Certo il peso; tra l’altro una scelta tutt’altro che in linea con i tempi moderni, dove i volumoni delle tesi devono andare a finire negli archivi dell’università, ripeiendo metri cubi di carta per lo più valido solo come documentazione dell’avvenuto deposito della tesi. Molte università stanno già passando o stanno studiando come passare all’archiviazione lelettronica proprio per “eliminare” lo spreco di spazio negli archivi usato dalle tesi.
Forse c’è anche un altro motivo, puerile come chi, ai tempi delle macchine da scrivere usava l’interlinea 3 per far aumentare lo spessore di una tesi striminzita. È che certi relatori mostrando il loro armadio con la raccolta delle tesi dei loro laureandi, vogliono far vedere dorsi poderosi, tesi in più tomi, non tesi valide anche se di poche pagine.
La tesi del laureando Castigliano, moltissimi anni fa, conteneva il teorema di Castigliano, oggi ben conosciuto ed usato dagli ingegneri civili ed edili, ma la tesi era di una cinquantina di pagine. Sempre nell’ambito della Scienza delle costruzioni, la tesi del laureando Placido Cicala sulle volte sottili era di 29 pagine, e pur essendosi laureato una ottantina di anni fa, ci stanno studiando sopra ancora oggi (il prof. Cicala è stato il mio prof. di SdC; è morto qualche anno fa, quasi centenario, seduto alla sua scrivania mentre stava scrivendo il suo ultimo lavoro scientifico).
Purtroppo sia dal lato degli studenti sia dal lato dei relatori oggi si dà più importanza alla forma che alla sostanza.