Ciao Lorenzo,
La maggior parte delle pubblicazioni italiane in ambito umanistico usano questa convenzione: la bibliografia riporta prima i dati dell’edizione originale, seguiti dalla traduzione. Nel testo viene riportata l’etichetta relativa all’edizione originale, ma con l’indicazione delle pagine della traduzione. A qusto punto nasce il problema che sollevi tu. I più non se ne preoccupano e considerano la scelta come una convenzione tacita. Secondo me la soluzione migliore è una delle due seguenti:
1) Ad inizio lavoro si predispone una sezione intitolata Avvertenze, dove si scrivono le informazioni metodologiche che hanno guidato il lavoro: scelta dei testi, criteri filologici, ecc. Alla fine della avvertenze si può scrivere qualcosa come:
Le citazioni da testi stranieri si riferiscono all’edizione italiana citata in bibliografia
Se si decide di indicare anche il luogo dell’edizione originale si può scrivere qualcosa di simile:
Tra parentesi, dopo l’indicazione delle pagine dell’edizione italiana, si riportano le pagine dell’edizione originale
e poi si cita così:
Pascal, 1699, p. 100 (120)
2) Si mette una nota come quelle sopra appena dopo il titolo Bibliografia, usando i comandi \definebibnote e l’opzione prenote di \printbibliography
Questa soluzione è di gran lunga la migliore. Visto che tale informazione riguarda la bibliografia è opportuno che sia vicino alla bibliografia stssa.
Quando però le note metodologiche diventano corpose, appesantire l’inizio della bibliografia potrebbe non essere elegante. Ecco che in questo caso si relega tutto nella sezione Avvertenze.
Entrambe queste soluzioni togono ogni ambiguità.
Per avere i due punti ed eliminare “p.” bisogna ridefinire \postnotedelim e il campo “pages.” Questa forma è diffusa solo in alcuni ambiti (psicologia, sociologia i particolare).
Se vuoi la mia opinione lascerei perdere. Ma si tratta solo di una questione di abitudine.
Ciao
Ivan