Quindi ti consiglio per il momento di continuare a scrivere, con il semplice stile verbose-trad2. A breve (un paio di giorni) sarà a disposizione uno stile adatto senza dover scrivere centinaia di righe nel preambolo.
Ciao
IvanConfermo. Ora ho rimesso a posto ma non riesco a riavere tutti i titoli in corsivo. Vabbè, comunque vada la mia tesi sarà la più bella nella storia del mio dipartimento, e probabilmente della mia facoltà, anzi, direi che occuperà il primo, il secondo e il terzo posto overall. Purtroppo non posso dire altrettanto per il contenuto!!!
Un’altra cosa, la butto là: a proposito delle latinitates. Quando troviamo una citazione “già citata”, ci sono tre possibilità:
1- Appena citata, e allora, senza dubbi, io uso “Ibid.”
2- Ultima (o unica) opera citata di un dato autore, e allora io scrivo “Cognome, op. cit.”
3- In tutti gli altri casi, “Cognome, Shorttitle, cit.” oppure “Cognome, Shorttitle cit.”, che è la più elegante
Biblatex purtroppo non distingue questi tre livelli, ma solo tra (1) da una parte, e (2) e (3) dall’altra, e in questo caso verbosetrad2 scrive quindi “Cognome, Shorttitle, op. cit.”
Ci sono speranze per spiegare a BibLaTeX queste sottigliezze?
Ciao e grazie!
P.S. Poi, naturalmente c’è l’uso di “Id.” ma quella è un’altra faccenda.
Partiamo dall’ultimo punto. L’uso di “Id.” non mi piace, ma esiste l’opzione idemtracker, per cui non è un problema. Lo stile philosophy-verbose non userà “Id.” né “Idem” di default.
Vi assicuro che la maggior parte libri che fanno uso di citazioni prolisse e che ho avuto tra le mani funzionano così, e credo che questa sia la maniera più razionale di fare le cose:
la prima volta che un’opera viene citata, compare l’intera voce bibliografica, così come appare nella bibliografia finale. Nelle citazioni successive alla prima comparirà il titolo breve, se presente (shorttitle), seguito dall’espressione “cit.” (a volte preceduto da virgola e spazio, ma non sono d’accordo per ragioni “logiche” e il mio futuro stile philosophy-verbose non la metterà). Se la stessa opera viene citata due volte consecutivamente, nella seconda occorrenza comparirà l’espressione “ivi”. Se una citazione si riferisce alla stessa opera e alla stessa pagina della citazione precedente, verrà usata l’espressione “ibidem” (o “ibid.”). È raro l’uso di “op. cit.” e, dal mio punto di vista deprecabile. Ecco un esempio:
1. Cartesio, Discorso sul metodo, trad. e introd. di Lucia Urbani Ulivi, 1a ed., testo francese a fronte, Bompiani, Milano 2002, p. 43. Questa è la prima citazione del testo di Cartesio.
2. Ivi, p. 26. Qui si cita lo stesso teso ma viene indicata una pagina diversa.
3. Ibidem. Qui si cita esattamente lo stesso luogo della nota precedente.
9. Claudio Bartocci et al. (a cura di), Vite matematiche, Springer-Verlag Italia, Milano 2007. Ecco un altro testo.
10. Cartesio, Discorso sul metodo cit., p. 35. Qui viene citato nuovamente il testo di Cartesio, nella forma abbreviata. Scrivere “Cartesio, op. cit.” (nel caso si trattasse di un’unica opera. mi sembra eccessivo)
Questa è la forma di citazione prolissa in assoluto più diffusa nell’ambito della filosofia e mi sembra francamente il massimo di “contorsione” che si possa richiedere a uno stile di citazione.
Ciao
Ivan
Ciao
Ivan