Nella veste di Obbiettore non sono così convinto:
1) da un lato ci sono gli e-book dove un normale click sul riferimento, comunque composto (numero, autore-anno, eccetera) porta alla pagina della bibliografia, e un altro click su una freccia del visualizzatore riprta alla pagina che si stava leggendo.
Non ho fatto una premessa. Mi riferisco solo ai libri a stampa.
2) la citazione numerica consente un più rapida ricerca nella bibliografia; se devo andare a pescare il riferimento 145 so esattamente cercare il numero 145 nella bibliografia e molto più rapidamente che in un elenco alfabetico.
Si risparmia al massimo qualche secondo, credo. Non penso che questa sia una ragione forte.
Nel secondo caso si ha certamente la compattezza della citazione, ma lascia oscuro il chi e il quando; ma la consultazione cartacea ne è certamente facilitata; per circa 45 anni anni ho letto testi della mia disciplina con la citazione numerica, scritti bene, non con un semplice numero ma con un testo in cui il numero si integra bene, e con un segnalibro infilato alla pagina di inizio della bibliografia. La ricerca, anche nei testi di review, con centinaia di riferimenti, era rapidissimo nelle, magari, 30 pagine di riferimenti.
Qui entra in gioco l’abitudine.
Sempre per divertirsi, potrei proporre una via di mezzo: Citazione “autore numero”: Così si sa subito chi, non si sa quando, ma si ha la chiave per eseguire la ricerca nell’elenco bibliografico etichettato per numero, anche se alfabetizzato per cognome del primo autore e magari per l’anno quando l’autore è particolarmente prolifico.
Solo per divertimento, vero? Perché il problema è che ci sono troppe modalità e manca una standardizzazione. Un altro stile ancora non farebbe che aggravare il problema.
Bando alle polemiche sterili e inconcludenti; altre idee?
Claudio
Sì, quella che ho già avanzato a suo tempo: creare un gruppo per redigere un vero manuale di stile, alla stregua dell’Oxford, per esempio, per le bibiografie italiane. Quella di TeX è una comunità che lo potrebbe diffondere a tutti, partendo dagli studenti, che poi diventeranno ricercatori e poi professori, direttori di riviste, ecc. Un po’ utopistico, lo so.
Ciao
Ivan