Innanzitutto ringrazio Luigi e Enrico per i preziosi interventi. Alla fine, tutto questo dettaglio sui bit non è necessario all’utente “medio di LaTeX” (e, di conseguenza, al lettore dell’Arte), quindi sono per semplificare il tutto. Tanto più che l’argomento è complesso, e il rischio di commettere imprecisioni alto (l’Arte rinuncia in partenza all’obiettivo della completezza, ma vuole essere corretta, oltre che semplice). L’unica eccezione devo farla quando introduco “UTF-8”: lì il mio lettore può chiedersi che cosa significa quell’8, e devo per forza accennarlo.
ASCII
Il “codice standard americano per lo scambio di informazioni” è un sistema di codifica dei caratteri proposto nel 1961 e comunemente impiegato nei calcolatori.
TeX vide la luce nel 1982, e da allora ha subito costanti aggiornamenti e miglioramenti, tra cui quello del 1989, che gli ha permesso di supportare un maggior numero di caratteri (anche di lingue non latine).
La codifica UTF-8 (Unicode Transformation Format, 8 bit) è una particolare realizzazione di Unicode in grado di gestire 256 caratteri.
In mancanza di istruzioni specifiche, LaTeX impiega i font Computer Modern, che contengono un numero di caratteri relativamente ristretto.
Aspetto le vostre correzioni.
Un caro saluto,
L.