Non dico che il Dizionario di stile e di scrittura (Beltramo e Nesci, Zanichelli, Bologna, 2011) sia il Vangelo, ma esso alla voce Nota, paragrafo 3.2 specifica quanto segue (che è un pochino di più di quanto ha detto Ivan, che forse l’avrebbe detto se non avesse saltato il punto 3 del suo elenco):
3.2 Posizione del richiamo
I richiami nel testo vengono di solito messi in formato apice, [omissis].
I richiami si possono inserire subito dopo l’espressione che contiene l’informazione da approfondire. Se in quel punto è presente un segno di punteggiatura, convenzionalmente il richiamo viene messo subito dopo (a meno che il segno sia la lineetta, nel qual caso il richiamo va messo subito prima); tuttavia ha anche una certa diffusione la convenzione di inserire la nota prima del segno:
[esempi omessi]
Per ragioni di eleganza e di comodità di lettura, converrebbe però cercare di inserire la nota alla fine della frase dopo un punto fermo;
[omissis]
Tra il richiamo e il segno che lo precede non vanno inseriti spazi.
[omissis]
Di solito nei titoli non si inseriscono richiamo: se occorre un approfondimento per il titolo, si cerca di spostare il richiamo alla prima riga del testo che segue.
Il Chicago Manual of Style conferma quanto dice il Dzionario di stile e scrittura ma aggiunge dei dettagli.
15.8 Note reference numbers.The superior numerals used for note reference numbers in the text should follow any punctuation marls, except the dash, which they precede. The numbers should also be placed outside closing parentheses. [Visto che in America si usano le virgloette alte, i richiami di nota vanno posti all’esterno delle virgolette chiuse; direi che la regola americana si possa applicare anche alle virgolette uncinate]
15.9 Wherever possible a note number shuold come at the end of a sentence, or at least at the end of a clause. Numbers set between the subject and verb or between other related words in a sentence are distracting to the reader.
15.10 Preferably the note numebr follows a quotation, whether the quotation is short and run into the text or long and set off from the text. Occasionally it may be inserted after the author’s name or after the text introducing the quotation.
15.11 Placing note reference numbers at the end of, or whithin, a line of display type (such as a chapter title or a subheading) is discouraged, not only for aesthetic reasons, but also because it may suggest negligence in organization. [omissis]
15.12 The use of more than one note reference at a single text location (such as 5,6) [nel testo 5,6 sono a esponente] should be rigorously avoided. INstead the notes referred to should be combined into a single note. A change in subject matter within such note is sufficiently indicated by separate paragraphing.
NOTE NUMBERS
18.39 Numbers in the text referring to footnotes or endnotes are always superior numerals. Traditionally the corresponding numbers introducing each subnote were also superior numerals, a practice still followed by many designers. The University of Chicago Press prefers the more modern convenient practice of setting note numbers on the line, in the same type size as that of the notes, and followed by a period. The larger number is easier for the reader to identify.
Questo è quanto dicono in America e generalmente queste raccomandazioni vengono seguite scrupolosamente, perché il CMS è una autorità riconosciuta da tutti.
Il Serra, che potrebbe essere una autorità in Italia, se non fosse pieno di errori, afferma:
I richiami di nota nel testo debbono essere sempre accanto alla parola a cui si riferiscono e di seguito all’interpunzione (eccetto il numero di edizione accanto all’anno di pubblicazione [omissis; ma questo è un esponente, non un richiamo di nota; fa parte dei vari errori a cui alludevo]. Essi debbono essere preceuti da uno spazio fine di corpo 4 esponente. È errato porre tali richiami prima della punteggiatura per un fatto estetico tipografico e perché, filologicamente, la nota attiene quasi sempre al contesto della frase e non specificatamente all’ultima parola. Essi vanno altresì posti dopo l’interpunzione perché la frase si conclude proprio con questa.
Come si vede Serra (che per altro dà le norme editoriali per i libri da pubblicare presso le sue case editrici) dà una indicazione opposta a quella del CMS; Sera vuole uno spazio fine da corpo quattro; siccome con LaTeX lo spazio fine in corpo 10 è di 3pt, in corpo 4 dovrebbe essere di 1,2pt; praticamente trascurabile ma percepibile da un occhio esperto (uno spazio bianco non è tanto percepibile quanto uno spazio nero: un \rule verticale largo 1.2pt sembrerebbe una fascia a lutto — i filetti di LaTeX di default sono spessi 0,4pt — ma per gli spazi i 3pt — corrispondenti a 1mm — sono percepibili ma non sono convinto che una persona “normale” si possa accorgere di uno spazio di 1,2pt).
Questo è quanto sono riuscito a raccogliere fra i miei libri. Io finora mi sono sempre comportato in modo opposto.
Resto del parere che per la matematica in display non ci siano informazioni sufficienti; per analogia con le citazioni fuori testo date dal CMS, ritengo quindi che le note alle formule (se non possono essere evitate) debbano essere messe alla fine del testo introduttivo che precede l’espressione matematica, la quale non deve mai introdurre/cominciare un capoverso, quindi deve sempre esserci un testo che la precede.