Re: Che cos’è un \paragraph?

#40747
lorenzo.pantieri
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    Anche Roberto Lesina, autore del Nuovo manuale di stile (Zanichelli), mi pare che consideri sinonimi paragrafo e capoverso.

    Riassumo dal Devoto-Oli:

    Capoverso: la ripresa della scrittura dopo che si è andati a capo.

    Paragrafo: ciascuna delle suddivisioni interne dei vari capitoli di un testo.

    Sezione: ciascuna delle unità in cui è divisa una trattazione.

    Però Wikipedia (http://it.wikipedia.org/wiki/Paragrafo):

    Sull’impronta del paragraph inglese, è diventato uso ormai radicato considerare paragrafo anche quello che in lingua italiana si era abituati chiamare capoverso, cioè una parte di testo compatto compreso tra un a capo e l’altro, di cui la prima riga spesso ha un inizio rientrante a destra.

    Quindi le “soluzioni” sono tante, e probabilmente tutte legittime. Io sarei per evitare confusioni e per distinguere bene un “capoverso” da un “paragrafo”, mantenendo la nomenclatura tradizionale italiana. Dunque:

    \part -> Parte
    \chapter -> Capitolo
    \section -> Paragrafo
    \subsection -> Sottoparagrafo
    \subsubsection -> Sotto-sottoparagrafo

    una riga vuota (o \par) -> Capoverso

    Per quanto riguarda \paragraph e \subparagraph, che non sono né “paragrafi” né “capoversi” (la scelta di Lamport è stata infelice, ora non possiamo farci più nulla), e che peraltro non andrebbero mai usati, Tommaso ha proposto

    \paragraph -> Sezione di livello ancora più basso
    \subparagraph -> Sezione al più basso livello possibile

    Stando così sul vago, si evita di dover misurarsi con “paragrafo”, “capoverso” (il che è un bene) e con “unità di sezionamento di quarto/quinto livello”, espressione che richiederebbe delle spiegazioni supplementari: poi toccherebbe dire al principiante che \chapter è una sezione di livello 0 e \part è una sezione di livello -1 — non il massimo, per un principiante.

    Tutte queste unità, dalla più grande (\part) alla più fine (\subparagraph) sono “sezioni” del documento.

    Poi, nel documento, sarà bene essere elastici e non dire “vedi il sottoparagrafo 1.2.3”, ma “vedi il paragrafo 1.2.3”. L’italiano è migliore, e il rischio di fare confusione tra “paragrafo” e “sottoparagrafo” praticamente inesistente.

    Questa è solo la nostra (mia e di Tommaso) idea: nelle questioni di “stile” (e fare una buona traduzione è anche questione di stile), non esistono “giusto” e “sbagliato”.

    A presto,
    L.

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