metterei la nota dopo l’eventuale segno di punteggiatura. Questo perché il numero di nota messo prima crea un vuoto fastidioso, soprattutto con indici di nota di due o tre cifre (che non sono rari per gli umanisti), mentre messo dopo si integra bene con lo spazio che segue sempre il segno di punteggiatura. Inoltre l’indice di nota messo dopo il segno di punteggiatura evita fraintendimenti nel caso l’ultimo segno sia un numero o una formula (potrebbe essere preso per esponente, anche se le circostanze sono più uniche che rare)- metterei la nota dopo l’eventuale segno di punteggiatura. Questo perché il numero di nota messo prima crea un vuoto fastidioso, soprattutto con indici di nota di due o tre cifre (che non sono rari per gli umanisti), mentre messo dopo si integra bene con lo spazio che segue sempre il segno di punteggiatura. Inoltre l’indice di nota messo dopo il segno di punteggiatura evita fraintendimenti nel caso l’ultimo segno sia un numero o una formula (potrebbe essere preso per esponente, anche se le circostanze sono più uniche che rare)
Qui impazza il dibattito, nel senso che la maggior parte degli editori
colloca sempre la nota prima del punto fermo e, in più in generale,
dei segni di punteggiatura. La logica è ovviamente che, se il punto
segna la cesura che conclude un periodo, la nota fa ancora e comunque
parte di quello stesso periodo. Altri editori, però in numero minore,
collocano invece effettivamente i numero della nota dopo i segni di punteggiatura.
Infatti, ho cercato di risolvere la questione sul piano tipografico: le note messe dopo il punto sono semplicemente più gradevoli (o meno sgradevoli, per chi non le ama). Sulla funzione della nota a seconda della posizione occupata credo sia sufficiente il contesto.
le note a margine troppo sacrificate. Con una gabbia del testo simile non le userei proprio
Vero, sono troppo strette. E qui in fondo poco utili.
Però , per tornare a questioni più direttamente TeXniche, la via più opportuna
per migliorare la cosa quale sarebbe? Ridurre ulteriormente i margini
del testo? Allargare la colonna per le note a margine?
Con quella gabbia escluderei la seconda soluzione. Eventualmente aumenterei i margini. Che classe usi e che impostazioni hai dato?
Un’altra domanda TeXnica: la mia bibliografia è semplicemente
un elenco di testi, priva di riferimenti interni. Olte tutto sono quasi tutti testi
che non vengon citati. All’atto della compilazione ricevo una sfilza di
`[7]) (./bibliografia.tex [8] [9pdfTeX warning (ext4): destination with the same
identifier (name{cite.}) has been already used, duplicate ignored\AtBegShi@Output …ipout \box \AtBeginShipoutBox
\fi \fi
l.31 \bibitem{}
C. A. V\textsc{iano}, \textit{Aristotele e la redenzione dellap
dfTeX warning (ext4): destination with the same identifier (name{cite.}) has be
en already used, duplicate ignored\AtBegShi@Output …ipout \box \AtBeginShipoutBox
\fi \fi
…
`
Come mi devo regolare?
Credo che sia dovuto al fatto che usi la stessa etichetta per tutte le voci. Ovvero l’etichetta è vuota per tutte le voci.
Ma potrei sbagliarmi.
Sono contrario all’uso di “Id.” e “op. cit.” soprattutto se si usano stili di riferimento bibliografico “prolissi”. L’”op. cit.” obbliga spesso il lettore ad andare a ricercare la fatidica “unica opera” di quell’autore, che inevitabilmente è stata citata in mezzo a una pagina di note; e magari il testo non ha nemmeno una bibliografia finale. E poi, se uno stile è prolisso perché andare a risparmiare proprio lì? Le uniche latinitates consigliabili sono ivi, ibidem e cit. Meglio ancora uno stile di citazione autore-anno. Gli stili philosophy permettono di comporre una bibliografia negli stili maggiormente diffusi in campo filosofico e umanistico in genere.
Concordo, nel senso che son sempre stato un sostenutore delle bibliografie
!all’americana” fin dai tempi della tesi, che composi così contro le indicazioni
della facoltà. Per gli stili philosophy – ehm – devo vedere di che si tratta
perché finora non lo mai utilizzati.
Sono semplicemente degli stili da usare con il pacchetto biblatex (trovi spiegazioni sull’Arte). A differenza degli altri disponibili, questi sono impostati per le bibliografie in lingua italiana. Due sono basati sullo schema autore-anno, uno è per le citazioni in nota. La bibliografia dell’Arte è stata composta con lo stile philosophy-modern 😀
Ciao
Ivan