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Ciao a tutti.In un topic recente, OldClaudio ha osservato quanto segue:
Ragazzi questo tormentone degli spazi prima o dopo la didascalia si risolverbbe in modo molto semplice se…
Domando in anticipo scusa per la bestemmia che sto per dire.
Perché non considerate come classe standard su cui lavorare e su cui inidrizzare il neofita la classe memoir?
Perché dico questo: perché sostanzialmente non ha bisogno di file di estensione per estendere le sue infinite possibilità (in particolare riconosce da solo se li comando \caption è stato messo prima o dopo l’oggetto da descrivere e mette una distanza sempre personalizzabile, come è personalizzabile tutto il resto).
Senza personalizzazioni praticamente agisce come le classi book e report; ma con l’opzione article ce la fa ancora a fare le stesse cose. le opzioni sono un insieme un pochino più ampio di quelle di book, report e article, perché permette di comporre da opzione persino in corpo 60pt (se ricordo bene).
Se uno si studia quell’unico manuale sa o può imparare a personalizzare qualunque cosa. È l’unica classe che distingue il formato della carte e il formato della pagina, permettendo di impostare la pagina sulla carta in modo da minimizzare, se non lo sfrido, almeno il numero di tagli da eseguire con la taglierina.
Perché io uso questa classe solo saltuariamente? perché non posso usare il pacchetto imakeidx.sty, scritto insieme ad Enrico, per produrre una moltitudine di indici analitici con una sola compilazione; memoir sa fare il lavoro ma con le solite tre passate: pdflatex — makeindex — pdflatex.
Qunado non ho da produrre indici analitici o ne ho da comporre uno solo, talvolta uso memoir (che comunque mi richiede tre “botte”), ma se devo eseguire molte personalizzazioni memoir con la sua autocompatibilità con le sue stesse versioni precedenti, non mi richiede di usare una moltitudine di pacchetto. Wilson stesso elenca una ventina di pacchetti le cui funzionalità sono già incluse dentro a memoir; Se memoir fosse usato con maggiore frequenza, due terzi delle domande poste sul forum non sarebbero poste più; o al massimo richiedono risposte del tipo: vedi paragrafo 48.3.5 con texdoc memoir.Tommaso lo sa bene, quando abbiamo messo assieme una classe per comporre un libro di un tizio che a posteriori non avremmo forse aiutato. Ma la classe l’abbiamo messa assieme con memoir.
Ora ne sto mettendo insieme un’altra per una iniziativa importante del GuIT; la vedrete presto fra le classi che il nuovo sito offre ai sui soci e visitatori.
Più ne uso le prestazioni e più mi piace memoir. Andrà a finire che creerò un pacchettino che mi crea l’ultima limitazione per usarla in modo esclusivo.Il mio punto di vista, dopo accurate riflessioni, è: no, niente memoir per il nostro lettore principiante.
Vorrei spiegarne le ragioni. Dividerei le classi di LaTeX in due gruppi: quelle standard, e tutte le altre (le KOMA, le AMS, memoir, …). Le classi standard hanno dei pro indiscutibili:
a) sono in assoluto le più rodate (sono disponibili dalla nascita di LaTeX, e le altre classi di regola si appoggiano a quelle standard per funzionare, almeno che sappia io);
b) sono stabilissime, e garantiscono un’eccellente compatibilità con il passato (gli sviluppatori del “nocciolo duro” di LaTeX sono, a differenza di Miede, estremamente cauti e conservativi nel loro sviluppo, per avere la massima retro-compatibilità).Le classi standard hanno anche dei difetti e dei limiti, che però sono tutti noti, come la loro cura.
Vediamo.
a) La testatina fantasma sulle pagine bianche con lo stile di pagina headings . Si cura con emptypage.
b) I filetti \hline non sono adeguati, per spessore e spaziatura: basta usare i comandi di booktabs.
c) Le didascalie predefinite non sono composte in maniera ottimale, e non sono flessibili: caption risolve.
d) Qualche problemino con le note a margine: mparhack.
e) Non c’è modo di ottenere un frontespizio degno di questo nome: c’è frontespizio.
f) Non si può avere una tabella di larghezza predefinita: tabularx.
e) Non si possono avere tabelle con colonne personalizzate: array.
g) Non si può scrivere al meglio la matematica: ci sono amsmath, amssymb, amsthm.
i) Non si possono includere figure: graphicx.
l) Sono classi impostate per l’inglese: fontenc, babel e inputenc risolvono alla grande.
m) I margini sono inadeguati per l’A4: ecco layaureo e geometry.
n) Non si possono inserire codici personalizzati: c’è listings.
o) Manca un modo per gestire finemente la bibliografia: biblatex.
p) La microtipografia non è supportata: microtype.Direi che che cose principali sono queste.
Bene, dire all’utente “se vuoi dei buoni filetti per le tabelle carica booktabs e usane i comandi” oppure “se vuoi delle dida ben composte carica caption e impostalo adeguatamente” non è niente di che. E una buona guida di base permette di segnalare al lettore questi problemi, e di risolverli facilmente.
Tempo fa mi lamentavo per l’atteggiamento (a mio dire troppo) conservativo degli sviluppatori di LaTeX, che hanno deciso di non correggere i piccoli “bug” noti nelle classi standard direttamente nel codice di quelle classi, ma di lasciarli. Mi chiedevo: “perché non inserire questo e quello direttamente nel file .cls, risparmiando così all’utente l’onere di metterci una pezza?”. Beh, mi sbagliavo di grosso! 😳
Il fatto che le classi standard siano stabilissime garantisce che un documento scritto anni fa sia ancora perfettamente compilabile: si tratta di è un vantaggio semplicemente impagabile. Me ne sono convinto usando ClassicThesis: ogni volta che Miede aggiorna il codice, i documenti scritti prima dell’aggiornamento non si compilano più, e occorre mettere (pesantemente) le mani al codice per avere un documento leggibile. Un disastro, soprattutto se si hanno molti documenti e non troppa familiarità con la programmazione.
Torniamo a memoir.
Per me, è fuori discussione consigliarlo ai lettore dell’Arte:
a) Tommaso e io dovremmo controllare ogni riga dell’Arte chiedendoci se quello che diciamo va bene per memoir. Un lavoro non da poco.
b) Corriamo il rischio che l’autore (o i manutentori) si stufino e dismettano la classe. Un disastro. Credo che con le classi standard (mantenute direttamente dal team che sviluppa LaTeX, almeno che sappia io) questo rischio sia decisamente minore.
c) Non parliamo della documentazione di memoir, un tomo di 600 pagine che farebbe scappare a gambe levate più di un lettore…A volta, raramente, càpita che alcuni pacchetti siano mutuamente incompatibili (per esempio, listings e Unicode): si tratta di casi rari, che si spera venga risolta al più presto. E poi, dubito che con memoir o con un’altra classe le cose sarebbero diverse…
D’altra parte, l’utente medio di LaTeX non caricherà 100 pacchetti: si limiterà a pochi, e il rischio di incompatibilità si riduce notevolmente.
In conclusione: viva le classi standard! Sono collaudate, stabili e sicure. Hanno qualche difettuccio, ma una buona guida di base (come vogliamo sia l’Arte) li segnala all’utente, assieme alle loro (semplici) soluzioni.
Credo che il futuro prevedibile dell’Arte debba attestarsi su questa linea.
Ovviamente, mi piacerebbe sapere che cosa ne pensate…
A presto,
L.
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