Fra