Divisione e distribuzione dei paragrafi

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  • #50129
    samiel
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      Ho un codice di questi tipo:
      `\subsection*{Perelman, \textit{Logica, dialettica, filosofia e retorica}}

      (tratto da: \textit{Il dominio retorico}, Einaudi, Torino 1982, pp. 13-20)
      \bigskip

      Nella sua nota dedicata alla retorica antica, Roland Barthes osserva giustamente
      che «la retorica deve essere letta sempre all'interno del gioco strutturale
      delle sue vicine (Grammatica, Logica, Poetica,
      Filosofia)»\footnote{«Communications», 16, 1970, p. 194.}. A mia volta
      vorrei aggiungere che, per meglio situare e definire la retorica, bisogna anche
      precisare i suoi rapporti con la dialettica.`
      Ora, il fato ha fatto sì che il titolo della subsection
      e la riga “(tratto da…)” restino al fondo pagina.
      Invece che dare manualmente \newpage prima,
      non c’è un modo per impostare determinati paragrafi
      in modo che restino sempre col successivo?
      Una cosa tipo il “tieni insieme i paragrafi” di OpenOffice?

      Grazie
      M.

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    • Autore
      Risposte
      • #50130
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        Ho un codice di questi tipo:
        `\subsection*{Perelman, \textit{Logica, dialettica, filosofia e retorica}}

        (tratto da: \textit{Il dominio retorico}, Einaudi, Torino 1982, pp. 13-20)
        \bigskip

        Nella sua nota dedicata alla retorica antica, Roland Barthes osserva giustamente
        che «la retorica deve essere letta sempre all'interno del gioco strutturale
        delle sue vicine (Grammatica, Logica, Poetica,
        Filosofia)»\footnote{«Communications», 16, 1970, p. 194.}. A mia volta
        vorrei aggiungere che, per meglio situare e definire la retorica, bisogna anche
        precisare i suoi rapporti con la dialettica.`
        Ora, il fato ha fatto sì che il titolo della subsection
        e la riga “(tratto da…)” restino al fondo pagina.
        Invece che dare manualmente \newpage prima,
        non c’è un modo per impostare determinati paragrafi
        in modo che restino sempre col successivo?
        Una cosa tipo il “tieni insieme i paragrafi” di OpenOffice?

        Esiste l’ambiente “samepage”, ma ho l’impressione che il tuo modo di impostare la faccenda non sia il migliore. Perché non inserire la frase nel titolo di sezione?
        `\subsection*{Perelman, \textit{Logica, dialettica, filosofia e retorica}\\*[\medskipamount]
        \normalfont\normalsize (tratto da: \textit{Il dominio retorico}, Einaudi, Torino 1982, pp.~13–20)}

        Nella sua nota dedicata alla retorica antica, Roland Barthes osserva giustamente…`
        Finché il titolo e il sottotitolo stanno su una riga non dovresti avere problemi. Probabilmente ti serve una buona macro:
        `\newcommand{\pippo}[2]{\subsection*{#1\\*[\medskipamount]
        \normalfont\normalsize#2}}

        \pippo{Perelman, \textit{Logica, dialettica, filosofia e retorica}
        {(tratto da: \textit{Il dominio retorico}, Einaudi, Torino 1982, pp.~13–20)}`
        Trova un nome meno abusato di \pippo. 🙂

        Ciao
        Enrico

      • #50131
        OldClaudio
        Partecipante
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          Direi che oltre al nome \pippo, abusatissimo 😀 varrebbe la pena di aggiungere l’argomento facoltativo di \section
          `
          \newcommand\pippo[3][]{\def\tempA{#1}\ifx\tempA\empty\def\tempA{#2}\fi
          \section[\tempA]{#1\\\medskipamount
          \normalfont\normalsize#3}}
          `
          dove puoi specificare o non specificare un titolo breve diverso (ricordati che andrà nelle testatine e nell’indice); se non lo specifichi viene assunto il primo argomento.
          Per esempio
          `
          \pippo{Perelman, \textit{Logica, dialettica, filosofia e retorica}
          {(tratto da: \textit{Il dominio retorico}, Einaudi, Torino 1982, pp.~13–20)}
          `
          oppure
          [code]
          \pippo[Il lavoro di Perelman]{Perelman, \textit{Logica, dialettica, filosofia e retorica}
          {(tratto da: \textit{Il dominio retorico}, Einaudi, Torino 1982, pp.~13–20)}

        • #50132
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          Mi permetto alcune osservazioni non TeXniche, ma che possono aiutare il nostro amico.
          Mettendo il riferimento tra parentesi, sotto la sezione, sembra che si tratti di un estratto o di un riassunto, tratto dal libro Il dominio retorico.
          Non mi piace molto il riferimento direttamente nel titolo. Credo sia più elegante dare questa informazione in occasione della prima nota. In alternativa potrebbe essere inserito in una nota non numerata, anche se non è il massimo avere un titolo di sezione con una nota. Infine, si potrebbe anche mettere alla fine della sezione, ammesso che si tratti di un estratto. Se invece è semplicemente una sezione in cui si analizza e commenta il testo di Perelman, metterei il riferimento al testo in occasione della prima nota, o all’interno del primo capoverso.
          Insomma, sarebbe bene sapere quello che si vuole fare per trovare la soluzione TeXnica e stilistica migliore 😉
          Ma sono incuriosito, trattandosi di filosofia 🙂

          Ciao
          Ivan

        • #50133
          samiel
          Partecipante
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            @ ivan
            In attesa di sperimentare le soluzioni TeXniche suggeritemi
            (che rinvio a domani), preciso che si tratta per l’appunto
            di un estratto dal libro di Perelman. Ho prodotto, nell’ambito
            di una collaborazione fra il Liceo dove insegno e l’Università
            di Venezia un breve saggio sulla ripresa della retorica
            aristotelica in Perelman, saggio rivolto agli studenti.
            Per questo motivo alla fine c’è anche una sezione antologica.
            L’indicazione della fonte in effetti posso collocarla anche
            alla fine del brano. Poi il lavoro sarà reso disponibile
            nel sito della mia scuola (sito che peraltro ho fatto io).
            Se la cosa ti intriga, prova a controllare la mia pagina
            fra qualche giorno, di modo che io riesca a terminare
            la versione LaTeX di questo breve scritto (peraltro
            senza alcuna pretesa di orignialità) all’indirizzo:
            http://www.liceofranchetti.it/index.php?pagina=sacchetto

            M.

          • #50134
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            @ ivan
            In attesa di sperimentare le soluzioni TeXniche suggeritemi
            (che rinvio a domani), preciso che si tratta per l’appunto
            di un estratto dal libro di Perelman.

            Quindi avevo indovinato. Quel titolo di sezione indica i temi che vengono trattati nell’estratto, giusto?

            Poi il lavoro sarà reso disponibile
            nel sito della mia scuola (sito che peraltro ho fatto io).
            Se la cosa ti intriga, prova a controllare la mia pagina
            fra qualche giorno, di modo che io riesca a terminare
            la versione LaTeX di questo breve scritto (peraltro
            senza alcuna pretesa di orignialità) all’indirizzo:
            http://www.liceofranchetti.it/index.php?pagina=sacchetto

            M.

            Lo farò.

            Ciao
            Ivan

          • #50135
            samiel
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              @ ivan
              Ho caricato il documento.
              Si accettano consigli, dato ill qui presente forum
              più tipografici che filosofici…. 🙂

              M.

            • #50136
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              http://www.liceofranchetti.it/index.php?pagina=sacchetto

              To’ chi si vede! 🙂

              Ciao
              Enrico

            • #50137
              samiel
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                Eh già, con tanto di foto!
                Avrai però notato che ho scritto
                di essere un cultore del software libero,
                ma per decenza non ho menzionato LaTeX.
                Però nella scritto sulla composizione delle tesine
                scrivo di averlo usato, Peccato che
                i miei colleghi di matematica
                ne sappiano meno di me… 🙂 o forse meglio 🙁

                M.

              • #50138
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                Eh già, con tanto di foto!
                Avrai però notato che ho scritto
                di essere un cultore del software libero,
                ma per decenza non ho menzionato LaTeX.
                Però nella scritto sulla composizione delle tesine
                scrivo di averlo usato, Peccato che
                i miei colleghi di matematica
                ne sappiano meno di me… 🙂 o forse meglio 🙁

                Perché non si organizza qualcosa?

                Ciao
                Enrico

              • #50139
                samiel
                Partecipante
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                  La situazione non è delle migliori.
                  Abbiamo forti resistenza anche per installare OpenOffice
                  ed è a mio avviso scandaloso che nella pubblica amministrazione
                  si continuino ad adottare programmi chiusi quanto al codice
                  e a pagamento. Inoltre molti di noi hanno seri problemi
                  anche semplicemente a fare un grassetto con Word…
                  Per il resto sarebbe bello organizzare qualcosa,
                  ma francamente non saprei cosa: un seminario / corso
                  di aggiornamento dedicato specificamente a LaTeX?

                  M.

                • #50140
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                  @ ivan
                  Ho caricato il documento.
                  Si accettano consigli, dato ill qui presente forum
                  più tipografici che filosofici…. 🙂

                  M.

                  filosofia…che cos’è 😉

                  Innanzitutto complimenti per il tuo lavoro.
                  Ho dato uno sguardo molto veloce. Ecco alcune osservazioni (sparse):
                  – metterei la nota dopo l’eventuale segno di punteggiatura. Questo perché il numero di nota messo prima crea un vuoto fastidioso, soprattutto con indici di nota di due o tre cifre (che non sono rari per gli umanisti), mentre messo dopo si integra bene con lo spazio che segue sempre il segno di punteggiatura. Inoltre l’indice di nota messo dopo il segno di punteggiatura evita fraintendimenti nel caso l’ultimo segno sia un numero o una formula (potrebbe essere preso per esponente, anche se le circostanze sono più uniche che rare)
                  – ho trovato alcuni “così” (p. 21) e un “più” con l’accento acuto
                  – le note a margine troppo sacrificate. Con una gabbia del testo simile non le userei proprio.
                  – La tabella a p. 7 è da rifare secondo criteri tipografici più canonici. In particolare vanno eliminati tutti i filetti verticali.
                  – visto che si tratta di un testo filosofico protresti usare lo stile philosophy-verbose per la bibliografia. (E se provi la classe suftesi mi fai un grande piacere :cool:)
                  – L’indice riquadrato non mi piace, ma questa è una questione [sic] di gusti 🙂
                  – Sono contrario all’uso di “Id.” e “op. cit.” soprattutto se si usano stili di riferimento bibliografico “prolissi”. L’”op. cit.” obbliga spesso il lettore ad andare a ricercare la fatidica “unica opera” di quell’autore, che inevitabilmente è stata citata in mezzo a una pagina di note; e magari il testo non ha nemmeno una bibliografia finale. E poi, se uno stile è prolisso perché andare a risparmiare proprio lì? Le uniche latinitates consigliabili sono ivi, ibidem e cit. Meglio ancora uno stile di citazione autore-anno. Gli stili philosophy permettono di comporre una bibliografia negli stili maggiormente diffusi in campo filosofico e umanistico in genere.
                  – Sei sicuro delle iniziali dei nomi in minuscolo?

                  (Con calma leggerò anche il testo con occhi filosofico…)

                  Ciao
                  Ivan

                • #50141
                  samiel
                  Partecipante
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                    Grazie delle osservazioni.
                    Per un paio di giorni sono occupato con un altro lavoro,
                    poi riconsidero il tutto…
                    Anche sottolineando come, per quanto attiene ai contneuti,
                    si tratti di una sorta di schema di lavoro rivolto agli studenti e niente di più…
                    M.

                  • #50142
                    samiel
                    Partecipante
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                      metterei la nota dopo l’eventuale segno di punteggiatura. Questo perché il numero di nota messo prima crea un vuoto fastidioso, soprattutto con indici di nota di due o tre cifre (che non sono rari per gli umanisti), mentre messo dopo si integra bene con lo spazio che segue sempre il segno di punteggiatura. Inoltre l’indice di nota messo dopo il segno di punteggiatura evita fraintendimenti nel caso l’ultimo segno sia un numero o una formula (potrebbe essere preso per esponente, anche se le circostanze sono più uniche che rare)- metterei la nota dopo l’eventuale segno di punteggiatura. Questo perché il numero di nota messo prima crea un vuoto fastidioso, soprattutto con indici di nota di due o tre cifre (che non sono rari per gli umanisti), mentre messo dopo si integra bene con lo spazio che segue sempre il segno di punteggiatura. Inoltre l’indice di nota messo dopo il segno di punteggiatura evita fraintendimenti nel caso l’ultimo segno sia un numero o una formula (potrebbe essere preso per esponente, anche se le circostanze sono più uniche che rare)

                      Qui impazza il dibattito, nel senso che la maggior parte degli editori
                      colloca sempre la nota prima del punto fermo e, in più in generale,
                      dei segni di punteggiatura. La logica è ovviamente che, se il punto
                      segna la cesura che conclude un periodo, la nota fa ancora e comunque
                      parte di quello stesso periodo. Altri editori, però in numero minore,
                      collocano invece effettivamente i numero della nota dopo i segni di punteggiatura.

                      ho trovato alcuni “così” (p. 21) e un “più” con l’accento acuto

                      Corretti! Chissà come sono riuscito a mettere l’accento grave sulla “u”…
                      Fra l’altro alcuni editori (Einaudi, per fare un esempio), quando non vi siano
                      ambiguità usano sempre l’accento acuto. In questo forum ci fu
                      una discussione a riguardo che lessi tempo fa.

                      le note a margine troppo sacrificate. Con una gabbia del testo simile non le userei proprio

                      Vero, sono troppo strette. E qui in fondo poco utili.
                      Però , per tornare a questioni più direttamente TeXniche, la via più opportuna
                      per migliorare la cosa quale sarebbe? Ridurre ulteriormente i margini
                      del testo? Allargare la colonna per le note a margine?

                      La tabella a p. 7 è da rifare secondo criteri tipografici più canonici. In particolare vanno eliminati tutti i filetti verticali.

                      Giustissimo. Appena trovo i tempo provvedo.

                      visto che si tratta di un testo filosofico protresti usare lo stile philosophy-verbose per la bibliografia. (E se provi la classe suftesi mi fai un grande piacere)

                      Ci lavoro. Un’altra domanda TeXnica: la mia bibliografia è semplicemente
                      un elenco di testi, priva di riferimenti interni. Olte tutto sono quasi tutti testi
                      che non vengon citati. All’atto della compilazione ricevo una sfilza di
                      `[7]) (./bibliografia.tex [8] [9pdfTeX warning (ext4): destination with the same
                      identifier (name{cite.}) has been already used, duplicate ignored

                      \AtBegShi@Output …ipout \box \AtBeginShipoutBox
                      \fi \fi
                      l.31 \bibitem{}
                      C. A. V\textsc{iano}, \textit{Aristotele e la redenzione dellap
                      dfTeX warning (ext4): destination with the same identifier (name{cite.}) has be
                      en already used, duplicate ignored

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                      C. A. V\textsc{iano}, \textit{Aristotele e la redenzione dellap
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                      l.31 \bibitem{}
                      C. A. V\textsc{iano}, \textit{Aristotele e la redenzione dellap
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                      \fi \fi
                      l.31 \bibitem{}
                      C. A. V\textsc{iano}, \textit{Aristotele e la redenzione dellap
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                      \fi \fi
                      l.31 \bibitem{}
                      C. A. V\textsc{iano}, \textit{Aristotele e la redenzione dellap
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                      l.31 \bibitem{}
                      C. A. V\textsc{iano}, \textit{Aristotele e la redenzione dellap
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                      l.31 \bibitem{}
                      C. A. V\textsc{iano}, \textit{Aristotele e la redenzione della]
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                      l.31 \bibitem{}
                      C. A. V\textsc{iano}, \textit{Aristotele e la redenzione dellap
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                      l.35 \bibitem{}
                      G. F\textsc{urnari} L\textsc{uvarà}, \textit{La logica delpdfT
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                      l.37 \bibitem{}
                      G. M\textsc{artano} – G. C\textsc{otroneo}, \textit{Retorica ep
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                      Come mi devo regolare?

                      Sono contrario all’uso di “Id.” e “op. cit.” soprattutto se si usano stili di riferimento bibliografico “prolissi”. L’”op. cit.” obbliga spesso il lettore ad andare a ricercare la fatidica “unica opera” di quell’autore, che inevitabilmente è stata citata in mezzo a una pagina di note; e magari il testo non ha nemmeno una bibliografia finale. E poi, se uno stile è prolisso perché andare a risparmiare proprio lì? Le uniche latinitates consigliabili sono ivi, ibidem e cit. Meglio ancora uno stile di citazione autore-anno. Gli stili philosophy permettono di comporre una bibliografia negli stili maggiormente diffusi in campo filosofico e umanistico in genere.

                      Concordo, nel senso che son sempre stato un sostenutore delle bibliografie
                      !all’americana” fin dai tempi della tesi, che composi così contro le indicazioni
                      della facoltà. Per gli stili philosophy – ehm – devo vedere di che si tratta
                      perché finora non lo mai utilizzati.

                      Sei sicuro delle iniziali dei nomi in minuscolo?

                      No, infatti nella prima parte sono in maiuscolo. Corretti.

                      M.

                    • #50143
                      Up
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                      metterei la nota dopo l’eventuale segno di punteggiatura. Questo perché il numero di nota messo prima crea un vuoto fastidioso, soprattutto con indici di nota di due o tre cifre (che non sono rari per gli umanisti), mentre messo dopo si integra bene con lo spazio che segue sempre il segno di punteggiatura. Inoltre l’indice di nota messo dopo il segno di punteggiatura evita fraintendimenti nel caso l’ultimo segno sia un numero o una formula (potrebbe essere preso per esponente, anche se le circostanze sono più uniche che rare)- metterei la nota dopo l’eventuale segno di punteggiatura. Questo perché il numero di nota messo prima crea un vuoto fastidioso, soprattutto con indici di nota di due o tre cifre (che non sono rari per gli umanisti), mentre messo dopo si integra bene con lo spazio che segue sempre il segno di punteggiatura. Inoltre l’indice di nota messo dopo il segno di punteggiatura evita fraintendimenti nel caso l’ultimo segno sia un numero o una formula (potrebbe essere preso per esponente, anche se le circostanze sono più uniche che rare)

                      Qui impazza il dibattito, nel senso che la maggior parte degli editori
                      colloca sempre la nota prima del punto fermo e, in più in generale,
                      dei segni di punteggiatura. La logica è ovviamente che, se il punto
                      segna la cesura che conclude un periodo, la nota fa ancora e comunque
                      parte di quello stesso periodo. Altri editori, però in numero minore,
                      collocano invece effettivamente i numero della nota dopo i segni di punteggiatura.

                      Infatti, ho cercato di risolvere la questione sul piano tipografico: le note messe dopo il punto sono semplicemente più gradevoli (o meno sgradevoli, per chi non le ama). Sulla funzione della nota a seconda della posizione occupata credo sia sufficiente il contesto.

                      le note a margine troppo sacrificate. Con una gabbia del testo simile non le userei proprio

                      Vero, sono troppo strette. E qui in fondo poco utili.
                      Però , per tornare a questioni più direttamente TeXniche, la via più opportuna
                      per migliorare la cosa quale sarebbe? Ridurre ulteriormente i margini
                      del testo? Allargare la colonna per le note a margine?

                      Con quella gabbia escluderei la seconda soluzione. Eventualmente aumenterei i margini. Che classe usi e che impostazioni hai dato?

                      Un’altra domanda TeXnica: la mia bibliografia è semplicemente
                      un elenco di testi, priva di riferimenti interni. Olte tutto sono quasi tutti testi
                      che non vengon citati. All’atto della compilazione ricevo una sfilza di
                      `[7]) (./bibliografia.tex [8] [9pdfTeX warning (ext4): destination with the same
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                      \fi \fi
                      l.31 \bibitem{}
                      C. A. V\textsc{iano}, \textit{Aristotele e la redenzione dellap
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                      \fi \fi

                      `
                      Come mi devo regolare?

                      Credo che sia dovuto al fatto che usi la stessa etichetta per tutte le voci. Ovvero l’etichetta è vuota per tutte le voci.
                      Ma potrei sbagliarmi.

                      Sono contrario all’uso di “Id.” e “op. cit.” soprattutto se si usano stili di riferimento bibliografico “prolissi”. L’”op. cit.” obbliga spesso il lettore ad andare a ricercare la fatidica “unica opera” di quell’autore, che inevitabilmente è stata citata in mezzo a una pagina di note; e magari il testo non ha nemmeno una bibliografia finale. E poi, se uno stile è prolisso perché andare a risparmiare proprio lì? Le uniche latinitates consigliabili sono ivi, ibidem e cit. Meglio ancora uno stile di citazione autore-anno. Gli stili philosophy permettono di comporre una bibliografia negli stili maggiormente diffusi in campo filosofico e umanistico in genere.

                      Concordo, nel senso che son sempre stato un sostenutore delle bibliografie
                      !all’americana” fin dai tempi della tesi, che composi così contro le indicazioni
                      della facoltà. Per gli stili philosophy – ehm – devo vedere di che si tratta
                      perché finora non lo mai utilizzati.

                      Sono semplicemente degli stili da usare con il pacchetto biblatex (trovi spiegazioni sull’Arte). A differenza degli altri disponibili, questi sono impostati per le bibliografie in lingua italiana. Due sono basati sullo schema autore-anno, uno è per le citazioni in nota. La bibliografia dell’Arte è stata composta con lo stile philosophy-modern 😀

                      Ciao
                      Ivan

                    • #50144
                      samiel
                      Partecipante
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                        Con quella gabbia escluderei la seconda soluzione. Eventualmente aumenterei i margini. Che classe usi e che impostazioni hai dato?

                        Ho questa impostazione molto generica:
                        `\documentclass[a4paper,12pt]{article}`
                        e per le note
                        `\newcommand{\mymp}[1]{\marginpar{\footnotesize\raggedright\hspace{0pt}#1}}`
                        Dando
                        `\setlength{\marginparwidth}{1.5cm}`
                        in effetti il testo delle note a margine si avvicina troppo al bordo del foglio.
                        Potrei restringere con geometry la giustezza del testo,
                        se non ci sono alternative più appropriate

                        Per quanto attiene agli Warning nella compilazione della bibliografia:

                        Credo che sia dovuto al fatto che usi la stessa etichetta per tutte le voci. Ovvero l’etichetta è vuota per tutte le voci.

                        Trattandosi non di testi citati, ma solo di un elenco,
                        non so se questo codice sia appropriato o se ce ne sia uno migliore:
                        `\begin{thebibliography}{99}
                        \addcontentsline{toc}{section}{Riferimenti bibliografici}
                        \setcounter{subsection}{0}
                        \renewcommand{\subsubsection}{\alph{section})}
                        \subsection*{Letteratura primaria}
                        \bibitem{} A\textsc{ristotele}, \textit{Retorica}, trad. it. di A. Plebe, in
                        Aristotele, \textit{Opere}, vol. 10, Laterza, Roma-Bari 1973.
                        \bibitem{} C. P\textsc{erelman} – L. O\textsc{lbrechts}-T\textsc{yteca},
                        \textit{Trattato dell'argomentazione}, Einaudi, Torino 1981.
                        \bibitem{} C. P\textsc{erelman}, \textit{Il dominio retorico}, Einaudi, Torino
                        1981.
                        \bibitem{} C. P\textsc{erelman}, \textit{Il campo dell'argomentazione},
                        Pratiche, Parma 1979.
                        \bibitem{} C. P\textsc{erelman}, \textit{Retorica e filosofia}, De Donato,
                        Bari 1979.
                        \subsection*{Opere su Aristotele}
                        \bibitem{} A. M. B\textsc{attegazzore}, a cura di, \textit{Dimostrazione,
                        argomentazione dialettica e argomentazione retorica nel pensiero antico},
                        SAGEP, Genova 1993.`

                        Per gli stili bibliografici philosophy, appunto cerco di vedere quanto prima.
                        Idem per la classe suftesi

                        M.

                      • #50145
                        OldClaudio
                        Partecipante
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                          Per la bibliografia il codice non è appropriato; LaTeX richiede un argomento diverso per ogni \bibitem anche se non ne ai uso.

                        • #50146
                          samiel
                          Partecipante
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                            @ ivan

                            (E se provi la classe suftesi mi fai un grande piacere

                            Appena scaricato il manuale
                            Nei prossimi giorni sperimento!

                            M.

                          • #50147
                            samiel
                            Partecipante
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                              Sto provando a utiizzare suftesi per quell’articololetto sulla retorica.
                              Ora, appunto, trattandosi di un articolo i comandi di sezionamento
                              partono da \section, il che però mi produce un indice che inizia
                              da 01. Devo reimpostare io il contatore o da qualche parte
                              è prevista anche l’opzione {article}?

                              Grazie
                              M.

                              PS
                              Ti piace Schlick? 🙂

                            • #50148
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                              ::

                              Sto provando a utiizzare suftesi per quell’articololetto sulla retorica.
                              Ora, appunto, trattandosi di un articolo i comandi di sezionamento
                              partono da \section, il che però mi produce un indice che inizia
                              da 01. Devo reimpostare io il contatore o da qualche parte
                              è prevista anche l’opzione {article}?

                              Grazie
                              M.

                              PS
                              Ti piace Schlick? 🙂

                              L’opzione article non è prevista. Aggiungi questo nel preambolo:

                              `\makeatletter
                              \renewcommand \thesection {\@arabic\c@section}
                              \renewcommand\thesubsection {\thesection.\@arabic\c@subsection}
                              \renewcommand\thesubsubsection{\thesubsection.\@arabic\c@subsubsection}
                              \renewcommand\theparagraph {\thesubsubsection.\@arabic\c@paragraph}
                              \renewcommand\thesubparagraph {\theparagraph.\@arabic\c@subparagraph}
                              \makeatother`

                              Se hai altre questioni su suftesi scrivi pure sul topic dedicato:
                              http://www.guit.sssup.it/phpbb/viewtopic.php?t=8659&highlight=suftesi
                              Qui stiamo andando leggermente OT 😉 Ma ci perdoneranno 😀

                              PS
                              Ti piace Schlick? 🙂

                              Sono particolarmente affezionato a quel testo (Forma e contenuto) perché mi ha dato molti spunti, a volte del tutto inaspettati.

                              Ciao
                              Ivan

                            • #50149
                              samiel
                              Partecipante
                                Up
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                                L’opzione article non è prevista

                                Grazie del codice. Forse c’è qualcos’altro, ma oggi ahimé
                                non ho tempo. Cmq farò le mie annotazioni nel post dedicato.

                                [OT]
                                Per quanto riguarda Schlick, io sono più un carnapiano.:-)
                                Non so se sia fattibile, ma mi farebbe piacere
                                mandarti il mio libro sui neopositivisti…

                                M.

                            Visualizzazione 19 filoni di risposte
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