Anche Roberto Lesina, autore del Nuovo manuale di stile (Zanichelli), mi pare che consideri sinonimi paragrafo e capoverso.
Riassumo dal Devoto-Oli:
Capoverso: la ripresa della scrittura dopo che si è andati a capo.
Paragrafo: ciascuna delle suddivisioni interne dei vari capitoli di un testo.
Sezione: ciascuna delle unità in cui è divisa una trattazione.
Però Wikipedia (http://it.wikipedia.org/wiki/Paragrafo):
Sull’impronta del paragraph inglese, è diventato uso ormai radicato considerare paragrafo anche quello che in lingua italiana si era abituati chiamare capoverso, cioè una parte di testo compatto compreso tra un a capo e l’altro, di cui la prima riga spesso ha un inizio rientrante a destra.
Quindi le “soluzioni” sono tante, e probabilmente tutte legittime. Io sarei per evitare confusioni e per distinguere bene un “capoverso” da un “paragrafo”, mantenendo la nomenclatura tradizionale italiana. Dunque:
\part -> Parte
\chapter -> Capitolo
\section -> Paragrafo
\subsection -> Sottoparagrafo
\subsubsection -> Sotto-sottoparagrafo
una riga vuota (o \par) -> Capoverso
Per quanto riguarda \paragraph e \subparagraph, che non sono né “paragrafi” né “capoversi” (la scelta di Lamport è stata infelice, ora non possiamo farci più nulla), e che peraltro non andrebbero mai usati, Tommaso ha proposto
\paragraph -> Sezione di livello ancora più basso
\subparagraph -> Sezione al più basso livello possibile
Stando così sul vago, si evita di dover misurarsi con “paragrafo”, “capoverso” (il che è un bene) e con “unità di sezionamento di quarto/quinto livello”, espressione che richiederebbe delle spiegazioni supplementari: poi toccherebbe dire al principiante che \chapter è una sezione di livello 0 e \part è una sezione di livello -1 — non il massimo, per un principiante.
Tutte queste unità, dalla più grande (\part) alla più fine (\subparagraph) sono “sezioni” del documento.
Poi, nel documento, sarà bene essere elastici e non dire “vedi il sottoparagrafo 1.2.3”, ma “vedi il paragrafo 1.2.3”. L’italiano è migliore, e il rischio di fare confusione tra “paragrafo” e “sottoparagrafo” praticamente inesistente.
Questa è solo la nostra (mia e di Tommaso) idea: nelle questioni di “stile” (e fare una buona traduzione è anche questione di stile), non esistono “giusto” e “sbagliato”.
A presto,
L.