Che cos’è un \paragraph?

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  • #40735
    lorenzo.pantieri
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      Ciao a tutti. Tetratricotomia. 😉

      In tipografia, un capoverso è (credo) un’unità fondamentale di testo che comincia di regola con un rientro (o, più raramente, con uno spazio verticale rispetto a quanto precede) e finisce con un “punto e a capo”. Per iniziare un capoverso in LaTeX, si lascia una riga vuota o si dà un \par.

      Che cos’è invece un \paragraph? Un capoverso? Il fatto è che un capoverso introdotto con \paragraph ha un titolo (l’argomento di \paragraph) e non è rientrato (almeno nelle classi standard): insomma, è un “capoverso sui generis”. Anche un \subparagraph (sottocapoverso?) è un “capoverso sui generis”: con un titolo, e rientrato (nelle classi standard).

      Lo cheido per la nuova edizione dell’Arte. Non vorrei che, dopo aver spiegato a un principiante che un capoverso si ottiene con una riga vuota nel sorgente .tex, si facesse confusione traducendo \subparagraph con “capoverso”.

      Grazie mille,
      L.

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      • #40736
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        Ciao.
        Mi associo alla domanda di Lorenzo, visto che anch’io ci sono dentro fino al collo 😉
        Per mettere un po’ di carne al fuoco e stimolare questa già vivace discussione 😯 direi che:

        Un paragraph, in LaTeX, è un’unità di testo di importanza più contenuta rispetto a quella che ha un’unità di sezionamento superiore, e ha a che fare con il nostro “capoverso” (termine con il quale tradizionalmente si traduce in italiano) soltanto per il nome. Nelle classi standard di documento un paragraph è titolato, non rientrato né numerato. Il rientro colpisce invece il subparagraph, che è l’unità di sezionamento più piccola riconosciuta da LaTeX, nelle guide più diffuse tradotto con “sottocapoverso”.

        Va da sé che né “capoverso” né “sottocapoverso” sono buone traduzioni, perché in italiano il capoverso è ben altro. Non va bene nemmeno tradurre subparagraph con “enunciato”, che in italiano è la più piccola unità di testo, ma non porta un titolo sulla pagina scritta.

        Aspettiamo il vostro contributo! Ricchi premi e cotillon! Senza dover tradurre questo francesismo, per carità 😉

        Ciao
        Tommaso

      • #40737
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        Ciao a tutti. Tetratricotomia. 😉

        In tipografia, un capoverso è (credo) un’unità fondamentale di testo che comincia di regola con un rientro (o, più raramente, con uno spazio verticale rispetto a quanto precede) e finisce con un “punto e a capo”. Per iniziare un capoverso in LaTeX, si lascia una riga vuota o si dà un \par.

        Che cos’è invece un \paragraph? Un capoverso? Il fatto è che un capoverso introdotto con \paragraph ha un titolo (l’argomento di \paragraph) e non è rientrato (almeno nelle classi standard): insomma, è un “capoverso sui generis”. Anche un \subparagraph (sottocapoverso?) è un “capoverso sui generis”: con un titolo, e rientrato (nelle classi standard).

        Lo cheido per la nuova edizione dell’Arte. Non vorrei che, dopo aver spiegato a un principiante che un capoverso si ottiene con una riga vuota nel sorgente .tex, si facesse confusione traducendo \subparagraph con “capoverso”.

        \paragraph è una pessima scelta di Leslie Lamport: non voleva andare oltre i due “sub” in \subsubsection, ma ha preso un termine che vuol dire altro. In inglese “paragraph” ha il significato di “capoverso”, forse più aderente all’etimologia. Il risultato finale per una guida in italiano è che “paragrafo” non va confuso con “paragraph” e “\paragraph” non è né “paragrafo” né “paragraph”. 🙁

        Lascerei quindi perdere l’uso di “paragrafo”, parlando piuttosto di sezioni di primo, secondo e terzo livello, così da evitare termini di dubbio gusto come “sottoparagrafo” o, ancora peggio, “sottosottoparagrafo”. È vero che esiste “paragrafetto”, ma si rischia di confondere i lettori; e poi, che fare con il terzo livello? 😉

        Per \paragraph e \subparagraph si può ricorrere a “sezione di quarto o quinto livello”, con l’avvertenza che suddivisioni così fini sono da evitare e facendo notare che si tratta anche in inglese di termini abusivi.

        Ciao
        Enrico

      • #40738
        lorenzo.pantieri
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          Lascerei quindi perdere l’uso di “paragrafo”, parlando piuttosto di sezioni di primo, secondo e terzo livello, così da evitare termini di dubbio gusto come “sottoparagrafo” o, ancora peggio, “sottosottoparagrafo”. È vero che esiste “paragrafetto”, ma si rischia di confondere i lettori; e poi, che fare con il terzo livello? 😉

          Per \paragraph e \subparagraph si può ricorrere a “sezione di quarto o quinto livello”, con l’avvertenza che suddivisioni così fini sono da evitare e facendo notare che si tratta anche in inglese di termini abusivi.

          Molto chiaro: un \paragraph non è né un “paragrafo” (inteso come \section, “sezione di primo livello”) né un “capoverso”. Tradurre \paragraph con “sezione di quarto livello” evita confusione.

          Ho qualche piccola perplessità sull’idea di tradurre \section con “sezione di primo livello”, \subsection con “sezione di secondo livello”, … evitando del tutto l’espressione “paragrafo”: si guadagnerebbe in chiarezza, certo, ma le espressioni “sezione di … livello” sono forse un po’ macchinose, e “paragrafo” è un termine molto pregnante e diffuso. Un’altra perplessità è che mi piacerebbe usare il termine “sezione” anche per parti e capitoli (che, effettivamente, sono “unità di sezionamento” del documento): tuttavia, rendere “capitolo” con “sezione di livello zero” e “parte” con “sezione di livello meno uno” è fuori discussione.

          Magari potremmo propore entrambe le espressioni:

          \part = parte
          \chapter = capitolo
          \section = sezione di primo livello (o paragrafo)
          \subsection = sezione di secondo livello (o sottoparagrafo)
          \subsubsection = sezione di terzo livello (o sotto-sottoparagrafo)
          \paragraph = sezione di quarto livello
          \subparagraph = sezione di quinto livello

          Con l’avvertenza che le ultime due sezioni non si usano quasi mai. E che nessuna di essere va confusa con il “capoverso”.

          Grazie mille, Enrico, sei stato risolutivo!

          A presto,
          L.

        • #40739
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          \part = parte
          \chapter = capitolo
          \section = sezione di primo livello
          \subsection = sezione di secondo livello
          \subsubsection = sezione di terzo livello
          \paragraph = sezione di quarto livello
          \subparagraph = sezione di quinto livello

          Io voto per l’ultima proposta di Lorenzo, tralasciando però il termine paragrafo che, almeno
          per esperienza personale, viene confuso con capoverso da moltissime persone.
          In fondo la parola sezione richiama anche il relativo comando LaTeX (a parte negli ultimi due casi, comunque
          raramente usati).

          Ciao ciao.
          Fra

        • #40740
          lorenzo.pantieri
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            Io voto per l’ultima proposta di Lorenzo, tralasciando però il termine paragrafo che, almeno per esperienza personale, viene confuso con capoverso da moltissime persone.
            In fondo la parola sezione richiama anche il relativo comando LaTeX (a parte negli ultimi due casi, comunque raramente usati).

            Ciao Francesco, innanzitutto grazie per il tuo punto di vista. Evitare del tutto “paragrafo” di certo elimina le ambiguità, però si tratta di un termine molto usato: se una guida mette in guardia il lettore che “section/sezione” e “paragraph/paragrafo” sono falsi amici, credo che abbia fatto il suo dovere. 😉

            Difficilmente un utente di LaTeX che scrivesse \section{Pippo} direbbe di stare introducendo “la sezione di primo livello Pippo” e non “il paragrafo Pippo”: “sezione di primo livello” è molto lungo!

            Pensavo a:

            Si noti la presenza dei falsi amici section, che corrisponde al nostro “paragrafo”, e paragraph, che non corrisponde al nostro “paragrafo” (e neppure al nostro “capoverso”, anche se in inglese “capoverso” si traduce proprio con paragraph; il nome \paragraph è stata una scelta infelice di Lamport), ma che costituisce una sezione di quarto livello. In ogni caso, si consiglia di evitare suddivisioni così fini come quelle costituite da \paragraph e \subparagraph.

            (ancora da limare).

            A presto,
            L.

          • #40741
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            Buonasera a tutti, e scusate la rapidità.

            Non sono molto d’accordo per eliminare del tutto la parola paragrafo. In italiano esiste eccome, e provate a cercare nell’Arte il numero delle sue occorrenze.

            Se qualcuno confonde ancora, nell’anno del Signore 2010, paragrafo con capoverso, non so davvero che farci. Potrebbe, però, andare a consultare un manuale che gli chiarisca le idee, no? 😉

            Ma me la vedo con Lorenzo a porte chiuse 😀

            Ciao
            Tommaso

          • #40742
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            Ciao Francesco, innanzitutto grazie per il tuo punto di vista.

            Prego! (Cosa si fa pur di non studiare :P)

            Evitare del tutto “paragrafo” di certo elimina le ambiguità, però si tratta di un termine molto usato: se una guida mette in guardia il lettore che “section/sezione” e “paragraph/paragrafo” sono falsi amici, credo che abbia fatto il suo dovere.

            Non sono molto d’accordo per eliminare del tutto la parola paragrafo. In italiano esiste eccome, e provate a cercare nell’Arte il numero delle sue occorrenze.

            Non suggerivo di eliminarlo! 😀 Ho dato un’occhiata all’Arte e ho notato che, la maggior parte delle
            volte, la parola paragrafo è usata per rimandare il lettore ad altre parti del documento.
            Quindi diciamo che si potrebbe usare rozzamente questa convenzione: usare il termine paragrafo quando non si parla in maniera tecnica e usare il termine sezione ecc… quando invece si parla effettivamente di sezioni LaTeX, così il lettore associa bene la parola al comando.

            Difficilmente un utente di LaTeX che scrivesse \section{Pippo} direbbe di stare introducendo “la sezione di primo livello Pippo” e non “il paragrafo Pippo”: “sezione di primo livello” è molto lungo!

            Quando spiego LaTeX a qualcuno uso “sezione” come sinonimo di “sezione di primo livello” e “sotto-sezione” come sinonimo di “sezione di secondo livello”. Magari uno
            se la potrebbe cavare così. . . 🙂

            Non vedo l’ora di leggere la nuova versione dell’Arte!
            Buon lavoro ragazzi!

            Ciao ciao.
            Fra

            P.S.: anche voi in questi giorni avete notato rallentamenti mostruosi nel caricamento delle pagine del forum? O quello che ho mangiato ha rallentato anche il mio PC?!

          • #40743
            lorenzo.pantieri
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              Ho dato un’occhiata all’Arte e ho notato che, la maggior parte delle volte, la parola paragrafo è usata per rimandare il lettore ad altre parti del documento.

              Nell’Arte, “paragrafo” sta sia per “paragrafo” sia per “sottoparagrafo”. Ne avevamo parlato a suo tempo sul forum: Enrico aveva sottolineato (giustamente!) come l’espressione “vedi il sottoparagrafo x” fosse molto pedante e brutta.

              Comunque qui ci stiamo scontrando con le limitazioni del linguaggio naturale, mi sa… 😉

              Quando spiego LaTeX a qualcuno uso “sezione” come sinonimo di “sezione di primo livello” e “sotto-sezione” come sinonimo di “sezione di secondo livello”. Magari uno se la potrebbe cavare così.

              Forse. Ma per te un \chapter è o no una “sezione”? Io dico di sì, se per “sezione” si intende, in senso lato, “unità di sezionamento”. Tu forse dici di no, visto che intendi “sezione”, in senso stretto, come traduzione di \section. Non è che la ragione stia qui o là: sono semplicemente accezioni diverse, entrambe legittime.

              I problemi di traduzione e di nomenclatura sono delicati: nell’Arte c’è dietro un gran lavoro, che si cela anche nella traduzione di una semplice parola… 😉

              anche voi in questi giorni avete notato rallentamenti mostruosi nel caricamento delle pagine del forum?

              Sì.

              Ciao,
              L.

            • #40744
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              Buongiorno a tutti.
              Questa faccenda di paragraph rischia, a mio avviso, di diventare un tormentone.
              Posto che i nomi dei comandi scelti da Lamport non sono sempre felici, non direi di doverne fare una tragedia.
              Vorrei chiarire una cosa: ogni testo non letterario presenta il corpo del testo in unità di sezionamento, numerate e titolate, e in genere con un titolo stampato in corpo via via decrescente in base all’importanza dell’unità. Giusto? Sì. (Da notare che anche racconti e romanzi sono suddivisi, magari con modalità peculiari.)
              Alcune di queste unità possono anche non essere titolate, in un libro, giusto? Sì.
              È sempre necessario chiamare queste unità con il loro nome? No, secondo me. La parola sezione è iperonimo di parte, capitolo, paragrafo, sottoparagrafo, eccetera, fino all’ultima delle possibili sezioni, che è l’enunciato (che può essere composto anche di una sola parola). Dove voglio arrivare? Al punto che con sezione ci si può riferire tanto a un capitolo quanto a un paragrafo, se non si vogliono usare queste ultime due etichette. Il paragrafo esiste eccome nella nostra lingua, e se in inglese paragraph significa capoverso, non è affar nostro. O no? Provate a pensare a quante volte si dice: “l’argomento del primo capitolo è… e quello del secondo è…”. Ora, il capitolo è un’unità di sezionamento del testo tanto quanto lo è il paragrafo, eppure per dire capitolo non facciamo una piega, mentre ora sorgono tutti questi problemi per il paragrafo…

              Allora: si potrebbe evitare di tradurre il nome dei comandi di sezionamento, anche quando si spiega LaTeX a qualcuno che non lo conosce, perché ogni campo del sapere necessita di una lingua speciale con cui riferirvisi, e la lingua speciale di LaTeX comprende comando, dichiarazione, section, argomento, gruppo, opzione, “begin document” (come tradurreste quest’ultima espressione? è intraducibile! o vorreste proporre: “prima di “comincia documento” va caricato…” Ridicolo.) 😀

              Mi lascia perplesso il fatto di spiegare LaTeX a qualcuno usando improvvisamente “sezione” e “sottosezione” al posto di “paragrafo”, che in italiano va bene tanto per section quanto per subsection. Sono sicurissimo che Francesco non usa correntemente sezione e sottosezione. 😉

              E una guida a LaTeX come la nostra è fatta come un qualunque altro manuale scientifico: capitoli, paragrafi, sottoparagrafi e unità minori, titolate ma non numerate. Come le chiamiamo? Io continuo a chiamarle “paragrafi”, perché di fatto lo sono. Il fatto, poi, che l’Arte sia scritta con LaTeX, non deve modificare le nostre abitudini. O no?

              In sostanza, che cosa propongo? Di spiegare LaTeX dicendo che comandi di sezionamento vanno da \part a \subparagraph, che tutti producono il loro argomento come titolo del testo che li segue, che non tutti però sono numerati e dunque non tutti finiranno nell’indice. Che se \part e \chapter hanno un nome intuitivo e vanno dati in apertura di “pezzi di testo” corrispondenti ai nostri “parte” e “capitolo” (e su questo non ci piove), i comandi \section, \subsection e \subsubsection vanno dati in apertura di “pezzi di testo” che corrispondono grosso modo ai nostri “paragrafo”, “sottoparagrafo” e a un “pezzo di testo” che in italiano non ha un nome corrispondente, e infine che \paragraph e \subparagraph rappresentano etichette infelici, perché in inglese il primo significa “capoverso”, che nella nostra lingua non prevederebbe un titolo (ma si dà il caso di un paragrafo composto di un solo capoverso), e il secondo non ha davvero un corrispettivo in italiano, e che vanno dati in apertura di “pessi di testo” di importanza contenuta, e soltanto se è davvero necessario arrivare a suddivisioni del testo di livello così basso.

              Per toglierci davvero tutte le castagne dal fuoco, ci si può riferire a qualunque unità di suddivisione di un testo con il termine sezione e non si sbaglia mai.

              Tutto qui. L’utente, poi, dopo un paio di documenti, andrà in automatico nell’uso dei comandi di sezionamento. 😀

              Ciao
              Tommaso

              [OT]
              PS: Lorenzo, ti ho mandato due mp. Forse iperbole ha problemi.
              [OT]

            • #40745
              lorenzo.pantieri
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                In sostanza, che cosa propongo? Di spiegare LaTeX dicendo che comandi di sezionamento vanno da \part a \subparagraph, che tutti producono il loro argomento come titolo del testo che li segue, che non tutti però sono numerati e dunque non tutti finiranno nell’indice. Che se \part e \chapter hanno un nome intuitivo e vanno dati in apertura di “pezzi di testo” corrispondenti ai nostri “parte” e “capitolo” (e su questo non ci piove), i comandi \section, \subsection e \subsubsection vanno dati in apertura di “pezzi di testo” che corrispondono grosso modo ai nostri “paragrafo”, “sottoparagrafo” e a un “pezzo di testo” che in italiano non ha un nome corrispondente, e infine che \paragraph e \subparagraph rappresentano etichette infelici, perché in inglese il primo significa “capoverso”, che nella nostra lingua non prevederebbe un titolo (ma si dà il caso di un paragrafo composto di un solo capoverso), e il secondo non ha davvero un corrispettivo in italiano, e che vanno dati in apertura di “pessi di testo” di importanza contenuta, e soltanto se è davvero necessario arrivare a suddivisioni del testo di livello così basso.

                Sottoscrivo questa conclusione parola per parola.

                A presto,
                L.

              • #40746
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                Se può esserti utile, tra i tanti testi che parlano di paragrafi e capoversi ho trovato anche quello di Dario Corno, Scrivere e comunicare. C’è una sezione intitolata Una curiosità e una precisazione su paragrafo, capoverso, “blocco inglese” e comma. Puoi leggere questa sezione cercando il testo in Google Books.

                Anche Roberto Lesina, autore del Nuovo manuale di stile (Zanichelli), mi pare che consideri sinonimi paragrafo e capoverso.

                In questi casi sono pragmatico. Direi: sezione, sottosezione, sotto-sottosezione, paragrafo e sottoparagrafo, specificando, in questi ultimi due casi, la differenza di significato con capoverso. I termini di cui sopra non sono belli, ma d’altra parte sono termini tecnici funzionali alla tua Arte.

                In uno scritto mi riferirei sezioni, sottosezioni e sotto-sottosezioni semplicemente con sezione. Per esempio: vedi sezione 2, vedi sezione 2.2, vedi sezione 2.2.1. E non vedi sezione 2, vedi sottosezione 2.2, vedi sotto-sottosezione 2.2.1. Analogamente, se necessario, mi riferirei ai paragrafi e ai sottoparagrafi semplicemente con paragrafo. Per i capitoli e le parti il problema non si pone.

                Spero di esserti stato utile

                Ciao
                Ivan

              • #40747
                lorenzo.pantieri
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                  Anche Roberto Lesina, autore del Nuovo manuale di stile (Zanichelli), mi pare che consideri sinonimi paragrafo e capoverso.

                  Riassumo dal Devoto-Oli:

                  Capoverso: la ripresa della scrittura dopo che si è andati a capo.

                  Paragrafo: ciascuna delle suddivisioni interne dei vari capitoli di un testo.

                  Sezione: ciascuna delle unità in cui è divisa una trattazione.

                  Però Wikipedia (http://it.wikipedia.org/wiki/Paragrafo):

                  Sull’impronta del paragraph inglese, è diventato uso ormai radicato considerare paragrafo anche quello che in lingua italiana si era abituati chiamare capoverso, cioè una parte di testo compatto compreso tra un a capo e l’altro, di cui la prima riga spesso ha un inizio rientrante a destra.

                  Quindi le “soluzioni” sono tante, e probabilmente tutte legittime. Io sarei per evitare confusioni e per distinguere bene un “capoverso” da un “paragrafo”, mantenendo la nomenclatura tradizionale italiana. Dunque:

                  \part -> Parte
                  \chapter -> Capitolo
                  \section -> Paragrafo
                  \subsection -> Sottoparagrafo
                  \subsubsection -> Sotto-sottoparagrafo

                  una riga vuota (o \par) -> Capoverso

                  Per quanto riguarda \paragraph e \subparagraph, che non sono né “paragrafi” né “capoversi” (la scelta di Lamport è stata infelice, ora non possiamo farci più nulla), e che peraltro non andrebbero mai usati, Tommaso ha proposto

                  \paragraph -> Sezione di livello ancora più basso
                  \subparagraph -> Sezione al più basso livello possibile

                  Stando così sul vago, si evita di dover misurarsi con “paragrafo”, “capoverso” (il che è un bene) e con “unità di sezionamento di quarto/quinto livello”, espressione che richiederebbe delle spiegazioni supplementari: poi toccherebbe dire al principiante che \chapter è una sezione di livello 0 e \part è una sezione di livello -1 — non il massimo, per un principiante.

                  Tutte queste unità, dalla più grande (\part) alla più fine (\subparagraph) sono “sezioni” del documento.

                  Poi, nel documento, sarà bene essere elastici e non dire “vedi il sottoparagrafo 1.2.3”, ma “vedi il paragrafo 1.2.3”. L’italiano è migliore, e il rischio di fare confusione tra “paragrafo” e “sottoparagrafo” praticamente inesistente.

                  Questa è solo la nostra (mia e di Tommaso) idea: nelle questioni di “stile” (e fare una buona traduzione è anche questione di stile), non esistono “giusto” e “sbagliato”.

                  A presto,
                  L.

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