Non è che stia male o stia bene.
La logica di una didascalia è che è fatta di tre parti:
1) il titolino che er una figura sarà “figura 3.15”, per esempio.
2) il titolo della didascalia, che nel tuo caso potrebbe essere la parte che ti ho scritto in rosso.
3) le spiegazioni relative all’ogetto descritto dalla didascalia.
La parte 3) è facoltativa e generalmente manca; se questa terza parte manca, la seconda non vuole il punto finale, come non lo vuole nessun titolo. Se invece è presente, il titolo viene staccato dalla spiegazione mediante il punto fermo e la normale spaziatura che segue il punto.
La parte 1) è obbligatoria, assolutamente obbligatoria.
La parte 2) è logicamente obbligatoria, ma talvolta viene omessa. In questo punto LaTeX presenta una didascalia deforme, perché dopo il titolino mette sempre un separatore visibile che possono essere i due punti o una linea media; ma questo segno di interpunzione non seguito da niente sta veramente male. Anche una figura o una tabella, un qualunque oggetto mobile, sta male senza un minimo di titolo che ne descriva succintamente il contenuto.
Nella lista delle figure e in quelle delle tabelle ci vogliono solo le parti 1) e 2); la parte 1) potrebbe venire “alleggerita” del nome dell’oggetto, nel senso che sarebbe pleonastico, in quanto nella lista delle figure ci sono elencato solo le figure., in quello delle tabelle, solo le tabelle, eccetera.
Capisci allora l’inutilità di inserire dei \newline nell’unico argomento di caption affinché la spiegazione dell’oggetto venga composta decentemente anche nella lista delle figure? È che la parte 3) non ha ragione di esistere nella lista delle figure.