- Questo topic ha 12 risposte, 7 partecipanti ed è stato aggiornato l'ultima volta 14 anni, 7 mesi fa da
lorenzo.pantieri.
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CreatoreTopic
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13 Gennaio 2012 alle 9:12 #68610::
Vanno usate con grande parsimonia, possibilmente mai per i noti motivi: interrompono la lettura del testo principale e, se lunghe, possono dare grattacapi nell’impaginazione del documento.È nota altresì l’opinione dei maggiori frequentatori di questo Forum. Leggendo l’ottima traduzione dei Peccati che Mauro ha fatto, mi è sorto un dubbio: effettivamente, c’è una tradizione consolidata che guidi la posizione dell’esponente rispetto all’eventuale segno di punteggiatura?
Siamo d’accordo che, se proprio necessaria, sarebbe meglio mettere la nota alla fine della frase e non al suo interno, ma ho verificato anch’io, come Mauro: l’uso è quello di mettere prima l’esponente e poi il segno interpuntivo. Nell’Arte si consiglia il contrario, perciò sono andato a verificare: Tschichold dice di mettere prima il numero e poi il segno di punteggiatura, Bringhurst non ne parla esplicitamente nel paragrafo sulle note, ma l’unica nota presente negli Elements ha l’esponente dopo il punto fermo. Queste sono le due autorità cui mi appoggio, altro non possiedo, purtroppo.
Concludo che è una questione di gusto. Voi che dite?
Ciao
Tommaso
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CreatoreTopic
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AutoreRisposte
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13 Gennaio 2012 alle 11:13 #68611::
Mettere l’esponente dopo la punteggiatura ha una valenza estetica non indifferente; Metterlo prima (o in certi casi anche dopo), può essere consistente con il significato della punteggiatura; a quale proposizione si riferisce la nota? Con questo criterio mi pare che l’esponente vada messo sempre prima, tranne che la virgola non chiuda un inciso (che in quanto inciso è eliminabile senza che l’enunciato cambi significato).Il problema grosso si riferisce alle note che commentano qualcosa che riguarda una proposizione scritta con il codice della matematica. È chiaro, secondo me che né Tschichold né Bringhusrt dicono granché sulla matematica perché sembra loro di sporcarsi la bocca trattando di una simile cosa da vili meccanici (Seneca dixit; ma vi includono anche i matematici, i fisici, ecc, ecc). Secondo me non si devono mettere nota in matematica, perché non esiste nessun simbolo alfanumerico o paralfabetico che non abbia una qualche significato in matematica; in questo caso si potrebbe mettere la nota in linea col testo, perima della formula in display, magari dopo i due puti che introducono alla fine del testo la successiva espressione; In questo caso si segnala che “sintatticamente” la nota non si riferisce al testo ma a quanto segue i due punti.
Ciò premesso esiste quasi sempre un modo per evitare le note, come, apparentemente la signora Knuth raccomandava sempre al prof. Knuth.
Come la mettiamo con i linguisti che nelle edizioni critiche usano anche 5 apprati di note?
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13 Gennaio 2012 alle 11:13 #68612::
illinguista1972″ post=67715Vanno usate con grande parsimonia, possibilmente mai per i noti motivi: interrompono la lettura del testo principale e, se lunghe, possono dare grattacapi nell’impaginazione del documento.
È nota altresì l’opinione dei maggiori frequentatori di questo Forum. Leggendo l’ottima traduzione dei Peccati che Mauro ha fatto, mi è sorto un dubbio: effettivamente, c’è una tradizione consolidata che guidi la posizione dell’esponente rispetto all’eventuale segno di punteggiatura?
Siamo d’accordo che, se proprio necessaria, sarebbe meglio mettere la nota alla fine della frase e non al suo interno, ma ho verificato anch’io, come Mauro: l’uso è quello di mettere prima l’esponente e poi il segno interpuntivo. Nell’Arte si consiglia il contrario, perciò sono andato a verificare: Tschichold dice di mettere prima il numero e poi il segno di punteggiatura, Bringhurst non ne parla esplicitamente nel paragrafo sulle note, ma l’unica nota presente negli Elements ha l’esponente dopo il punto fermo. Queste sono le due autorità cui mi appoggio, altro non possiedo, purtroppo.
Concludo che è una questione di gusto. Voi che dite?
Ciao
TommasoL’esponente fra la parola e il segno di interpunzione mi disturba alquanto. Ma nel caso si usino note anche a parole non seguite da segni di interpunzione diventa quasi obbligatorio mettere l’esponente subito dopo la parola in tutti i casi.
Come sempre vale la regola aurea che l’uso sia coerente per tutto il documento.
Ciao
Enrico
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13 Gennaio 2012 alle 12:28 #68613::
illinguista1972″ post=67715Vanno usate con grande parsimonia, possibilmente mai per i noti motivi: interrompono la lettura del testo principale e, se lunghe, possono dare grattacapi nell’impaginazione del documento.
È nota altresì l’opinione dei maggiori frequentatori di questo Forum. Leggendo l’ottima traduzione dei Peccati che Mauro ha fatto, mi è sorto un dubbio: effettivamente, c’è una tradizione consolidata che guidi la posizione dell’esponente rispetto all’eventuale segno di punteggiatura?
Siamo d’accordo che, se proprio necessaria, sarebbe meglio mettere la nota alla fine della frase e non al suo interno, ma ho verificato anch’io, come Mauro: l’uso è quello di mettere prima l’esponente e poi il segno interpuntivo. Nell’Arte si consiglia il contrario, perciò sono andato a verificare: Tschichold dice di mettere prima il numero e poi il segno di punteggiatura, Bringhurst non ne parla esplicitamente nel paragrafo sulle note, ma l’unica nota presente negli Elements ha l’esponente dopo il punto fermo. Queste sono le due autorità cui mi appoggio, altro non possiedo, purtroppo.
Concludo che è una questione di gusto. Voi che dite?
Ciao
TommasoFinalmente un bel tormentone. Era da un po’ che non se ne vedevano qui sul forum 😀
Ci sono quattro casi.
1) Nota ad un termine. Il problema non si pone. Se la nota serve e va lì, lì deve andare
2) Nota a termine di un “discorso” (proposizione o parte di essa). In questo caso se c’è un segno di punteggiatura la nota va dopo, per un motivo puramente estetico.
Dopo il segno di punteggiatura c’è sempre uno spazio quindi condividere quello spazio con lo spazio occupato dall’esponente mi sembra dia un risultato migliore. La differenza si nota solo con esponenti di due o tre cifre, che nei contesti dove le note sono un problema, non sono infrequenti. Al contrario mettere l’esponente prima del segno di interpunzione crea uno spazio “spurio” (quello sotto l’esponente), che secondo me toglie linearità alla composizione della riga.
4) Nota ad un termine che occorre prima di un segno di interpunzione. In questo caso ci potrebbe essere ambiguità, nel caso il contesto non sia sufficiente per chiarire se la nota si riferisce all’ultimo termine o al discorso precedente. Dubito che ci si possa trovare in una situazione simile. Quindi metterei la nota dopo il segno di interpunzioneCome ha fatto notare Claudio, per la matematica il problema esiste, anche se a mio avviso è difficile che sia impossibile capire dal contesto se l’indice di nota è sé stesso oppure è l’esponente di un numero.
In conclusione: indice di nota sempre dopo l’eventuale segno di interpunzione, in generale per una ragione estetica e per una ragione di sostanza per quanto riguarda i testi scientifici
Ciao
Ivan
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13 Gennaio 2012 alle 13:45 #68614::
ivan” post=67727
Vanno usate con grande parsimonia, possibilmente mai per i noti motivi: interrompono la lettura del testo principale e, se lunghe, possono dare grattacapi nell’impaginazione del documento.
È nota altresì l’opinione dei maggiori frequentatori di questo Forum. Leggendo l’ottima traduzione dei Peccati che Mauro ha fatto, mi è sorto un dubbio: effettivamente, c’è una tradizione consolidata che guidi la posizione dell’esponente rispetto all’eventuale segno di punteggiatura?
Siamo d’accordo che, se proprio necessaria, sarebbe meglio mettere la nota alla fine della frase e non al suo interno, ma ho verificato anch’io, come Mauro: l’uso è quello di mettere prima l’esponente e poi il segno interpuntivo. Nell’Arte si consiglia il contrario, perciò sono andato a verificare: Tschichold dice di mettere prima il numero e poi il segno di punteggiatura, Bringhurst non ne parla esplicitamente nel paragrafo sulle note, ma l’unica nota presente negli Elements ha l’esponente dopo il punto fermo. Queste sono le due autorità cui mi appoggio, altro non possiedo, purtroppo.
Concludo che è una questione di gusto. Voi che dite?
Ciao
TommasoFinalmente un bel tormentone. Era da un po’ che non se ne vedevano qui sul forum 😀
Ci sono quattro casi.
1) Nota ad un termine. Il problema non si pone. Se la nota serve e va lì, lì deve andare
2) Nota a termine di un “discorso” (proposizione o parte di essa). In questo caso se c’è un segno di punteggiatura la nota va dopo, per un motivo puramente estetico.
Dopo il segno di punteggiatura c’è sempre uno spazio quindi condividere quello spazio con lo spazio occupato dall’esponente mi sembra dia un risultato migliore. La differenza si nota solo con esponenti di due o tre cifre, che nei contesti dove le note sono un problema, non sono infrequenti. Al contrario mettere l’esponente prima del segno di interpunzione crea uno spazio “spurio” (quello sotto l’esponente), che secondo me toglie linearità alla composizione della riga.
4) Nota ad un termine che occorre prima di un segno di interpunzione. In questo caso ci potrebbe essere ambiguità, nel caso il contesto non sia sufficiente per chiarire se la nota si riferisce all’ultimo termine o al discorso precedente. Dubito che ci si possa trovare in una situazione simile. Quindi metterei la nota dopo il segno di interpunzioneCome ha fatto notare Claudio, per la matematica il problema esiste, anche se a mio avviso è difficile che sia impossibile capire dal contesto se l’indice di nota è sé stesso oppure è l’esponente di un numero.
In conclusione: indice di nota sempre dopo l’eventuale segno di interpunzione, in generale per una ragione estetica e per una ragione di sostanza per quanto riguarda i testi scientifici
Ciao
IvanHai involontariamente introdotto un altro tormentone. Dov’è sparito il punto 3? 😛
Ciao
Tommaso
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13 Gennaio 2012 alle 16:22 #68615::
illinguista1972″ post=67715Concludo che è una questione di gusto. Voi che dite?
Secondo Umberto Eco, nel libro sulle tesi di laurea che voi stessi citate nell’Arte, i segni delle note vanno dopo la punteggiatura. Mi sembra una scelta logica. Peccato che mi sia accorto di aver fatto sempre il contrario… Quando – raramente – mi capita di dover inserire delle note relative a contenuto di matematica, collego il segno alla frase che precede o che segue, nel punto più pertinente, ma mai alle formule. Purtroppo mi è capitato di leggere delle formule con note e di interpretare il segno come un esponente, perciò la trovo una pratica dannosa.
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13 Gennaio 2012 alle 17:15 #68616::
Ahimè Umberto Eco non si può considerare un esperto di tipografia, anche se sicuramente è un grande esperto di epistemologia. Il libro che citi è uno dei peggiori che io abbia mai avuto per le mani e, mi spiace dirlo data l stima che ho per Eco, anche per il suo contenuto. Opinione personale, naturalmente, assolutamente personale.
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14 Gennaio 2012 alle 12:40 #68617::
Non dico che il Dizionario di stile e di scrittura (Beltramo e Nesci, Zanichelli, Bologna, 2011) sia il Vangelo, ma esso alla voce Nota, paragrafo 3.2 specifica quanto segue (che è un pochino di più di quanto ha detto Ivan, che forse l’avrebbe detto se non avesse saltato il punto 3 del suo elenco):3.2 Posizione del richiamo
I richiami nel testo vengono di solito messi in formato apice, [omissis].
I richiami si possono inserire subito dopo l’espressione che contiene l’informazione da approfondire. Se in quel punto è presente un segno di punteggiatura, convenzionalmente il richiamo viene messo subito dopo (a meno che il segno sia la lineetta, nel qual caso il richiamo va messo subito prima); tuttavia ha anche una certa diffusione la convenzione di inserire la nota prima del segno:
[esempi omessi]Per ragioni di eleganza e di comodità di lettura, converrebbe però cercare di inserire la nota alla fine della frase dopo un punto fermo;
[omissis]Tra il richiamo e il segno che lo precede non vanno inseriti spazi.
[omissis]Di solito nei titoli non si inseriscono richiamo: se occorre un approfondimento per il titolo, si cerca di spostare il richiamo alla prima riga del testo che segue.
Il Chicago Manual of Style conferma quanto dice il Dzionario di stile e scrittura ma aggiunge dei dettagli.
15.8 Note reference numbers.The superior numerals used for note reference numbers in the text should follow any punctuation marls, except the dash, which they precede. The numbers should also be placed outside closing parentheses. [Visto che in America si usano le virgloette alte, i richiami di nota vanno posti all’esterno delle virgolette chiuse; direi che la regola americana si possa applicare anche alle virgolette uncinate]
15.9 Wherever possible a note number shuold come at the end of a sentence, or at least at the end of a clause. Numbers set between the subject and verb or between other related words in a sentence are distracting to the reader.
15.10 Preferably the note numebr follows a quotation, whether the quotation is short and run into the text or long and set off from the text. Occasionally it may be inserted after the author’s name or after the text introducing the quotation.
15.11 Placing note reference numbers at the end of, or whithin, a line of display type (such as a chapter title or a subheading) is discouraged, not only for aesthetic reasons, but also because it may suggest negligence in organization. [omissis]
15.12 The use of more than one note reference at a single text location (such as 5,6) [nel testo 5,6 sono a esponente] should be rigorously avoided. INstead the notes referred to should be combined into a single note. A change in subject matter within such note is sufficiently indicated by separate paragraphing.
NOTE NUMBERS
18.39 Numbers in the text referring to footnotes or endnotes are always superior numerals. Traditionally the corresponding numbers introducing each subnote were also superior numerals, a practice still followed by many designers. The University of Chicago Press prefers the more modern convenient practice of setting note numbers on the line, in the same type size as that of the notes, and followed by a period. The larger number is easier for the reader to identify.
Questo è quanto dicono in America e generalmente queste raccomandazioni vengono seguite scrupolosamente, perché il CMS è una autorità riconosciuta da tutti.
Il Serra, che potrebbe essere una autorità in Italia, se non fosse pieno di errori, afferma:
I richiami di nota nel testo debbono essere sempre accanto alla parola a cui si riferiscono e di seguito all’interpunzione (eccetto il numero di edizione accanto all’anno di pubblicazione [omissis; ma questo è un esponente, non un richiamo di nota; fa parte dei vari errori a cui alludevo]. Essi debbono essere preceuti da uno spazio fine di corpo 4 esponente. È errato porre tali richiami prima della punteggiatura per un fatto estetico tipografico e perché, filologicamente, la nota attiene quasi sempre al contesto della frase e non specificatamente all’ultima parola. Essi vanno altresì posti dopo l’interpunzione perché la frase si conclude proprio con questa.
Come si vede Serra (che per altro dà le norme editoriali per i libri da pubblicare presso le sue case editrici) dà una indicazione opposta a quella del CMS; Sera vuole uno spazio fine da corpo quattro; siccome con LaTeX lo spazio fine in corpo 10 è di 3pt, in corpo 4 dovrebbe essere di 1,2pt; praticamente trascurabile ma percepibile da un occhio esperto (uno spazio bianco non è tanto percepibile quanto uno spazio nero: un \rule verticale largo 1.2pt sembrerebbe una fascia a lutto — i filetti di LaTeX di default sono spessi 0,4pt — ma per gli spazi i 3pt — corrispondenti a 1mm — sono percepibili ma non sono convinto che una persona “normale” si possa accorgere di uno spazio di 1,2pt).
Questo è quanto sono riuscito a raccogliere fra i miei libri. Io finora mi sono sempre comportato in modo opposto.
Resto del parere che per la matematica in display non ci siano informazioni sufficienti; per analogia con le citazioni fuori testo date dal CMS, ritengo quindi che le note alle formule (se non possono essere evitate) debbano essere messe alla fine del testo introduttivo che precede l’espressione matematica, la quale non deve mai introdurre/cominciare un capoverso, quindi deve sempre esserci un testo che la precede.
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14 Gennaio 2012 alle 15:12 #68618::
OldClaudio” post=67776Questo è quanto sono riuscito a raccogliere fra i miei libri. Io finora mi sono sempre comportato in modo opposto.
Resto del parere che per la matematica in display non ci siano informazioni sufficienti; per analogia con le citazioni fuori testo date dal CMS, ritengo quindi che le note alle formule (se non possono essere evitate) debbano essere messe alla fine del testo introduttivo che precede l’espressione matematica, la quale non deve mai introdurre/cominciare un capoverso, quindi deve sempre esserci un testo che la precede.
Che bella biblioteca hai! Come ho già detto, a volte le note a formule in display le inserisco nella frase che segue. Questo accade quando quest’ultima appartiene allo stesso periodo della precedente e serve a spiegare la formula con espressioni del tipo “dove il simpolo ecc…” In questo modo sono sicuro che il lettore leggerà prima la formula e le spiegazioni e poi la nota, se è quello che desidero. Se invece la formula conclude il periodo, c’è poco da fare: la nota va al termine della frase che la precede.
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14 Gennaio 2012 alle 15:49 #68619::
Io ho sempre scritto il riferimento esponenziale dopo il segno di punteggiatura (o parentesi o virgoletta) se si riferisce alla frase, mentre subito dopo la parola se è strettamente necessario per quel termine. Come dice Ivan, il caso di una parola che necessita di nota a fine frase è probabilmente raro, ma in quella eventualità io farei prevalere un criterio logico a uno estetico, mettendo quindi il riferimento sulla parola e prima della punteggiatura.Per completare quanto scritto da Claudio, cito anche l’Oxford Guide of Style:
Note references can be cued in several ways. The most common is by superscript figures or letters. Place in-text footnote cues outside punctuation, but inside the closing parenthesis when referring solely to matter within the parentheses. Normally cues fall at the end of a sentence unless referring only to part of the sentence: a cue at the end of a sentence represents the whole of the sentence:
- Causes for infection were initially thought to be isolated.16 (This was rapidly discredited.17) Even so, specialists in England18 and Wales19 reached different conclusions during subsequent tests.
[…]
In general, cue references in text by superscript (superior) arabic figures. Do not use numerical cues in mathematical setting of any kind, as cues attached to equations or other mathematical symbols, since they may be mistaken for superscript figures.
For mathematical setting, or for a second set of cues, use symbols or lower-case superior italic letters. A second set may be necessary where differentiating between footnotes
and endnotes or, in the case of scholarly editions, between original footnotes and those supplied by the volume editor.Mentre curiosamente ho trovato indicazioni contrarie nei riferimenti sulla lingua russa:
In text, superscript footnote-reference figures precede punctuation marks and are followed by a thin space: …ero1 .
Ciao.
Luigi
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14 Gennaio 2012 alle 17:40 #68620::
Mi pare che la Oxford Guide of Style sia la più equilibrata di tutte. Parla persino della matematica. L’unico appunto che farei è che in matematica non esistono solo gli esponenti numerici ma esistono anche apici e marcatori di diverso genere, per cui anche mettere dele nota con un richiamo ad asterisco potrebbero essere confuse con qualcos’altro.
Continuo a pensa che le formule in display debbano essere trattate come le citazioni i display. Per la matematica in linea non dovrebbe esserci nesusn problema ad attaccare il richiamo di nota al testo circostante.Comunque mi è piaciuto molto questo brain storming sulle note; molto bello. e costruttivo, capace di convincere sulla bontà di fare in un modo piuttosto che in un altro e di far cambiare opinione; a me è successo.
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15 Gennaio 2012 alle 1:18 #68621::
Rispondendo a samiel, dall’altro topic:samiel” post=67790Però trovatemi un editore italiano anche fra i più prestigiosi
(mi son origuardato vecchi libri di Einaudim i testi della Utet ecc ecc)
e ditemi se trovate qualcuno che mette l’apice dopo la punteggiatura…M
Facendo rapidamente passare alcuni libri che ho qui: Garzanti, Bollati Boringhieri, Feltrinelli, Adelphi e Bruno Mondadori lo mettono dopo la punteggiatura, come consigliano tutti i manuali qui citati; mentre gli altri editori maggiori (Il Mulino, Laterza, Einaudi, Rizzoli, ecc.) lo mettono prima. Fra questi ultimi, alcuni inseriscono uno spazio fine fra l’ultima parola e il numero sovrascritto, isolandolo e rendendolo più chiaro rispetto a quando è compresso senza spazi fra parola e segno.
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17 Gennaio 2012 alle 16:41 #68622::
Aggiungo al tormentone una considerazione. Recentemente, in un libro a stampa, ho avuto bisogno di risalire dal testo di alcune note (poste alla fine del capitolo) alla posizione esatta in cui quelle note erano segnalate (con il numero) nel flusso del discorso: cercare in mezzo a una pagina un numeretto all’esponente che può trovarsi dovunque nella pagina stessa è come cercare un ago in un pagliaio, faticosissimo. Una delle cose peggiori che si possa chiedere a un lettore. Se le note da individuare sono molte, poi, si tratta di un vero delirio.Qui sul forum abbiamo detto che è bene che una nota sia tutta contenuta in una pagina, perché altrimenti il lettore è costretto a girare pagina: beh, questa fatica (e altre che giustamente cerchiamo di evitare con una buona tipografia) è niente, rispetto al problema che ho detto.
Questo rafforza la mia idea che le note al piede vanno usate sono se non si può fare diversamente: sono l’ultima spiaggia, insomma.
[OT]
@Claudio. Riguardo al lavoro di Eco, lo trovo molto utile. Certo, molte cose che dice sono superate dopo l’avvento degli elaboratori di testo e di Internet, ma alcuni consigli che dà secondo me sono ancora molto, molto validi!
[/OT]
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