I comandi del nucleo di LaTeX2e.

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      Salve a tutti.

      Se la sezione per questa domanda è sbagliata me ne scuso in anticipo.
      In questa discussione ho visto il comando \the: ho provato a cercarlo nel source2e.pdf ma non ho trovato nulla in merito. Quella del comando \the è solo una tra le tante curiosità che ho, riguardo i comandi definiti da LaTeX.
      Vi chiedo se è possibile (e dove) reperire un manuale che contenga una lista completa di comandi del nucleo di LaTeX con eventuali spiegazioni.

      Grazie,
      ansys.

      [EDIT]
      Provo a dare una risposta da solo, ma attendo una vostra conferma: The TeXBook ?
      [/EDIT]

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      • #50258
        robitex
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          Salve a tutti.

          Se la sezione per questa domanda è sbagliata me ne scuso in anticipo.
          In questa discussione ho visto il comando \the: ho provato a cercarlo nel source2e.pdf ma non ho trovato nulla in merito. Quella del comando \the è solo una tra le tante curiosità che ho, riguardo i comandi definiti da LaTeX.
          Vi chiedo se è possibile (e dove) reperire un manuale che contenga una lista completa di comandi del nucleo di LaTeX con eventuali spiegazioni.

          Grazie,
          ansys.

          [EDIT]
          Provo a dare una risposta da solo, ma attendo una vostra conferma: The TeXBook ?
          [/EDIT]

          Il comando \the lo trovi nel TeX book visto che si tratta di uno dei tanti comandi primitivi (anzi di solito quando senti parlare di comandi primitivi si tratta semplicemente dei comandi di TeX).

          Per documentarsi con l’angolazione che tu proponi, leggi il libro di Enrico “Appunti di Programmazione in TeX/LaTeX”. lo trovi sul suo sito.
          Una lista dei comandi di LaTeX la trovi facilmente sul web, per esempio http://www.ics.uci.edu/~pan/documents/latex/ltx-2.html

          Per aiutarti meglio dovresti chiarire (chiarirti) i tuoi obiettivi: intendi imparare a programmare in TeX?
          Bye

        • #50259
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            Ciao robitex, grazie della risposta.

            Il comando \the lo trovi nel TeX book visto che si tratta di uno dei tanti comandi primitivi (anzi di solito quando senti parlare di comandi primitivi si tratta semplicemente dei comandi di TeX).

            Avevo letto sul TeXbook, poco prima del tuo messaggio, delle cose riguardo il comando \the che hanno dato risposta alle mie curiosità. Credevo che fosse un comando definito da LaTeX;

            Una lista dei comandi di LaTeX la trovi facilmente sul web, per esempio http://www.ics.uci.edu/~pan/documents/latex/ltx-2.html

            Questo è un buon punto di partenza. Il mio scopo è conoscere tutti i comandi definiti da LaTeX in maniera tale da adoperare quello giusto al momento giusto. Non solo: la mia è anche una curiosità che nasce e si rinnova di volta in volta, quando leggo i messaggi qui sul forum. Sono sempre incuriosito, nel momento in cui qualcuno scrive un messaggio dove viene citato/adoperato un comando, sapere quel comando a cosa serve, come e perchè si usa, cosa fa insomma. Per esempio: l’altro giorno leggendo questo ho notato il comando \kern e una semplice ricerca sul forum è bastata a spiegarmi il suo significato (http://www.guit.sssup.it/phpbb/viewtopic.php?t=2811&start=0&postdays=0&postorder=asc&highlight=kern).

            Per documentarsi con l’angolazione che tu proponi, leggi il libro di Enrico “Appunti di Programmazione in TeX/LaTeX”. lo trovi sul suo sito.

            Per aiutarti meglio dovresti chiarire (chiarirti) i tuoi obiettivi: intendi imparare a programmare in TeX?
            Bye

            Per questo per ora è ancora presto: utilizzo LaTeX da poco più di un anno e sono ancora ad un livello molto basso per poter parlare di programmazione. Giorni fa ho letto senza un preciso intento, solo per curiosità:

            • I registri token: questi sconosciuti del Prof. C. Beccari;

            • Ridefinire i comandi primitivi di TeX e applicazioni a LaTeX del Prof. E. Gregorio.

            Ho capito ben poco. Per cui: ogni cosa a suo tempo.

            Grazie ancora della risposta,
            ansys.

          • #50260
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            Ciao robitex, grazie della risposta.

            Il comando \the lo trovi nel TeX book visto che si tratta di uno dei tanti comandi primitivi (anzi di solito quando senti parlare di comandi primitivi si tratta semplicemente dei comandi di TeX).

            Avevo letto sul TeXbook, poco prima del tuo messaggio, delle cose riguardo il comando \the che hanno dato risposta alle mie curiosità. Credevo che fosse un comando definito da LaTeX;

            Una lista dei comandi di LaTeX la trovi facilmente sul web, per esempio http://www.ics.uci.edu/~pan/documents/latex/ltx-2.html

            Questo è un buon punto di partenza. Il mio scopo è conoscere tutti i comandi definiti da LaTeX in maniera tale da adoperare quello giusto al momento giusto. Non solo: la mia è anche una curiosità che nasce e si rinnova di volta in volta, quando leggo i messaggi qui sul forum. Sono sempre incuriosito, nel momento in cui qualcuno scrive un messaggio dove viene citato/adoperato un comando, sapere quel comando a cosa serve, come e perchè si usa, cosa fa insomma. Per esempio: l’altro giorno leggendo questo ho notato il comando \kern e una semplice ricerca sul forum è bastata a spiegarmi il suo significato (http://www.guit.sssup.it/phpbb/viewtopic.php?t=2811&start=0&postdays=0&postorder=asc&highlight=kern).

            Per documentarsi con l’angolazione che tu proponi, leggi il libro di Enrico “Appunti di Programmazione in TeX/LaTeX”. lo trovi sul suo sito.

            Per aiutarti meglio dovresti chiarire (chiarirti) i tuoi obiettivi: intendi imparare a programmare in TeX?
            Bye

            Per questo per ora è ancora presto: utilizzo LaTeX da poco più di un anno e sono ancora ad un livello molto basso per poter parlare di programmazione. Giorni fa ho letto senza un preciso intento, solo per curiosità:[ul][li] I registri token: questi sconosciuti del Prof. C. Beccari;[li] Ridefinire i comandi primitivi di TeX e applicazioni a LaTeX del Prof. E. Gregorio.[/ul]Ho capito ben poco. Per cui: ogni cosa a suo tempo.

            Il nucleo di LaTeX consiste di 7992 righe di codice. 244581 caratteri (che fa una media di 30 caratteri per riga). Capirlo non è semplice, anzi in certi punti è decisamente complicato, soprattutto se non si hanno le basi della programmazione TeX.

            Nella mia collezione di appunti ho cercato di evitare i dettagli TeXnici più riposti. La si può leggere senza aver letto prima il TeXbook, forse però arrivando a una comprensione superficiale. Si deve andare per gradi: prendi un pacchetto semplice e cerca di capire quello che fa, andando via via più a fondo e analizzando qualche altro pacchetto. Si impara molto per imitazione e sbattendo il muso trovandosi a chiedere: ma perché mai questa macro non fa quello che dovrebbe?

            Vediamo un esempio “semplice”. Il comando \@onlypreamble prende come argomento un comando il cui uso viene disabilitato dopo \begin{document}.
            `\def\@preamblecmds{}
            \def\@onlypreamble#1{%
            \expandafter\gdef\expandafter\@preamblecmds\expandafter{%
            \@preamblecmds\do#1}}`
            All’inizio l’espansione di \@preamblecmds è vuota. Con \@onlypreamble\pippo succede che l’espansione di \@preamblecmds diventa “\do\pippo”; se diamo poi \@onlypreamble\pluto, l’espansione di \@preamblecmds sarà
            `\do\pippo\do\pluto`
            Infatti quando \@onlypreamble\xyz viene espanso, si ottiene
            `\gdef\@preamblecmds{\do\xyz}`
            A questo punto il gioco è fatto: a \begin{document}, fra le altre cose, viene eseguita la seguente sequenza di comandi
            `\gdef\do#1{\global\let#1\@notprerr}%
            \@preamblecmds`
            Il comando \do viene definito in modo che il suo argomento diventa (globalmente) equivalente a \@notprerr e poi viene espanso \@preamblecmds: dunque, nel nostro esempio, sarà espanso
            `\do\pippo\do\pluto`
            (ma in realtà \@preamblecmds contiene un sacco di token del genere). Che fa \@notprerr? Basta cercarlo in latex.ltx:
            `\gdef\@notprerr{%
            \@latex@error{Can be used only in preamble}\@eha}`
            E che fanno \@latex@error e \@eha? Esercizio. 🙂

            Ciao
            Enrico

          • #50261
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              Il nucleo di LaTeX consiste di 7992 righe di codice. 244581 caratteri (che fa una media di 30 caratteri per riga). Capirlo non è semplice, anzi in certi punti è decisamente complicato, soprattutto se non si hanno le basi della programmazione TeX.

              Nella mia collezione di appunti ho cercato di evitare i dettagli TeXnici più riposti. La si può leggere senza aver letto prima il TeXbook, forse però arrivando a una comprensione superficiale. Si deve andare per gradi: prendi un pacchetto semplice e cerca di capire quello che fa, andando via via più a fondo e analizzando qualche altro pacchetto. Si impara molto per imitazione e sbattendo il muso trovandosi a chiedere: ma perché mai questa macro non fa quello che dovrebbe?

              Vediamo un esempio “semplice”. Il comando \@onlypreamble prende come argomento un comando il cui uso viene disabilitato dopo \begin{document}.
              `\def\@preamblecmds{}
              \def\@onlypreamble#1{%
              \expandafter\gdef\expandafter\@preamblecmds\expandafter{%
              \@preamblecmds\do#1}}`
              All’inizio l’espansione di \@preamblecmds è vuota. Con \@onlypreamble\pippo succede che l’espansione di \@preamblecmds diventa “\do\pippo”; se diamo poi \@onlypreamble\pluto, l’espansione di \@preamblecmds sarà
              `\do\pippo\do\pluto`
              Infatti quando \@onlypreamble\xyz viene espanso, si ottiene
              `\gdef\@preamblecmds{\do\xyz}`
              A questo punto il gioco è fatto: a \begin{document}, fra le altre cose, viene eseguita la seguente sequenza di comandi
              `\gdef\do#1{\global\let#1\@notprerr}%
              \@preamblecmds`
              Il comando \do viene definito in modo che il suo argomento diventa (globalmente) equivalente a \@notprerr e poi viene espanso \@preamblecmds: dunque, nel nostro esempio, sarà espanso
              `\do\pippo\do\pluto`
              (ma in realtà \@preamblecmds contiene un sacco di token del genere). Che fa \@notprerr? Basta cercarlo in latex.ltx:
              `\gdef\@notprerr{%
              \@latex@error{Can be used only in preamble}\@eha}`
              E che fanno \@latex@error e \@eha? Esercizio. 🙂

              Ciao
              Enrico

              Grazie per la risposta.

              Ho fatto una ricerca su source2e.pdf: \@latex@error scrive un messaggio di errore generico, qualcosa come: See the LaTeX manual or LaTeX Companion for explanation mentre \@eha scrive i messaggi di aiuto per gli errori più comuni, giusto?

              Ad ogni modo, anche cose come queste che per voi sono semplici, sono ancora complicate (e anche troppo) per me. Quello che però voglio davvero riuscire a fare allo stato attuale, è avere un indice completo di comandi LaTeX. Avevo letto in qualche messaggio che bisogna distinguere i comandi definiti da LaTeX (per questo ho scritto nucleo) da quelli delle classi e pacchetti. Il mio obiettivo è sapere solo il fine ultimo di un comando, cioè per cosa e come si adopera.
              Del carattere @ ho ancora troppa paura, e non sono capace di capire quelle definizioni, cosa sia l’espansione di un comando e così via.
              Questo messaggio però è da salvare nei segnalibri. In modo particolare quello che mi ha colpito è questa frase:

              Si impara molto per imitazione e sbattendo il muso trovandosi a chiedere: ma perché mai questa macro non fa quello che dovrebbe?

              .
              Mediterò sopra questa frase e sull’eventualità di leggere gli Appunti di Programmazione.
              Chissà, magari proprio da questo faccio qualche passo avanti.

              Grazie,
              ansys.

            • #50262
              OldClaudio
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                È o dovrebbe essere chiarissimo che tutti i comandi definiti con uno qualunque dei comandi di definizione (\newcoommand, \def, \edef, \gdef, \xdef, \providecommand, ecc.) quando vengono eseguiti vengono sostituiti con la loro definizione; se questa contiene altri comandi definiti, questi vengono a loro volta sostituiti dalla loro definizione, e via di questo passo fino a che non si arriva ai comandi primitivi; questa è l’espansione. Per conoscere questi bisogna conoscere alla perfezione il TeXbook.

                Impresa non facile, ma senza raggiungere la perfezione, si arriva spesso a conoscere buona parte del TeXbook; io ne ho tre copie che tengo sulle varie scrivanie alle quali mi capita di lavorare. La mia memori non è più così buona e mi sbaglio spesso, cosicché mi trovo a consultare il TeXbook molto spesso.

                Ma apro sovente il file latex.ltx in /texmf-dist/tex/latex/base/ e vado a cercare i vari comandi definiti. Se la definizione è breve e si rifà ad altri comandi definiti brevi, di solito riesco a capire il loro funzionamento alla lettura del codice. Se i comandi definiti occupano diverse pagine, vado sul source2e.pdf e cerco di capire lì.

                Talvolta non basta per capire perché la mia macro non fa quello che vorrei che facesse; allora predispongo un file minimale nel quale introduco la definizione della mia macro e di tutte le macro subalterne che non facciano già parte del nucleo di LaTeX, poi carico il pacchetto trace.
                Dentro al corpo del documento scrivo il minimo possibile che però usi la macro con tutti i suoi parametri obbligatori e facoltativi. Naturalmente prima della macro inserisco \traceon e dopo la macro e i suoi argomenti inserisco \traceoff; il prio è necessario per attivare la tracciatura delle operazioni che si eseguono, il seocndo seve per evitare che vengano tracciati tutti i comandi fino all’esecuzione di \end{document}
                Lancio latex o pdflatex; generalmente il programma si ferma prima di aver completato l’esecuzione della mia macro, ma se anche l’avesse completata, non l’ha fatto come avrei voluto.
                Però ora dispongo di un file .log dove compare tutto il lungo iter di sviluppo successivo delle varie macro: principale, sussidiarie, del nucleo di latex.ltx, o non definite mai (ecco l’errore); oppure che danno luogo a insoliti ed erronei passaggi di parametri dall’una all’altra, eccetera.

                Tutto ciò è trascritto nel file log. Bada bene; la lettura di questo file richiede una pazienza infinita e l’abilità di non leggerlo tutto, ma di saltare i brani ovvi o ripetitivi; il suo studio/lettura può richiedere diverse ore a seconda della complessità delle macro coinvolte. Quindi esso/a rappresenta l’ultima spiaggia, quando uno non sa più a che santo votarsi.
                Tuttavia si impara moltissimo. Anzi direi che conviene tracciare l’espansione di macro piccole piccole, magari funzionanti alla perfezione, cosicché nel leggere il file log, non tanto lungo, ci si rende conto della mole di sostituzioni, espansioni ed elaborazioni che il motore di composizione esegue dietro le quinte; si capiscono meglio i meccanismi con cui vengono passati gli argomenti da una macro all’altra; si capisce bene il meccanismo di protezione dei comandi come anche quello di analisi della presenza di eventuali argomenti facoltativi. Insomma si capiscono un mucchio di cose.

                Ma per diventare dei TeXguru ci vogliono anni di paziente apprendimento 😉

                Per ora studiati bene i comandi primitivi e cerca di decifrare non solo le soluzioni degli esercizi del TeXbook, non sempre così lampanti, ma cerca di capire e di decifrare (anche con l’aiuto dei commenti) le definizioni date nel file plain.tex (in una delle appendici) e del file di macro che Knuth ha aggiunto per la composizione del TeXbook. Questo è già un compito che richiede alcuni messi 😯

              • #50263
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                […] Per conoscere questi bisogna conoscere alla perfezione il TeXbook.

                Impresa non facile, ma senza raggiungere la perfezione, si arriva spesso a conoscere buona parte del TeXbook; io ne ho tre copie che tengo sulle varie scrivanie alle quali mi capita di lavorare. La mia memori non è più così buona e mi sbaglio spesso, cosicché mi trovo a consultare il TeXbook molto spesso.

                Io ho il sorgente del TeXbook su ogni computer. 🙂 E una copia sul comodino (quella rilegata bene) più una vecchia (TeX 2) rilegata a spirale. Ma anche i quattro volumi di “TeX in practice” che, sebbene valgano complessivamente poco, hanno il pregio di contenere questioni di plain TeX molto sottili. Più due copie del Companion seconda edizione (una a casa e una in ufficio) e “texdoc” a tutto spiano.

                […]
                Questo è già un compito che richiede alcuni mesi 😯

                Mesi? 😀

                Ciao
                Enrico

              • #50264
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                  Più o meno abbiamo la stessa dotazione; tu hai TeX in practice e io ho il libro che scrisse Karl, TeX for the impatient. Ho anche un bel libro in italiano pubblicato una ventina di anni fa in italiano da Zanichelli, ma non è molto approfondito.

                  Tre mesi? Tre mesi solo per decifrare Plain, credo che bastino; ma come tu sai bene non molto tempo fa ti ho chiesto spiegazioni in merito a \bordermatrix, Eppure ho studiato quella cosa saltuariamente per anni, ma ancora oggi non sono convinto di avere veramente capito ogni dettaglio, anche se l’ho capito a grandi linee. 🙁

                • #50265
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                    È o dovrebbe essere chiarissimo che tutti i comandi definiti con uno qualunque dei comandi di definizione (\newcoommand, \def, \edef, \gdef, \xdef, \providecommand, ecc.) quando vengono eseguiti vengono sostituiti con la loro definizione; se questa contiene altri comandi definiti, questi vengono a loro volta sostituiti dalla loro definizione, e via di questo passo fino a che non si arriva ai comandi primitivi; questa è l’espansione.Per conoscere questi bisogna conoscere alla perfezione il TeXbook.

                    Ok, ora ho una prima visione dell’espansione di un comando. Per i comandi primitivi ne riparlerò più avanti;

                    Impresa non facile, ma senza raggiungere la perfezione, si arriva spesso a conoscere buona parte del TeXbook; io ne ho tre copie che tengo sulle varie scrivanie alle quali mi capita di lavorare. La mia memoria non è più così buona e mi sbaglio spesso, cosicché mi trovo a consultare il TeXbook molto spesso.

                    Io ho un TeXbook in formato pdf creato il 17 luglio 2003. Esiste (se si, dove) qualche versione più recente?

                    Ma apro sovente il file latex.ltx in /texmf-dist/tex/latex/base/ e vado a cercare i vari comandi definiti. Se la definizione è breve e si rifà ad altri comandi definiti brevi, di solito riesco a capire il loro funzionamento alla lettura del codice. Se i comandi definiti occupano diverse pagine, vado sul source2e.pdf e cerco di capire lì.

                    Talvolta non basta per capire perché la mia macro non fa quello che vorrei che facesse; allora predispongo un file minimale nel quale introduco la definizione della mia macro e di tutte le macro subalterne che non facciano già parte del nucleo di LaTeX, poi carico il pacchetto trace.
                    Dentro al corpo del documento scrivo il minimo possibile che però usi la macro con tutti i suoi parametri obbligatori e facoltativi. Naturalmente prima della macro inserisco \traceon e dopo la macro e i suoi argomenti inserisco \traceoff; il prio è necessario per attivare la tracciatura delle operazioni che si eseguono, il seocndo seve per evitare che vengano tracciati tutti i comandi fino all’esecuzione di \end{document}
                    Lancio latex o pdflatex; generalmente il programma si ferma prima di aver completato l’esecuzione della mia macro, ma se anche l’avesse completata, non l’ha fatto come avrei voluto.
                    Però ora dispongo di un file .log dove compare tutto il lungo iter di sviluppo successivo delle varie macro: principale, sussidiarie, del nucleo di latex.ltx, o non definite mai (ecco l’errore); oppure che danno luogo a insoliti ed erronei passaggi di parametri dall’una all’altra, eccetera.

                    Tutto ciò è trascritto nel file log. Bada bene; la lettura di questo file richiede una pazienza infinita e l’abilità di non leggerlo tutto, ma di saltare i brani ovvi o ripetitivi; il suo studio/lettura può richiedere diverse ore a seconda della complessità delle macro coinvolte. Quindi esso/a rappresenta l’ultima spiaggia, quando uno non sa più a che santo votarsi.
                    Tuttavia si impara moltissimo. Anzi direi che conviene tracciare l’espansione di macro piccole piccole, magari funzionanti alla perfezione, cosicché nel leggere il file log, non tanto lungo, ci si rende conto della mole di sostituzioni, espansioni ed elaborazioni che il motore di composizione esegue dietro le quinte; si capiscono meglio i meccanismi con cui vengono passati gli argomenti da una macro all’altra; si capisce bene il meccanismo di protezione dei comandi come anche quello di analisi della presenza di eventuali argomenti facoltativi. Insomma si capiscono un mucchio di cose.

                    Un giorno, quando inizierò a programmare in TeX e LaTeX, terrò presente queste parole che chiunque dovrebbe prendere come esempio. Anche da questi messaggi si impara molto. Nel vedere il metodo di altre persone (utilizzatori / programmatori) si inizia a tracciare il proprio cammino. Ripeto: questa discussione va salvata nei propri segnalibri.

                    Ma per diventare dei TeXguru ci vogliono anni di paziente apprendimento 😉

                    Per ora studiati bene i comandi primitivi e cerca di decifrare non solo le soluzioni degli esercizi del TeXbook, non sempre così lampanti, ma cerca di capire e di decifrare (anche con l’aiuto dei commenti) le definizioni date nel file plain.tex (in una delle appendici) e del file di macro che Knuth ha aggiunto per la composizione del TeXbook. Questo è già un compito che richiede alcuni messi 😯

                    Diciamo che ero partito con l’idea di esplorare i comandi di LaTeX, quelli che usa l’ utente finale. Le vostra risposte insieme a quelle del Prof. Gregorio, come anche quella di robitex, fanno gola. Ciononostante, voglio, e sopratutto devo, restare con i piedi per terra. Bisogna procedere per gradi e non fare passi più lunghi della gamba. Intanto continuo la mia ricerca sui comandi definiti da LaTeX, capire cosa fanno e come possono essere combinati tra loro per ottenere qualcosa di più elaborato; poi faccio un pensierino alla lettura degli Appunti di Programmazione di TeX e LaTeX. Vedremo, infine,il TeXbook.

                    Io ho il sorgente del TeXbook su ogni computer. 🙂 E una copia sul comodino (quella rilegata bene) più una vecchia (TeX 2) rilegata a spirale. Ma anche i quattro volumi di “TeX in practice” che, sebbene valgano complessivamente poco, hanno il pregio di contenere questioni di plain TeX molto sottili. Più due copie del Companion seconda edizione (una a casa e una in ufficio) e “texdoc” a tutto spiano.

                    Come ho scritto sopra ho un TeXbook in versione digitale. Sarò lieto di sapere dove poter trovare una versione aggiornata.

                    Tre mesi? Tre mesi solo per decifrare Plain, credo che bastino; ma come tu sai bene non molto tempo fa ti ho chiesto spiegazioni in merito a \bordermatrix, Eppure ho studiato quella cosa saltuariamente per anni, ma ancora oggi non sono convinto di avere veramente capito ogni dettaglio, anche se l’ho capito a grandi linee. 🙁

                    Mi auguro che i vostri mesi non diventino anni per me 😕 .

                    Grazie per l’interesse, ogni altro contributo a questa discussione è sempre ben gradito.
                    Grazie,
                    ansys.

                  • #50266
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                    Io ho un TeXbook in formato pdf creato il 17 luglio 2003. Esiste (se si, dove) qualche versione più recente?

                    Sebbene il sorgente del TeXbook sia disponibile in rete, è esplicitamente proibito compilarlo per ottenerne una versione a stampa. Infatti inizia così:
                    `% This manual is copyright (C) 1984 by the American Mathematical Society.
                    % All rights are reserved!
                    % The file is distributed only for people to see its examples of TeX input,
                    % not for use in the preparation of books like The TeXbook.
                    % Permission for any other use of this file must be obtained in writing
                    % from the copyright holder and also from the publisher (Addison-Wesley).
                    \loop\iftrue
                    \errmessage{This manual is copyrighted and should not be TeXed}\repeat`
                    La versione più recente si ottiene ordinando una copia a qualsiasi rivenditore. Da Amazon lo vedo a 45€ (rilegatura rigida, ISBN 0-201-13447-0) e a 40€ (rilegatura a spirale, ISBN 0-201-13448-9); ci sono poi le occasioni a partire da 25€. È il primo rivenditore che mi sia venuto in mente.

                    Ciao
                    Enrico

                  • #50267
                    admin
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                      Sebbene il sorgente del TeXbook sia disponibile in rete, è esplicitamente proibito compilarlo per ottenerne una versione a stampa.

                      Non ho mai aperto il sorgente e quelle righe non potevo leggerle… 🙁

                      La versione più recente si ottiene ordinando una copia a qualsiasi rivenditore. Da Amazon lo vedo a 45€ (rilegatura rigida, ISBN 0-201-13447-0) e a 40€ (rilegatura a spirale, ISBN 0-201-13448-9); ci sono poi le occasioni a partire da 25€. È il primo rivenditore che mi sia venuto in mente.

                      Ci farò un pensiero 😉

                      Grazie,
                      ansys.

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