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egreg9.
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CreatoreTopic
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6 Febbraio 2010 alle 17:38 #41677::
Ciao a tutti,
spero di non essere OT (forse più che «Tipografia» sarebbe il caso di aprire una sezione dal titolo «Ortografia» 🙂 ) e di non annoiarvi, dato che l’argomento è già stato discusso (anche sul primo numero di Ars TeXnica), ma vorrei chiarire una volta per tutte questo mio dubbio: come rendere i termini inglesi in un documento scritto in italiano.Inizio riportandovi gli aspetti di cui sono già convinto e che non andrei a toccare:
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i termini di uso comune (es. «film») e quelli che sono comuni in un contesto specifico (es. «directory» per un documento informatico) vanno in tondo e non vengono declinati al plurale (niente «-s»);
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i neologismi e i termini di uso «non comune» vanno in corsivo (qualcuno dice «tra virgolette», ma io di solito non faccio così perché uso le virgolette solo quando desidero «citare» esplicitamente qualcosa. Si tratta comunque di una mia scelta).
In questo secondo caso, però, questi termini in corsivo, quando riferiti ad un numero maggiore di uno, vanno declinati, sì o no (o meglio ancora: vanno resi al plurale secondo le regole grammaticali della loro lingua, sì o no)?
Fino a questo momento della mia vita, io avrei detto di no, e questo perché:
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quando parlo non li pronuncio al plurale;
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credo che si dovrebbe scrivere come si parla (almeno in teoria);
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per la proprietà transitiva… 😉
La mia convinzione è però sempre stata una cosa «a intuito», non mi sono mai preoccupato di andare a cercare delle regole che la corroborassero o confutassero.
Ora le cose cambiano, visto che su Ars TeXnica leggo dei puddings, e anche l’Accademia della Crusca sembra consentirlo in certi casi.
Vi propongo ora degli esempi tratti da un lavoro che sto scrivendo (si tratta di un documento tecnico informatico); in esso compaiono i termini:
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best practices;
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contributors;
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knowledge bases;
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repository.
Almeno i primi due concetti derivano dal mondo aziendale/commerciale e secondo me non sono ancora di uso comune (o non lo sono comunque in riferimento al contesto); il quarto, inteso come archivio di software, forse potrebbe esserlo, ma vi prego di fare finta di niente e considerare anch’esso come «insolito». Mi rendo conto che alcuni di essi potrebbero anche essere tradotti in italiano, ma vi chiederei di tralasciare anche questo aspetto, altrimenti non riusciamo a risolvere il problema.
Tutta questa premessa per dire che questi quattro concetti li metterei in corsivo. E fin qui non ci piove.
Immaginiamo che io debba fare riferimento a ciascuno di essi al plurale. Vi ricordo che in un discorso diretto (a voce, non su carta), pur essendo più di uno, li pronuncerei tutti al singolare. Ma ora stiamo parlando di come scriverli su carta.
Aspetto le vostre opinioni, mi interesserebbe sapere come li rendereste voi. Alcuni di questi termini terminano per vocale, altri per consonante; li ho scelti apposta, perché da qualche parte (spiaciente, non trovo il collegamento) ho letto addirittura che in uno dei due casi andrebbero declinati e nell’altro no (:!:).
Riassumendo, vorrei capire se declinarli al plurale oppure no. I primi tre al plurale non stanno neanche troppo male, anche se non mi sembra del tutto «naturale», ma non è che forse repositories è un po’ troppo forte?
Tirando in ballo un altro thread, si era detto che in riferimento a un termine straniero di un documento italiano dovrebbero comandare le regole di sillabazione «nostre»; nello stesso modo, forse non si dovrebbe consentire neppure alle regole grammaticali di un’altra lingua di interferire, oppure sì?
Grazie ancora e scusate per la prolissità. A presto!
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AutoreRisposte
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6 Febbraio 2010 alle 18:54 #41678
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6 Febbraio 2010 alle 19:07 #41679::
Nell’Arte, quassù, ci sono alcune indicazioni che potrebbero aiutarti (appendice A). Personalmente, userei l’italiano per quanto possibile, se esiste un termine equivalente.
Grazie per l’intervento. Ho letto. Ho devi vincoli ai quali sottostare, e tra questi c’è il fatto che i concetti di «best practice» e «repository», non di uso comune neppure per il mio ipotetico lettore, dovrei lasciarli in inglese.
Stando alla tua guida, come già supponevo, li dovrei rendere così: best practices e repositories. Ma non è un po’ troppo «forte» e «innaturale»?
Grazie e presto.
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6 Febbraio 2010 alle 23:01 #41680::
Ciao a tutti,
spero di non essere OT (forse più che «Tipografia» sarebbe il caso di aprire una sezione dal titolo «Ortografia» 🙂 ) e di non annoiarvi, dato che l’argomento è già stato discusso (anche sul primo numero di Ars TeXnica), ma vorrei chiarire una volta per tutte questo mio dubbio: come rendere i termini inglesi in un documento scritto in italiano.…
Cerca di mantenere un uso coerente. E di usare il minor numero possibile di termini stranieri. 🙂
Ciao
Enrico
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7 Febbraio 2010 alle 1:29 #41681::
Cerca di […] usare il minor numero possibile di termini stranieri. 🙂
Lo farò di sicuro. Come detto sopra, devo sottostare ad alcuni vincoli ed usare certi termini per una questione di omogeneità con lavori scritti da altri. Ma ogni volta che posso uso l’italiano.
Cerca di mantenere un uso coerente.
Mi sembra una risposta molto «liberale». La interpreto immaginando di poter scrivere sia best practice sia repository nello stesso modo sia al singolare sia al plurale, se mi fa stare «meglio», purché l’uso rimanga coerente.
Grazie e a presto.
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7 Febbraio 2010 alle 14:24 #41682::
Ciao, ti dico la mia.
La norma generale di stile vorrebbe che le parole straniere vengano scritte sempre al singolare, perché il numero dovrebbe essere determinato dal contesto. Gia un articolole repository
dice che sono più d’una.
Poi, alla loro prima occorrenza andrebbero in corsivo, e in tutte le altre in tondo. Ma soltanto se tu presumi che il lettore non abbia confidenza con il referente di queste parole. In caso contrario, vanno bene direttamente in tondo. Nessuno si sognerebbe, oggi, di mettere in corsivo una parola come software, dato che la conoscono praticamente tutti. Se vuoi, dopo la prima occorrenza di una di queste parole, che tu dichiari sconosciute al tuo lettore, puoi darne la traduzione tra parentesi, tra virgolette o meno:
…i file vanno registrati in folder (cartelle).
Vanno al plurale le parole straniere entrate in italiano direttamente al plurale. I peones, per esempio.
Uso coerente significa fare una scelta a monte: se decidi che le vuoi mettere al singolare, così dev’essere fino alla fine del tuo lavoro. 😉
Ciao
Tommaso
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7 Febbraio 2010 alle 14:47 #41683::
La norma generale di stile vorrebbe che le parole straniere vengano scritte sempre al singolare, perché il numero dovrebbe essere determinato dal contesto.
Questa è una cosa che mi fa molto piacere leggere. Perché, come si intende da quello che ho scritto sopra, intuitivamente propendo per il singolare.
Poi, alla loro prima occorrenza andrebbero in corsivo, e in tutte le altre in tondo.
Ecco, questa è un’altra cosa che non sapevo: credevo che, nell’ambito dello stesso documento, un termine non noto al pubblico che andava in corsivo la prima volta dovesse andare in corsivo per tutto il resto del lavoro. Così sembra ancora più sensato e si semplifica ulteriormente la codifica.
Vanno al plurale le parole straniere entrate in italiano direttamente al plurale. I peones, per esempio.
Altra novità, almeno per me. Non penso di avere a che fare con termini di questo tipo, nel mio lavoro.
Uso coerente significa fare una scelta a monte: se decidi che le vuoi mettere al singolare, così dev’essere fino alla fine del tuo lavoro.
Certamente, fin qui c’ero già arrivato.
Be’, da un lato mi dispiace che ci siano tante convenzioni più o meno in conflitto tra di loro, ma dall’altro ti ringrazio per questo tuo intervento che mi ha chiarito parecchi dubbi.
Grazie ancora e a presto.
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9 Febbraio 2010 alle 12:18 #41684::
…i file vanno registrati in folder (cartelle).
Personalmente preferisco
…i file vanno registrati in cartelle (folder).
Così si potrà dire, successivamente, “le cartelle”, evitando il termine inglese.
Riguardando le espressioni inglesi che Rodimus vuole usare, ho qualche dubbio che sia davvero necessario farlo. Spesso indulgere all’inglese è una moda, più che una reale necessità. Scrivere “know-how” anziché “conoscenze”, per avere per giunta il problema di come rendere il plurale del termine straniero, non ha proprio senso.
Riguardo all’idea di Tommaso di scrivere il forestierismo la prima volta in corsivo e le altre in tondo, la trovo interessante, anche se difficile da fare automaticamente (anche con LaTeX).
Circa “ho mangiato due puddings” o “ho mangiato due pudding”, anche a me la prima espressione suona malino, ma pare che la Crusca la preferisca. Personalmente, direi però senz’altro “ho mangiato due budini” o “due pasticci”. 😉
Ciao,
L.
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9 Febbraio 2010 alle 17:33 #41685::
Personalmente preferisco
…i file vanno registrati in cartelle (folder).
Così si potrà dire, successivamente, “le cartelle”, evitando il termine inglese.
Certamente.
Riguardando le espressioni inglesi […] ho qualche dubbio che sia davvero necessario farlo.
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best practice;
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contributor;
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knowledge base;
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repository.
Alle volte il contesto può aiutare a chiarire la situazione. Nel mio caso, è saltato fuori che i contributor sono semplicemente il «personale esterno». E lì sono a posto.
Per quanto riguarda best practice, un’insegnante di inglese mi ha consigliato «miglior prassi», ma altra gente non ha approvato questa traduzione, dicendo che potrebbe portare incomprensioni al pubblico cui è diretta.
repository software si usa. Se nella tua Arte sostieni che è lecito scrivere «browser», quando da qualche parte trovo ancora «navigatori», «repository» non dovrebbe essere un problema.
Pensi veramente che «basi di dati della conoscenza» sia più indicato di knowledge base? 🙁
Riguardo all’idea di Tommaso di scrivere il forestierismo la prima volta in corsivo e le altre in tondo, la trovo interessante, anche se difficile da fare automaticamente (anche con LaTeX).
La prima volta si può usare un comando \straniero; per una questione di coerenza, dalla seconda volta in poi, visto che diviene un termine comune, lo si può scrivere senza alcun comando, come già si fa con tutte le altre parole «normali».
[…] ma pare che la Crusca la preferisca.
Crusca o non crusca, sono ancora convinto che la cosa più corretta sia scrivere come si parla (pian pianino sto eliminando tutte le «d» eufoniche dai miei scritti, dove possibile), e comunque le argomentazioni pratiche di illinguista1972 mi hanno convinto.
Alla prossima!
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9 Febbraio 2010 alle 19:41 #41686::
Pensi veramente che «basi di dati della conoscenza» sia più indicato di knowledge base? 🙁
In realtà, non ho mai detto una cosa del genere! 😉
Dico solo che, molto spesso, esiste un termine in italiano che rende il concetto altrettanto bene di quello inglese: in quei casi, meglio l’italiano.
Riguardo all’idea di Tommaso di scrivere il forestierismo la prima volta in corsivo e le altre in tondo, la trovo interessante, anche se difficile da fare automaticamente (anche con LaTeX).
La prima volta si può usare un comando \straniero; per una questione di coerenza, dalla seconda volta in poi, visto che diviene un termine comune, lo si può scrivere senza alcun comando, come già si fa con tutte le altre parole «normali».
Attenzione, ho detto “automaticamente”! La tua soluzione presuppone di sapere quando citi il temine la prima volta, e questo devi cercarlo a mano.
D’altra parte, definire un comando \straniero che renda il suo argomento in corsivo alla prima occorrenza e in tondo le successive, mi sembrerebbe davvero un eccesso di zelo!
Ciao,
L.
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9 Febbraio 2010 alle 20:18 #41687::
D’altra parte, definire un comando \straniero che renda il suo argomento in corsivo alla prima occorrenza e in tondo le successive, mi sembrerebbe davvero un eccesso di zelo!
Io non sono capace di farlo, però in teoria si potrebbe inserire un contatore da incrementarsi ad ogni chiamata del suddetto comando, un costrutto if, se il contatore vale uno l’argomento viene reso in corsivo, se è maggiore di uno in tondo…
Enrico, se ci sei batti un colpo! 😀
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9 Febbraio 2010 alle 20:27 #41688::
D’altra parte, definire un comando \straniero che renda il suo argomento in corsivo alla prima occorrenza e in tondo le successive, mi sembrerebbe davvero un eccesso di zelo!
Io non sono capace di farlo, però in teoria si potrebbe inserire un contatore da incrementarsi ad ogni chiamata del suddetto comando, un costrutto if, se il contatore vale uno l’argomento viene reso in corsivo, se è maggiore di uno in tondo…
Enrico, se ci sei batti un colpo! 😀
Una volta Enrico ci ha mostrato un comando che ridefinisce se stesso dopo la prima chiamata in modo che dalla successiva in poi non faccia nulla a parte scrivere il suo argomento. Mi sembra servisse per l’indice analitico o qualcosa di simile.
Sinceramente trovo che in questo caso sia uno sforzo eccessivo…
😉
LuCaEDIT: puoi trovare la magia in questo post.
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9 Febbraio 2010 alle 20:53 #41689
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9 Febbraio 2010 alle 21:04 #41690::
Una volta Enrico ci ha mostrato un comando che ridefinisce se stesso dopo la prima chiamata in modo che dalla successiva in poi non faccia nulla a parte scrivere il suo argomento. Mi sembra servisse per l’indice analitico o qualcosa di simile.
[…]
puoi trovare la magia in questo post.
Un po’ difficilino. Non riesco a capire come adattarlo a questa esigenza.
Nel sorgente, a ogni occorrenza del termine bisognerebbe dare il comando \straniero: per me, il gioco non vale davvero la candela.
Be’, io spero comunque che Enrico risponda, perché mi interesserebbe vedere il costrutto TeX sottostante, per capire se si fa con l’if o con la macro «ricorsiva».
Comunque, se pensi che non valga la pena usare sempre il comando \straniero, allora torno alla mia convinzione di prima, secondo la quale conviene usare tale comando solo la prima volta in cui si introduce un termine e poi scriverlo normalmente, senza comando. Secondo me il problema di cercare la prima occorrenza del termine a mano non è eccessivamente gravosa, specie alla luce di questa discussione, dove si è capito che non è il caso di abusare di termini stranieri 😀
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9 Febbraio 2010 alle 21:39 #41691::
Una volta Enrico ci ha mostrato un comando che ridefinisce se stesso dopo la prima chiamata in modo che dalla successiva in poi non faccia nulla a parte scrivere il suo argomento. Mi sembra servisse per l’indice analitico o qualcosa di simile.
[…]
puoi trovare la magia in questo post.
Un po’ difficilino. Non riesco a capire come adattarlo a questa esigenza.
Nel sorgente, a ogni occorrenza del termine bisognerebbe dare il comando \straniero: per me, il gioco non vale davvero la candela.
Be’, io spero comunque che Enrico risponda, perché mi interesserebbe vedere il costrutto TeX sottostante, per capire se si fa con l’if o con la macro «ricorsiva».
Comunque, se pensi che non valga la pena usare sempre il comando \straniero, allora torno alla mia convinzione di prima, secondo la quale conviene usare tale comando solo la prima volta in cui si introduce un termine e poi scriverlo normalmente, senza comando. Secondo me il problema di cercare la prima occorrenza del termine a mano non è eccessivamente gravosa, specie alla luce di questa discussione, dove si è capito che non è il caso di abusare di termini stranieri 😀
Niente di complicato 🙂
`\newcommand{\straniero}[1]{%
\ifcsname f@reign\detokenize{#1}\endcsname
#1%
\else
\global\expandafter\let\csname f@reign\detokenize{#1}\endcsname\relax
\emph{#1}%
\fi}`
Quando si scrive \straniero{pippo}, TeX controlla se il comando \f@reignpippo è definito. Se sì semplicemente stampa “pippo”. Se no, definisce globalmente \f@reignpippo come equivalente a \relax e stampa “\emph{pippo}”. Così, l’unica volta che \f@reignpippo non è definito è al primo uso di \straniero{pippo}.Il \detokenize serve per proteggersi contro eventuali caratteri speciali nell’argomento di \straniero, che così vengono tutti trasformati in caratteri di categoria 12. Funziona anche \straniero{\TeX}. 🙂 Ovviamente, però, \straniero{File} e \straniero{file} sono considerati diversi; per averli equivalenti il prezzo sale. 😀
Ciao
Enrico
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10 Febbraio 2010 alle 9:07 #41692::
Secondo me il problema di cercare la prima occorrenza del termine a mano non è eccessivamente gravosa, specie alla luce di questa discussione, dove si è capito che non è il caso di abusare di termini stranieri.
Si tratta di una cosa un po’ scomoda, se si vogliono fare le cose per bene. Bisognerebbe avere, per ogni documento LaTeX, l’elenco dei termini stranieri impiegati; poi occorrerebbe cercarli tutti uno per uno, mettendo in corsivo ogni termine alla prima occorrenza (e solo in quella). A ogni aggiornamento del documento, bisogna ricordarsi di ripetere la procedura, per mantenere l’uniformità di stile. Una scocciatura, secondo me.
Neppure usare il comando \straniero di Enrico mi sembra comodo, nella pratica: è macchinoso inserirlo ogni volta, e qualche \straniero potrebbe anche scappare…
In definitva, il gioco non vale la candela, secondo me.
Ciao,
L.
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10 Febbraio 2010 alle 11:13 #41693::
In definitva, il gioco non vale la candela, secondo me.
A me non dispiace, ma soprattutto ho la sensazione che potrebbe servire per qualcos’altro, in futuro.
Ho cercato di integrare il codice con quello dell’altra discussione:
`\makeatletter
\newcommand{\straniero}[1]{%
\ifcsname f@reign\detokenize{#1}\endcsname
#1%
\else
\global\expandafter\let\csname f@reign\detokenize{#1}\endcsname\relax
\@ifstar{\@stranieros#1}{\@straniero{#1}}%
\fi}\def\@stranieros#1{\foreignlanguage{nohyphenation}{\textit{#1}}}
\def\@straniero{\textit}
\makeatother`
la versione con l’asterisco non funziona, mentre quella normale sembra andare. Purtroppo non so niente di TeX, dovrò decidermi ad approfondire il discorso…
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10 Febbraio 2010 alle 13:13 #41694::
In definitva, il gioco non vale la candela, secondo me.
A me non dispiace, ma soprattutto ho la sensazione che potrebbe servire per qualcos’altro, in futuro.
Ho cercato di integrare il codice con quello dell’altra discussione:
`\makeatletter
\newcommand{\straniero}[1]{%
\ifcsname f@reign\detokenize{#1}\endcsname
#1%
\else
\global\expandafter\let\csname f@reign\detokenize{#1}\endcsname\relax
\@ifstar{\@stranieros#1}{\@straniero{#1}}%
\fi}\def\@stranieros#1{\foreignlanguage{nohyphenation}{\textit{#1}}}
\def\@straniero{\textit}
\makeatother`
la versione con l’asterisco non funziona, mentre quella normale sembra andare. Purtroppo non so niente di TeX, dovrò decidermi ad approfondire il discorso…Che cosa vuoi ottenere, di preciso?
Ciao
Enrico
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10 Febbraio 2010 alle 14:13 #41695::
Che cosa vuoi ottenere, di preciso?
Vorrei realizzare una versione definitiva del comando, che «fonda» le caratteristiche delle implementazioni discusse in questo topic e nell’altro. In pratica:
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il comando \straniero dovrebbe rendere il suo argomento in corsivo la prima volta che viene chiamato su quello specifico termine e in tondo le volte successive, come nell’implementazione più recente;
-
la variante con l’asterisco dovrebbe fare la stessa cosa, ma impedendo la cesura del suddetto termine, come nell’implementazione vista nell’altro topic.
Ovviamente, però, \straniero{File} e \straniero{file} sono considerati diversi; per averli equivalenti il prezzo sale.
🙂 Be’, se volessi includere anche questa cosa, sarebbe il massimo, ma non è indispensabile, perché \straniero{file} lo userei spesso, ma \straniero{File} non riesco a immaginarmi un caso in cui potrebbe essere utile. Forse solo all’inizio di una frase, per giustificare la maiuscola, ma in quel caso lo racchiuderei tra caporali, visto che sarebbe una citazione; altrimenti avrebbe un articolo davanti e quindi tornerebbe in minuscolo.
Grazie e a presto.
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10 Febbraio 2010 alle 15:14 #41696::
Che cosa vuoi ottenere, di preciso?
Vorrei realizzare una versione definitiva del comando, che «fonda» le caratteristiche delle implementazioni discusse in questo topic e nell’altro. In pratica:
[ul][li] il comando \straniero dovrebbe rendere il suo argomento in corsivo la prima volta che viene chiamato su quello specifico termine e in tondo le volte successive, come nell’implementazione più recente;
[li] la variante con l’asterisco dovrebbe fare la stessa cosa, ma impedendo la cesura del suddetto termine, come nell’implementazione vista nell’altro topic.[/ul]Ovviamente, però, \straniero{File} e \straniero{file} sono considerati diversi; per averli equivalenti il prezzo sale.
🙂 Be’, se volessi includere anche questa cosa, sarebbe il massimo, ma non è indispensabile, perché \straniero{file} lo userei spesso, ma \straniero{File} non riesco a immaginarmi un caso in cui potrebbe essere utile. Forse solo all’inizio di una frase, per giustificare la maiuscola, ma in quel caso lo racchiuderei tra caporali, visto che sarebbe una citazione; altrimenti avrebbe un articolo davanti e quindi tornerebbe in minuscolo.
`\makeatletter
\newcommand{\straniero}{%
\@ifstar{\let\@stranierofmt\mbox\@straniero}
{\let\@stranierofmt\@iden\@straniero}}
\newcommand{\@straniero}[1]{%
\ifcsname f@reign\detokenize{#1}\endcsname
\@stranierofmt{#1}%
\else
\global\expandafter\let\csname f@reign\detokenize{#1}\endcsname\relax
\emph{\@stranierofmt{#1}}%
\fi}`
Se chiami \straniero{pippo}, il comando \@stranierofmt è \@iden, quindi l’espansione di \@stranierofmt{pippo} è “pippo”. Se chiami \straniero*{pippo} hai \mbox{pippo}.Ciao
Enrico
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10 Febbraio 2010 alle 15:25 #41697::
Be’, se volessi includere anche questa cosa, sarebbe il massimo, ma non è indispensabile, perché \straniero{file} lo userei spesso, ma \straniero{File} non riesco a immaginarmi un caso in cui potrebbe essere utile. Forse solo all’inizio di una frase, per giustificare la maiuscola, ma in quel caso lo racchiuderei tra caporali, visto che sarebbe una citazione; altrimenti avrebbe un articolo davanti e quindi tornerebbe in minuscolo.
File e cartelle sono usatissimi, nei computer di oggi.
Ciao,
L.
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10 Febbraio 2010 alle 15:43 #41698::
Be’, se volessi includere anche questa cosa, sarebbe il massimo, ma non è indispensabile, perché \straniero{file} lo userei spesso, ma \straniero{File} non riesco a immaginarmi un caso in cui potrebbe essere utile. Forse solo all’inizio di una frase, per giustificare la maiuscola, ma in quel caso lo racchiuderei tra caporali, visto che sarebbe una citazione; altrimenti avrebbe un articolo davanti e quindi tornerebbe in minuscolo.
File e cartelle sono usatissimi, nei computer di oggi.
Ciao,
L.In tal caso si potrebbe modificare la definizione precedente di \@straniero:
`\newcommand{\@straniero}[1]{%
\uppercase\expandafter{\expandafter\def\expandafter\next\expandafter
{\detokenize{#1}}}%
\ifcsname f@reign\next\endcsname
\@stranierofmt{#1}%
\else
\global\expandafter\let\csname f@reign\next\endcsname\relax
\emph{\@stranierofmt{#1}}%
\fi}`
Ciao
Enrico
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12 Febbraio 2010 alle 11:43 #41699::
Ciao!
Solo per confermare la risposta che inizialmente qualcuno ti ha dato: le parole straniere non vanno mai messe al plurale in testi in italiano. Ce l’hanno spiegato in un corso di scrittura all’università quindi penso sia abbastanza attendibile.Che poi in diversi casi venga tollerato anche il plurale, su questo non c’è dubbio. La regola “ufficiale” è comunque non mettere il plurale.
Buona giornata!
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12 Febbraio 2010 alle 19:28 #41700::
Solo per confermare la risposta che inizialmente qualcuno ti ha dato: le parole straniere non vanno mai messe al plurale in testi in italiano. Ce l’hanno spiegato in un corso di scrittura all’università quindi penso sia abbastanza attendibile.
Che poi in diversi casi venga tollerato anche il plurale, su questo non c’è dubbio. La regola “ufficiale” è comunque non mettere il plurale.
Ci andrei pianino a parlare di “regole ufficiali” in questioni come queste. Ci sono autori che propendono per una strada, altri per un’altra. Insomma, non stiamo parlando di stabilire se 1234567 è un numero primo oppure no: le questioni di stile non hanno (direi per definizione) una risposta “univoca”.
Ciao,
L.
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13 Febbraio 2010 alle 0:24 #41701::
Solo per confermare la risposta che inizialmente qualcuno ti ha dato: le parole straniere non vanno mai messe al plurale in testi in italiano. Ce l’hanno spiegato in un corso di scrittura all’università quindi penso sia abbastanza attendibile.
Che poi in diversi casi venga tollerato anche il plurale, su questo non c’è dubbio. La regola “ufficiale” è comunque non mettere il plurale.
Ci andrei pianino a parlare di “regole ufficiali” in questioni come queste. Ci sono autori che propendono per una strada, altri per un’altra. Insomma, non stiamo parlando di stabilire se 1234567 è un numero primo oppure no: le questioni di stile non hanno (direi per definizione) una risposta “univoca”.
1234567 = 127 · 9721 non è primo. 🙂
Sono d’accordo. Infatti ho già riferito la mia opinione: si segua un uso coerente evitando i termini stranieri per quanto possibile; in certi ambiti è difficile, ma non si esageri: certe volte è solo una posa.
Ciao
Enrico
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13 Febbraio 2010 alle 7:17 #41702::
Ciao!
Solo per confermare la risposta che inizialmente qualcuno ti ha dato: le parole straniere non vanno mai messe al plurale in testi in italiano. Ce l’hanno spiegato in un corso di scrittura all’università quindi penso sia abbastanza attendibile.Che poi in diversi casi venga tollerato anche il plurale, su questo non c’è dubbio. La regola “ufficiale” è comunque non mettere il plurale.
Buona giornata!Ciao.
Quello che ti hanno detto all’università trova un limite evidente nelle parole straniere che sono entrate in italiano come tali e già al plurale. Quando parli delle rivolte del Sudamerica, per esempio, parlerai dei peones, no?
E i blue jeans, dove li mettiamo? Mi ca dici: mi sono comprato un bellissimo jean!Io credo che non esistano troppe regole, in questo caso. Nemmeno, però, bisogna cercare di tradurre tutto tutto tutto. Certe parole rimangono nella grafia originale, e non è detto che debbano andare in corsivo.
Ciao
Tommaso
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16 Febbraio 2010 alle 10:35 #41703::
Ciao!
Solo per confermare la risposta che inizialmente qualcuno ti ha dato: le parole straniere non vanno mai messe al plurale in testi in italiano. Ce l’hanno spiegato in un corso di scrittura all’università quindi penso sia abbastanza attendibile.Che poi in diversi casi venga tollerato anche il plurale, su questo non c’è dubbio. La regola “ufficiale” è comunque non mettere il plurale.
Buona giornata!Ciao.
Quello che ti hanno detto all’università trova un limite evidente nelle parole straniere che sono entrate in italiano come tali e già al plurale. Quando parli delle rivolte del Sudamerica, per esempio, parlerai dei peones, no?
E i blue jeans, dove li mettiamo? Mi ca dici: mi sono comprato un bellissimo jean!Io credo che non esistano troppe regole, in questo caso. Nemmeno, però, bisogna cercare di tradurre tutto tutto tutto. Certe parole rimangono nella grafia originale, e non è detto che debbano andare in corsivo.
Ciao
TommasoLa regola che dicevo io è quella di base, diciamo che è “raffinato” seguirla, ma spesso non viene considerato “sbagliato” fare altrimenti.
Anch’io dico blue jeans! e per fortuna non mi capita di parlarne spesso nei miei scritti..Però è corretto scrivere: Mi sono comprato dei blue jean (non devi mettere tutto al singolare!)
Ho comprato dei robot, dei computer. Ho vinto due tie-breakI peones….ma chi è deve scrivere dei peones???
In effetti la mia pratica su queste cose è relativa soprattutto all’inglese, perché è la lingua che ha più parole di uso comune tra di noi. 😆Dimenticavo, anch’io non ricordo di aver mai scritto computer in corsivo, però la regola dice di farlo. Anche qui è questione di raffinatezza: se fai una relazione geologica è chiaro che non lo metti in corsivo, se scrivi un saggio filosofico su “Aristotele e l’uso del computer” (?????) allora lo metterei senz’altro in corsivo.
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16 Febbraio 2010 alle 16:16 #41704::
La regola che dicevo io è quella di base, diciamo che è “raffinato” seguirla, ma spesso non viene considerato “sbagliato” fare altrimenti.
Continui a parlare di “regole”, di (“giusto” e) “sbagliato”. Come ho già detto, in ambiti come questo è più che altro questione di gusti: parlerei piuttosto di “indicazioni” (che variano da autore ad autore, fra l’altro), non di regole ferree.
I peones….ma chi è deve scrivere dei peones???
Oddio, nel giornalismo politico quella parola è usata eccome! Ed è al plurale.
Dimenticavo, anch’io non ricordo di aver mai scritto computer in corsivo, però la regola dice di farlo. Anche qui è questione di raffinatezza: se fai una relazione geologica è chiaro che non lo metti in corsivo, se scrivi un saggio filosofico su “Aristotele e l’uso del computer” allora lo metterei senz’altro in corsivo.
Allora, ricordo di aver letto da qualche parte (l’Accademia della Crusca, mi pare) che vanno in corsivo le parole straniere non di uso comune per il lettore cui ci si rivolge. Per me, oggi, tutti (compresi gli studiosi di Aristotele) sanno che cos’è un “computer”, quindi io lo metterei sempre in tondo.
Ciao,
L.
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16 Febbraio 2010 alle 16:21 #41705::
I peones….ma chi è deve scrivere dei peones???
Oddio, nel giornalismo politico quella parola è usata eccome! Ed è al plurale.
Il fatto che qualcuno dimostri di essere un ignorante scrivendo “il peones” o “il murales” non ci costringe a seguirlo. In effetti la prima parola è usata per indicare “i deputati di poca importanza, quelli che servono solo quando c’è da votare”, quindi di solito al plurale. Purtroppo la seconda è usata spesso per indicare un singolo dipinto murale.
Hai mai sentito “il vigilantes”? 🙁
Ciao
Enrico
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