beh, io mi stavo rifacendo a quel che farei nello scrivere a mano. I due meno effettivamente sono un problema, e di regola si mette un + nella riga sopra e un – nella riga sotto.
Ma ciò che più mi urta è lo spezzare le parentesi…quello che non vorrei mai vedere èM(x>
0)=4oppure
f(x,y,
z,t)=\dot VTipicamente non uso espressioni lunghe, quindi non è sempre chiarissimo il comportamento dell’espressione da una riga all’altra. Inoltre, spero che concorderai con me nel dire che questi a capo selvaggi sono orrendi a dir poco… quindi il punto principale è far andare a capo SOLO su determinati simboli (uguaglianza, implicazione etc) che non interrompano la lettura di un membro. Poi sarebbe stato buono per me ripetere il simbolo perchè così da sempre mi hanno insegnato a fare nella carta e penna…i numeri all’inizio di una riga sono sempre un dito in un occhio…
L’usanza di riportare il simbolo alla nuova riga non ha alcun fondamento (la usano solo i russi, che io sappia, e la tipografia russa non è fra le migliori). Scrivere “+” a fine riga e “-” all’inizio della successiva sfiora, a mio parere, il ridicolo. Non c’è alcun bisogno di questo, come ha giustamente osservato OldClaudio: che fai? Riporti a nuova riga anche l’ultima sillaba della parola divisa? 🙂
Nel tuo primo esempio risolvi scrivendo
`M({x>0})=4`
(e probabilmente useresti una macro per inserire quell’operatore). Il secondo esempio mostra qualcosa che non accade mai: TeX non spezza una formula dopo una virgola in alcun caso; l’unica possibilità è che l’autore del documento abbia scritto
`$f(x,y,\penalty-100 z,t)=\dot V$`
o magari \break al posto di \penalty-100 (il valore dopo \penalty è irrilevante a meno che non sia 10000 o superiore).
Ciao
Enrico