Limiti di XeTeX e XeLaTeX

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    Buon sabato piovoso a tutti (anche questo pomeriggio piove).
    Allora, chi mi risponderà sta già tremando al solo vedere un filone inaugurato da me 😉

    Mi sono dato alla lettura di qualche PDF che riguarda XeTeX: polyglossia, fontspec, qualcosa in italiano e il file xetexmain.pdf. Ho cercato di capirci qualcosa, ovviamente, e forse qualcosa ho capito. Non è così difficile impostare il o i font del documento (anzi, con \set…font è anche più facile che con LaTeX), e anche impostare la o le lingue in cui scrivere è più semplice. In particolare, i pacchetti fontenc e inputenc perdono di significato, perché XeTeX usa sempre Unicode. La lettura delle documentazioni, in sostanza, mostra che con questo programma è possibile scrivere in quasi tutte le lingue del pianeta, anche quelle che vanno al contrario (c’è il pacchetto bidi per questo), e che è possibile accedere a TUTTI i glifi di un font, a patto che sia in formato OpenType. Si possono fare tutte le legature, scrivere con le varie varianti, usare i caratteri alternativi finali di parola, tutti gli ornamenti (anche se questo non l’ho ancora capito bene), i vari maiuscoletti, e chi più ne ha più ne metta. È facilissimo anche cambiare il font di UNA SOLA parola nel documento. Addirittura XeTeX riconosce il font anche se chiamato soltanto con il suo nome e non con il nome del file.otf. E ci sono stretti legami con LuaTeX.

    Una cosa non mi torna, e magari è pure ingenua: si parla sempre e soltanto di font e di varianti e di possibilità in questo senso. Mi chiedo: quando vanno davvero usati XeTeX e XeLaTeX? Quando si vogliono fare meraviglie tipografiche e basta, oppure possono essere una valida alternativa a LaTeX?

    Mi spiego meglio: che cosa i due Xe- danno effettivamente in più rispetto a LaTeX oltre alla questione dei font? Mi sembra che per certi versi siano in difetto: mi riferisco all’incompatibilità con certe classi di documento o certi stili (ClassicThesis non funziona). Ovviamente un documento compilato con Xe- è un ottimo documento, con la qualità di LaTeX che tutti noi conosciamo. Ma se uno volesse usare sempre Xe-, farebbe bene oppure no? Quali sono i limiti reali di XeTeX?

    Perdonate il pistolotto, ma volevo capirne un po’ di più.

    Ciao
    Tommaso

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    • #52636
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      Buon sabato piovoso a tutti (anche questo pomeriggio piove).
      Allora, chi mi risponderà sta già tremando al solo vedere un filone inaugurato da me 😉

      Mi sono dato alla lettura di qualche PDF che riguarda XeTeX: polyglossia, fontspec, qualcosa in italiano e il file xetexmain.pdf. Ho cercato di capirci qualcosa, ovviamente, e forse qualcosa ho capito. Non è così difficile impostare il o i font del documento (anzi, con \set…font è anche più facile che con LaTeX), e anche impostare la o le lingue in cui scrivere è più semplice. In particolare, i pacchetti fontenc e inputenc perdono di significato, perché XeTeX usa sempre Unicode. La lettura delle documentazioni, in sostanza, mostra che con questo programma è possibile scrivere in quasi tutte le lingue del pianeta, anche quelle che vanno al contrario (c’è il pacchetto bidi per questo), e che è possibile accedere a TUTTI i glifi di un font, a patto che sia in formato OpenType. Si possono fare tutte le legature, scrivere con le varie varianti, usare i caratteri alternativi finali di parola, tutti gli ornamenti (anche se questo non l’ho ancora capito bene), i vari maiuscoletti, e chi più ne ha più ne metta. È facilissimo anche cambiare il font di UNA SOLA parola nel documento. Addirittura XeTeX riconosce il font anche se chiamato soltanto con il suo nome e non con il nome del file.otf. E ci sono stretti legami con LuaTeX.

      Una cosa non mi torna, e magari è pure ingenua: si parla sempre e soltanto di font e di varianti e di possibilità in questo senso. Mi chiedo: quando vanno davvero usati XeTeX e XeLaTeX? Quando si vogliono fare meraviglie tipografiche e basta, oppure possono essere una valida alternativa a LaTeX?

      Mi spiego meglio: che cosa i due Xe- danno effettivamente in più rispetto a LaTeX oltre alla questione dei font? Mi sembra che per certi versi siano in difetto: mi riferisco all’incompatibilità con certe classi di documento o certi stili (ClassicThesis non funziona). Ovviamente un documento compilato con Xe- è un ottimo documento, con la qualità di LaTeX che tutti noi conosciamo. Ma se uno volesse usare sempre Xe-, farebbe bene oppure no? Quali sono i limiti reali di XeTeX?

      Perdonate il pistolotto, ma volevo capirne un po’ di più.

      Ciao
      Tommaso

      Rispondo giusto per far sentire che sono ancora vivo 🙂 e non perché sia esperto di XeLaTeX.
      I limiti di XeLaTeX, per quanto ne sono, e per il momento, sono la matematica. Esiste il pacchetto mathspec, che sostituisce fontspec, ma non fa miracoli. In ogni caso permette di comporre formule usando il font che si preferisce (anche il famigerato Hoefler Text, che hai sul tuo Mac). Provare per credere.
      Per gli umanisti XeLaTeX è la soluzione migliore, vista l’incompatibilità tra utf8x e biblatex 🙁

      Ciao
      Ivan

    • #52637
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      Buon sabato piovoso a tutti (anche questo pomeriggio piove).
      Allora, chi mi risponderà sta già tremando al solo vedere un filone inaugurato da me 😉

      Mi sono dato alla lettura di qualche PDF che riguarda XeTeX: polyglossia, fontspec, qualcosa in italiano e il file xetexmain.pdf. Ho cercato di capirci qualcosa, ovviamente, e forse qualcosa ho capito. Non è così difficile impostare il o i font del documento (anzi, con \set…font è anche più facile che con LaTeX), e anche impostare la o le lingue in cui scrivere è più semplice. In particolare, i pacchetti fontenc e inputenc perdono di significato, perché XeTeX usa sempre Unicode. La lettura delle documentazioni, in sostanza, mostra che con questo programma è possibile scrivere in quasi tutte le lingue del pianeta, anche quelle che vanno al contrario (c’è il pacchetto bidi per questo), e che è possibile accedere a TUTTI i glifi di un font, a patto che sia in formato OpenType. Si possono fare tutte le legature, scrivere con le varie varianti, usare i caratteri alternativi finali di parola, tutti gli ornamenti (anche se questo non l’ho ancora capito bene), i vari maiuscoletti, e chi più ne ha più ne metta. È facilissimo anche cambiare il font di UNA SOLA parola nel documento. Addirittura XeTeX riconosce il font anche se chiamato soltanto con il suo nome e non con il nome del file.otf. E ci sono stretti legami con LuaTeX.

      Una cosa non mi torna, e magari è pure ingenua: si parla sempre e soltanto di font e di varianti e di possibilità in questo senso. Mi chiedo: quando vanno davvero usati XeTeX e XeLaTeX? Quando si vogliono fare meraviglie tipografiche e basta, oppure possono essere una valida alternativa a LaTeX?

      Mi spiego meglio: che cosa i due Xe- danno effettivamente in più rispetto a LaTeX oltre alla questione dei font? Mi sembra che per certi versi siano in difetto: mi riferisco all’incompatibilità con certe classi di documento o certi stili (ClassicThesis non funziona). Ovviamente un documento compilato con Xe- è un ottimo documento, con la qualità di LaTeX che tutti noi conosciamo. Ma se uno volesse usare sempre Xe-, farebbe bene oppure no? Quali sono i limiti reali di XeTeX?

      La vera limitazione di XeLaTeX è che non funziona microtype. Con un preambolo come
      `\documentclass[a4paper]{article}
      \usepackage{fontspec}
      \usepackage{polyglossia}
      \setmainlanguage{italian}`
      puoi compilare qualsiasi cosa si compili con LaTeX (ma con i Latin Modern al posto dei Computer Modern). Si può benissimo usare anche babel, fra l’altro.

      Per chi non ha bisogno di molta matematica non c’è molto da dire: mathspec fa il suo lavoro con un po’ di suggerimenti da parte dell’utente per le spaziature in modo matematico se si vuole usare un font diverso da Latin Modern. Per un testo con molta matematica la scelta è drasticamente ridotta: esistono solo tre font matematici, al momento, che siano compatibili con unicode-math. Sono Cambria Math (che si paga comprando MS Office), Asana Math e XITS. Asana Math è la versione Unicode di MathPazo (cioè Palatino), mentre XITS è Times. È presumibile che in un prossimo futuro ci siano altri font matematici Unicode: non è facile produrli, ma è sostanzialmente un lavoro di aggiustamento di crenature e di completamento di tabelle prendendo i simboli “neutrali” da dove già ci sono.

      Più complesso sarà creare le tabelle per microtype, quando sarà disponibile con tutte le sue potenzialità. Già ora il supporto completo non è per qualsiasi font sia presente nel proprio sistema anche con pdfLaTeX: impostare tutti i parametri è lungo e noioso.

      Il fatto che ClassicThesis non funzioni con XeLaTeX dipende dai troppi trucchi che Miede ha impiegato. Una classe scritta in modo sufficientemente generale è facilmente adattabile (suftesi, per esempio, come ti ho indicato in altra corrispondenza).

      Questo è il preambolo, depurato di roba che non interessa, che sto usando per le dispense in preparazione:
      `\documentclass[a4paper,11pt,titlepage]{book}

      \usepackage{amsmath}
      \usepackage[math-style=TeX]{unicode-math}
      \setmainfont[Ligatures=TeX,Numbers=OldStyle]{TeX Gyre Pagella}
      \linespread{1.05}
      \setsansfont[Ligatures=TeX,Scale=MatchUppercase]{Futura}
      \newfontfamily{\greekfont}{GFS Didot}
      \newfontfamily{\eurofont}{Symbol}
      \newfontfamily{\cyrillicfont}{Old Standard}

      \setmathfont{Asana Math}

      \usepackage{polyglossia}
      \setmainlanguage{italian}
      \setotherlanguages{english,french}
      \setotherlanguage[variant=ancient]{greek}

      \usepackage[colorlinks,linkcolor=black]{hyperref}
      \usepackage{bookmark}

      \usepackage[noadvisor]{frontespizio}

      \begin{document}
      \begin{frontespizio}
      \begin{Preambolo*}
      \usepackage{fontspec}
      \setmainfont[Ligatures=TeX]{Futura}
      \end{Preambolo*}
      \Universita{Verona}
      \Facolta{Scienze della Formazione}
      \Corso[Laurea]{Scienze della Formazione Primaria}
      \Titoletto{Enrico Gregorio}
      \Titolo{Note per il corso di\\Fondamenti di Matematica}
      \NCandidato{}{}\Punteggiatura{}
      \Annoaccademico{2010–2011}
      \end{frontespizio}`
      Come vedi si può usare XeLaTeX anche per il frontespizio, passando i comandi necessari. 8)

      Ciao
      Enrico

    • #52638
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      Grazie ai miei compagni di mensa 😀


      @Ivan
      : fa piacere sentirti, ogni tanto.


      @Enrico
      : Xe- non è niente male.

      Ciao
      Tommaso

    • #52639
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      Credo che XeTeX e XeLaTeX rappresenti soprattutto una tentazione per chi come me non possiede alcuna familiarità con la programmazione. Secca che al momento sia incompatibile con microtype, che è un valore aggiunto non da poco alla qualità tipografica di LaTeX (facendo la prova con e senza in un testo sufficientemente lungo se ne apprezza tutta l’efficacia). Ma in questo momento sono alle prese con la Font Installation Guide per caricare il mio Simoncini 😥 e la tentazione di mollare tutto e passare a XeLaTeX è forte…
      Ciao,
      Luca

    • #52640
      OldClaudio
      Partecipante
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        La vera limitazione di XeLaTeX è che non funziona microtype. Con un preambolo come
        Codice:
        \documentclass[a4paper]{article}
        \usepackage{fontspec}
        \usepackage{polyglossia}
        \setmainlanguage{italian}

        puoi compilare qualsiasi cosa si compili con LaTeX (ma con i Latin Modern al posto dei Computer Modern). Si può benissimo usare anche babel, fra l’altro.

        Per chi non ha bisogno di molta matematica non c’è molto da dire: mathspec fa il suo lavoro con un po’ di suggerimenti da parte dell’utente per le spaziature in modo matematico se si vuole usare un font diverso da Latin Modern. Per un testo con molta matematica la scelta è drasticamente ridotta: esistono solo tre font matematici, al momento, che siano compatibili con unicode-math. Sono Cambria Math (che si paga comprando MS Office), Asana Math e XITS. Asana Math è la versione Unicode di MathPazo (cioè Palatino), mentre XITS è Times. È presumibile che in un prossimo futuro ci siano altri font matematici Unicode: non è facile produrli, ma è sostanzialmente un lavoro di aggiustamento di crenature e di completamento di tabelle prendendo i simboli “neutrali” da dove già ci sono.

        Più complesso sarà creare le tabelle per microtype, quando sarà disponibile con tutte le sue potenzialità. Già ora il supporto completo non è per qualsiasi font sia presente nel proprio sistema anche con pdfLaTeX: impostare tutti i parametri è lungo e noioso.

        Il fatto che ClassicThesis non funzioni con XeLaTeX dipende dai troppi trucchi che Miede ha impiegato. Una classe scritta in modo sufficientemente generale è facilmente adattabile (suftesi, per esempio, come ti ho indicato in altra corrispondenza).

        Questo è il preambolo, depurato di roba che non interessa, che sto usando per le dispense in preparazione:
        Codice:
        \documentclass[a4paper,11pt,titlepage]{book}

        \usepackage{amsmath}
        \usepackage[math-style=TeX]{unicode-math}
        \setmainfont[Ligatures=TeX,Numbers=OldStyle]{TeX Gyre Pagella}
        \linespread{1.05}
        \setsansfont[Ligatures=TeX,Scale=MatchUppercase]{Futura}
        \newfontfamily{\greekfont}{GFS Didot}
        \newfontfamily{\eurofont}{Symbol}
        \newfontfamily{\cyrillicfont}{Old Standard}

        \setmathfont{Asana Math}

        \usepackage{polyglossia}
        \setmainlanguage{italian}
        \setotherlanguages{english,french}
        \setotherlanguage[variant=ancient]{greek}

        \usepackage[colorlinks,linkcolor=black]{hyperref}
        \usepackage{bookmark}

        \usepackage[noadvisor]{frontespizio}

        \begin{document}
        \begin{frontespizio}
        \begin{Preambolo*}
        \usepackage{fontspec}
        \setmainfont[Ligatures=TeX]{Futura}
        \end{Preambolo*}
        \Universita{Verona}
        \Facolta{Scienze della Formazione}
        \Corso[Laurea]{Scienze della Formazione Primaria}
        \Titoletto{Enrico Gregorio}
        \Titolo{Note per il corso di\\Fondamenti di Matematica}
        \NCandidato{}{}\Punteggiatura{}
        \Annoaccademico{2010–2011}
        \end{frontespizio}

        Come vedi si può usare XeLaTeX anche per il frontespizio, passando i comandi necessari. Cool

        Ciao
        Enrico

        Certo che se si usano di default i Latin Modern e non si usano altre cose strane, direi che ogni file compilabile con pdflatex è anche compilabile anche con xelatex. Il vantaggio, se il gioco vale la candela, è che non bisogna chiamare i pacchetti inputenc e fontenc, né richiamare esplicitamente il pacchetto lmodern.

        Ho provato a prendere il tuo preambolo per le dispense che stai scrivendo e di cui ho visto una anteprima a Pisa, molto belle davvero, ma… quanta di questa bellezza discende da xelatex e quanta discende da te? 8)

        Io ho un Mac come il tuo, certamente non configurato come il tuo, ma io comincio ad avere problemi a partire dalla riga dove definisci la \newfontfamily con il font GFS Didot. Tu ce l’hai installato, io no, Ho provato a cercare tra i font di sistema del Mac altri font che contenessero il greco; non ci sono riuscito e francamente trovo che il Mac (non giudico Linux e Windows) non aiuta molto in questa ricerca. Avevo trovato i DejaVu Serif, ma questi fanno parte della collezione di OpenoOffice.org e fontspec non li vede.

        Poi ho commentato ogni riferimento ai font greci e sono andato avanti. Non trova i cirillici; vabbe’. Commento anche la chiamata ai cirillici; Poi non gli vanno bene gli Asana Math, e protesta perché cerca di crearli con metafont e trova uno spazio nel nome. Commento anche questi, ma poi non so come farà a gestire la matematica unicode senza una polizza di font che lo consenta.

        Per carità, il tuo file è stato di molto aiuto e te ne ringrazio, perché, anche se non sono riuscito a combinare niente di buono, ho imparato molte cose.

        Tuttavia quando avrai finito di scrivere le tue dispense, e avrai tempo di dedicarti a scrivere il manualetto “starter” di XeTeX e XeLaTeX, aggiornato agli eseguibili di oggi, non a quelli che esistevano quando Goosens ha scritto il suo “primer”, cerca di tenere conto del fatto che i font sono forse uno sfizio, ma come si legge in questo forum sono sempre i font che danno i problemi maggiori ai linguisti e ricavare le informazioni necessarie anche esplorando a fondo il proprio PC non è facile.

        Non credo che ci saranno molti utenti che vorranno scrivere in cinese, tuttavia anche con i font latini ci sono delle difficoltà; con i font matematici ci sono difficoltà; con i font cirillici Goosens dice che forse la sillabazione funziona; con i font greci augura “Buona fortuna”, ma lascia intendere che le cose non siano così semplici e lisce. Eppure i nostri linguisti e i nostri umanisti hanno bisogno di riportare frasi in altre lingue e con altri alfabeti.

        E se per il greco, in mancanza di meglio, uno volesse dire a XeLaTeX che vuole usare i miei font, che richiedono un certo encoding diverso da quelli “ordinari” di TeX come glielo si dice? (Tra l’altro ora teubner è dotato di un file lgraccents-glyphs.def, caricabile anche indipendentemente da teubner, ma con la varietà politonica della lingua, che consente di evitare le legature fra diacritici e caratteri in modo da accedere direttamente ai caratteri con con diacritici che dovrebbe agevolare molto la diteggiatura con tastiera latina e che probabilmente consentirebbe di eseguire un buona mappatura dell’input unicode con i glipfi specifici — però non l’ho ancora scritta 🙁 ).

        Per completare le difficoltà che ho incontrato, non sono sicuro di avere capito bene come XeLaTeX carichi di default i Latin Modern (o qualunque altro font) rispettando i corpi ottici, che solitamente non sono disponibili quando si usano i font di sistema. Fa parte delle cose da spiegare nel manualetto che ci scriverai presto 😆

        Ciao
        Claudio

      • #52641
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        Certo che se si usano di default i Latin Modern e non si usano altre cose strane, direi che ogni file compilabile con pdflatex è anche compilabile anche con xelatex. Il vantaggio, se il gioco vale la candela, è che non bisogna chiamare i pacchetti inputenc e fontenc, né richiamare esplicitamente il pacchetto lmodern.

        Ho provato a prendere il tuo preambolo per le dispense che stai scrivendo e di cui ho visto una anteprima a Pisa, molto belle davvero, ma… quanta di questa bellezza discende da xelatex e quanta discende da te? 8)

        Io ho un Mac come il tuo, certamente non configurato come il tuo, ma io comincio ad avere problemi a partire dalla riga dove definisci la \newfontfamily con il font GFS Didot. Tu ce l’hai installato, io no, Ho provato a cercare tra i font di sistema del Mac altri font che contenessero il greco; non ci sono riuscito e francamente trovo che il Mac (non giudico Linux e Windows) non aiuta molto in questa ricerca. Avevo trovato i DejaVu Serif, ma questi fanno parte della collezione di OpenoOffice.org e fontspec non li vede.

        Vero, ma i font ci sono e si possono facilmente mettere a disposizione di XeTeX. Dal Finder dai “Command-Option-G” che corrisponde al menù “Go to Folder…”; nella finestrella scrivi /usr/local/texlive/2010/texmf-dist/fonts/opentype; dovrebbe aprirsi una finestra con alcune cartelle; copia le sottocartelle in /System/Fonts. Tutto qui. Purtroppo non è così semplice insegnare a Mac OS X come andare a trovare i font in altri posti.

        Poi ho commentato ogni riferimento ai font greci e sono andato avanti. Non trova i cirillici; vabbe’. Commento anche la chiamata ai cirillici; Poi non gli vanno bene gli Asana Math, e protesta perché cerca di crearli con metafont e trova uno spazio nel nome. Commento anche questi, ma poi non so come farà a gestire la matematica unicode senza una polizza di font che lo consenta.

        Per carità, il tuo file è stato di molto aiuto e te ne ringrazio, perché, anche se non sono riuscito a combinare niente di buono, ho imparato molte cose.

        Vedrai che con quella manovra andrà tutto a posto.

        Tuttavia quando avrai finito di scrivere le tue dispense, e avrai tempo di dedicarti a scrivere il manualetto “starter” di XeTeX e XeLaTeX, aggiornato agli eseguibili di oggi, non a quelli che esistevano quando Goosens ha scritto il suo “primer”, cerca di tenere conto del fatto che i font sono forse uno sfizio, ma come si legge in questo forum sono sempre i font che danno i problemi maggiori ai linguisti e ricavare le informazioni necessarie anche esplorando a fondo il proprio PC non è facile.

        Non credo che ci saranno molti utenti che vorranno scrivere in cinese, tuttavia anche con i font latini ci sono delle difficoltà; con i font matematici ci sono difficoltà; con i font cirillici Goosens dice che forse la sillabazione funziona; con i font greci augura “Buona fortuna”, ma lascia intendere che le cose non siano così semplici e lisce. Eppure i nostri linguisti e i nostri umanisti hanno bisogno di riportare frasi in altre lingue e con altri alfabeti.

        E se per il greco, in mancanza di meglio, uno volesse dire a XeLaTeX che vuole usare i miei font, che richiedono un certo encoding diverso da quelli “ordinari” di TeX come glielo si dice? (Tra l’altro ora teubner è dotato di un file lgraccents-glyphs.def, caricabile anche indipendentemente da teubner, ma con la varietà politonica della lingua, che consente di evitare le legature fra diacritici e caratteri in modo da accedere direttamente ai caratteri con con diacritici che dovrebbe agevolare molto la diteggiatura con tastiera latina e che probabilmente consentirebbe di eseguire un buona mappatura dell’input unicode con i glipfi specifici — però non l’ho ancora scritta 🙁 ).

        Per completare le difficoltà che ho incontrato, non sono sicuro di avere capito bene come XeLaTeX carichi di default i Latin Modern (o qualunque altro font) rispettando i corpi ottici, che solitamente non sono disponibili quando si usano i font di sistema. Fa parte delle cose da spiegare nel manualetto che ci scriverai presto 😆

        Il pacchetto fontspec è fatto molto bene. Se carico solo fontspec e chiedo il nome del font normale ottengo
        `”[lmroman10-regular]:mapping=tex-text”`
        mentre dopo aver dato \large ho
        `”[lmroman12-regular]:mapping=tex-text”`
        Dunque è tutto a posto. 🙂

        Qualcosa arriverà, non aver timore. 🙂

        Ciao
        Enrico

      • #52642
        OldClaudio
        Partecipante
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          Ne sono sicuro. Grazie per le cose rassicuranti che mi dici. Per copiare i font OT di TeXLive, onestamante credevo che TL se lo fosse fatto da solo; infatti nella cartella di sisitema oltre ai vari Beskerville, Verdana & Co., ci sono anche i font LM i veri TeX Gire, moltissimi CM, e via di questo passo. Io non ho mai copiato nulla, ma ci sono. Forse alcuni, non tutti. Verificherò.

          Grazie ancora e aspetto fiducioso.

          Claudio

          PS. Per navigare nel Finder sono un esperto, tanto che ho permanentemente due istanze del Finder aperte sullo schermo 1; certo i comandi Ctrl+qualcosa sono utilissimi, ma non lo direi in questo caso; forse perché conosco l’albero, o meglio il bosco degli alberi di TL quasi come le mie tasche.

        • #52643
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          ::

          Ne sono sicuro. Grazie per le cose rassicuranti che mi dici. Per copiare i font OT di TeXLive, onestamante credevo che TL se lo fosse fatto da solo; infatti nella cartella di sisitema oltre ai vari Beskerville, Verdana & Co., ci sono anche i font LM i veri TeX Gire, moltissimi CM, e via di questo passo. Io non ho mai copiato nulla, ma ci sono. Forse alcuni, non tutti. Verificherò.

          Infatti MacTeX installa solo le versioni OpenType dei Latin Modern e dei TeX Gyre; gli altri vanno aggiunti a mano. 🙁

          Ciao
          Enrico

        • #52644
          lorenzo.pantieri
          Partecipante
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            [Con XeLaTeX] ClassicThesis non funziona.

            Per gli umanisti XeLaTeX è la soluzione migliore, vista l’incompatibilità tra utf8x e biblatex 🙁

            La situazione si annuncia da mal di testa.

            Già ora non vedo l’utilità di avere due “LaTeX” (LaTeX e pdfLaTeX), che fanno sostanzialmente la stessa cosa, ma leggermente incompatibili, riguardo ai formati di immagine accettati, all’uso di alcuni pacchetti, alla (im)possibilità di eseguire la ricerca diretta e inversa. Tutto questo è fonte di malintesi, soprattutto per i principianti.

            XeLaTeX (che, da quel che leggo, è incompatibile con microtype, ClassicThesis e biblatex: hai detto niente!) rischia di complicare ancor più le cose.

            Poi c’è LuaTeX.

            La situazione che si prospetta è, francamente, da incubo: tanti “LaTeX” (LaTeX, pdfLaTeX, XeLaTeX, LuaTeX…) ciascuno con pro e contro, ciascuno variamente incompatibile con tutti gli altri. Se pensate che c’è chi ritiene che già adesso LaTeX sia troppo difficile…

            Sarà anche una situazione tipica del mondo open source (vedi Linux, dove forse ci sono più distribuzioni che utenti…), ma spero che non sia quella la strada che prenderà LaTeX.

            Ciao,
            L.

          • #52645
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              [OT]

              Sarà anche una situazione tipica del mondo open source (vedi Linux, dove forse ci sono più distribuzioni che utenti…), ma spero che non sia quella la strada che prenderà LaTeX.

              Ciao,
              L.

              Lorenzo hai detto una cosa che porto avanti e penso da tempo. L’open source è bell e car (come diciamo a Napoli), ma si ramifica troppo, e l’utente, magari non troppo pratico di informatica, si trova davvero spaesato. Ad oggi esistono (dicono) oltre 300 distribuzioni Linux. Ora, come leggo da questi messaggi, LaTeX sta assumendo tanti formati. Questo secondo me crea più confusione che altro. L’ideale, IMHO, penso sia avere qualche alternativa, ma non troppe. Un indiscusso vantaggio sarebbe quello di avere più persone che lavorano allo stesso progetto, unendo le loro forze.

              Molti purtroppo non la pensano così, ma questo è un punto debole del software free & open source.

              Scusate l’OT.
              Ciao,
              ansys.
              [/OT]

            • #52646
              lorenzo.pantieri
              Partecipante
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                Uno dei punti deboli di LaTeX è la difficoltà di usare font diversi da quelli non preinstallati: la procedura per installare un font non compreso nella distribuzione (il MinionPro, per esempio) è da mal di testa. Se XeLaTeX risolve questo problema, ben venga. Però, appunto, vorrei che XeLaTeX fosse un’estensione di LaTeX, non “un altro LaTeX”, incompatibile (e in concorrenza) col primo.

                Per certi versi, LaTeX è ancora orrendo. 🙁

                Penso alle difficoltà di installazione su piattaforma Windows e Linux e alla mancanza di un editor di riferimento semplice e (relativamente) completo su Win e Linux (su Mac questi problemi sono risiolti da anni, con MacTeX e TeXshop).

                Penso al codice di ClassicThesis, che in molti punti è farraginoso e complicato.

                Di lavoro da fare, in direzione della semplicità, ce n’è parecchio.

                Ecco, spero che qualche guru in ascolto avverta gli sviluppatori dei piericoli di mettersi su strade incasinate, che complichino ancora di più la vita agli utenti finali di LaTeX.

                Ciao,
                L.

              • #52647
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                [Con XeLaTeX] ClassicThesis non funziona.

                Per gli umanisti XeLaTeX è la soluzione migliore, vista l’incompatibilità tra utf8x e biblatex 🙁

                La situazione si annuncia da mal di testa.

                Già ora non vedo l’utilità di avere due “LaTeX” (LaTeX e pdfLaTeX), che fanno sostanzialmente la stessa cosa, ma leggermente incompatibili, riguardo ai formati di immagine accettati, all’uso di alcuni pacchetti, alla (im)possibilità di eseguire la ricerca diretta e inversa. Tutto questo è fonte di malintesi, soprattutto per i principianti.

                XeLaTeX (che, da quel che leggo, è incompatibile con microtype, ClassicThesis e biblatex: hai detto niente!) rischia di complicare ancor più le cose.

                Poi c’è LuaTeX.

                La situazione che si prospetta è, francamente, da incubo: tanti “LaTeX” (LaTeX, pdfLaTeX, XeLaTeX, LuaTeX…) ciascuno con pro e contro, ciascuno variamente incompatibile con tutti gli altri. Se pensate che c’è chi ritiene che già adesso LaTeX sia troppo difficile…

                Sarà anche una situazione tipica del mondo open source (vedi Linux, dove forse ci sono più distribuzioni che utenti…), ma spero che non sia quella la strada che prenderà LaTeX.

                Non la vedo così male. C’è ancora chi si ostina a usare LaTeX (non pdf) perché è legato a metodi di lavoro spesso superati (penso a certe applicazioni di pstricks che si possono ottenere con tikz, per esempio).

                LuaTeX e XeTeX nascono con scopi diversi, ma sono largamente compatibili. Nemmeno LuaTeX ha il supporto completo per microtype, fra l’altro.

                È vero che la scelta, in un non lontano futuro, sarà fra XeLaTeX e LuaLaTeX; diciamo TeX per umanisti e per scienziati, forse. In ogni caso sarà (quasi) la fine delle traversie con i font.

                ClassicThesis non è compatibile con niente perché l’autore l’ha reso tale. Biblatex funziona piuttosto bene con XeLaTeX, ci sarà da risolvere qualche piccolo intoppo.

                Ciao
                Enrico

              • #52648
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                Babbo Natale ha lasciato cadere dalla slitta un regaluccio che trovate qui. Si tratta di una breve introduzione a XeLaTeX, compresi i primi rudimenti di fontspec e polyglossia. Sono 84 pagine, ma la maggior parte è stata generata automaticamente con una macro “furba” a partire da un file della distribuzione.

                Commenti e richieste sono benvenuti. Niente sorgente, per il momento: sono stati necessari un paio di trucchi che dovrebbero sparire se si chiarirà la possibile presenza di bachi.

                Ciao
                Enrico

              • #52649
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                Babbo Natale ha lasciato cadere dalla slitta un regaluccio che trovate qui. Si tratta di una breve introduzione a XeLaTeX, compresi i primi rudimenti di fontspec e polyglossia. Sono 84 pagine, ma la maggior parte è stata generata automaticamente con una macro “furba” a partire da un file della distribuzione.

                Commenti e richieste sono benvenuti. Niente sorgente, per il momento: sono stati necessari un paio di trucchi che dovrebbero sparire se si chiarirà la possibile presenza di bachi.

                Ciao
                Enrico

                Il link funziona, però http://profs.sci.univr.it/~gregorio/introxelatex.pdf funziona meglio 😀

                A pagine 3 c’è scritto a proposito di AUCTeX:

                A oggi Emacs e XEmacs forniti con le distribuzioni GNU/Linux basate su Debian hanno ancora la 11.85

                segnalo però che in Debian Sid c’è già la 11.86: http://packages.debian.org/sid/auctex

              • #52650
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                Babbo Natale ha lasciato cadere dalla slitta un regaluccio che trovate qui. Si tratta di una breve introduzione a XeLaTeX, compresi i primi rudimenti di fontspec e polyglossia. Sono 84 pagine, ma la maggior parte è stata generata automaticamente con una macro “furba” a partire da un file della distribuzione.

                Commenti e richieste sono benvenuti. Niente sorgente, per il momento: sono stati necessari un paio di trucchi che dovrebbero sparire se si chiarirà la possibile presenza di bachi.

                Ciao
                Enrico

                Il link funziona, però http://profs.sci.univr.it/~gregorio/introxelatex.pdf funziona meglio 😀

                A pagine 3 c’è scritto a proposito di AUCTeX:

                A oggi Emacs e XEmacs forniti con le distribuzioni GNU/Linux basate su Debian hanno ancora la 11.85

                segnalo però che in Debian Sid c’è già la 11.86: http://packages.debian.org/sid/auctex

                Ho corretto il link. Debian Sid non è quella usata da Ubuntu, che io sappia. Speriamo che si diano da fare; intanto ho scritto “alcune distribuzioni”. L’articolo è ovviamente in evoluzione.

                Ciao
                Enrico

              • #52651
                mlgdominici
                Amministratore del forum
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                  [quote]Babbo Natale ha lasciato cadere dalla slitta un regaluccio che trovate qui. Si tratta di una breve introduzione a XeLaTeX, compresi i primi rudimenti di fontspec e polyglossia. Sono 84 pagine, ma la maggior parte è stata generata automaticamente con una macro “furba” a partire da un file della distribuzione.

                  Commenti e richieste sono benvenuti. Niente sorgente, per il momento: sono stati necessari un paio di trucchi che dovrebbero sparire se si chiarirà la possibile presenza di bachi.

                  Ciao
                  Enrico

                  Il link funziona, però http://profs.sci.univr.it/~gregorio/introxelatex.pdf funziona meglio 😀

                  A pagine 3 c’è scritto a proposito di AUCTeX:

                  A oggi Emacs e XEmacs forniti con le distribuzioni GNU/Linux basate su Debian hanno ancora la 11.85

                  segnalo però che in Debian Sid c’è già la 11.86: http://packages.debian.org/sid/auctex

                  Ho corretto il link. Debian Sid non è quella usata da Ubuntu, che io sappia. Speriamo che si diano da fare; intanto ho scritto “alcune distribuzioni”. L’articolo è ovviamente in evoluzione.

                  Ciao
                  Enrico[/quote]

                  Che bei regali da Babbo Natale 🙂

                  Anche su Fedora è disponibile AUCTeX 11.86, almeno a partire dalla versione 12.

                  Ciao,
                  Max.

                  Edit: non avevo notato la precisazione ‘basate su Debian’.

                • #52652
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                  Ho corretto il link. Debian Sid non è quella usata da Ubuntu, che io sappia. Speriamo che si diano da fare; intanto ho scritto “alcune distribuzioni”. L’articolo è ovviamente in evoluzione.

                  Ciao
                  Enrico

                  Nella prossima versione di Ubuntu ci sarà la versione 11.86 di AUCTeX: http://packages.ubuntu.com/natty/auctex

                  Le versioni di Ubuntu sono basate su Debian unstable (sid): https://wiki.ubuntu.com/UbuntuDevelopment/Merging

                  Forse per le versioni LTS di Ubuntu prendono i pacchetti da testing (squeeze) invece che da sid, ma di questo non ne sono certo.

                • #52653
                  samiel
                  Partecipante
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                    Babbo Natale ha lasciato cadere dalla slitta un regaluccio che trovate qui. Si tratta di una breve introduzione a XeLaTeX, compresi i primi rudimenti di fontspec e polyglossia

                    L’ennesimo grazie a Enrico!

                    M.

                  • #52654
                    Antonio Ledda
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                      Babbo Natale ha lasciato cadere dalla slitta un regaluccio che trovate qui. Si tratta di una breve introduzione a XeLaTeX, compresi i primi rudimenti di fontspec e polyglossia

                      L’ennesimo grazie a Enrico!

                      M.

                      Mi associo: Enrico, grazie mille per questo nuovo lavoro! 🙂

                      Ciao
                      Antonio

                    • #52655
                      OldClaudio
                      Partecipante
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                        Enrico grazie, grazie mille. Leggerò questo tuo regalo natalizio con molta attenzione; per quel che mi riguarda sono riuscito a superare i problemi che avevo lamentato nel mio ultimo intervento, dove scrivevo anche, senza saperlo, a Babbo Natale per questo regalissimo.

                        Una osservazione banale. Al meeting ti ho sentito nominare XeTeX pronunciando, come scrivi nella prima pagina, /zi:tek/; ora trovo indicata questa pronuncia in modo formale sul tuo regalo.

                        Nel 2006 sono andato a Marrakesh per la TUG Conference del 2006, appunto; lì ho incontrato tanti big, fra i quali Barbara Beeton che segnalava a tutti che il neonato XeTeX andava pronunciato /ketek/ con l’accento sulla seconda `e’, e con la conservazione della pronuncia più o meno greca o scozzese del segno X.

                        So che tu segui assiduamente tutte le novità TeXiane. Per pura curiosità storica, quando ufficialmente è stata promulgata la pronuncia /zi:tex/?

                        Ciao e ancora grazie e buone feste!
                        Claudio

                      • #52656
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                        Ciao Enrico,

                        innanzitutto grazie per questa guida!

                        A pag.5 dici che caricare fontspec sceglie automaticamente
                        i Latin Modern. E se allora non carico fontspec? I Latin Modern
                        non sono in generale i font di default quando si compila con xelatex?

                        Anch’io sono curioso come Claudio sulla corretta pronuncia!

                        Ciao ciao.
                        Fra

                      • #52657
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                        Ciao Enrico,

                        innanzitutto grazie per questa guida!

                        A pag.5 dici che caricare fontspec sceglie automaticamente
                        i Latin Modern. E se allora non carico fontspec? I Latin Modern
                        non sono in generale i font di default quando si compila con xelatex?

                        Anch’io sono curioso come Claudio sulla corretta pronuncia!

                        Prima il problema più importante: non so se Jonathan Kew si sia mai esposto sulla pronuncia di XeTeX; certo che se barbara beeton (le minuscole sono di rispetto, in questo caso) dà una opinione, si deve pensare seriamente che abbia ragione. Tuttavia in un messaggio Jonathan Kew sembra non voglia dare alcuna indicazione. In altri messaggi del filone qualcuno dice di avergli sentito pronunciare “zeetek” (rendo così la pronuncia inglese).

                        Se non si carica fontspec, XeLaTeX è nello stesso stato di LaTeX normale. Quindi il font di default è Computer Modern. Non dimentichiamo che i font usuali possono essere tranquillamente adoperati anche con XeTeX.

                        Ciao
                        Enrico

                      • #52658
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                        Grazie!

                        In effetti avevo nella testa la malsana idea che XeTeX dovesse per forza usare
                        font di tipo OpenType o simili.

                        Quindi questo significa che, volendo, posso continuare a cambiare font
                        alla “vecchia” maniera, semplicemente caricando gli opportuni pacchetti.
                        Molto bene.

                        Ciao ciao.
                        Fra

                      • #52659
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                        Grazie!

                        In effetti avevo nella testa la malsana idea che XeTeX dovesse per forza usare
                        font di tipo OpenType o simili.

                        Quindi questo significa che, volendo, posso continuare a cambiare font
                        alla “vecchia” maniera, semplicemente caricando gli opportuni pacchetti.
                        Molto bene.

                        Ciao ciao.
                        Fra

                        http://tug.org/interviews/kew.html

                        David Walden: Of course, other readers and I could look at your XeTeX web site, but perhaps you can also tell us something about it here. For starters, how should I pronounce XeTeX — like Zee TeX? And why did you call it that?

                        Jonathan Kew: I don’t have a strong opinion on the “correct” pronunciation, though personally I say zee-TeX. There was some discussion of this on the mailing list recently, and it was clear that the “natural” pronunciation depends on people’s native language — which is fine with me.

                        The name was chosen to imply an eXtended version of eTeX, along with an association with MacOSX (which was initially the only target platform). As one of the intended uses was for typesetting right-to-left scripts, a palindromic name seemed like fun; and the properly-typeset version is supposed to use the Unicode character U+018A LATIN CAPITAL LETTER REVERSED E for the first lowered “E”, hinting at support of much more than the basic Western character set.

                        Ciao
                        Enrico

                      • #52660
                        lorenzo.pantieri
                        Partecipante
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                          Mi associo ai ringraziamenti. 🙂

                          Ciao,
                          L.

                        • #52661
                          lavocedilassù
                          Partecipante
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                            Come non ringraziare Enrico, che tra le altre cose riesce anche a fare Babbo Natale?
                            Lo avevi anticipato al nostro pirmo “incontro” e lo hai mantenuto. 😀

                            Grazie Professore.

                            Ciao
                            Gianni

                          • #52662
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                            Nuova versione dell’Introduzione a XeLaTeX; sono state apportate numerose correzioni stilistiche, c’è una diversa discussione del fondamentale problema del nome 🙂 e anche le tabelle finali dovrebbero essere corrette.

                            Grazie a tutti quanti si sono prodigati di consigli.

                            Ciao
                            Enrico

                          • #52663
                            OldClaudio
                            Partecipante
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                              Ho trovato la prima magagna vera, non una cosetta che dipende dalla mia scarsa preparazione con xelatex.

                              Quando si lavora con pdflatex il programma esegue correttamente la sillabazione delle parole che contengono l’apostrofo, come è raccontato anche nell’apposita appendice dell’Introduzione.

                              Questo fatto discende dall’aver impostato l’apostrofo, che non è una lettera, in modo che abbia associato un codice di “minuscola” diverso da zero e pari al suo codice di carattere.

                              Con xetex e xelatex la sillabazione è impostata nella stessa maniera, nel senso che vengono usati gli stessi file di pattern e di impostazioni per le varie lingue che vengono usati quando si lavora con il motore pdftex (LaTeX e pdfLaTeX).

                              Senonché il file che descrive la lingua italiana a xelatex, oltre a riferirsi ad un diverso modello tratto da quello per babel, ma forse un modello troppo scarno, commette un grave errore: attribuisce il codice di “minuscola” alla “virgoletta chiusa alta semplice” (codice Unicode esadecimale “2019”) invece che all’apostrofo (codice Unicode esadecimale “0027).

                              Questo errore può sembrare trascurabile, ma non lo è perché impedisce la sillabazione delle numerose parole legate ad un articolo o a una preposizione articolata che ha subito l’elisione.

                              Per aggirare questo problema ci sono alcuni sporchi trucchi, che io stesso mi rifiuterei di usare.

                              Ho già segnalato il fatto alla commissione per le lingue, ma non so che effetto ne sortirà.

                              Segnalo inoltre che con polyglossia e la lingua italiana non sono più disponibili i comandi abbreviati introdotti dal doppio apice né i comandi per inserire le unità di misura, i pedici e gli apici. Non so se segnalare questo fatto che a me disturberebbe non poco, ma che apparentemente non disturba affatto altri utenti italiani del sistema TeX, quelli che non usano né quelle scorciatoie né quei comandi, anche se nella composizione tradizionale con LaTeX e pdfLaTeX funzionano ancora benissimo.

                            • #52664
                              Up
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                              Ho trovato la prima magagna vera, non una cosetta che dipende dalla mia scarsa preparazione con xelatex.

                              Qunaod si lavora con pdflatex il programma esegue correttamente la sillabazione delle parole che contengono l’apostrofo, come è raccontato anche nell’apposita appendice dell’Introduzione.

                              Questo fatto discende dall’aver impostato l’apostrofo, che non è una lettera, in modo che abbia associato un codice di “minuscla” diverso da zero e pari al suo codice di carattere.

                              Con xetex e xelatex la sillabazione è impostata nella stessa maiera, nel senso che vengono usati gli stessi file di pattern e gli stessi file di impostazioni per le varie lingue.

                              Senonché il file che descrive la lingua italiana a xelatex, oltre a riferirsi ad un diverso modello tratto da quello per babel, ma frse un modello troppo scarne, commette un grave errore: imposta il codice di “minuscola” alla “virgoletta chiusa alta semplice” (codice Unicode esadecimale “2019”) invece che all’apostrofo (codice Unicode esadecimale “0027).

                              Questo errore può sembrare trascurabile, ma impedisce la sillabazione delle numerose parole legate ad un articolo o a una preposizione articolata che ha subito l’elisione.

                              Per aggirare questo problema ci sono alcuni sporchi trucchi, che io stesso mi rifiuterei di usare.

                              Ho già segnalato il fatto alla commissione per le lingue, ma non so che effetto ne sortirà.

                              Se vai a pagina 4 del documento, versione di oggi, vedrai la sillabazione “un’opera-zione”. Nessuno sporco trucco.

                              Ti segnalo che il comando \showhyphens non funziona con XeTeX, per motivi piuttosto profondi. Puoi provare il seguente documento
                              `\documentclass[a4paper]{article}
                              \usepackage{fontspec}
                              \usepackage{polyglossia}
                              \setmainlanguage{italian}
                              \usepackage{xltxtra}
                              \begin{document}
                              \showhyphens{un'operazione, dell'amicizia}
                              \end{document}`
                              Nel log otterrai
                              `*********************** \showhyphens: ***********************

                              Underfull \hbox (badness 10000) detected at line 7
                              \EU1/lmr/m/n/10 un’o-pe-ra-zio-ne

                              Underfull \hbox (badness 10000) detected at line 7
                              \EU1/lmr/m/n/10 del-l’a-mi-ci-zia

                              *************************************************************`
                              Il pacchetto xltxtra ridefinisce \showhyphens, in modo che funzioni, ma a differenza dell’originale, prende come argomento una lista di parole separate dalla virgola.

                              Segnalo inoltre che con polyglossia e la lingua italiana non sono più disponibili i comandi abbreviati introdotti dal doppio apice né i comandi per inserire le unità di misura, i pedici e gli apici. Non so se segnalare questo fatto che a me disturberebbe non poco, ma che apparentemente non disturba affatto gli altri utenti italiani del sistema TeX, i quali per lo più non fanno uso né di quelle scorciatoie né di quei comandi, anche se nella composizione tradizionale con LaTeX e pdfLaTeX funzionano ancora benissimo.

                              Questo si può aggiungere. In realtà, ma credo di averlo già scritto, non sono molto d’accordo su questo tipo di aggiunte che non hanno veramente a che fare con babel. Opinioni, si intende.

                            • #52665
                              Up
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                              Senonché il file che descrive la lingua italiana a xelatex, oltre a riferirsi ad un diverso modello tratto da quello per babel, ma frse un modello troppo scarne, commette un grave errore: imposta il codice di “minuscola” alla “virgoletta chiusa alta semplice” (codice Unicode esadecimale “2019”) invece che all’apostrofo (codice Unicode esadecimale “0027).

                              Torno sulla questione. L’apostrofo “ASCII”, cioè U+0027 non va usato in alcun caso con XeTeX, perché i font hanno in quella posizione il carattere “diritto” e non il vero apostrofo. Tuttavia, se si passa alla specifica per fontspec l’opzione “Ligatures=TeX” (che con le vecchie versioni di fontspec era “Mapping=tex-text”), il carattere U+0027 viene trasformato senza alcun intervento dell’utente in U+2019. Quindi un input come
                              `un'operazione`
                              diventa equivalente a
                              `un’operazione`
                              (nel primo c’è l’apostrofo ASCII U+0027, nel secondo c’è U+2019).
                              Il carattere visto da XeTeX quando si tratta di provare la sillabazione è quello dopo la trasformazione e quindi a questo occorre dare un \lccode diverso da 0. È ragionevole però fare diversamente da come agisce al momento polyglossia, che assegna
                              `\lccode”2019=”2019`
                              Probabilmente è meglio
                              `\lccode”2019=”0027`
                              per usare più correttamente i pattern di sillabazione. Ma, come hai visto con l’esempio, il problema non è così importante.

                              Ciao
                              Enrico

                            • #52666
                              OldClaudio
                              Partecipante
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                                L’esempio che mi hai indicato e che ho ripetuto con altre scelte di font e in diversi altri contesti funziona benissimo. Invece in un documento che si compone benissimo con pdflatex con xelatex fa i capricci, nel senso che la sillabazione sembra corretta dovunque, ma non nelle parole composte contenti l’elisione.

                                Ne deduco che commetto qualche errore che mi sfugge, evidentemente, perché fino a prova contraria i programmi generano processi causali, non casuali 😀

                                Per quanto riguarda la discarisa fra l’apostrofo diritto e l’apostrofo curvo, sono d’accordo che il primo non dovrebbe venire usato, ma non userei nemmeno la virgolette semplice alta chiusa al posto dell’apostrofo e “2019 è un virgoletta semplice alta chiusa.

                                Che poi ci sia una discrasia fra i font di impostazione e dei pattern e il file di descrizione della lingua italiana per XeLaTeX è un fatto; non sono sicurissimo che \lccode”2019=”0027 funzioni o serva a rimediare. Sta di fatto che se le sillabazioni sono corrette dopo il maquillage prodotto da Ligatures=TeX, dipende dal fatto che il pattern virtuale 0^^^^20190 è implicito e quindi la virgoletta semplice alta chiusa è considerata come un carattere prima del quale non si può dividere e dopo del quale (essendoci una vocale) non si può dividere. Cioè funziona senza che la cosa sia stata prevista.

                                Le altre cose che mi danno personalmente fastidio nel file gloss-italian.ldf sono del tutto trascurabili. Probabilmente io sono una delle 4 o 5 persone che usano quelle estensioni,
                                quindi vedrò di darmi una regolata.

                              • #52667
                                Up
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                                L’esempio che mi hai indicato e che ho ripetuto con altre scelte di font e in diversi altri contesti funziona benissimo. Invece in un documento che si compone benissimo con pdflatex con xelatex fa i capricci, nel senso che la sillabazione sembra corretta dovunque, ma non nelle parole composte contenti l’elisione.

                                Ne deduco che commetto qualche errore che mi sfugge, evidentemente, perché fino a prova contraria i programmi generano processi causali, non casuali 😀

                                Senza vedere l’esempio non posso darti pareri.

                                Per quanto riguarda la discarisa fra l’apostrofo diritto e l’apostrofo curvo, sono d’accordo che il primo non dovrebbe venire usato, ma non userei nemmeno la virgolette semplice alta chiusa al posto dell’apostrofo e “2019 è un virgoletta semplice alta chiusa.

                                In Unicode non esiste un carattere separato per l’apostrofo. Esiste solo l’apostrofo ASCII che la maggior parte dei font rende con una forma inaccettabile come apostrofo. C’è “MODIFIER LETTER APOSTROPHE”, ma serve per i caratteri come “ď” e “ť” del ceco e “ľ” dello slovacco.

                                Che poi ci sia una discrasia fra i font di impostazione e dei pattern e il file di descrizione della lingua italiana per XeLaTeX è un fatto; non sono sicurissimo che \lccode”2019=”0027 funzioni o serva a rimediare. Sta di fatto che se le sillabazioni sono corrette dopo il maquillage prodotto da Ligatures=TeX, dipende dal fatto che il pattern virtuale 0^^^^20190 è implicito e quindi la virgoletta semplice alta chiusa è considerata come un carattere prima del quale non si può dividere e dopo del quale (essendoci una vocale) non si può dividere. Cioè funziona senza che la cosa sia stata prevista.

                                No, le regole di Knuth, che valgono anche per XeTeX dicono che

                                • una lettera con \lccode nullo interrompe il procedimento di sillabazione;
                                • i pattern vengono esaminati convertendo i caratteri tramite \lccode.

                                Perciò dare \lccode”2019=”27 avrebbe esattamente l’effetto voluto di considerare il carattere U+2019 come U+0027 ai fini della sillabazione (meglio, del confronto delle sottoparole con i pattern memorizzati). Con “Ligatures=TeX”, XeTeX vede il carattere U+2019 ogni volta che gli viene propinato U+0027; ma non è un problema, appunto perché \lccode”2019 non è zero; se fosse U+0027 si userebbero i pattern che comprendono l’apostrofo ASCII.

                                Nei tempi “antichi” era stato proposto un metodo per sillabare correttamente due lingue contemporaneamente: erano inglese e tedesco. I pattern per il tedesco erano tutti in lettere maiuscole, quelli per l’inglese in minuscolo, tutti in un unico file; il passaggio dall’una all’altra lingua avveniva cambiando tutti i valori di \lccode: nei tratti in tedesco quindi la sillabazione di “Aktion” veniva calcolata cercando le sottoparole di “AKTION”. Naturalmente il metodo aveva pesanti limitazioni, perché non permetteva di usare \lowercase e \uppercase per scopi tipografici. Ricordo un articolo al riguardo, ma non sono capace di trovarlo.

                                Penso che sottoporrò la modifica del valore di \lccode”2019 a Charette.

                                Ciao
                                Enrico

                              • #52668
                                OldClaudio
                                Partecipante
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                                  Enrico, anche a noi il giorno di Natale, il sistema TeX e i Forum ci chiamano al “lavoro”.

                                  Ti rinnovo gli auguri con grande piacere, raccomandandoti di dedicare questi giorni agli amici padovani, piuttosto che agli amici del forum.

                                  Leggo solo ora il tuo messaggio con le spiegazioni puntuali, che non mi giungono, per la verità, assolutamente nuove, visto che come sai mi interesso di sillabazione da almeno 20 anni.

                                  Il motivo per il quale la sillabazione non mi funzionava era che non avevo dato il comando Ligatures=TeX; tutto si è sistemato da solo, ma… mentre mi rendo conto che gli stessi file di sillabazione vengono usati sia per pdfLaTeX sia per XeLaTeX, per cui i problema di encoding possono essere importanti. la questione che mi disturba è che il file di sillabazione specifica dei pattern per l’apostrofo “27 che è l’unico che può essere messo nel file .tex con una normale tastiera e con encoding non UNICODE; potrei mettere la mano sul fuoco sul fatto che esista una altro apostrofo oltre la posizione 127 che mi appare quando copio del testo da file .doc e lo copio in un file TeX; sullo schermo appare leggermente inclinato, ma difficile da distinguere e riconoscere come un segno diverso dall’apostrofo diritto; Non sono sicuro che non sia una implementazione della virgoletta singola alta chiusa, ma non mi sono mai curato di cercarne il codice.

                                  I guru di XeTeX mi hanno scritto che una soluzione potrebbe essere quella di dare il codice lc “27 al carattere “2019, ma che la considerano pericolosa, perché andrebbe a interferire con \MakeLowercase. Propongono di fare come per il francese di duplicare tutti i pattern che si riferiscono a “27 con pattern identici che però contengano il codice “2019. Bah, se funziona con il francese può funzionare anche per l’italiano. Non so se lo faranno, ma questa è l’ultima cosa che ho sentito da loro.

                                  Fraançois Charette, a cui ho scritto per altro motivo, non mi sembra per ora disponibile a rispondere, forse è in vacanza; comunque sto impratichendomi di XeLaTeX e scopro che la mia ignoranza di questo nuovo software (nuovo per me) è molto profonda. Non c’è dubbio che ogni errore che faccio ora generalmente riesco a spiegarmelo da solo e a correggerlo, ma ancora non mi muovo agilmente come generalmente faccio con LaTeX.

                                  L’anno nuovo mi porterà consiglio.

                                  Ciao e mille grazie non solo per l’aiuto che mi dai, ma anche per la tua “dedizione alla causa” 🙂

                                  Claudio

                                • #52669
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                                  Enrico, anche a noi il giorno di Natale, il sistema TeX e i Forum ci chiamano al “lavoro”.

                                  Ti rinnovo gli auguri con grande piacere, raccomandandoti di dedicare questi giorni agli amici padovani, piuttosto che agli amici del forum.

                                  Pausa dopo la notevole quantità di cibarie. 🙂 Come forse hai letto, avrò quattro giorni di full immersion nel basket da lunedì a giovedì. 😀

                                  Leggo solo ora il tuo messaggio con le spiegazioni puntuali, che non mi giungono, per la verità, assolutamente nuove, visto che come sai mi interesso di sillabazione da almeno 20 anni.

                                  Il motivo per il quale la sillabazione non mi funzionava era che non avevo dato il comando Ligatures=TeX; tutto si è sistemato da solo, ma… mentre mi rendo conto che gli stessi file di sillabazione vengono usati sia per pdfLaTeX sia per XeLaTeX, per cui i problema di encoding possono essere importanti. la questione che mi disturba è che il file di sillabazione specifica dei pattern per l’apostrofo “27 che è l’unico che può essere messo nel file .tex con una normale tastiera e con encoding non UNICODE; potrei mettere la mano sul fuoco sul fatto che esista una altro apostrofo oltre la posizione 127 che mi appare quando copio del testo da file .doc e lo copio in un file TeX; sullo schermo appare leggermente inclinato, ma difficile da distinguere e riconoscere come un segno diverso dall’apostrofo diritto; Non sono sicuro che non sia una implementazione della virgoletta singola alta chiusa, ma non mi sono mai curato di cercarne il codice.

                                  I guru di XeTeX mi hanno scritto che una soluzione potrebbe essere quella di dare il codice lc “27 al carattere “2019, ma che la considerano pericolosa, perché andrebbe a interferire con \MakeLowercase. Propongono di fare come per il francese di duplicare tutti i pattern che si riferiscono a “27 con pattern identici che però contengano il codice “2019. Bah, se funziona con il francese può funzionare anche per l’italiano. Non so se lo faranno, ma questa è l’ultima cosa che ho sentito da loro.

                                  Fraançois Charette, a cui ho scritto per altro motivo, non mi sembra per ora disponibile a rispondere, forse è in vacanza; comunque sto impratichendomi di XeLaTeX e scopro che la mia ignoranza di questo nuovo software (nuovo per me) è molto profonda. Non c’è dubbio che ogni errore che faccio ora generalmente riesco a spiegarmelo da solo e a correggerlo, ma ancora non mi muovo agilmente come generalmente faccio con LaTeX.

                                  L’anno nuovo mi porterà consiglio.

                                  Ciao e mille grazie non solo per l’aiuto che mi dai, ma anche per la tua “dedizione alla causa” 🙂

                                  C’è un filone nella mailing list di XeTeX dove si discute della faccenda; ci sono alcune strade: una è quella della duplicazione dei pattern, l’altra è quella di \lccode”2019=`\’. C’è poi anche la possibilità di \savehyphcodes, che però secondo Mojca Miklavec non sembra funzionare. Con Ligatures=TeX la seconda non dovrebbe dare problemi nemmeno con \lowercase, perché TeX ripercorre la lista di token e rivedrebbe l’apostrofo U+0027 che convertirebbe di nuovo in U+2019. Ne è prova il seguente documento:
                                  `\documentclass[a4paper]{article}
                                  \usepackage{fontspec}
                                  \lccode”2019=`\'

                                  \begin{document}
                                  l'a

                                  \lowercase{l'a}

                                  \lowercase{L'A}

                                  \char`\'

                                  \fontspec{Latin Modern Roman}

                                  \char`\'
                                  \end{document}`
                                  in cui tutti gli apostrofi sono corretti, tranne l’ultimo che è dato senza “Ligatures=TeX”.

                                  Ciao
                                  Enrico

                                • #52670
                                  OldClaudio
                                  Partecipante
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                                    Ciao Enrico, vedo che il cambio di anno non ha diminuito la tua solerzia a rispondere ai frequentatori del Forum. I quattro giorni di Basket ti hanno rinvigorito!

                                    Vorrei tornare su XeLaTeX e in particolare sulla matematica con il pacchetto unicode-math. Penso però che il tutto valga abbastanza anche senza questo pacchetto.

                                    Nell’introxelatex,pdf descrivi abbastanza diffusamente l’uso della matematica unicode con i due font XITS Math e Asana Math. Li ho provati entrambi ed entrambi danno dei risultati notevoli, nonostante siano (forse) ancora allo stato beta.

                                    Per quanto riguarda l’annerimento di alcuni o di tutti i simboli dici alcuni cose, ma secondo me andrebbe spiegato più diffusamente, magari con qualche esempio.
                                    con questi acchetti non si devono più caricare amssymb, amsfonts e bm. D’accordo; e mi sembra piuttosto logico.

                                    Il comando \mathbf si comporta diversamente come i vari nuovi comandi \mathbfit eccetera, Ma la sostanza è che ora non funzionano più \boldmath e il suo opposto \unboldmath. Va beme, si usano poco anche con pdfLaTeX e casomai servono per mettere un breve formula nel titolo di un paragrafo, stando attenti a non mandare anche \boldmath nell’indice. Io non ne sento la mancanza, ma probabilmete varrebbe la pena di segnalarlo.

                                    Nello stesso modo con \amsmath non funziona più il comando \boldsymbol: d’accodo con i nuovo comandi non serve più, ma andrebbe segnalato.

                                    Come andrebbe segnalato che tutti i nuovo comandi rendono in neretto i simboli letterali ma non gli operatori, come + -, \times, e compagnia. Non credo che sia importante annerire anche quelli, ma non sono riuscito a trovare come.

                                    Segnalerei anche che i nomi degli operatori funzionali, come sin, cos, log, eccetera vengono scritti con il tondo del font matematico; mi pare correttissimo, ma l’utente che usa per il testo un font diverso deve esserne cosciente. Basta provare usando come main font per il testo un qualcosa come TeX Gyre Schola per rendersi conto che il testo è marginalmente più scuro della matematica; non parliamo se per il testo si usasse un font senza grazie: gli operatori funzionali striderebbero visibilmente essendo con le grazie. Non dico che sia bene o male; come al solito dipende dai gusti; ma penso che valga la pena segnalarlo. Se non altro per il beneficio di coloro che cercano di trasformare file preesistenti scritti per pdfLaTeX e che vogliono ricomporre con XeLaTeX. In generale la composizione con XeLaTeX di un file preesistente non pone problemi, ma potrebbe richiedere non pochi aggiustamenti con la matematica.

                                  • #52671
                                    Up
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                                    Ciao Enrico, vedo che il cambio di anno non ha diminuito la tua solerzia a rispondere ai frequentatori del Forum. I quattro giorni di Basket ti hanno rinvigorito!

                                    Non proprio: non ho contato le partite in cui sono stato di servizio, tra le venti e le ventidue. 😯 Di certo ho passato quattro giorni diversi dal solito. 🙂 Ancora non hanno pubblicato le foto.

                                    Vorrei tornare su XeLaTeX e in particolare sulla matematica con il pacchetto unicode-math. Penso però che il tutto valga abbastanza anche senza questo pacchetto.

                                    Nell’introxelatex,pdf descrivi abbastanza diffusamente l’uso della matematica unicode con i due font XITS Math e Asana Math. Li ho provati entrambi ed entrambi danno dei risultati notevoli, nonostante siano (forse) ancora allo stato beta.

                                    Per quanto riguarda l’annerimento di alcuni o di tutti i simboli dici alcuni cose, ma secondo me andrebbe spiegato più diffusamente, magari con qualche esempio.
                                    con questi acchetti non si devono più caricare amssymb, amsfonts e bm. D’accordo; e mi sembra piuttosto logico.

                                    Il comando \mathbf si comporta diversamente come i vari nuovi comandi \mathbfit eccetera, Ma la sostanza è che ora non funzionano più \boldmath e il suo opposto \unboldmath. Va beme, si usano poco anche con pdfLaTeX e casomai servono per mettere un breve formula nel titolo di un paragrafo, stando attenti a non mandare anche \boldmath nell’indice. Io non ne sento la mancanza, ma probabilmete varrebbe la pena di segnalarlo.

                                    Nello stesso modo con \amsmath non funziona più il comando \boldsymbol: d’accodo con i nuovo comandi non serve più, ma andrebbe segnalato.

                                    Non esiste (ancora) una versione “bold” di XITS Math né di Asana Math, quindi non c’è alcuna speranza di avere i simboli (non le lettere) in nero. Né con \boldsymbol, né con \bm, al massimo con \pmb.

                                    Come andrebbe segnalato che tutti i nuovo comandi rendono in neretto i simboli letterali ma non gli operatori, come + -, \times, e compagnia. Non credo che sia importante annerire anche quelli, ma non sono riuscito a trovare come.

                                    Segnalerei anche che i nomi degli operatori funzionali, come sin, cos, log, eccetera vengono scritti con il tondo del font matematico; mi pare correttissimo, ma l’utente che usa per il testo un font diverso deve esserne cosciente. Basta provare usando come main font per il testo un qualcosa come TeX Gyre Schola per rendersi conto che il testo è marginalmente più scuro della matematica; non parliamo se per il testo si usasse un font senza grazie: gli operatori funzionali striderebbero visibilmente essendo con le grazie. Non dico che sia bene o male; come al solito dipende dai gusti; ma penso che valga la pena segnalarlo. Se non altro per il beneficio di coloro che cercano di trasformare file preesistenti scritti per pdfLaTeX e che vogliono ricomporre con XeLaTeX. In generale la composizione con XeLaTeX di un file preesistente non pone problemi, ma potrebbe richiedere non pochi aggiustamenti con la matematica.

                                    Questo invece (con limitazioni) si può sistemare. Trovi qualche indicazione nella nuova versione.

                                    Si tratta di impostare
                                    `\setmainfont{TeX Gyre Schola}
                                    \setmathfont{XITS Math}
                                    \setmathfont[range=\mathup]{TeX Gyre Schola}
                                    \setmathfont[range=\mathbfup]{TeX Gyre Schola Bold}
                                    \setmathfont[range=\mathit]{TeX Gyre Schola Italic}`
                                    in modo che siano usate le lettere dal font principale. Va usato con cautela, perché per esempio la “f” corsiva tende a sovrapporsi alla parentesi in $f(x)$, come si vede a pagina 18.

                                    Ciao
                                    Enrico

                                  • #52672
                                    OldClaudio
                                    Partecipante
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                                      Perfetto Enrico; era proprio quello che chiedevo di aggiungere per la completezza della tua bellissima introduzione.

                                      Ciao
                                      Claudio

                                    • #52673
                                      OldClaudio
                                      Partecipante
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                                        Enrico, scusami se arrivo a spizzichi e bocconi. ma la banda dei miei nipotini mi ha lasciato poco tempo e poca concentrazione per mandarti delle segnalazioni di integrazione più complete e tutte insieme. Mi riferisco alla tabella 4 relativa agli alfabeti matematici nell’ultima versione di introxelatex.pdf.

                                        Bisognerebbe specificare ancora qualche piccolo dettaglio:

                                        — il font selezionato con \mathup e \mathbfup funziona sia per i caratteri greci che latini;
                                        — il font selezionato con \mathit e \mathbfit funziona sia per i caratteri greci che latini;
                                        — il font selezionato con \mathbb funziona per l’intero alfabeto latino e qualche lettera greca;
                                        — il font selezionato con \mathtt funziona solo con l’alfabeto latino;
                                        — il font selezionato con \mathsfup e \mathsfit funziona solo per i caratteri latini;
                                        — il font selezionato con \mathbfsfup e \mathbfsfit funziona invece anche con i caratteri greci;
                                        — il font selezionato con \mathcal e \mathbfcal funziona solo con le maiuscole latine che per altro con i font XITS Math sono identici al font seguenti;
                                        — il font selezionato con \mathscr e \mathbfscr funziona solo con l’alfabeto latino maiuscolo e minuscolo;
                                        — il font selezionato con \mathfrak e \mathbffrak funziona solo con l’alfabeto latino maiuscolo e minuscolo.

                                        Dove i font incompleti dovessero marcare dei passaggi che contengano anche delle lettere greche, e queste fossero assenti, verrebbero sostituite con lettere tratte dagli alfabeti \mathup o \mathit, ma mi sembra non sempre con l’inclinazione e/o la nerezza specificata per le lettere presenti.

                                        \mathcal e la sua versione nera ricalcano la situazione di pdfLaTeX, anche se di fatto i glifi sembrano essere identici con le maiuscole del font scr almeno con i font XITS Math; ma è possibile che con altri font matematici unicode questo non succeda, quindi è giusto che ci siano comandi distinti.

                                        Anche \mathbb e la sua versione nera sembrano ricalcare la situazione di pdfLaTeX e amsfonts.

                                        Mi sorprende l’incompletezza apparente dei font sans serif dove la versione media non vale per il greco mentre la versione nera vale anche per il greco.

                                        Questa probabilmente è una situazione transitoria, ma vale la pena di segnalare che le cose oggi stanno così.

                                        Non ho verificato che cosa succede con i font Asana Math, che per altro contengono meno simboli dei font XITS Math.

                                        Ciao
                                        Claudio

                                      • #52674
                                        Up
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                                        Enrico, scusami se arrivo a spizzichi e bocconi. ma la banda dei miei nipotini mi ha lasciato poco tempo e poca concentrazione per mandarti delle segnalazioni di integrazione più complete e tutte insieme. Mi riferisco alla tabella 4 relativa agli alfabeti matematici nell’ultima versione di introxelatex.pdf.

                                        Bisognerebbe specificare ancora qualche piccolo dettaglio:

                                        — il font selezionato con \mathup e \mathbfup funziona sia per i caratteri greci che latini;
                                        — il font selezionato con \mathit e \mathbfit funziona sia per i caratteri greci che latini;
                                        — il font selezionato con \mathbb funziona per l’intero alfabeto latino e qualche lettera greca;
                                        — il font selezionato con \mathtt funziona solo con l’alfabeto latino;
                                        — il font selezionato con \mathsfup e \mathsfit funziona solo per i caratteri latini;
                                        — il font selezionato con \mathbfsfup e \mathbfsfit funziona invece anche con i caratteri greci;
                                        — il font selezionato con \mathcal e \mathbfcal funziona solo con le maiuscole latine che per altro con i font XITS Math sono identici al font seguenti;
                                        — il font selezionato con \mathscr e \mathbfscr funziona solo con l’alfabeto latino maiuscolo e minuscolo;
                                        — il font selezionato con \mathfrak e \mathbffrak funziona solo con l’alfabeto latino maiuscolo e minuscolo.

                                        Dove i font incompleti dovessero marcare dei passaggi che contengano anche delle lettere greche, e queste fossero assenti, verrebbero sostituite con lettere tratte dagli alfabeti \mathup o \mathit, ma mi sembra non sempre con l’inclinazione e/o la nerezza specificata per le lettere presenti.

                                        \mathcal e la sua versione nera ricalcano la situazione di pdfLaTeX, anche se di fatto i glifi sembrano essere identici con le maiuscole del font scr almeno con i font XITS Math; ma è possibile che con altri font matematici unicode questo non succeda, quindi è giusto che ci siano comandi distinti.

                                        Anche \mathbb e la sua versione nera sembrano ricalcare la situazione di pdfLaTeX e amsfonts.

                                        Mi sorprende l’incompletezza apparente dei font sans serif dove la versione media non vale per il greco mentre la versione nera vale anche per il greco.

                                        Questa probabilmente è una situazione transitoria, ma vale la pena di segnalare che le cose oggi stanno così.

                                        Non ho verificato che cosa succede con i font Asana Math, che per altro contengono meno simboli dei font XITS Math.

                                        Sinceramente non andrei troppo nel dettaglio su unicode-math che è ancora in uno stato sperimentale. Le potenzialità sono molte: con “range=…” si possono perfino sostituire interi blocchi del font matematico principale con altri, come del resto si vede nell’esempio con TeX Gyre Schola.

                                        La tabella 4 non indica a caso i simboli a fianco dei comandi: accanto a \mathcal ci sono solo ABC per indicare che si possono usare solo le lettere latine maiuscole; accanto a \mathtt c’è ABCabc123 per indicare la disponibilità delle lettere latine maiuscole e minuscole e delle cifre; con \mathbfup puoi usare anche le lettere greche maiuscole e minuscole. Ho aggiunto una precisazione in tal senso nella descrizione della tabella.

                                        L’incompletezza “apparente” che lamenti è reale: Unicode non definisce un posto per le lettere greche sans-serif medie, ma solo nere. ❓ Avranno avuto i loro motivi.

                                        Ciao
                                        Enrico

                                      • #52675
                                        OldClaudio
                                        Partecipante
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                                          Caro Enrico,
                                          la MS nel migliorare i suoi prodotti, oltre a chiedere una consulenza al nostro Grand Wizard Knuth, ha sia rinnovato il suo Equation Editor, sia aggiunto alla sua collezione di font il Cambria, che dovrebbe avere tutto il necessario matematico per comporre la matematica in modo decente.

                                          Chiunque abbia una distribuzione di MS Office recente ha a bordo anche i font Cambria; è vero che la licenza dice che esistono delle limitazioni al suo uso, in pratica lo si potrebbe usare solo con i prodotti che esso accompagna, ma nella licenza non sono indicati questi prodotti. A stretto rigore, quindi, una volta che hai comprato un qualunque prodotto che usi Cambria, ce l;hai nella cartella /Library/Fonts/Microsoft/ senza nessuna esplicita restrizione all’uso con XeLaTeX 🙂 Almeno io la vedo così, e di solito mi faccio un punto d’onore a rispettare le licenze, cercando di interpretarle come meglio posso, benché siano scritte in legalese non sempre troppo chiaro né in italiano né in inglese..

                                          Tutto ciò premesso Cambria è un font TrueType, non OpenType, ma lo si può usare lo stesso come main font in un documento da comporre con Xelatex; l’ho provato e devo ammettere che non è male (continuo a preferire i Latin Modern anche se non escludo gli altri font per esempio della collezione TeX Gyre).

                                          Però non ho scoperto come usare la parte matematica dei Cambria; tu li hai mai provati?

                                          Usando Cambria come main font non si può comunque usare unicode-math; se lo si accompagna con i XITS matematici l’effetto è buono perché le nerezze medie dei XITS e dei Cambria sono praticamente le stesse; ma chissà come sono le parti matematiche dei Cambria?

                                          I Cambria hanno un altro difetto, o per lo meno non sono riuscito ad aggirarlo; per il greco vanno benissimo per l’ortografia monotonica, ma sembrano mancare dell’ortografia politonica, anche se si specifica variant=ancient. tutte le lettere che sono accompagnate da un diacritico diverso dall’accento acuto vengono sostituite da un punto interrogativo racchiuso in una stretta cornice; la parte greca del Cambria non è male (non assomiglia al classico disegno didottiano, ha un disegno più moderno) ma sembra escludere l’ortografia politonica. Risulta anche a te?

                                          Ciao
                                          Claudio

                                        • #52676
                                          Up
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                                          Però non ho scoperto come usare la parte matematica dei Cambria; tu li hai mai provati?

                                          Domanda retorica, suppongo. 😉

                                          Ciao
                                          Enrico

                                        • #52677
                                          Up
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                                          Chiunque abbia una distribuzione di MS Office recente ha a bordo anche i font Cambria; è vero che la licenza dice che esistono delle limitazioni al suo uso, in pratica lo si potrebbe usare solo con i prodotti che esso accompagna, ma nella licenza non sono indicati questi prodotti. A stretto rigore, quindi, una volta che hai comprato un qualunque prodotto che usi Cambria, ce l;hai nella cartella /Library/Fonts/Microsoft/ senza nessuna esplicita restrizione all’uso con XeLaTeX 🙂 Almeno io la vedo così, e di solito mi faccio un punto d’onore a rispettare le licenze, cercando di interpretarle come meglio posso, benché siano scritte in legalese non sempre troppo chiaro né in italiano né in inglese..

                                          Da
                                          https://developer.mozilla.org/en/Mozilla_MathML_Project/Fonts
                                          “The license allows you to “use this font as permitted by the EULA for the product in which this font is included to display and print content”, so consulting your lawyer is recommended if considering installing this on systems without the associated product.”
                                          Non molto rassicurante direi;
                                          però
                                          https://bugzilla.mozilla.org/show_bug.cgi?id=372351
                                          è scritto come installarli in Linux
                                          da un link MicroSoft (e non significa che sia lecito usarli).

                                          Tutto ciò premesso Cambria è un font TrueType, non OpenType, ma lo si può usare lo stesso come main font in un documento da comporre con Xelatex; l’ho provato e devo ammettere che non è male (continuo a preferire i Latin Modern anche se non escludo gli altri font per esempio della collezione TeX Gyre).

                                          Hm non sono sicuro che Cambria non sia OpenType:
                                          da http://www.microsoft.com/typography/otspec/recom.htm

                                          Filenames

                                          OpenType fonts may have the extension .OTF, .TTF, or .TTC, depending on the type of outlines in the font and the presence of OpenType layout tables.

                                          Fonts with CFF data always have an .OTF extension.
                                          Fonts containing TrueType outlines that have OpenType layout tables should use the .OTF extension when backward compatibility is not an issue. Fonts without OpenType layout tables, or fonts that have backward compatibility issues should use the .TTF extension. TrueType Collection fonts should have a .TTC extension whether or not the fonts have OpenType layout tables present.

                                        • #52678
                                          OldClaudio
                                          Partecipante
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                                            Non sono così bravo come te a trovare i riferimenti sulla natura dei font che potrebbero avere l’estensione dei TrueType ma le caratteristiche degli OpenType 😕

                                            So solo che sul mio Mac essi hanno l’estensione ttf.

                                            Ciao
                                            Claudio

                                          • #52679
                                            Up
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                                            Non sono così bravo come te a trovare i riferimenti sulla natura dei font che potrebbero avere l’estensione dei TrueType ma le caratteristiche degli OpenType 😕

                                            So solo che sul mio Mac essi hanno l’estensione ttf.

                                            Ciao
                                            Claudio

                                            hm, il discorso è un po’ complicato, vediamo se riesco a spiegarmi con un esempio.
                                            cambriab.ttf è il file che contiene il font “Cambria Bold” ed ha i glifi descritti
                                            da curve di bezier del secondo ordine, impropriamente dette
                                            “TrueType outlines”.
                                            La tabelle dei glifi , insieme con le altre tables, features etc, sono un sottoinsieme delle
                                            tables, features etc di un font opentype, quindi un font truetype è un tipo di font opentype, in modo impreciso un “OpenType con TrueType outlines”.

                                            Asana-Math.otf è il file che contiene il font “Asana Math”
                                            ed ha i glifi descritti
                                            da curve di bezier del terzo ordine, impropriamente dette
                                            “PostScript outlines” (la tabella CFF contiene i glifi, per cui talvolta si dice OpenType CFF).
                                            Anche in questo caso
                                            la tabelle dei glifi , insieme con le altre tables, features etc, sono un sottoinsieme delle
                                            tables, features etc di un font opentype, ma il formato binario di
                                            è differente da cambriab.ttf .
                                            In questo caso avremmo un “OpenType con PostScript outlines”.

                                            In teoria si potrebbe impacchettare il font “Cambria Bold” in cambriab.otf
                                            mantenendo le curve del secondo ordine, non elevandole
                                            al terzo grado,
                                            e sarebbe funzionalmente del tutto identico a cambria.ttf
                                            con il formato binario però simile a Asana-Math.otf

                                            Esiste anche la possibilità di trasformare un font Type1 .pfb in OpenType CFF,
                                            ma non sono sicuro che la cosa sia così immediata come nel caso dei TrueType .ttf.

                                            Per complicare le cose Asana Math viene fornito
                                            anche come Asana-Math.ttf ovvero un
                                            “OpenType con TrueType outlines” (immagino che l’autore sia partito da queste
                                            curve del secondo ordine e poi abbia fatto il degree elevation per ottenere le curve del terzo ordine).

                                            Il motivo per mantentere il file .ttf e .otf (quando basterebbe solo .otf)
                                            credo sia per compatibilità: certi vecchi OS leggono in modo nativo i ttf ma non i pfb
                                            per i quali necessitano di driver aggiuntivi, quindi un OpenType CFF non sarebbe gestito correttamente.

                                          • #52680
                                            OldClaudio
                                            Partecipante
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                                              Vagamente, molto vagamente, le cose che mi raccontato le conoscevo. Non ne faccio una questione di natura intima del font che anche se con curve di secondo grado richiede solo più nodi per descrivere lo stesso contorno, ma probabilmente richiede meno calcolo nel momento in cui un glifo deve essere rasterizzato per la stampa o per lo schermo.

                                              È che se io vedo un file con l’estensione ttf, posso anche pensare che abbia miglia di glifi al suo interno, ma l’estensione non mi dice se ha le tables locali o generali caratteritiche di un OpenType. E se non lo so non cerco di usare otfinfo come farei sue vedessi una estensione .otf.
                                              Se poi otfinfo funziona anche con i ttf che hanno le tabelle di descrizione delle features e di tutto il resto, tanto meglio; ma io intanto è vero che non ho perso tempo per provare a vedere se funziona — magari ho fatto perdere tempo alle persone a cui ho scritto; in realtà tutti poi impariamo qualche cosa anche se apparentemente abbiamo consumato del tempo apparentemente in modo inutile.

                                              Io, per esempio provando ad usare il Cambria con XeLaTeX ho scoperto che non funziona per il greco antico; ho consumato del tempo, ma non inutilmente. Posso cancellare tranquillamente il Cambria dall’elenco dei font raccomandabili, anche se per le lettere latine non è male.

                                              Ti ringrazio moltissimo delle tue delucidazioni.

                                              Claudio

                                          Visualizzazione 44 filoni di risposte
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