Per carità, non prendete quello che sto per dire per nient’altro che un’opinione personale, ma ci sono due o tre cose che si trascinano da tempo con la discussione su classic thesis e anthosthesis.
Miede, Lorenzo, Antonio, e gli altri partecipanti a questa discussione, tutti sappiamo che la giustezza del testo principlae e della gabbia va scelto in modo che le righe normali di testo non siano né troppo lunghe né troppo corte; Bringhurst parala di 66±6 caratteri per riga; poi naturalmente è possibile qualche aggiustamento, ma senza andare troppo lontano da questi numeri magici. Poiché il sistema TeX è in grado di dare le proprie misure interne in punti tipografici inglesi (72,27pt al pollice di 25,4mm) spesso le giustezze e le altezze sono date in punti invece che in millimetri o altre unità più facilmente digeribili. è vero che approssimativamente tre punti fanno un millimetro (l’errore è del 5%) e leggere una misura in punti e dividerla mentalmente per tre non è un gran problema, ma è innaturale, specialmente quando dobbiamo mettere la gabbia sulla pagina,che di fatto è sempre una pagina A4, visto che la carta per el nostre stampanti ha quel formato e quelle dimensioni: 210mm per 297mm.
Allora quando leggo che Miede sembra tornato suo suoi passi con una gabbia uguale a quella di Lorenzo e questa misura 336pt per 750pt, mentalmente la trasformo in circa 112mm per 250mm e mi rendo conto di quanto spazio avanza per i margini superiore e inferiore, e di quanto spazio resti per i margini interno ed esterno. Finché ho le misure in punti non me ne rendo conto; la divisione per tre mi da una buona stima ma non è esatta. Tuttavia, volendo, ci si fa l’abitudine.
Trovo invece sbagliato concettualmente specificare la larghezza delle note marginali e la loro distanza dalla gabbai in em, che è una misura legata al font in uso e non alle dimensioni della pagina o dei margini. Questo significa che se uso il Times invece del Palatino le note marginali vengono più strette (per la comodità di lettura è più stretta anche la gabbia, ma quello è un altro discorso). Anche il rientro del capoverso è spesso specificato in 1,5em il che significa che due capoversi successivi, di cui il secondo costituisce una annotazione scritta in corpo minore, hanno rientri diversi. Questa non è buona tipografia, e diverse documentazioni fra quelle che sono nella distribuzione del sistema TeX stigmatizzano questo errore.
Volendo sembrare dei tipografi sarebbe meglio esprimere lunghezze in pica, visto che 1pc=12pt è una misura assoluta, e non relativa al corpo del font in uso; di fatto in copro 12pt 1pc =1em, ma scrivendo un capoverso in copro minore 1pc continua a valore 12pt mentre 1em cambia valore.
In altri termini, io per non copiare Miede e le sue idiosincrasie, specificherei:
`
\areaset[current]{118mm}{264mm}
\setlength{\marginparwidth}{25mm}
\setlength{\marginparsep}{7mm}%
`
Vedrei comunque che la la gabbia è più alta di un doppio quadro (suppongo che contenga anche almeno le testatine, se non anche il piedino) ; vedrei che devo ripartire i 33 mm restanti in verticale fra il margine superiore e quello inferiore; che in orizzontale ho 150mm complessivi fra gabba e note marginali e devo piazzarli in modo da ripartire i 60mm restanti fra margine interno ed esterno; potrei anche decidere che i 25mm per le note marginali, se proprio le voglio usare, sono allargabili anche a 30mm o a 35 mm, visto che lo spazio è abbondante.
Ragionando in punti, io mi sento a disagio; chi si ricorda che la pagina A4 è larga 598pt e alta 845pt? Va bene, potrei arrotondare a 600pt per 850pt, ma perché dovrei farlo?
Allora queste sono idiosincrasie mie e non le voglio imporre a nessun;, però vorrei invitare tutti a ripensare onestamente quanto sia meglio se tutti ragionassimo in millimetri piuttosto che in punti, tranne, lo concedo, quando parliamo dei corpi dei font; la tradizione è troppo radicata, ma non la estenderei anche alle dimensioni della pagina, della gabbia, e delle altre grandi dimensioni che compaiono nella definizione della geometria della pagina. Se vogliamo capirci dare le misure in millimetri è immediato, darle in punti o in em o in pica o in cicero è un po’ esoterico, anche se sembra essere del mestiere.