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Ora abbiamo anche biber come programma per formattare i file abbaimo solo l’imbarazzo della scelta.Dall’altro lato abbiamo diversi pacchetti LaTeX per gestire le bibliografie e recentemente biblatex sembra aver sfondato alla grande.
Tuttavia ho il sospetto, non la certezza, che anche noi “vecchi” ci stiamo muovendo in questo campo in modo un poco artigianale. Mi riferisco alla scelta degli stili.
Tutti o quasi raccomandano di usare lo stile autore-anno. Il Chicago Manual of Style lo sostiene, ma la sua motivazione è arcaica e si riferisce a quando si passavano all’editore i documenti dattiloscritti, quindi a tempi decisamente anteriori agli anni ’80.
Oren Patashnik, che ha scritto BibTeX, ha scritto anche un manualetto succinto per usare bene questo programma, ma conclude con il paragrafo 4, Helpful hints, che comincia con un “elzeviro” dal quale si deduce che lo stile migliore da usare, in mancanza di prescrizioni da parte dell’editore, è lo stile plain.
Incoraggerei ad aprire il terminale, a scriverci dentro
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texdoc bibtex
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per poi leggere nelle pagine 11 e 12 quanto egli scrive; si tenga conto che egli si riferisce anche al manuale di
Mary-Claire van Leunen. A Handbook for Scholars. Knopf, 1979, che a quei tempi doveva essere un’autorità in merito alle bibliografie.Personalmente io non riesco a trovare nessun supporto determinate, alla preferenza per lo stile autore anno, anche se alcune delle motivazioni sono convincenti. Ma, per esempio, le citazioni autore-anno in ArsTeXnica non hanno nessun supporto motivazionale, sempre secondo me s’intende, mentre potrebbero avere motivazioni blandamente valide in un testo tecnico come l’Arte.
Nei testi filologici, forse, avrebbero maggiori motivazioni; la maggiore e forse unica essendo quella che chi legge capisce subito chi ha scritto l’opera citata e quando. L’autore potrebbe essere un pallone gonfiato oppure l’opera potrebbe essere obsoleta, quindi non vale nemmeno la pena di andarla a cercare nell’elenco bibliografico; viceversa l’autore è apprezzato e la data è recente ma il lettore non lo conosce ancora e va a cercare nella bibliografia dove e come è stato pubblicato.
Mah; a parte l’esclusione dei “palloni gonfiati”, non trovo che nessuna di queste motivazioni prevalga sulla citazione numerica, specialmente se questa è inserita nel contesto del discorso in modo tale che si capisca che cosa si sta citando in relazione a ciò che si sta scrivendo.
Mi piacerebbe schiarirmi le idee e apprezzerei una bella discussione su questo argomento.
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