Marcello” post=71440OldClaudio, grazie mille per i consigli!
Anch’io spesso ho visto evidenziare i nomi in maiuscoletto, ma in quei casi si trattava sempre di testi scritti in Latex! Quindi forse è una consuetudine di chi scrive in Latex, o forse un “abuso” dal momento che scrivere in maiuscoletto in Latex è facile e bello da un certo punto di vista?
Ad esempio sugli articoli scientifici non ho mai visto evidenziare i nomi citati in bibliografia in maiuscoletto; e diverse volte sono evidenziati in blu (ad es. gli articoli della Boundary-Layer Metereol.)
Per le regole della tipografia francese (pubblicate dall’Imprimerie Nationale) il maiuscoletto è obbligatorio per comporre i nomi, o anche solo i cognomi degli autori, ma è obbligatorio; Bringhurst lo da come una cosa opportuna, ma non obbligatoria.
Con LaTeX è facile farlo, e molti stili bibliografici lo fanno di default, ma il maiuscoletto non è obbligatorio; anch’io nelle riviste scientifiche del mio settore non ho mai visto usare il maiuscoletto, ma spesso è per una riduzione degli spazi, non perché sia vietato usare il maiuscoletto in lavori delle scienze applicate e della tecnologia; piuttosto le norme ISO per i riferimenti bibliografici non lo prescrivono e non prescrivono mai nessun particolare font per le varie parti dei riferimenti; suggeriscono di usare font diversi epr le varie parti, ma non quali font usare; suggeriscono anche di evidenziare il titolo di un articolo pubblicato in una rivista o negli atti di un congresso, in modo diverso da come viene stampato il titolo delle rivista o degli atti, ma non dicono come (solitamente il titolo dell’articolo è fra virgolette e il titolo della rivista è in corsivo, ma non è prescritto di usare questi due tipi di evidenziazione, è solo prescritto che siano diversi).
Invece non ho mai visto i nomi evidenziati col colore; se nella rivista che citi i nomi sono evidenziati in blu, va bene, vuol dire che c’è qualcuno che lo fa.
Come ho detto, a stampa il colore richiede la multicromia (di solito quadricromia), quindi costi fissi di impostazione della stampa che possono risultare quadruplicati rispetto alla stampa monocromatica.
Nei documenti elettronici il colore blu e altri colori vengono usati per indicare che quella parola è un’ancora per un collegamento ipertestuale, non una semplice evidenziazione; quando ci passi sopra il cursore, la freccina diventa una mano con l’indice esteso, e se clicchi sull’ancora, la schermata si sposta sul bersaglio del collegamento ipertestuale. Vedi quindi che il colore ha già un suo codice funzionale, diverso dall’evidenziazione, almeno nei documenti elettronici.
Il colore può avere anche funzionalità decorative; per esempio la guida l’Arte di scrivere con LaTeX usa il colore nella versione elettronica, sia per distinguere alcuni elementi, sia come pura decorazione, come, per esempio, nel frontespizio. Io ho sempre usato la versione elettronica e ho visto la versione a stampa solo molte edizioni fa; mi pare di ricordare che fosse monocromatica, ma non ricordo se fosse stampata in tonalità di grigio (rendendo i colori della versione elettronica con tonalità di grigio) oppure se fosse una versione composta in bianco e nero fin dalla nascita. Il trucco di stampare in tonalità di grigio può essere valido se le tonalità sono adeguatamente scelte, ma ci sono alcuni colori che risaltano bene sullo schermo e sono sbiaditissimi in tonalità di grigio; quindi la stampa in tonalità di grigio di solito è un ripiego per ridurre i costi, non una soluzione editorialmente valida.
Naturalmente la tesi è tua e decidi di comporla come ritieni più opportuno; le mie osservazioni sono solo per mettere in evidenza i pro e i contro e sta a te valutarli.