La documentazione di memoir, secondo me, è esplicita, ma non poi tanto; nel senso che il pacchetto subfig o il pacchetto subfigure (obsoleto) sono gestibili da memoir con tutti i loro comandi interni e quant’altro; se apri il manuale di memoir con un lettore pdf che consenta la ricerca del testo, e imposti subfig come stringa da cercare, trovi una moltitudine di pagine dove si parla di queste cose, ma secondo me bisogna saper leggere fra le righe; non è cosi esplicito come sarebbe possibile essere.
Tuttavia il contatore subfigure è definto dal pacchetto subfig, che va quindi caricato anche se si usa memoir, ma poi i contatori possono benissimo venire gestiri con i soliti comandi \conterwithin e \counterwithout.
Dentro a memoir.cls non si usa quasi mai il nome esplicito del contatore, e per gli oggetti flottanti si usa il nome \@captype che di volta in volta, a seconda di quale float vecchio o nuovo si stia gestendo, coincide con il nome dell’ambiente (a parte l’eventuale asterisco); quindi per una figura \@captype vale “ffigure” per una tabella \@captype vale table, eccetera; si capisce che per un ambiente subfigure, \@captype vale subfigure; per gestirlo sia mempoir sia LaTeX in generale usa il nome il nome codificato dentro \@captype per generare il nome vero del contaotre e per generare il comando che scrive il contenuto del contatore; per esempio se \@captype contiene “subfigure”, il contatore \c@subfigure è ottenuto da \csname c@\@captype\endcsname , e il comando per scriverlo per scriverlo \thesubfigure è ottenuto da \csname the\@captype\endcsname.
Ecco perché anche leggendo il file del codice della classe memoir si trova poco in merito a subfigure.
Piccola nota di linguaggio TeX primitivo: \csname e \encsname sono i due delimitatori con i quali si crea un nome di macro formato dal contenuto (espanso) di quanto è racchiuso fra di loro e preceduto dal backslash.