Io non sono completamente d’accordo con quello detto da alcuni di voi.
Voi dite che l’università non può imporre che software usare per scrivere la tesi.C’è da ricordare che durante un lavoro di tesi non si è da soli ma, come minimo c’è qualcuno (relatore o correlatore) che ve la corregge. Quindi, la scelta del formato con cui scambiarsi i dati durante la fase di correzione della bozza deve essere fatta da due persone, e non solo dal singolo studente. Non trovo quindi giusto costringere il professore ad imparare latex solamente per correggerci la tesi.
Si potrebbe obiettare che basta stampare la tesi e farla correggere in forma cartacea al relatore. Oltre alla scomodità di doverla stampare tutte le volte, nel caso in cui il proprio relatore sia a 500km di distanza, la forma cartacea è fuori discussione.
E nel caso in cui le persone che la devono correggere sono due (relatore e correlatore). Allora in questo caso vengono molto comode le funzionalità di gestione delle revisioni di Word. E questi strumenti sono decisamente più avanzati in Word 2003 che in OpenOffice 3.Per la tesi specialistica io ho scritto tutto in OpenOffice, salvando in Doc, con una minima formattazione e l’ho fatta correggere contemporaneamente a relatore (a 500km da me) e correlatore (vicino a me). Alla fine ho ricreato tutto in latex, chiedendo di correggere l’impaginazione fornendo direttamente una copia stampata.
Si può obiettare che anche Acrobat (non reader) può gestire le revisioni e cose simili. Per la triennale infatti ho scritto la tesi direttamente in latex ed il mio correlatore l’ha corretta sul pdf con Acrobat. Mi ha odiato profondamente poichè non è uno strumento comodo. Inoltre, per chi riceve le revisioni, non comodo gestirle e importare i cambiamenti in latex.
Detto questo, credo si possa obiettare se il risultato tipografico di Word sia migliore o meno rispetto a quello di Latex (io penso sia meglio latex), ma è indubbio che word permette tutta una gestione della collaborazione che latex, per sua natura, non permette. Non trovo quindi scandaloso che i professori abbiano deciso di vietare l’uso di LaTeX per la scrittura delle tesi.
Poi forse si può trovare il giusto compromesso, come ho fatto io per la specialistica. Scrivere la tesi prima in OpenOffice e poi in latex non mi ha assolutamente portato via del tempo rispetto ad una scrittura dall’origine in latex, ma ha combinato i vantaggi dei due sistemi
Innanzi tutto ti ringrazio per aver riportato il tuo pensiero.
E sono d’accordo: nel processo di lavorazione del documento potrebbero essere necessari strumenti semplici e diffusi per effettuare revisioni o correzioni operando con i formati digitali anziché sulla carta (conservo ancora una delle revisioni della tesi completamente ricoperta di correzioni e punti da sviluppare fatte a matita dal mio professore, una meraviglia).
Ma alla fine …
i tuoi relatori non ti hanno impedito di dare consistenza finale alla tesi con LaTeX.
Premesso che esistono sistemi di revisione via internet (come CVS) esattamente preposti a questo compito, molto efficienti tra l’altro, quello che non capisco è l’imposizione di strumenti software tout court, senza un giustificato motivo (ricordo che il formato ASCII di un sorgente LaTeX è il formato più sicuro che si conosca dal punto di vista della conservazione dei documenti digitali, e qui aggiungo che la mia tesi stessa, in formato digitale, è diventata illeggibile dopo soli 10 anni dalla redazione, per via dei software che utilizzai all’epoca, nonostante i disperati tentativi di recuperare i file; è rimasta solo una manciata di file anzi di M-file ovvero il codice per Matlab guarda caso in formato ASCII 😆 ).
Inoltre, nella professione le scelte riguardanti il software sono spesso fondamentali. Non vedo perché non impegnare gli studenti fin da subito, a compiere scelte e sperimentazioni anche in questo settore toccando con mano le responsabilità conseguenti l’elaborazione digitale dell’informazione.
Comunque sia, tutti e dico tutti i software utilizzati devono essere legalmente installati. Questo requisito è imprescindibile. Altrimenti non si può neanche cominciare a ragionare sull’argomento. Non vi pare?
Saluti.
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Inoltre direi che c’è una questione filosofica (passatemelo) che riguarda la nostra concezione più o meno implicita di “testo scritto” (su carta o su pdf). Chi sceglie spontaneamente LaTeX è per sua natura sensibile ad alcune finezze che solo i tipografi professionisti possono capire. Date un’occhiata alla lezione di Enrico al GuIT Meeting di Pisa. Chi ritiene che i contenuti siano indipendenti dalla forma non potrà mai capire LaTeX. C’è una sorta di rispetto verso ciò che scriviamo e che volenti o nolenti rimarrà fisicamente presente per diverso tempo. Consiglio a tutti quelli che non l’hanno ancora fatto la lettura degli Elementi dello stile tipografico di Bringhurst. Bellissimo e coinvolgente come un romanzo.
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Ciao
Ivan
Già che ci sono, vorrei fare i miei complimenti a quanto detto da ivan qualche messaggio fa (che riporto quì sopra).
Si tratta di un punto di vista nuovo per me, ma che ho fatto immediatamente mio.
Infatti guardavo il problema puramente informatico, sottovalutando il sottile rapporto tra forma e contenuto.
Grazie ivan!