illinguista1972″ post=67715Vanno usate con grande parsimonia, possibilmente mai per i noti motivi: interrompono la lettura del testo principale e, se lunghe, possono dare grattacapi nell’impaginazione del documento.
È nota altresì l’opinione dei maggiori frequentatori di questo Forum. Leggendo l’ottima traduzione dei Peccati che Mauro ha fatto, mi è sorto un dubbio: effettivamente, c’è una tradizione consolidata che guidi la posizione dell’esponente rispetto all’eventuale segno di punteggiatura?
Siamo d’accordo che, se proprio necessaria, sarebbe meglio mettere la nota alla fine della frase e non al suo interno, ma ho verificato anch’io, come Mauro: l’uso è quello di mettere prima l’esponente e poi il segno interpuntivo. Nell’Arte si consiglia il contrario, perciò sono andato a verificare: Tschichold dice di mettere prima il numero e poi il segno di punteggiatura, Bringhurst non ne parla esplicitamente nel paragrafo sulle note, ma l’unica nota presente negli Elements ha l’esponente dopo il punto fermo. Queste sono le due autorità cui mi appoggio, altro non possiedo, purtroppo.
Concludo che è una questione di gusto. Voi che dite?
Ciao
Tommaso
L’esponente fra la parola e il segno di interpunzione mi disturba alquanto. Ma nel caso si usino note anche a parole non seguite da segni di interpunzione diventa quasi obbligatorio mettere l’esponente subito dopo la parola in tutti i casi.
Come sempre vale la regola aurea che l’uso sia coerente per tutto il documento.
Ciao
Enrico