Ciao a tutti. Tetratricotomia. 😉
In tipografia, un capoverso è (credo) un’unità fondamentale di testo che comincia di regola con un rientro (o, più raramente, con uno spazio verticale rispetto a quanto precede) e finisce con un “punto e a capo”. Per iniziare un capoverso in LaTeX, si lascia una riga vuota o si dà un \par.
Che cos’è invece un \paragraph? Un capoverso? Il fatto è che un capoverso introdotto con \paragraph ha un titolo (l’argomento di \paragraph) e non è rientrato (almeno nelle classi standard): insomma, è un “capoverso sui generis”. Anche un \subparagraph (sottocapoverso?) è un “capoverso sui generis”: con un titolo, e rientrato (nelle classi standard).
Lo cheido per la nuova edizione dell’Arte. Non vorrei che, dopo aver spiegato a un principiante che un capoverso si ottiene con una riga vuota nel sorgente .tex, si facesse confusione traducendo \subparagraph con “capoverso”.
\paragraph è una pessima scelta di Leslie Lamport: non voleva andare oltre i due “sub” in \subsubsection, ma ha preso un termine che vuol dire altro. In inglese “paragraph” ha il significato di “capoverso”, forse più aderente all’etimologia. Il risultato finale per una guida in italiano è che “paragrafo” non va confuso con “paragraph” e “\paragraph” non è né “paragrafo” né “paragraph”. 🙁
Lascerei quindi perdere l’uso di “paragrafo”, parlando piuttosto di sezioni di primo, secondo e terzo livello, così da evitare termini di dubbio gusto come “sottoparagrafo” o, ancora peggio, “sottosottoparagrafo”. È vero che esiste “paragrafetto”, ma si rischia di confondere i lettori; e poi, che fare con il terzo livello? 😉
Per \paragraph e \subparagraph si può ricorrere a “sezione di quarto o quinto livello”, con l’avvertenza che suddivisioni così fini sono da evitare e facendo notare che si tratta anche in inglese di termini abusivi.
Ciao
Enrico