Re: Usare di default font con/senza grazie che preferisco

#71489
OldClaudio
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    OK, sarei il terzo a dire che la buona tipografia non usa font diversi dal disegno diverso se non per le tre famiglie di font principali; il fatto che Latex usi dei font di default diversi dai soiti times, Helveticca e Courier, non è un caso, perché per la buona tipografia occorrono font con i corpi ottici, e non un solo font di corpo 10pt da ingrandire e rimpicciolire a piacere; e la stragrande maggioranza dei font commerciali arrivano disegnato per uns olo corpo, e in scala unitaria possono anche essere gradevoli. poi se devi scrivere della matematica la maggior parte dei font commerciali non ce la fanno proprio. Ecco perché per usare font di default è meglio usare pacchetti preconfezinati, come txfonts, pxfonts, mathpazo, mathptm, e simili. usare il pacchetto iwona permette di sostituire solo la famiglia senza grazie, con un font gradevole, ma con il quale bisogna astenersi dal comporre matematica. nell’Arte, poi vengono usti i font Euler per la matematica, che son gradevoli, ma non servono per scrivere la matematica delle scienze applicate e della tecnologia, perché non disitnguono il corsivo matematico da una forme diritta sufficientemente diversa. Nell’Arte se ne parla, anche se gli autori sono (giustamente) innamorati dei font Euler; per quel testo sono abbastanza adatti.

    Perché con Word fino a poco tempo fa non si poteva comporre la matematica in modo decente? perché i font Times, Helvetica, Courier, non erano adatti, e nemmeno Arial, Verdana, e compagnia.
    Da qualche tempo Word dispone del font Cambria che permette una composizione decente, ma sempre anni luce distante da quella che si può ottenere con LaTeX.

    Tuttavia, tanto per tornare in tema, la buona tipografia richiede che si usino due, talvolta tre famiglie di font; la terza occorre solo in casi specialissimi, trattandosi dei font a spaziatura fissa, che servono per scopi particolari. Ogni famiglia sarebbe bene che fosse dotata della serie nera e della seria di media nerezza, e in ciascuna serie un font diritto e un font corsivo o inclinato.

    Il testo da leggere continuità, dicono i sacri testi dei maestri tipografi e book designer, deve essere con grazie; i font senza grazie possono venire usati per i titolini, i titoli correnti e simili brevi testi, ma non per testo da leggere con continuità, non per brani lunghi di testo.

    Vedi quindi che con LaTeX non si fa come con Word; certo le famiglie si possono scegliere, ma non si può fare una “ratatouille” di font in un documento, come si può fare con Word.

    L’Arte sta bene così; quando si sarà diventati abbastanza esperti da poter scegliere in font con cognizione di causa, allora si sarà anche abbastanza esperti per trovare la documentazione tecnia, per consultarla, capendo i pro e i contro, e si saprà come creare anche un testo in LaTeX contenente un catalogo di font. Prima è meglio affidarsi alle impostazioni di default, abbandonando il mito dei Times, Helvetica Couriier, ma continuando a comporre tsti e anche continuando a esaminare con occhio “tipografico” i testi che capitano per le mani cercando i scoprire se le scelte fatte dalla casa editrice sono indovinate, facili da leggere, con il giusto avanzamento di riga (generalmente chiamato impropriamente interlinea), eccetera; solo in questo modo si affina il gusto e si possono fare la scelte adatte per i font da usare nei propri documenti.

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